| TACCHINI
SELVATICI (Meleagridinae) I
Meleagridi sono i maggiori galliformi viventi. Sono caratterizzati dalla pelle
del capo e del collo in massima parte nuda e caruncolata; essa è ricca
di rughe e di escrescenze di vario aspetto e grandezza, alcune delle quali hanno
forma di bitorzoli, simili a pallottole di corallo lavorato. Sulla pelle del capo
sono sparse numerose penne molto brevi ed a forma di peli, malamente visibili
ad occhio nudo. Sulla fronte trovasi un processo estensibile che si allunga notevolmente
quando il maschio è in parata nuziale e pende da un lato del becco: codesto
processo per altro non diviene mai rigido. Esso è formato da una duplicatura
della pelle nella quale sotto all'epidermide, il derma contiene uno strato di
connettivo elastico vascolarizzato da capillari, da uno strato di muscoli longitudinali
non molto coerenti e senza relazione con le poche penne e finalmente da uno strato
di tessuto connettivo basso con arterie e numerose vene. Il processo si allunga
per afflusso di sangue, facilitato dalla distensione della tunica muscolare delle
arterie e si accorcia per contrazione della muscolatura longitudinale. Le caruncole
si sviluppano contemporaneamente alla prima muta, perché il pulcino, alla
nascita, è provvisto di piumino anche sul capo: soltanto il processo estensibile
è manifesto, sebbene sia rudimentale. La penne di contorno dei tacchini
sono, in massima parte, di colore metallico, di forma tronca in ambo i sessi;
anzi soltanto le grandi copritrici delle ali e le secondarie hanno orlo tondeggiante:
il bordo troncato è caratteristico dei Meleagridi e non appartiene, se
non eccezionalmente, ai Fasianidi; nelle galline di Faraone nessuna penna è
troncata. La coda è composta da diciotto timoniere larghe; le esterne sono
molto più brevi delle interne. Le copritrici caudali superiori sono lunghe
quanto due terzi della lunghezza del paio mediano di timoniere. Il tarso è
piuttosto lungo, spesso armato nel maschio di uno sprone piuttosto forte. Nello
scheletro si osserva che il processo aliforme che si trova alla base del secondo
metacarpale è tanto esteso da coprire completamente la base del terzo:
per questo carattere, i Meleagridi si avvicinano più ai Fasianidi che non
ai Numididi. Le due clavicole sono molto sottili e addossate ai coracoidi: la
loro sinfisi è stretta, allungata e piuttosto piatta, non lateralmente
compressa come nei galli; essa dà luogo ad un processo interclavicolare
inferiore che termina a grande distanza dalla cresta della carena dello sterno.
Mentre nei galli quest'osso ha una lunghezza doppia dell'altezza, nei Meleagridi
lo sterno è altrettanto lungo quanto alto. Quanto alle due coppie di processi
laterali dello sterno, esse ricordano la disposizione esistente nelle Numidae,
perché la base di ciascuna è ampia e non presenta, come nei galli,
un processo piuttosto stretto che si biforca successivamente. Le vertebre
sacrali, dopo quella che regge l'ultimo paio di costole, provviste di processi
trasversali che reggono gli ilei, sono due, come nelle Numidae, non una sola come
nei galli. Il rivestimento squamiforme del metatarso, sul lato posteriore, è
formato da larghe squame trasversali, embricate, come nei galli. I tacchini sono
dunque, per il complesso dei loro caratteri, più affini ai Fasianidi che
non alle Numidae, con le quali hanno tuttavia qualche somiglianza osteologica.
La famiglia dei Meleagridi è composta da due generi: Meleagris ed Agriocharis.
Sembra che nella formazione del tacchino domestico l'unico genere implicato sia
il primo. Al secondo appartiene il cosiddetto Tacchino ocellato (Agriocharis ocellata
Champmann) raramente allevato come animale da parco per la sua splendida livrea
(Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965). TACCHINI
PROGENITORI DEL TACCHINO DOMESTICO
Le
notizie storiche riguardanti la domesticazione del tacchino sono assai scarse;
è comunque certo che i conquistatori spagnoli di ritorno dalle Americhe
portarono con sé un animale che era già stato sottoposto al processo
di domesticazione da parte degli indigeni. Si ritiene che le razze domestiche,
oggi diffuse nei cinque continenti, derivino tutte dai tacchini del genere Meleagris,
diffusi su una vastissima area compresa tra Canada e Messico. Il genere Meleagris
è provvisto di un bargiglio impari sottogolare formato da una duplicatura
cutanea di colore rosso pallido, come del resto tutte le parti caruncolose della
testa e del collo. Nel mezzo del petto sorge un granatello di robuste setole nere,
lunghe fino a 15 cm nel maschio ed assenti od appena sporgenti oltre le penne
di contorno nella femmina. Il maschio è provvisto di sproni metatarsali
non molto appuntiti e non sviluppati in proporzione alla grandezza dell'animale:
la femmina ne è priva (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).
Le sottospecie del genere Meleagris rappresentate sono sette: · Meleagris
gallopavo gallopavo Linneo · Meleagris gallopavo mexicana Gould
· Meleagris gallopavo merriami Nelson · Meleagris gallopavo
intermedia Sennet · Meleagris gallopavo osceola Scott ·
Meleagris gallopavo silvestris Viellot · Meleagris gallopavo onusta
Moore
Meleagris gallopavo gallopavo Linneo Maschio:
Le penne della parte dorsale del collo, il dorso, il groppone, le piccole, medie
e grandi copritrici delle ali e le parti inferiori sono color di rame bronzato,
cangianti in verde porporino ed oro focato. Tutte le penne, eccettuate quelle
del collo, del manto e del petto marginate di nero; groppone e sopracoda neri,
con una stria subterminale metallica a riflessi purpurei; le copritrici superiori
della coda striate di castagno alla base e largamente orlate di bianco alle estremità.
Le primarie, le copritrici delle primarie e le penne dell'alula sono percorse
da strie alterne pressappoco uguali, bruno nere e bianche; queste ultime più
o meno macchiate di bruno sui vessilli interni; le secondarie sono pressappoco
eguali, ma le strie bianche sono più strette ed il bruno è più
pallido e misto di rossiccio specialmente su quelle più esterne, le quali
sono più o meno sfumate e cangianti, sui vessilli esterni, di verde dorato
e di rosso cangiante in oro. Le penne dei fianchi e le copritrici inferiori della
coda sono nere, con una grande stria subterminale metallica ed abbondantemente
macchiate di bianco. Timoniere macchiate di castagno e di nero con un'ampia stria
subterminale nera e bordo bianco; le laterali hanno una debole stria metallica
attraverso il mezzo della fascia nera. La pelle nuda del capo e del collo è
di un pallido rosso cremisi; becco rosso arancio; zampe e piedi rosso corallo.
Peso medio Kg 10. Femmina: Differisce dal maschio perché le penne del
collo si prolungano superiormente in una stria che va fino alla base del processo
estensibile della fronte. Il mantello è molto simile a quello del maschio,
ma non cosi' brillante e tutte le penne delle parti inferiori sono frangiate di
bianco come quelle del groppone e del sopracoda. Abita vaste zone del Messico
(Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).
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| | | Meleagris gallopavo gallopavo
Linneo  | | |
Meleagris gallopavo mexicana Gould E'
il tacchino selvatico più tipico del Messico. Appartiene all'altopiano
messicano e più precisamente ai territori degli stati di Durango e Jalisco,
ad oriente della Sierra Madre. Dai pochi reperti archeologici sembra che sia il
maggiormente implicato nella formazione delle razze domestiche di tacchino (Ghigi
A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).
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| | | Meleagris gallopavo mexicana Gould
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Meleagris gallopavo merriami Nelson Si
distingue da M. g. gallopavo per la sua schiena nera vellutata e per la maggior
quantità di rossiccio ruggine e per la distinta striatura castana e nera
delle timoniere mediane. L'estremità delle penne del basso groppone, delle
copritrici caudali e delle timoniere è biancastra. Questo tacchino
selvatico è proprio delle aree montuose sud-occidentali degli Stati Uniti
e dell'estremità nord-occidentale del Messico; fu descritto come sottospecie
distinta dal Dottor Nelson nell'anno 1900 e denominato Merriami in onore del Dottor
Merriam. Questo tacchino selvatico era tipico dei territori degli Apaci, nelle
porzioni montuose dell'Arizona sud-orientale e del Nuovo Messico (Ghigi A.,
1936, 1968; Cornoldi G., 1965). 
Meleagris gallopavo merriami Nelson 
Meleagris gallopavo intermedia Sennet Differisce
dalle altre forme per i bordi fulvo scuri della coda e delle copritrici caudali
superiori ed inferiori, in contrasto col bianco delle stesse parti di M. g. gallopavo
tipico e col castagno rossastro scuro delle stesse parti di M. g. silvestris.
La parte inferiore del dorso è di un nero azzurro cupo e manca della stria
metallica scintillante propria degli uccelli orientali e delle forme tipiche di
gallopavo. Le primarie sono nere con righe bianche, contrariamente a M. g. silvestris
dove sono bianche con righe nere. Questa sottospecie è stata designata
anche M. g. Ellioti; ma il suo descrittore lo aveva chiamato in principio intermedia
perché lo aveva ritenuto una varietà di mezzo fra la forma messicana
e quella degli Stati Uniti. Abita le pianure del Messico orientale e del Texas
sud-occidentale, non oltre Vera Cruz al sud ed al nord non oltre il Rio Brazos
nel Texas (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965). Meleagris
gallopavo osceola Scott Maschio: Strie bianche
delle remiganti primarie molto strette rispetto agli interspazi neri risultano
interrotte, non raggiungendo la rachide; macchie castane sulle copritrici caudali
assai pallide. Le secondarie più interne sono generalmente bruno-grigiastre
senza righe visibili, ma con vermicolazioni brunicce sul vessillo interno. In
generale, secondo Scott, il tono complessivo è più scuro rispetto
alle varietà del nord. Questa forma si trova nella parte meridionale
della Florida e deve il suo nome ad Osceola, il famoso capo degli Indiani Seminoli.
Questi tacchini sono ancora abbastanza comuni nelle regioni più remote
della Florida al limitare delle grandi paludi (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi
G., 1965). | | |
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| | | Meleagris gallopavo osceola Scott
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Meleagris gallopavo silvestris Viellot Questa
forma selvatica è la più conosciuta ed abbondante avendo la distribuzione
geografica più estesa. Molti autori parlando di questa sottospecie
la chiamano semplicemente Meleagris americana Bartram. Maschio: Differisce
dal tipico M.g. gallopavo perché il groppone, le copritrici superiori ed
inferiori caudali, i fianchi e le timoniere hanno un bordo terminale castano-marrone
anziché bianco. Le remiganti primarie sono bianche con righe nere. Il colore
metallico del corpo è bronzeo con riflessi violacei e dorati prevalenti,
mentre i riflessi verdi sono minimi. Presenta al centro del petto un lungo granatello
di setole. Femmina: Differisce dal maschio per i colori meno brillanti ed
è essa pure frangiata di castagno in tutte le parti nelle quali il maschio
offre questa tinta. E' distribuito in territori comprendenti il Canada meridionale,
attraverso gli stati dell'Est, raggiungendo la Florida centrale e ad occidente
le grandi pianure del Texas (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).
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| | Meleagris gallopavo
silvestris Viellot  |
Meleagris gallopavo silvestris Viellot  | Meleagris
gallopavo silvestris Viellot 
con la covata | Meleagris gallopavo onusta Moore
I dati in possesso si limitano a citarlo senza darne precisa descrizione.
DOMESTICAZIONE DEL TACCHINO
IL TACCHINO NELL'ANTICHITA'
Gli
autori che parlano dell'importazione del tacchino in Europa non sono univoci nello
stabilire la data esatta della sua comparsa, tutto ciò forse a causa dei
notevoli fraintendimenti che lo volevano originario delle Indie. Tracce più
antiche si trovano in Messico e appartengono al periodo che va dal 200 a. C. al
700 d. C.. Il primo cronista che parla del tacchino sembra essere Gonzalès
Fernando di Oviedo, governatore di Hispaniola nel "Summario de la historia
natural de las Indias Occidentales" Toledo 1525, dove minuziosamente egli
descrive questo volatile che egli ritiene essere una varietà del pavone.
Riporta inoltre che esso è diffuso nella Nuova Spagna e che i suoi compatrioti,
sedotti dalla finezza della carne, l'hanno già introdotto nella Nuova Castiglia,
trovandolo invece già addomesticato dai coloni cristiani nelle Antille.
Il naturalista spagnolo Godron nel suo trattato "Delle specie e delle razze
negli esseri organizzati", riporta dallo storico Herrera che la domesticità
dei tacchini doveva aver avuto il suo principio dai messicani, e che Fernando
Cortez trovò moltissimi di questi animali nutriti nelle basse corti delle
proprietà di Montezuma. Così Lopez de Gomara nella sua "Storia
del Messico" stampata ad Anversa nel 1554 vanta il valore delizioso del Gallopabo.
Fernandez nel suo "Tesoro di cose nella Nuova Spagna" 1576 distingue
il tacchino domestico da quello selvatico, e aggiunge che gli indigeni gli davano
il nome di Huescolot; mentre gli spagnoli e i portoghesi lo chiamavano Pavones
de las Indias. Pizzaro segnalò la presenza del tacchino selvatico nell'istmo
di Panama, e Dampier lo trovò nello Yucatan durante le sue spedizioni.
Renato de La Laudoniere ugonotto francese trova il tacchino selvatico nell'America
settentrionale e pure Walter Raleigh uomo d'armi e letterato inglese, nelle sue
opere parla del tacchino selvatico in Virginia. In Inghilterra il tacchino comparve
per la prima volta sotto il regno di Enrico VIII nel 1524; gli storici del tempo
chiamano i tacchini Galli di Turchia Turkey-cochs, poi abbreviato in turkeys.
Nel 1585 il tacchino teneva già uno dei primi posti fra le carni nel menù
degli aristocratici banchetti inglesi. La Francia ebbe il tacchino circa al
medesimo tempo dell'Inghilterra. Certi monaci nel 1565 presso Bourges avevano
fatto del tacchino un grande allevamento e si pensa fosse da attribuire a tale
ordine di monaci missionari l'averlo importato. Un'altra tradizione francese dice
che il primo tacchino in Francia fosse giunto a Mezières nel festino di
nozze di Carlo IX con Elisabetta d'Austria, il 20 novembre 1570. Viene poi riferito
da Amerigo Scarlatti in "Ars et Labor" che Carlo IX nel 1575 mandò
in regalo a Papa Gregorio XIII dodici tacchini e tale dono parve degno di un re.
Nel 1557 un regolamento promulgato a Venezia poneva dei limiti al consumo di carni
di tacchino se non per determinate tavole. La prima descrizione scientifica
del tacchino fu però del naturalista francese Pierre Gilles che fu edita
a Lione nel 1533, seguita ben presto da quella di Pierre Belon, che diede nella
sua "Historie naturelles des Oiseaux" Lione 1555 la prima figura del
tacchino; seguirono poi Gesner di Zurigo e successivamente l'italiano Ulisse Aldovrandi
(Savorelli G., 1928, 1929). ALLEVAMENTO TRADIZIONALE
L'allevamento tradizionale del tacchino da sempre
molto diffuso nell'Italia Settentrionale, in particolare in Romagna, aveva come
obiettivo sia la produzione di animali da carne sia lo sfruttamento delle tacchine
come vere e proprie incubatrici. Non è raro infatti osservare foto risalenti
all'inizio del XX secolo che ritraggono grandi stanze di incubazione dove alloggiate
all'interno di ceste singole potevano essere stabulate alcune centinaia di tacchine.
L'allevamento famigliare prevedeva la deposizione annua per capo di 20-50 uova,
partendo da Febbraio-Marzo. Dopo un paio di covate agli animali veniva permesso
l'allevamento della propria nidiata. Le tacchine venivano liberate all'aperto,
tenute legate ad un palo in modo che i tacchinotti potessero pascolare liberamente
in vicinanza della madre, pronti a ripararsi sotto le sue ali. Solo dopo la terza
settimana di vita dei pulcini, la tacchina era libera di vagare al pascolo. Nel
secondo mese di vita, quando le caruncole del collo diventavano rosse, era consuetudine
trattare i giovani con particolare attenzione in ragione della cosiddetta "crisi
del rosso" o "crisi del corallo"; era difatti questo un periodo
particolarmente delicato, superato il quale gli animali diventavano rustici e
poco sensibili alle malattie. Produzione che integrava quella della carne e delle
uova era quella delle piume del sottocoda e delle cosce, chiamate rispettivamente
in termini francesi pied tourné e marabout, molto apprezzati un tempo nell'industria
della moda. (Savorelli G., 1928, 1929; Ghigi A., 1936, 1968; Bonadonna T.,
1951; Fracanzani C. L., 1985).
INDUSTRIALIZZAZIONE DELL'ALLEVAMENTO
La notevole richiesta di carni bianche e gli interessanti
indici di conversione dimostrati dalla specie hanno nel breve volgere di alcuni
decenni mutato radicalmente sia il tipo di animale allevato che la tecnica di
allevamento. La produzione moderna del tacchino da carne, attraverso un percorso
di selezione dei genotipi più meritevoli e l'utilizzo della fecondazione
artificiale, ha permesso di produrre ibridi commerciali per lo più a piumaggio
bianco in grado di sopperire alle richieste commerciali, compiendo l'intero ciclo
in clausura con il metodo su lettiera permanente in capannoni a ventilazione forzata.
L'allevamento estensivo all'aperto è stato completamente abbandonato, seppur
utilizzato ancora negli Stati Uniti. La selezione volta ad aumentare la taglia
degli animali è talmente spinta che alcuni ceppi non sono in grado di riprodursi
se non tramite la fecondazione artificiale (Balasini D., 1995; Arduin M., 1992).
MUTAZIONI INSORTE NEL TACCHINO DOMESTICO
CIUFFO Si tratta di una mutazione
saltuariamente presente nella specie, ma mai fissata in una razza. Il ciuffo si
presenta come un pennello di piume lanose alla sommità dell'occipite che
non è però accompagnato da ernia cerebrale della base ossea. Un
raro esemplare di questa mutazione viene conservato impagliato presso il Museo
di Storia Naturale di Parma. | |
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| | Rare
immagini del T. con il Ciuffo  |
| T.
con il Ciuffo foto A.Zanon  | |
CONFORMAZIONE E DIMENSIONI Con
la domesticazione il tacchino è andato incontro ad un duplice percorso
che ha portato alla formazione di razze notevolmente più grandi rispetto
al selvatico come alla nascita di vere e proprie razze nane osservate già
ai tempi dei Conquistadores presso le popolazioni Indios del Messico. Le esigenze
produttive industriali hanno inoltre volto la selezione alla creazione di animali
dotati di enormi masse pettorali (ibridi giganti) incapaci di riprodursi se non
con la riproduzione artificiale. COLORE DELLA PELLE, TARSI
E CARUNCOLE La colorazione della pelle
è per lo più biancastra, potendo raramente diventare giallastra
con un'alimentazione ricca di pigmenti (mais Plata). I tarsi variano dal
colore viola nerastro negli animali a colorazione nera al carnicino ed al roseo
negli animali a livrea bianca. Le caruncole variano di colorazione dal rosso al
blu e al bianco a seconda dello stato di eccitazione del maschio. Unica mutazione
rilevata potrebbe essere quella del tacchino Brianzolo.
LIVREE Le livree presenti nel tacchino
sono numerose e nella maggior parte la colorazione identifica la razza, salvo
eccezioni (Ronquieres). Nel centro del petto il maschio presenta un fitto
pennello di setole nerastre di lunghezza variabile a seconda del ceppo; questo
carattere sessuale secondario è però soggetto ad eccezioni in quanto
saltuariamente compare anche nelle femmine.
COMPORTAMENTO
RIPRODUTTIVO Il tacchino,
nonostante la domesticazione sembra mantenere inalterato il comportamento riproduttivo,
infatti mantiene una forte attitudine alla cova (nonostante la selezione volta
ad eliminare questa caratteristica). La selezione attuale indirizzata ad ottenere
animali sempre più pesanti sembra creare gravi problemi nella riproduzione
naturale, tanto che è ormai pratica consueta la fecondazione artificiale.
Sembra inoltre che con l'aumento della taglia la capacità di deposizione
vada progressivamente scemando (Cornoldi G., 1965). Testi
a cura del Dr. Alessio Zanon
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| L'accoppiamento del tacchino
è piuttosto lenta (rispetto ad altri galliformi) infatti la copulazione
può durare svariati minuti, in genere è sufficente poche volte
(prima della deposizione delle uova) per fecondare completamente la femmina al
contrario dei polli che necessitano di una fecondazione ripetuta più
volte anche nella stessa giornata. Qui sopra sono riportate alcune fasi dell'accoppiamento.
foto
di V.Masconni | | | | dopo qualche
giorno dall'accoppiamento la tacchina comincerà a deporre le uova (il
numero varia a secondo della razza) e seguendo un istinto naturale cercherà
di "mimetizzare" le uova nel nido (per proteggerle dai predatori
e dal sole) coprendole con paglia e fogliame. Finita la deposizione inizierà
a covare. Per la nascita dei piccoli tacchini sono necessari 28 gg circa.
La tacchina si dedica con grande costanza e attenzione alla cova. Se la si fa
covare in ambienti chiusi bisognerà fare attenzione che esca regolarmente
tutti i giorni per mangiare e bere poichè a volte talmente è forte
l'istinto alla cova che pur di non abbandonare le uova (a volte perchè
non le ritiene troppo al sicuro) si debilitano a tal punto di lasciarsi morire
sul nido. Se non provvederà da sola al suo fabbisogno quotidiano di alimentarsi
e bere dovrete intervenire voi. Dovrete forzarla e toglierla dal nido almeno per
una decina di minuti accertandovi che provveda a mangiare e pascolare un po. Alla
nascita dei piccoli sarà molto protettiva e si dimostrerà una eccellente
madre. foto
V.Masconni | | | Le
tacchine come già detto, sono delle ottime madri attente e premurose. Proprio
per questa loro predisposizione alla "maternità" sono da sempre
state impiegate anche per la cova e la cura di molte altre specie (pavoni,
oche, faraone, polli, anatre). foto V.Masconni | | | | | |
LE
RAZZE ITALIANE LE
RAZZE ESTERE . |