Meleagris gallopavo


bellissimo dipinto del 1700

TACCHINI SELVATICI
(Meleagridinae)

I Meleagridi sono i maggiori galliformi viventi. Sono caratterizzati dalla pelle del capo e del collo in massima parte nuda e caruncolata; essa è ricca di rughe e di escrescenze di vario aspetto e grandezza, alcune delle quali hanno forma di bitorzoli, simili a pallottole di corallo lavorato. Sulla pelle del capo sono sparse numerose penne molto brevi ed a forma di peli, malamente visibili ad occhio nudo. Sulla fronte trovasi un processo estensibile che si allunga notevolmente quando il maschio è in parata nuziale e pende da un lato del becco: codesto processo per altro non diviene mai rigido. Esso è formato da una duplicatura della pelle nella quale sotto all'epidermide, il derma contiene uno strato di connettivo elastico vascolarizzato da capillari, da uno strato di muscoli longitudinali non molto coerenti e senza relazione con le poche penne e finalmente da uno strato di tessuto connettivo basso con arterie e numerose vene. Il processo si allunga per afflusso di sangue, facilitato dalla distensione della tunica muscolare delle arterie e si accorcia per contrazione della muscolatura longitudinale. Le caruncole si sviluppano contemporaneamente alla prima muta, perché il pulcino, alla nascita, è provvisto di piumino anche sul capo: soltanto il processo estensibile è manifesto, sebbene sia rudimentale. La penne di contorno dei tacchini sono, in massima parte, di colore metallico, di forma tronca in ambo i sessi; anzi soltanto le grandi copritrici delle ali e le secondarie hanno orlo tondeggiante: il bordo troncato è caratteristico dei Meleagridi e non appartiene, se non eccezionalmente, ai Fasianidi; nelle galline di Faraone nessuna penna è troncata. La coda è composta da diciotto timoniere larghe; le esterne sono molto più brevi delle interne. Le copritrici caudali superiori sono lunghe quanto due terzi della lunghezza del paio mediano di timoniere. Il tarso è piuttosto lungo, spesso armato nel maschio di uno sprone piuttosto forte. Nello scheletro si osserva che il processo aliforme che si trova alla base del secondo metacarpale è tanto esteso da coprire completamente la base del terzo: per questo carattere, i Meleagridi si avvicinano più ai Fasianidi che non ai Numididi. Le due clavicole sono molto sottili e addossate ai coracoidi: la loro sinfisi è stretta, allungata e piuttosto piatta, non lateralmente compressa come nei galli; essa dà luogo ad un processo interclavicolare inferiore che termina a grande distanza dalla cresta della carena dello sterno. Mentre nei galli quest'osso ha una lunghezza doppia dell'altezza, nei Meleagridi lo sterno è altrettanto lungo quanto alto. Quanto alle due coppie di processi laterali dello sterno, esse ricordano la disposizione esistente nelle Numidae, perché la base di ciascuna è ampia e non presenta, come nei galli, un processo piuttosto stretto che si biforca successivamente.
Le vertebre sacrali, dopo quella che regge l'ultimo paio di costole, provviste di processi trasversali che reggono gli ilei, sono due, come nelle Numidae, non una sola come nei galli. Il rivestimento squamiforme del metatarso, sul lato posteriore, è formato da larghe squame trasversali, embricate, come nei galli. I tacchini sono dunque, per il complesso dei loro caratteri, più affini ai Fasianidi che non alle Numidae, con le quali hanno tuttavia qualche somiglianza osteologica.
La famiglia dei Meleagridi è composta da due generi: Meleagris ed Agriocharis. Sembra che nella formazione del tacchino domestico l'unico genere implicato sia il primo. Al secondo appartiene il cosiddetto Tacchino ocellato (Agriocharis ocellata Champmann) raramente allevato come animale da parco per la sua splendida livrea (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).


TACCHINI PROGENITORI DEL TACCHINO DOMESTICO


Le notizie storiche riguardanti la domesticazione del tacchino sono assai scarse; è comunque certo che i conquistatori spagnoli di ritorno dalle Americhe portarono con sé un animale che era già stato sottoposto al processo di domesticazione da parte degli indigeni. Si ritiene che le razze domestiche, oggi diffuse nei cinque continenti, derivino tutte dai tacchini del genere Meleagris, diffusi su una vastissima area compresa tra Canada e Messico. Il genere Meleagris è provvisto di un bargiglio impari sottogolare formato da una duplicatura cutanea di colore rosso pallido, come del resto tutte le parti caruncolose della testa e del collo. Nel mezzo del petto sorge un granatello di robuste setole nere, lunghe fino a 15 cm nel maschio ed assenti od appena sporgenti oltre le penne di contorno nella femmina. Il maschio è provvisto di sproni metatarsali non molto appuntiti e non sviluppati in proporzione alla grandezza dell'animale: la femmina ne è priva (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).
Le sottospecie del genere Meleagris rappresentate sono sette:
· Meleagris gallopavo gallopavo Linneo
· Meleagris gallopavo mexicana Gould
· Meleagris gallopavo merriami Nelson
· Meleagris gallopavo intermedia Sennet
· Meleagris gallopavo osceola Scott
· Meleagris gallopavo silvestris Viellot
· Meleagris gallopavo onusta Moore

Meleagris gallopavo gallopavo Linneo
Maschio: Le penne della parte dorsale del collo, il dorso, il groppone, le piccole, medie e grandi copritrici delle ali e le parti inferiori sono color di rame bronzato, cangianti in verde porporino ed oro focato. Tutte le penne, eccettuate quelle del collo, del manto e del petto marginate di nero; groppone e sopracoda neri, con una stria subterminale metallica a riflessi purpurei; le copritrici superiori della coda striate di castagno alla base e largamente orlate di bianco alle estremità. Le primarie, le copritrici delle primarie e le penne dell'alula sono percorse da strie alterne pressappoco uguali, bruno nere e bianche; queste ultime più o meno macchiate di bruno sui vessilli interni; le secondarie sono pressappoco eguali, ma le strie bianche sono più strette ed il bruno è più pallido e misto di rossiccio specialmente su quelle più esterne, le quali sono più o meno sfumate e cangianti, sui vessilli esterni, di verde dorato e di rosso cangiante in oro. Le penne dei fianchi e le copritrici inferiori della coda sono nere, con una grande stria subterminale metallica ed abbondantemente macchiate di bianco. Timoniere macchiate di castagno e di nero con un'ampia stria subterminale nera e bordo bianco; le laterali hanno una debole stria metallica attraverso il mezzo della fascia nera. La pelle nuda del capo e del collo è di un pallido rosso cremisi; becco rosso arancio; zampe e piedi rosso corallo. Peso medio Kg 10.
Femmina: Differisce dal maschio perché le penne del collo si prolungano superiormente in una stria che va fino alla base del processo estensibile della fronte. Il mantello è molto simile a quello del maschio, ma non cosi' brillante e tutte le penne delle parti inferiori sono frangiate di bianco come quelle del groppone e del sopracoda.
Abita vaste zone del Messico (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).

  
  
  
Meleagris gallopavo gallopavo Linneo
  

Meleagris gallopavo mexicana Gould
E' il tacchino selvatico più tipico del Messico. Appartiene all'altopiano messicano e più precisamente ai territori degli stati di Durango e Jalisco, ad oriente della Sierra Madre. Dai pochi reperti archeologici sembra che sia il maggiormente implicato nella formazione delle razze domestiche di tacchino (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).

  
due bellissimi maschi di Meleagris gallopavo mexicana Gould
  
  
Meleagris gallopavo mexicana Gould
  

Meleagris gallopavo merriami Nelson
Si distingue da M. g. gallopavo per la sua schiena nera vellutata e per la maggior quantità di rossiccio ruggine e per la distinta striatura castana e nera delle timoniere mediane. L'estremità delle penne del basso groppone, delle copritrici caudali e delle timoniere è biancastra.
Questo tacchino selvatico è proprio delle aree montuose sud-occidentali degli Stati Uniti e dell'estremità nord-occidentale del Messico; fu descritto come sottospecie distinta dal Dottor Nelson nell'anno 1900 e denominato Merriami in onore del Dottor Merriam. Questo tacchino selvatico era tipico dei territori degli Apaci, nelle porzioni montuose dell'Arizona sud-orientale e del Nuovo Messico (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).

tacchino Meleagris gallopavo merriami
Meleagris gallopavo merriami Nelson

Meleagris gallopavo intermedia Sennet
Differisce dalle altre forme per i bordi fulvo scuri della coda e delle copritrici caudali superiori ed inferiori, in contrasto col bianco delle stesse parti di M. g. gallopavo tipico e col castagno rossastro scuro delle stesse parti di M. g. silvestris. La parte inferiore del dorso è di un nero azzurro cupo e manca della stria metallica scintillante propria degli uccelli orientali e delle forme tipiche di gallopavo. Le primarie sono nere con righe bianche, contrariamente a M. g. silvestris dove sono bianche con righe nere. Questa sottospecie è stata designata anche M. g. Ellioti; ma il suo descrittore lo aveva chiamato in principio intermedia perché lo aveva ritenuto una varietà di mezzo fra la forma messicana e quella degli Stati Uniti.
Abita le pianure del Messico orientale e del Texas sud-occidentale, non oltre Vera Cruz al sud ed al nord non oltre il Rio Brazos nel Texas (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).

Meleagris gallopavo osceola Scott
Maschio: Strie bianche delle remiganti primarie molto strette rispetto agli interspazi neri risultano interrotte, non raggiungendo la rachide; macchie castane sulle copritrici caudali assai pallide. Le secondarie più interne sono generalmente bruno-grigiastre senza righe visibili, ma con vermicolazioni brunicce sul vessillo interno. In generale, secondo Scott, il tono complessivo è più scuro rispetto alle varietà del nord.
Questa forma si trova nella parte meridionale della Florida e deve il suo nome ad Osceola, il famoso capo degli Indiani Seminoli. Questi tacchini sono ancora abbastanza comuni nelle regioni più remote della Florida al limitare delle grandi paludi (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).

  
  
  
Meleagris gallopavo osceola Scott
  

Meleagris gallopavo silvestris Viellot
Questa forma selvatica è la più conosciuta ed abbondante avendo la distribuzione geografica più estesa.
Molti autori parlando di questa sottospecie la chiamano semplicemente Meleagris americana Bartram.
Maschio: Differisce dal tipico M.g. gallopavo perché il groppone, le copritrici superiori ed inferiori caudali, i fianchi e le timoniere hanno un bordo terminale castano-marrone anziché bianco. Le remiganti primarie sono bianche con righe nere. Il colore metallico del corpo è bronzeo con riflessi violacei e dorati prevalenti, mentre i riflessi verdi sono minimi. Presenta al centro del petto un lungo granatello di setole.
Femmina: Differisce dal maschio per i colori meno brillanti ed è essa pure frangiata di castagno in tutte le parti nelle quali il maschio offre questa tinta.
E' distribuito in territori comprendenti il Canada meridionale, attraverso gli stati dell'Est, raggiungendo la Florida centrale e ad occidente le grandi pianure del Texas (Ghigi A., 1936, 1968; Cornoldi G., 1965).

 
bellissimo esemplare di Meleagris gallopavo silvestris
femmina di Meleagris gallopavo silvestris Viellot
 
Meleagris gallopavo silvestris Viellot
  Meleagris gallopavo silvestris Viellot
Meleagris gallopavo silvestris Viellot con la covata

Meleagris gallopavo onusta Moore
I dati in possesso si limitano a citarlo senza darne precisa descrizione.


DOMESTICAZIONE DEL TACCHINO


IL TACCHINO NELL'ANTICHITA'

Gli autori che parlano dell'importazione del tacchino in Europa non sono univoci nello stabilire la data esatta della sua comparsa, tutto ciò forse a causa dei notevoli fraintendimenti che lo volevano originario delle Indie. Tracce più antiche si trovano in Messico e appartengono al periodo che va dal 200 a. C. al 700 d. C.. Il primo cronista che parla del tacchino sembra essere Gonzalès Fernando di Oviedo, governatore di Hispaniola nel "Summario de la historia natural de las Indias Occidentales" Toledo 1525, dove minuziosamente egli descrive questo volatile che egli ritiene essere una varietà del pavone. Riporta inoltre che esso è diffuso nella Nuova Spagna e che i suoi compatrioti, sedotti dalla finezza della carne, l'hanno già introdotto nella Nuova Castiglia, trovandolo invece già addomesticato dai coloni cristiani nelle Antille. Il naturalista spagnolo Godron nel suo trattato "Delle specie e delle razze negli esseri organizzati", riporta dallo storico Herrera che la domesticità dei tacchini doveva aver avuto il suo principio dai messicani, e che Fernando Cortez trovò moltissimi di questi animali nutriti nelle basse corti delle proprietà di Montezuma. Così Lopez de Gomara nella sua "Storia del Messico" stampata ad Anversa nel 1554 vanta il valore delizioso del Gallopabo. Fernandez nel suo "Tesoro di cose nella Nuova Spagna" 1576 distingue il tacchino domestico da quello selvatico, e aggiunge che gli indigeni gli davano il nome di Huescolot; mentre gli spagnoli e i portoghesi lo chiamavano Pavones de las Indias. Pizzaro segnalò la presenza del tacchino selvatico nell'istmo di Panama, e Dampier lo trovò nello Yucatan durante le sue spedizioni. Renato de La Laudoniere ugonotto francese trova il tacchino selvatico nell'America settentrionale e pure Walter Raleigh uomo d'armi e letterato inglese, nelle sue opere parla del tacchino selvatico in Virginia. In Inghilterra il tacchino comparve per la prima volta sotto il regno di Enrico VIII nel 1524; gli storici del tempo chiamano i tacchini Galli di Turchia Turkey-cochs, poi abbreviato in turkeys. Nel 1585 il tacchino teneva già uno dei primi posti fra le carni nel menù degli aristocratici banchetti inglesi.
La Francia ebbe il tacchino circa al medesimo tempo dell'Inghilterra. Certi monaci nel 1565 presso Bourges avevano fatto del tacchino un grande allevamento e si pensa fosse da attribuire a tale ordine di monaci missionari l'averlo importato. Un'altra tradizione francese dice che il primo tacchino in Francia fosse giunto a Mezières nel festino di nozze di Carlo IX con Elisabetta d'Austria, il 20 novembre 1570. Viene poi riferito da Amerigo Scarlatti in "Ars et Labor" che Carlo IX nel 1575 mandò in regalo a Papa Gregorio XIII dodici tacchini e tale dono parve degno di un re. Nel 1557 un regolamento promulgato a Venezia poneva dei limiti al consumo di carni di tacchino se non per determinate tavole.
La prima descrizione scientifica del tacchino fu però del naturalista francese Pierre Gilles che fu edita a Lione nel 1533, seguita ben presto da quella di Pierre Belon, che diede nella sua "Historie naturelles des Oiseaux" Lione 1555 la prima figura del tacchino; seguirono poi Gesner di Zurigo e successivamente l'italiano Ulisse Aldovrandi (Savorelli G., 1928, 1929).

ALLEVAMENTO TRADIZIONALE


L'allevamento tradizionale del tacchino da sempre molto diffuso nell'Italia Settentrionale, in particolare in Romagna, aveva come obiettivo sia la produzione di animali da carne sia lo sfruttamento delle tacchine come vere e proprie incubatrici. Non è raro infatti osservare foto risalenti all'inizio del XX secolo che ritraggono grandi stanze di incubazione dove alloggiate all'interno di ceste singole potevano essere stabulate alcune centinaia di tacchine. L'allevamento famigliare prevedeva la deposizione annua per capo di 20-50 uova, partendo da Febbraio-Marzo. Dopo un paio di covate agli animali veniva permesso l'allevamento della propria nidiata. Le tacchine venivano liberate all'aperto, tenute legate ad un palo in modo che i tacchinotti potessero pascolare liberamente in vicinanza della madre, pronti a ripararsi sotto le sue ali. Solo dopo la terza settimana di vita dei pulcini, la tacchina era libera di vagare al pascolo. Nel secondo mese di vita, quando le caruncole del collo diventavano rosse, era consuetudine trattare i giovani con particolare attenzione in ragione della cosiddetta "crisi del rosso" o "crisi del corallo"; era difatti questo un periodo particolarmente delicato, superato il quale gli animali diventavano rustici e poco sensibili alle malattie. Produzione che integrava quella della carne e delle uova era quella delle piume del sottocoda e delle cosce, chiamate rispettivamente in termini francesi pied tourné e marabout, molto apprezzati un tempo nell'industria della moda. (Savorelli G., 1928, 1929; Ghigi A., 1936, 1968; Bonadonna T., 1951; Fracanzani C. L., 1985).

VACCINAZIONI

 

INDUSTRIALIZZAZIONE DELL'ALLEVAMENTO


La notevole richiesta di carni bianche e gli interessanti indici di conversione dimostrati dalla specie hanno nel breve volgere di alcuni decenni mutato radicalmente sia il tipo di animale allevato che la tecnica di allevamento. La produzione moderna del tacchino da carne, attraverso un percorso di selezione dei genotipi più meritevoli e l'utilizzo della fecondazione artificiale, ha permesso di produrre ibridi commerciali per lo più a piumaggio bianco in grado di sopperire alle richieste commerciali, compiendo l'intero ciclo in clausura con il metodo su lettiera permanente in capannoni a ventilazione forzata. L'allevamento estensivo all'aperto è stato completamente abbandonato, seppur utilizzato ancora negli Stati Uniti. La selezione volta ad aumentare la taglia degli animali è talmente spinta che alcuni ceppi non sono in grado di riprodursi se non tramite la fecondazione artificiale (Balasini D., 1995; Arduin M., 1992).

MUTAZIONI INSORTE NEL TACCHINO DOMESTICO

CIUFFO

Si tratta di una mutazione saltuariamente presente nella specie, ma mai fissata in una razza. Il ciuffo si presenta come un pennello di piume lanose alla sommità dell'occipite che non è però accompagnato da ernia cerebrale della base ossea. Un raro esemplare di questa mutazione viene conservato impagliato presso il Museo di Storia Naturale di Parma.

 
 
 
Rare immagini del T. con il Ciuffo
T. con il Ciuffo foto A.Zanon
 

CONFORMAZIONE E DIMENSIONI

Con la domesticazione il tacchino è andato incontro ad un duplice percorso che ha portato alla formazione di razze notevolmente più grandi rispetto al selvatico come alla nascita di vere e proprie razze nane osservate già ai tempi dei Conquistadores presso le popolazioni Indios del Messico. Le esigenze produttive industriali hanno inoltre volto la selezione alla creazione di animali dotati di enormi masse pettorali (ibridi giganti) incapaci di riprodursi se non con la riproduzione artificiale.

COLORE DELLA PELLE, TARSI E CARUNCOLE


La colorazione della pelle è per lo più biancastra, potendo raramente diventare giallastra con un'alimentazione ricca di pigmenti (mais Plata). I tarsi variano dal colore viola nerastro negli animali a colorazione nera al carnicino ed al roseo negli animali a livrea bianca. Le caruncole variano di colorazione dal rosso al blu e al bianco a seconda dello stato di eccitazione del maschio. Unica mutazione rilevata potrebbe essere quella del tacchino Brianzolo.

LIVREE


Le livree presenti nel tacchino sono numerose e nella maggior parte la colorazione identifica la razza, salvo eccezioni (Ronquieres). Nel centro del petto il maschio presenta un fitto pennello di setole nerastre di lunghezza variabile a seconda del ceppo; questo carattere sessuale secondario è però soggetto ad eccezioni in quanto saltuariamente compare anche nelle femmine.

COMPORTAMENTO RIPRODUTTIVO

Il tacchino, nonostante la domesticazione sembra mantenere inalterato il comportamento riproduttivo, infatti mantiene una forte attitudine alla cova (nonostante la selezione volta ad eliminare questa caratteristica). La selezione attuale indirizzata ad ottenere animali sempre più pesanti sembra creare gravi problemi nella riproduzione naturale, tanto che è ormai pratica consueta la fecondazione artificiale. Sembra inoltre che con l'aumento della taglia la capacità di deposizione vada progressivamente scemando (Cornoldi G., 1965).

Testi a cura del Dr. Alessio Zanon

    

      

L'accoppiamento del tacchino è piuttosto lenta (rispetto ad altri galliformi) infatti la copulazione può durare svariati minuti, in
genere è sufficente poche volte (prima della deposizione delle uova) per fecondare completamente la femmina al contrario dei polli
che necessitano di una fecondazione ripetuta più volte anche nella stessa giornata. Qui sopra sono riportate alcune fasi dell'accoppiamento.                  foto di V.Masconni

    
dopo qualche giorno dall'accoppiamento la tacchina comincerà a deporre le uova (il numero varia a secondo della razza)
e seguendo un istinto naturale cercherà di "mimetizzare" le uova nel nido (per proteggerle dai predatori e dal sole) coprendole
con paglia e fogliame. Finita la deposizione inizierà a covare. Per la nascita dei piccoli tacchini sono necessari
28 gg circa. La tacchina si dedica con grande costanza e attenzione alla cova. Se la si fa covare in ambienti chiusi bisognerà fare attenzione che esca regolarmente tutti i giorni per mangiare e bere poichè a volte talmente è forte l'istinto alla cova che pur di non abbandonare le uova (a volte perchè non le ritiene troppo al sicuro) si debilitano a tal punto di lasciarsi morire sul nido. Se non provvederà da sola al suo fabbisogno quotidiano di alimentarsi e bere dovrete intervenire voi. Dovrete forzarla e toglierla dal nido almeno per una decina di minuti accertandovi che provveda a mangiare e pascolare un po. Alla nascita dei piccoli sarà molto protettiva e si dimostrerà una eccellente madre.                                                       foto V.Masconni
Tacchinella con covata
Le tacchine come già detto, sono delle ottime madri attente e premurose. Proprio per questa loro predisposizione alla "maternità" sono da sempre state impiegate anche per la cova e la cura di molte altre specie (pavoni, oche, faraone, polli, anatre).   foto V.Masconni
tacchina con pulcini
  

LE RAZZE ITALIANE

LE RAZZE ESTERE 

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