chioccia con pulcini..

Lo scopo del seguente lavoro è quello di classificare, descrivere e riproporre in ambito produttivo le razze Avicole Italiane; si è optato quindi di seguire un percorso filogenetico che parte dalle specie progenitrici, dandone una descrizione sommaria in modo da chiarire la base genetica di origine. Si descrivono poi brevemente le mutazioni insorte in domesticità,
responsabili in molti casi dell'identificazione delle singole razze.
I
l lavoro prosegue addentrandosi nel contesto ambientale e storico alla base della formazione delle singole razze, per poi descriverle nella loro evoluzione attraverso la zootecnia nazionale. Per completezza si sono riportate anche le razze estinte, essendo alcune di esse ricreabili, mediante l'utilizzo dell'incrocio fra le razze progenitrici. Infine si conclude andando ad esprimere un giudizio su quanto appreso dalle fonti bibliografiche e quanto osservato in campo durante numerose visite presso allevatori, enti scientifici e mostre del settore, proponendosi di identificare un contesto produttivo, nel quale la razza tradizionale possa collocarsi oggigiorno.
Qualche purista del termine "razza autoctona" potrebbe sollevare il dubbio che molte delle popolazioni presentate nel testo che segue non siano pienamente aderenti a tale definizione, ma la complessità del termine, che secondo la moderna Zootecnia si espande oltre il limite posto dallo standard di razza e supera il concetto di autoctono, limitato a ciò che da sempre vive sul territorio, richiede una visione più ampia cui il seguente lavoro si ispira.

Concetto di razza, ceppo, varietà, tipo:

Sotto la denominazione di "razza" si contraddistingue un: "complesso di individui appartenenti ad una stessa "specie" animale, i quali hanno la stessa formula ereditaria e si distinguono da altri raggruppamenti della stessa specie per alcuni particolari caratteri morfologici e funzionali trasmissibili alla prole" (Borgioli E., 1978).
Le caratteristiche morfologiche e funzionali di una "razza", però, non sono immutabili ma sono soggette a variazioni sotto l'azione selettiva dell'uomo ed a causa delle condizioni ambientali di allevamento. La razza, perciò, non è un'entità statica, bensì in continua evoluzione. Difatti, a seguito della selezione (naturale e/o favorita dall'uomo), della comparsa di "mutazioni", delle interazioni ambientali, si sviluppa quella "differenziazione genetica" per la quale si ha la progressiva variazione delle caratteristiche originarie della "popolazione" cui la stessa razza appartiene.
Le razze degli animali domestici, difatti, benché geneticamente pure per un certo numero di caratteri, sono in effetti delle "popolazioni" più o meno numerose che presentano nel loro seno un rilevante grado di "variabilità genetica" e quindi una serie di "genotipi" diversi, benché affini dal punto di vista della manifestazione dei caratteri.
In generale, perciò, a medesimi fenotipi possono corrispondere e corrispondono genotipi diversi (e così anche l'inverso). Questo "rappresenta il maggior ostacolo al lavoro di miglioramento genetico delle razze, data la difficoltà della identificazione e dell'isolamento di quegli individui che, pregevoli per i loro caratteri, sono anche geneticamente puri, e perciò in grado di trasmettere ai discendenti queste caratteristiche desiderate dagli Allevatori" (Borgioli E., 1978).
"In senso assoluto, non può esistere alcuna razza che sia superiore a tutte le altre, perché essa darà la piena dimostrazione delle sue grandi capacità produttive solo in condizioni ottimali d'ambiente e soprattutto di alimentazione; mentre in ambienti poco favorevoli, la scarsità di alimenti, la deficienza di cure di allevamento, la diffusione di malattie infettive o parassitarie, la renderanno economicamente meno produttiva ed utile delle razze locali."
U
n concetto più moderno di "razza" si è poi associato ad uno "standard di razza", cioè ad un modello di riferimento dove sono fissati i caratteri morfologici, nonché le attitudini produttive specifiche della razza. Questo concetto di razza è di un certo formalismo non sempre rispondente alla realtà genetica.
Le diverse razze possono essere classificate in:
· Primitive o tradizionali (popolazioni derivanti dalle specie selvatiche per selezione ambientale).Sono costituite da animali rimasti ai primi livelli post domesticazione, caratterizzati quindi da una grande variabilità morfologica.
· Secondarie o standardizzate (derivanti dalle precedenti per selezione di alcuni tipi o caratteri), sono state ottenute in epoca più recente; la loro variabilità è quindi più ridotta a causa dell'isolamento riproduttivo a cui sono state sottoposte.
· Sintetiche (derivate dalla combinazione di razze secondarie o di razze primitive e secondarie), hanno grandissime potenzialità produttive, ma scarsa variabilità.
· Mendeliane (selezionate a partire da un solo gene).
(Fortina R., 2000)
In seno ad una "razza", in effetti si possono rilevare gruppi di animali che hanno uno o più caratteri secondari comuni trasmissibili alla prole, influenzati (o "indotti" ) dall'ambiente (clima, alimentazione, metodi di detenzione ecc.) ed evidenziati a seguito di azioni selettive.
Sono i così detti ceppi.
Così ad esempio: dalla razza avicola Livorno, per "azioni selettive" diversamente orientate (cioè svolte mirando ad avere particolari risultati e tenendo conto, perciò, negli animali da selezionare, di differenti caratteri morfologici e funzionali), e per allevamenti condotti in diversi "ambienti", si sono ottenuti i seguenti "ceppi":
· Livorno canadese (Leghorn)
· Livorno inglese (Leghorn)
· Livorno tedesca (Italiana)
· Livorno americanizzata (Leghorn)
· Livorno da prodotto
· Livorno italiana (Livornese)
· Livorno olandese
Noi abbiamo adottato il termine "ceppo" nel senso che è detto più sopra, però, non possiamo non ricordare che per la vecchia zootecnica tale parola aveva significato di gruppo primitivo dal quale erano derivate le razze.
In seno alle singole razze avicole, è poi valso in uso distinguere delle sottorazze o varietà, che si differenziano fra di loro esclusivamente per il colore della livrea e/o per la forma della cresta, mantenendo i restanti caratteri fenotipici in comune.
Vi è infine da chiarire il termine "tipo" che rappresenta le caratteristiche peculiari della "costituzione" di un animale; caratteristiche che stanno a denotare la particolare funzionalità produttiva dell'individuo.
La definizione del "tipo" è data dalla osservazione dei caratteri morfologici e fisiologici, evidenziati, ad esempio, dai rapporti fra lo sviluppo dei diametri longitudinali e di quelli trasversali, nonché dalla rilevazione delle masse muscolari, dalla finezza o meno dello scheletro e della pelle, dalla voluminosità del ventre, ecc. e dall'apprezzamento delle presumibili possibilità funzionali del soggetto in esame (cioè: dalla sua probabile produttività).
Si hanno così avicoli "tipo" da carne , "tipo" da uova e a duplice attitudine nonché un certo numero di "tipi" che, venuto meno il loro impiego, rientrano nel gruppo delle razze ornamentali (razze da combattimento, razze nane).
L'appartenenza degli animali allevati ad una determinata "razza" presuppone la possibilità di avere da ogni singolo soggetto le produzioni e le prestazioni proprie della stessa razza. In effetti, però, tra ogni diverso individuo possono esservi diversi "rendimenti" dovuti alla più o meno spiccata omogeneità della popolazione di cui è costituita la razza stessa; al grado in cui sono "fissati" i caratteri razziali (e quindi trasmessi in maggiore o minore quantità ai singoli discendenti); nonché dovuti alla diversa individualità dei singoli soggetti ed alla singola "reazione" del loro patrimonio ereditario alle condizioni ambientali.
In particolare poi, per quanto riguarda la possibilità di ogni animale di trasmettere i caratteri di razza ai propri discendenti, l'individualità ha un ruolo di primaria importanza. Il complesso dei caratteri di cui è "potenzialmente" dotato un individuo, in quanto ne sono portatori i geni che sono localizzati nei propri cromosomi, costituiscono il suo genotipo.
Questi caratteri genetici, però, non sono, in effetti, ereditabili come tali dai discendenti; ma possono stabilire la norma di reazione entro i limiti della quale (a seconda delle condizioni ambientali in cui l'individuo nasce, vive, si accresce e produce), estrinsecarsi.
Per questo, quello che noi, di un animale, vediamo e constatiamo attraverso i nostri sensi ed i nostri mezzi di indagine, è il fenotipo, cioè, il complesso di caratteri che sono l'espressione delle proprietà innate e profonde dell'organismo trasmesse dai genitori (patrimonio ereditario o genetico) esteriorizzatosi in dipendenza dell'ambiente nel quale l'animale stesso è allevato.
Difatti ciò che il genotipo determina sono le risposte, le reazioni, dell'organismo verso l'ambiente; e poiché la varietà degli ambienti che esistono sulla terra è grandissima, ne consegue che uno stesso "genotipo" sottoposto a condizioni ambientali diverse, può estrinsecarsi con diversi "fenotipi" (Borgioli E., 1978).

Dr. Alessio Zanon

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