| Concetto di razza, ceppo,
varietà, tipo: Sotto
la denominazione di "razza" si contraddistingue un: "complesso
di individui appartenenti ad una stessa "specie" animale, i quali hanno
la stessa formula ereditaria e si distinguono da altri raggruppamenti della stessa
specie per alcuni particolari caratteri morfologici e funzionali trasmissibili
alla prole" (Borgioli E., 1978). Le
caratteristiche morfologiche e funzionali di una "razza", però,
non sono immutabili ma sono soggette a variazioni sotto l'azione selettiva dell'uomo
ed a causa delle condizioni ambientali di allevamento. La razza, perciò,
non è un'entità statica, bensì in continua evoluzione. Difatti,
a seguito della selezione (naturale e/o favorita dall'uomo), della comparsa di
"mutazioni", delle interazioni ambientali, si sviluppa quella "differenziazione
genetica" per la quale si ha la progressiva variazione delle caratteristiche
originarie della "popolazione" cui la stessa razza appartiene. Le
razze degli animali domestici, difatti, benché geneticamente pure per un
certo numero di caratteri, sono in effetti delle "popolazioni" più
o meno numerose che presentano nel loro seno un rilevante grado di "variabilità
genetica" e quindi una serie di "genotipi" diversi, benché
affini dal punto di vista della manifestazione dei caratteri. In generale,
perciò, a medesimi fenotipi possono corrispondere e corrispondono genotipi
diversi (e così anche l'inverso). Questo
"rappresenta il maggior ostacolo al lavoro di miglioramento genetico delle
razze, data la difficoltà della identificazione e dell'isolamento di quegli
individui che, pregevoli per i loro caratteri, sono anche geneticamente puri,
e perciò in grado di trasmettere ai discendenti queste caratteristiche
desiderate dagli Allevatori" (Borgioli E., 1978). "In
senso assoluto, non può esistere alcuna razza che sia superiore a tutte
le altre, perché essa darà la piena dimostrazione delle sue grandi
capacità produttive solo in condizioni ottimali d'ambiente e soprattutto
di alimentazione; mentre in ambienti poco favorevoli, la scarsità di alimenti,
la deficienza di cure di allevamento, la diffusione di malattie infettive o parassitarie,
la renderanno economicamente meno produttiva ed utile delle razze locali."
Un concetto più moderno di "razza"
si è poi associato ad uno "standard di razza", cioè ad
un modello di riferimento dove sono fissati i caratteri morfologici, nonché
le attitudini produttive specifiche della razza. Questo concetto di razza è
di un certo formalismo non sempre rispondente alla realtà genetica.
Le diverse razze possono essere classificate in: · Primitive
o tradizionali (popolazioni derivanti dalle specie selvatiche per selezione
ambientale).Sono costituite da animali rimasti ai primi livelli post domesticazione,
caratterizzati quindi da una grande variabilità morfologica. ·
Secondarie o standardizzate (derivanti dalle precedenti per selezione
di alcuni tipi o caratteri), sono state ottenute in epoca più recente;
la loro variabilità è quindi più ridotta a causa dell'isolamento
riproduttivo a cui sono state sottoposte. · Sintetiche (derivate
dalla combinazione di razze secondarie o di razze primitive e secondarie), hanno
grandissime potenzialità produttive, ma scarsa variabilità.
· Mendeliane (selezionate a partire da un solo gene).
(Fortina R., 2000) In seno ad una "razza",
in effetti si possono rilevare gruppi di animali che hanno uno o più caratteri
secondari comuni trasmissibili alla prole, influenzati (o "indotti"
) dall'ambiente (clima, alimentazione, metodi di detenzione ecc.) ed
evidenziati a seguito di azioni selettive. Sono i così detti ceppi.
Così ad esempio: dalla razza avicola Livorno,
per "azioni selettive" diversamente orientate (cioè svolte mirando
ad avere particolari risultati e tenendo conto, perciò, negli animali da
selezionare, di differenti caratteri morfologici e funzionali), e per allevamenti
condotti in diversi "ambienti", si sono ottenuti i seguenti "ceppi":
· Livorno canadese (Leghorn) · Livorno inglese (Leghorn)
· Livorno tedesca (Italiana) · Livorno americanizzata (Leghorn)
· Livorno da prodotto · Livorno italiana (Livornese) ·
Livorno olandese Noi abbiamo adottato il termine
"ceppo" nel senso che è detto più sopra, però,
non possiamo non ricordare che per la vecchia zootecnica tale parola aveva significato
di gruppo primitivo dal quale erano derivate le razze. In seno alle singole
razze avicole, è poi valso in uso distinguere delle sottorazze o varietà,
che si differenziano fra di loro esclusivamente per il colore della livrea e/o
per la forma della cresta, mantenendo i restanti caratteri fenotipici in comune.
Vi è infine da chiarire il termine "tipo"
che rappresenta le caratteristiche peculiari della "costituzione" di
un animale; caratteristiche che stanno a denotare la particolare funzionalità
produttiva dell'individuo. La definizione del "tipo" è data
dalla osservazione dei caratteri morfologici e fisiologici, evidenziati, ad esempio,
dai rapporti fra lo sviluppo dei diametri longitudinali e di quelli trasversali,
nonché dalla rilevazione delle masse muscolari, dalla finezza o meno dello
scheletro e della pelle, dalla voluminosità del ventre, ecc. e dall'apprezzamento
delle presumibili possibilità funzionali del soggetto in esame (cioè:
dalla sua probabile produttività). Si hanno così avicoli "tipo"
da carne , "tipo" da uova e a duplice attitudine nonché un certo
numero di "tipi" che, venuto meno il loro impiego, rientrano nel gruppo
delle razze ornamentali (razze da combattimento, razze nane). L'appartenenza
degli animali allevati ad una determinata "razza" presuppone la possibilità
di avere da ogni singolo soggetto le produzioni e le prestazioni proprie della
stessa razza. In effetti, però, tra ogni diverso individuo possono esservi
diversi "rendimenti" dovuti alla più o meno spiccata omogeneità
della popolazione di cui è costituita la razza stessa; al grado in cui
sono "fissati" i caratteri razziali (e quindi trasmessi in maggiore
o minore quantità ai singoli discendenti); nonché dovuti alla diversa
individualità dei singoli soggetti ed alla singola "reazione"
del loro patrimonio ereditario alle condizioni ambientali. In particolare
poi, per quanto riguarda la possibilità di ogni animale di trasmettere
i caratteri di razza ai propri discendenti, l'individualità ha un ruolo
di primaria importanza. Il complesso dei caratteri di cui è "potenzialmente"
dotato un individuo, in quanto ne sono portatori i geni che sono localizzati nei
propri cromosomi, costituiscono il suo genotipo. Questi
caratteri genetici, però, non sono, in effetti, ereditabili come tali dai
discendenti; ma possono stabilire la norma di reazione entro i limiti della quale
(a seconda delle condizioni ambientali in cui l'individuo nasce, vive, si accresce
e produce), estrinsecarsi. Per questo, quello che noi, di un animale, vediamo
e constatiamo attraverso i nostri sensi ed i nostri mezzi di indagine, è
il fenotipo, cioè, il complesso di caratteri che sono l'espressione delle
proprietà innate e profonde dell'organismo trasmesse dai genitori (patrimonio
ereditario o genetico) esteriorizzatosi in dipendenza dell'ambiente nel quale
l'animale stesso è allevato. Difatti ciò
che il genotipo determina sono le risposte, le reazioni, dell'organismo verso
l'ambiente; e poiché la varietà degli ambienti che esistono sulla
terra è grandissima, ne consegue che uno stesso "genotipo" sottoposto
a condizioni ambientali diverse, può estrinsecarsi con diversi "fenotipi"
(Borgioli E., 1978). Dr. Alessio Zanon . |