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ROMAGNOLA Nella
zona che comprendeva la Romagna, parte dell'Emilia con le province di Ravenna,
Forlì, Bologna, estendendosi a Firenze, Arezzo, Pesaro, Urbino e la Repubblica
di S. Marino, ossia in quello che fu l'Impero Romano chiamato Flaminia, era diffusa
una razza primitiva di pollo piuttosto uniforme nei caratteri, di taglia un poco
sotto la media, da alcuni definita il tipo perfetto della gallina di fattoria
e per i campi estesi (Trevisani G., 1936). La razza Romagnola aveva scheletro
ed ossatura fine, era robustissima, vivendo per lo più avvezzo alle contrarietà
dell'ambiente. Si riparava sugli alberi di alto fusto preferendoli alla clausura
del pollaio. Era caratterizzata da una cresta semplice di grandezza media, diritta
nel gallo e piegata nella gallina, di colorito rosso intenso, tessitura fine senza
presenza di granulazioni. I bargigli erano alquanto sviluppati, gli orecchioni
di forma ovale, piccoli, colore crema chiari, lisci, talvolta ombreggiati di blu
specie nei soggetti giovani. I tarsi variavano dal giallo puro al giallo maculato,
al verdognolo ed al totalmente scuro. La livrea era alquanto varia come dimostrato
anche dalle poche foto dell'epoca, ma si può supporre fossero comuni il
mantello argentato il grigio "argento fiocchi neri", rosso dorata "oro
fiocchi neri", bianco e perniciato. Il peso del gallo andava dai 2,0 ai 2,5
kg, 2,0 kg per la gallina. A quattro mesi i pulcini pesavano circa 1,0-1,5 kg;
la fetazione media annuale raggiungeva le 150 uova del peso medio di 60 g.
La pelle variava di colore e poteva essere gialla o bianca. Questa razza fu
oggetto di selezione sia presso la Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo,
sia da parte dell'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura di Ravenna, che ottenne
gruppi omogenei di varietà dorata e grigia. La razza Romagnola, seppur
meritevole di maggior considerazione , a causa della sua localizzazione geografica
in zone da sempre votate all'allevamento avicolo, subì successivi incroci
e fu poi completamente sostituita con razze più precoci e produttive (Pozzi
G., 1961; Trevisani G., 1936; Pascal T., 1925; Ghigi A., 1930). Recuperata
recentemente, un piccolo nucleo è allevato in collaborazione con l'Università
di Parma presso la Facoltà di Veterinaria.
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| Galli e galline di razza Romagnola
nella colorazione grigia e dorata foto di A.Zanon |
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Razza Romagnola  nella
colorazione grigia e dorata foto di A.Zanon |
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| La razza Romagnola nel 1937 di seguito
(nel cerchio) Romagnola nel 1950 |
SICILIANA
Razza mediterranea di origine remota conosciuta
da parecchi millenni, come ne fanno fede le riproduzioni che risalgono
al XVI sec. e che si possono ammirare nei Musei Vaticani, nella Galleria
Borghese, nella Galleria d'Arte di Firenze e nel Museo Chiaramonti. L'origine
della razza sembra da attribuire ad accoppiamenti tra polli comuni delle
campagne siciliane con polli provenienti dall'Africa settentrionale (Tripolina).
Infatti, come testimoniato da viaggi compiuti dal prof. Ghigi in nord
Africa, la razza locale di piccola mole è caratterizzata da cresta
a coppa come la Siciliana (Ghigi A., 1968; A.A.V.V., 1999; Pozzi G.,
1961). Nel secolo scorso esisteva un importante allevamento di questa
razza nel Casino Reale di Renda, in territorio di S. Giuseppe Jato (PA).
Tra il 1850 e il 1860, il capitano Daves, per rifornire di carne e di
uova la mensa dei suoi marinai nel viaggio di ritorno a Boston, acquistò
un buon numero di questi polli che, durante il viaggio, si dimostrarono
ottime ovaiole, tanto da voler essere conservate e moltiplicate in America.
In particolare se ne occuparono l'avvocato Cough e il reverendo Brown,
decisi sostenitori di questa razza.
Oltreoceano la Siciliana era nota col nome di Flower Bird a causa della
forma caratteristica della sua cresta. Sempre dalla Sicilia, la razza
partì per l'Inghilterra, importatavi da Sir Loring che la ribattezzò
Sicilian Buttercup (Giavarini I., 1983).
Una volta tornata in patria la razza Siciliana fu amorevolmente curata
dal Prof. Tucci, che fu in seguito trasferito nella colonia italiana di
Tripoli per curare la zootecnia locale. Più recentemente fu oggetto
degli studi del Dott. Simone Schicchi, che la descrisse in modo particolareggiato
nel suo scritto "Pollicoltura in Sicilia e di polli di razza Siciliana".
Attualmente la razza Siciliana, proprio in ragione della diversa selezione
compiuta all'estero, può essere suddivisa in due ceppi: l'uno autoctono
italiano, poco diffuso ed in via d'estinzione; l'altro, Sicilian Buttercup,
discretamente allevato all'estero e per lo più sconosciuto in Italia.
Attualmente la razza Siciliana è in notevole ripresa grazie all'impegno
di alcuni allevatori che si sono dedicati con passione al suo recupero
e sembra auspicabile per essa un continuo aumento degli effettivi (Arduin
M., 1992).
| CARATTERI |
SICILIANA |
SICILIAN BUTTERCUP |
| ASPETTO |
Tipo mediterraneo omeosomo |
Tipo mediterraneo | |
CRESTA | Forma
a coppa con denti regolari e ben definiti |
Forma a coppa piuttosto larga | |
ORECCHIONI |
Di media grandezza, arrotondati, rossi, tollerata leggera presenza
di bianco | Di
media grandezza, bianchi | |
BARGIGLI | Di
media grandezza, rossi | Piuttosto
sviluppati, rossi | |
ZAMPE | Tarsi
sottili, moderatamente lunghi, senza piume, quattro dita, di colore verde salice |
Verde salice | |
BECCO | Colore
corno sfumato di giallo | Colore
corno chiaro | | UOVA |
Un tempo 57 g attualmente 45 g, da bianco a brunastro chiaro |
45 g, bianco | |
LIVREA | Collo
oro e bianca si parla pure della nera e della argentata |
Oro fiocchi neri | |
PELLE | Gialla,
per alcuni autori presenta carni “morate” |
Gialla | |
PESO GALLO |
2,0-2,4 kg |
2,0-2,5 kg | |
PESO GALLINA |
1,6-1,8 kg |
1,5-2,0 kg |
| |
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Razza Sicilian Buttercup durante un expo, colorazione oro fiocchi neri |
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| Cresta a "coppa"
simile alla Siciliana (particolare di un antico dipinto) |
Siciliana collo oro
foto F. Focardi | | |  |
Siciliana Bianca
foto
A. Zanon Campione di razza 2003 Siciliana
Bianca
| Siciliana
f. A.Zanon |
Interessante sito tedesco sul recupero della razza Siciliana
(tedesco)
www.sizilianer.info/seiten/d-siciliana.html
TRENTINA
Si trattava di una razza di tipo mediterraneo
allevata per lo più per la produzione di uova. Sembra infatti fosse
molto attivo il commercio di polli di razza Livornese che andavano ad
insanguare il pollame locale (Fracanzani C.L., 1996). La razza
Trentina non presentava caratteristiche di rilievo tali da distinguerla
nettamente dal comune pollo mediterraneo diffuso in Italia. Pare che fosse
molto apprezzata la varietà a livrea dorata come pure quella bianca.
Visione diretta di animali allevati nelle zone alpine più settentrionali
fanno supporre che animali di questo tipo siano tuttora presenti sul territorio,
seppur ridotti ad un esiguo numero di esemplari.
| |
| | gruppo di Trentine
f. A.Zanon 1992 | | |
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| | Razza Trentina (bianco)
 | | Razza
Trentina (dorata)  | |
VALDARNESE BIANCA
Questa popolazione avicola dalla caratteristica conformazione
aveva come areale di diffusione una vasta area comprendente i comuni di San Giovanni
Valdarno, Terranuova, Bracciolini e Montevarchi, nel cuore della vallata oltre
ai comuni di Figline Valdarno, Cavriglia, Bucine, Pergine Valdarno, Castelfranco
di Sopra, Loro Ciufenna e Laterina, andando a coprire la maggior parte del Valdarno
superiore. Prime citazioni di questa razza vengono da Licciardelli che la citò
per la prima volta nel suo libro pubblicato nel 1899, elogiando la razza per le
sue buone capacità produttive. Passarono poi molti anni prima che nel 1953
la Valdarnese bianca facesse la sua comparsa durante la Mostra Avicola di Cremona.
L'anno seguente, durante la Manifestazione avicola Varesina, fra i gruppi di polli
di 70 giorni di razza pura iscritti al 1° Concorso Nazionale del Pollo da
Carne figurarono cinque gruppi di Valdarnese bianca ed in quella occasione polli
appartenenti all'allevamento Celli, primo vero selezionatore della razza, si classificarono
al 40° posto. Fu la sig.ra Maria Osella, direttrice dell'allora rivista "Allevamenti
redditizi" a suscitare interesse sulla razza ed a scatenare un'accesa discussione
sull'effettiva origine del bianco pollame del Valdarno. Alcuni studiosi dell'epoca
rifiutarono con fermezza l'ipotesi di una sua presunta origine autoctona e fra
questi si schierarono il Prof. Ghigi ("l'attuale Valdarno, quasi esclusivamente
bianca, è un prodotto eterozigotico proveniente dall'incrocio di parecchie
razze, fra le quali primeggiano indubbiamente il tipo italiano locale. La sua
maggior prodittività è dovuta alla sua eterozigosi determinata da
incroci con altra razza fra le quali talune con sangue di Cocincina o di Brahma
o di Faverolle, come risulta da tracce di penne ai tarsi e da altri caratteri
che, ad occhio esperto, ne tradiscono l'origine incrociata. Selezionando questa
attuale Valdarno significherebbe farle perdere le sue particolari attitudini produttive.
Questo pollame tuttavia potrà essere sempre considerato come ottimo per
carne nei pollai rurali") (Ghigi A., 1930, 1968; Pozzi G., 1961),
la Prof. Vecchi, il Dott. Ragionieri supportati dalle conoscenze scientifiche
e dal ricordo delle passate glorie della vera razza Valdarno (nera). Furono invece
accesi sostenitori della razza Valdarnese bianca il Prof. Clementi, Basso, Celli,
Lombardi. Il Prof. Brunelli, capo dell'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura
di Arezzo, persuaso dalla grande importanza assunta dall'avicoltura del Valdarno,
intensificò sempre più questo settore con un'opera di propaganda
e di assistenza tecnica che portarono infine alla formazione del gruppo avicolo
del Valdarno. Nel 1957, assumendo la direzione della Stazione Sperimentale di
Pollicoltura di Rovigo, il Prof. Quilici intraprese le prime osservazioni ed accertamenti
produttivi sulla gallina Valdarnese bianca. I risultati, come ci si poteva aspettare,
non furono strabilianti, ma misero comunque in evidenza le caratteristiche peculiari
della razza: la produzione media si aggirava sulle 135 uova, con massimi di 213
e minimi di 78, del peso medio di 60 g. Il pollame Valdarnese aveva un peso del
gallo tra i 3,1-3,5 kg, quello della gallina tra i 2,5-3 kg. Il piumaggio era
completamente bianco con riflessi paglierini, la cresta semplice molto sviluppata,
eretta nel gallo, piegata su un lato nella gallina; bargigli molto lunghi, orecchioni
bianco crema con qualche venatura rossa, pelle e tarsi giallo intenso, notevole
la propensione alla cova. Caratteristica peculiare della Valdarnese era l'impennamento
tardivo che si verificava dopo i 70 giorni di vita. Si sa che l'attitudine a rivestirsi
precocemente di piume è determinata da un fattore recessivo legato al sesso;
fu pertanto ipotizzata la possibilità di aumentare la frequenza di tale
gene, evidentemente assai limitata in questa popolazione (Pignattelli P., 2000,
2001; Quilici R., 1953, 1954, 1958, 1959). A partire dal 1963, in concomitanza
con la drastica riduzione dei contratti di mezzadria e con il progressivo espandersi
dell'avicoltura intensiva, iniziò il declino dell'allevamento della Valdarnese
bianca. Si assistette ad un generale aumento dell'allevamento della Livornese
bianca, favorito da un più facile reperimento dei pulcini prodotti da incubatoi
del Nord Italia e nell'anno 1964, dopo nove anni di vita, il centro avicolo del
Valdarno cessò la propria attività. Fu solo grazie all'affezione
degli avicoltori locali ed al mantenimento di alcuni sparuti gruppi di Valdarnesi
a scopo scientifico che la razza non andò completamente perduta. Attualmente
la razza Valdarnese bianca conta un certo numero di allevatori nel Nord Italia,
ma soprattutto è molto radicata nel suo territorio di origine; esistono
infatti incubatoi che riforniscono i piccoli produttori locali di giovani animali
per l'ingrasso. Sembra inoltre interessante l'utilizzo della razza Valdarnese
nella produzione di pollame con sistema biologico (Pignattelli P., 2001).
Per ulteriori informazioni riguardo agli sviluppi della
razza Valdarnese vi consigliamo di visitare anche il sito germoplasma.arsia.toscana.it/Germo (una
volta aperta la pagina digitate Valdarnese su Cerca e si aprirà
la relativa scheda).
Ringraziamo la Prof.ssa Manuela Gualtieri del Dipartimento
di Scienze Zootecniche di Firenze per la sua gentile collaborazione e
la sua segnalazione.
Altre immagini e informazioni sulla razza Valdarnese nel
sito www.pollodelvaldarno.it
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|
| |
| | Coppia
Valdarnesi f. M.Arduin | gruppo
di Valdarnesi (in passato) |
Valdarnese  | |
| | | |
| Gruppo di pulcinotti Valdarnesi
(notare l'impiumamento tardivo, tipico in questa razza) f. M.Arduin |
| |
Valdarnese
f. David Rossi |
VALDARNO
Questa pregevole razza era originaria del
Valdarno inferiore, nella Pianura pisana e si trovava di preferenza nei
comuni di Cerreto Guidi, San Miniato, Pontedera, Empoli, Pinecchio, Poggibonsi,
ecc
Prime menzioni della razza vennero date dal Pochini che nel
suo trattato ne elogiava la grande fecondità affermando che da
tali galline in pieno sviluppo si potevano ottenere facilmente 180-200
uova l'anno. Negli anni seguenti studi più approfonditi furono
compiuti dall'esperto avicolo Maggi U. che, durante una relazione al Congresso
di Avicoltura di Mantova del 1905 redasse il primo standard della razza
Valdarno. Il Maggi colloca l'origine della razza presumibilmente in un
periodo anteriore al 1848, affermando che nelle zone del Valdarno, prima
di questa data, non si trovavano colà che polli neri per cui la
gente era solita dire "pollo nero, pollo vero". Ma la vera e
genuina razza Valdarno già intorno ai primi decenni del '900 era
piuttosto rara, essendo facile incontrare soggetti difettosi per il colore
dei tarsi e per il peso troppo ridotto. Nacque proprio in quegli anni
un'accesa diatriba sull'autenticità della razza e sull'eventualità
di ascriverla come sottorazza alla Livornese, ma infine prevalse l'orientamento
di distinguerla da questa nettamente. Purtroppo questo non fu sufficiente
a salvare la Valdarno dall'estinzione, che fu a più riprese ricostituita,
anche con sangue straniero (Bresse, Castigliana, Minorca) prima dal Ghigi
nel 1922, poi dal Taibel nel 1924, ma successivamente gli animali di questi
ceppi, data la tendenza generale degli allevatori ad orientarsi verso
l'allevamento della Livornese bianca, finirono per andare perduti.
La Valdarno entrò quindi nel novero delle razze italiane estinte
e solo recentemente, grazie alla passione dell'allevatore Fabrizio Focardi,
si è iniziato il processo di ricostituzione della razza, valendosi
di soggetti autoctoni trovati dall'allevatore Gabriele Fratalocchi nella
campagna senese, opportunamente insanguati con polli di razza Bresse nera
e razza Castigliana. I primi esemplari presentati nel Campionato Italiano
di Avicoltura a Reggio Emilia nel 1998 sono risultati da subito meritevoli
ed attualmente la razza Valdarno è presente nuovamente, fedele
allo Standard del 1905, nello Standard Razze Avicole Italiane.
La razza Valdarno, precocissima sia nell'impennamento che nella crescita,
inizia a deporre intorno al 5° mese di vita uova bianche del peso
minimo di 55 g; il peso del gallo va da 2,6 kg a 3 kg, quello della gallina,
dai 2,3 kg ai 2,5 kg. La livrea è nero brillante con forti riflessi
verdi, il piumino è scuro da ardesia a nero, i tarsi sono di colore
ardesia più corti rispetto a quelli della Livornese; pertanto l'animale
appare più compatto e meno longilineo. La coda è portata
alta nel gallo a 65-70° con falciformi non molto sviluppate; il ventre
è ben sviluppato nella gallina. La cresta è grande con 4-6
denti, segue la nuca senza appoggiarvisi, è eretta nel gallo e
piegata su un lato nella gallina; gli occhi da rosso a bruno, il becco
nero , i bargigli espansi, gli orecchioni bianchi privi di tracce rosse;
la pelle bianca.
Caratteristica che distingueva la razza Valdarno dalle altre razze italiane
di tipo mediterraneo era appunto la colorazione della pelle (bianca),
solitamente gialla negli altri polli. Questo carattere, attualmente sgradito
dal consumatore che preferisce ora animali a pelle intensamente pigmentata,
era un tempo caratteristica di pregio, tanto che il pollame Valdarno veniva
spesso esportato verso i mercati francesi dove si confondeva senza problema
con il pollame locale Bresse (fonti scritte affermano che quando la razza
Bresse, in seguito agli eventi bellici sparì dalle aie francesi,
la Valdarno divenne oggetto di massiccia esportazione, contribuendo così
alla sua rinascita).
Attualmente la razza Valdarno presenta una consistenza piuttosto limitata
e i pochi soggetti presenti sono per lo più allevati a scopo sportivo
o per autoconsumo. Solo il tempo potrà dire se la razza Valdarno
potrà ritrovare una sua collocazione nel panorama avicolo nazionale
(Pasquinucci G., 1929; Gonin C. A., 1926; Trevisani G., 1907, 1912,
1919; Ghigi A., 1930, 1968; A.A.V.V., 1999; Brown E., 1929; Houwink A.,
1910; Pascal T., 1925; Taibel A., 1930; Pochini L., 1900, 1905).
STANDARD DELLA
VALDARNO |
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|
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Valdarno f.
tratta da M.Cortese 1969 | Valdarno
1954 | Valdarno
1940 | | |
|
| Gruppo di Valdarno |
Valdarno
f. F. Focardi | ROSSA
DI REGGIO CALABRIA
Varietà locale simile alla Livorno rossa.
Clementi F. (1950) SICILIANA DI
CATANIA A dire degli
autori nulla aveva in comune con la Siciliana selezionata.Clementi F. (1950)
RAGUSANA A
Ragusa il pollame indigeno era a livrea dorata o nera con tarsi calzati ? O fior
di fava? Clementi F. (1950) SARDA
In Sardegna si trovano per lo più svariati
incroci di più razze. Solo Sassari pretendeva di allevare ancora nel 1950
la vera razza sarda in purezza. Clementi F. (1950) ISTRIANA
Nella zona di Valle Pusteria era noto un tipo originale
della Carinzia, a Pola vi era una varietà detta Istriana.Clementi F.
(1950) . |
| Descrizione
delle razze di polli (gen. Gallus) di tipo leggero: |
| RAZZA |
REGIONE
DI ORIGINE | CARATTERI
MORFOLOGICI | STATO
DELLA POPOLAZIONE | |
ANCONA
(*) | Marche |
Livrea nera picchiettata di bianco,
cresta semplice orecchioni bianchi, pelle gialla, tarsi gialli maculati. |
Diffusa |
| BRIANZOLA |
Lombardia |
Livrea barrata -argento, cresta
semplice orecchioni bianchi, pelle bianca tarsi bluastri |
Estinta |
| CAPPELLONA |
Veneto |
Livrea nera, cresta a coppa con piccolo ciuffo occipitale, orecchioni bianchi,
pelle bianca, tarsi scuri. | Estinta |
| DORATA DI LONIGO |
Veneto |
Livrea dorata, cresta semplice orecchioni
bianchi pelle e tarsi gialli |
Estinta |
| FIDENTINA PERNICIATA |
Emilia-Romagna |
Livrea perniciata, cresta semplice, orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli |
Estinta |
| FOGGIANA CUCULA |
Puglia |
Livrea sparviero, cresta semplice,
orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli |
Estinta |
| FRIULANA |
Friuli |
Livrea dorata, cresta semplice,
orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli |
Estinta |
| LAMOTTA |
? |
Livrea nera, bianca, cresta semplice,
orecchioni bianchi, tarsi bluastri |
Estinta |
| LA NANA |
Veneto |
Livrea nera ,cresta semplice, orecchioni
bianchi tarsi corti scuri, pelle bianca |
Estinta |
| LECCESE |
Puglia |
Livrea perniciata, fromentina, cresta
semplice orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli |
Estinta |
| LIVORNESE
(*) | Toscana |
Livree varie, cresta semplice orecchioni
bianchi, pelle e tarsi gialli |
Diffusa |
| MEGIAROLA |
Veneto |
Livree varie, cresta semplice orecchioni
bianchi, pelle e tarsi gialli. Coda a scoiattolo |
Estinta |
| MILLEFIORI DI LONIGO |
Veneto |
Livrea millefiori, cresta semplice,
orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli |
Estinta
(?) | | MODENESE |
Emilia-Romagna |
Livree varie, cresta semplice orecchioni
bianchi, pelle e tarsi gialli |
Estinta
(?) | | MONNEZZARA |
Campania |
Livree di vario colore, cresta semplice
orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli |
Estinta |
| NERA DI CAPITANATA |
Puglia |
Livrea nera, cresta semplice orecchioni
bianchi pelle bianca, tarsi neri |
Estinta |
| PADOVANA A GRAN CIUFFO (*) |
Veneto |
Livree varie, cresta assente, orecchioni
bianchi, ciuffo, barba e favoriti, pelle bianca, tarsi blu ardesia |
Scarsamente
diffusa (**) | |
PADOVANA A PENNA RICCIA |
Veneto |
Livree varie, piumaggio arricciato,
cresta assente, orecchioni bianchi, ciuffo, barba e favoriti, pelle bianca, tarsi
blu ardesia | Minacciata |
| PADOVANA LIONATA |
Veneto |
Livrea gialla a coda nera, cresta
semplice, orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli |
Estinta |
| PENTADATTILA |
Veneto |
Livrea argentata, cresta semplice,
orecchioni bianchi, pelle bianca, pentadattila |
Estinta |
| ROMAGNOLA |
Emilia-Romagna |
Livrea argentata, grigia a fiocchi
neri, cresta semplice, orecchioni bianchi, pelle gialla, tarsi variabili |
Estinta
(?) | | SICILIANA
(*) | Sicilia |
Livrea collo oro, bianca, cresta
a coppa, orecchioni rossi , pelle giallastra, tarsi verde salice |
Scarsamente
diffusa | |
TRENTINA |
Trentino |
Livrea dorata, bianca, cresta semplice,
orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli |
Minacciata |
| VALDARNO
(*) | Toscana |
Livrea nera, cresta semplice, orecchioni
bianchi, pelle bianca, tarsi neri |
Estinta
(ma in via di ricostituzione) (**) | |
(*): Razza con standard; (**): Razza oggetto
di finanziamenti per il recupero genetico, (?)voci di sopravvivenza. |
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