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MODENESE Viene
citata sporadicamente in alcuni testi senza darne descrizione precisa. Si può
comunque supporre fosse simile alla Livornese e, per vicinanza geografica, alla
Romagnola (Mazzon I.,1932). Secondo altri Autori la razza deriverebbe
da incroci tra la Padovana Comune, la Livorno Bianca e la Livorno Dorata. In ragione
del suo colore predominante fulvo-camoscio era pure detta Fulva di Modena (Clementi
F., 1950). Recentemente è stato individuato un allevamento di tale
razza e sono in svolgimento accertamenti produttivi presso l'Università
di Parma.  Gruppo
di Modenese f. A.Zanon |  Modenese
f. A.Zanon | Per reperire
soggetti da riproduzione o pulcini di razza Modenese clicca
qui MONNEZZARA Razza
primitiva campana, veniva chiamata con questo curioso appellativo per l'abitudine
che avevano i contadini di nutrire il loro pollame con i resti di cucina e quanto
veniva scartato dall'azienda agricola. Non esiste descrizione della gallina Monnezzara,
ma si suppone possa essere assimilata al tipo mediterraneo diffuso nel resto d'Italia
(Cortese M., 1978).
MUGELLESE detta anche MUGGINESE
La Mugellese è assimilabile ad un pollo nano di piccole dimensioni
compatto e fiero.
Il suo carattere è vivace e chiassoso estremamente aggressivo nei
confronti di altri galli a dispetto delle sue piccole dimensioni.
La cresta è eretta e abbondante nel gallo (denunciando una certa
sproporzione), come del resto i bargigli; orecchioni da rosso a bianchi
(preferiti). La femmina ha cresta piuttosto piccola leggermente cadente
da un lato. I tarsi sono piuttosto corti e nudi di colore chiaro, la pelle
è bianca.
La coda è portata alta sia nel maschio che nella femmina. Le falciformi
della coda del gallo non sono eccessivamente pronunciate. Razza utilizzata
da tempo immemorabile per le sue buone caratteristiche di cova.
Una volta deposte una quindicina di uova insorge irrefrenabile in questi
piccoli polli l'istinto alla cova, che prosegue a volte, covata dopo covata
per quasi tutto l'anno.
Le uova deposte sono piccole, numerose, dal guscio bianco avorio. Alla
nascita i pulcini della Mugellese si presentano tutti di un giallo molto
pallido (quasi biancastro) uniforme, ma alla comparsa delle prime penne
è possibile riconoscere il sesso.
I maschi sono generalmente di colorazione dorata scura mentre le femmine
(e soltanto queste) possono essere color frumento o dorate. Nonostante
le piccole dimensioni sono soggetti assai rustici, resistenti e longevi.
Non presentano grandi difficoltà nell'allevamento vengono allevati
all'aperto tutto l'anno, senza necessitare di particolari accorgimenti.
Come del resto succede in altre razze Bantam; la Mugellese adora dormire
sulle piante a dispetto delle più inclementi condizioni atmosferiche.
Purtroppo i continui incroci con altre razze nane stanno mettendo in serio
pericolo la sua sopravvivenza ed è sempre più difficile
imbattersi in soggetti di morfologia corretta. La razza al momento è
in fase di recupero, selezione e miglioramento presso il Centro
di Recupero Antiche Razze Avicole Italiane "Il Pollaio del Re"
in cui è presente da molti anni.
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| Gallettini e Gallinelle
Mugellesi (detti anche Mugginesi) foto V.Masconni | |
NERA DI
CAPITANATA Ne fa menzione in un suo
scritto l'autore Quilici, affermando che nella zona intorno a Foggia sono molto
comuni polli a mantello nero (Nera di Capitanata) (Quilici R., 1958). Lo
stesso Ghigi sostiene che nelle zone del Gargano erano molto comuni animali simili
alla Valdarno Nera e auspicava nel suo Trattato d'Avicoltura la possibilità
di migliorare questa popolazione con galli scelti di razza Livorno Nera o Valdarno
(Ghigi A., 1968;Taibel A., 1930). La Nera di Capitanata, attualmente completamente
scomparsa, doveva presentare per lo più cresta semplice, orecchioni bianchi
e conformazione tipica del pollo mediterraneo omeosomo. PADOVANA
A GRAN CIUFFO
Recenti pubblicazioni francesi, in accordo con gli
studi compiuti in Italia dal Prof. Fracanzani C. L., studioso ed estimatore della
razza da sempre, tentano di chiarire definitivamente l'origine di questa razza,
tanto antica e universalmente nota. Sembra che i primi polli ciuffati furono introdotti
intorno alla fine del XIV sec., a titolo di curiosità, dal Marchese Giovanni
Dondi dall'Orologio, conquistato dalla rara bellezza ed eleganza di polli che
sembravano fiori, provenienti dalla Polonia (tutto ciò spiega perché
i polli di razza Padovana sono noti anche con l'appellativo di razza Polacca,
utilizzato anche dal Darwin). I Dondi furono insigniti del titolo di marchese
da Giovanni III re di Polonia e fu proprio in ragione di questa antica amicizia
intercorrente con i reali polacchi che i polli a gran ciuffo giunsero nella città
di Padova dove Dondi ne faceva gran vanto nella sua villa gentilizia. Insigne
medico ed astronomo, il Dondi ebbe rapporti di amicizia con numerose celebrità
straniere dell'epoca e fu così che i polli detti Padovani giunsero nel
XVI sec. pure nelle Fiandre e nel Brabante (Fracanzani C. L. ,1996; Périquet
J. C., 1994, 1995). M.me Passy (1885) ritiene invece sia stata introdotta
in Francia e più precisamente nella Loira, intorno al 1720 da Stanislao
Lecquincsky quando, perduto il regno polacco si ritirò in Francia presso
il genero Luigi XV. Questi polli, sempre secondo M.me Passy, piacquero molto a
M.me Pompadour e vennero in suo omaggio denominati "Polli Pompadour",
termine che venne più tardi cambiato in "Padoues". Le figlie
di Luigi XV sembra si occuparono con passione dell'allevamento di questi curiosi
polli. Nel Museo del Louvre sarebbero conservate alcune tele raffiguranti coppie
di polli del XVIII sec., assai simili alle Padovane (Giavarini I., 1983, Pozzi
G., 1961). Si trova menzione dei
polli Padovani pure negli scritti di Aldovrandi, medico e filosofo bolognese del
'500, nonché in quelli del Borelli, matematico e medico del '600, e in
alcuni appunti del Tommaseo. Sono inoltre presenti polli ciuffati nel particolare
di affresco nelle logge di Raffaello in Vaticano. Vi furono comunque sostenitori
di un'origine ancora più antica come il Ghigi, che, supportato dal ritrovamento
di alcune statue marmoree raffiguranti polli ciuffati (attualmente conservate
presso i Musei Vaticani), collocò l'origine della razza Padovana all'epoca
romana (Ghigi A., 1930, 1968; Pochini L., 1894, 1905), sostenendone un'origine
evoluzionistica a partire da polli primitivi come quelli di razza Polverara. In
effetti il Ghigi intraprese numerosi studi volti a chiarire la natura delle mutazioni
intervenute nella formazione di questa particolare razza e scrisse così
di questa nel 1939: "I polli Padovani presentano mutazioni anatomiche che
interessano la testa, quali la cosiddetta ernia cerebrale. Non si tratta in effetti
di una vera e propria ernia cerebrale, ossia della fuoriuscita di una parte degli
emisferi cerebrali dalle guaine che li rivestono. Si tratta invece di un allungamento
del cervello, dovuto al fatto che gli emisferi sono collocati innanzi alle altre
parti di esso, su di uno stesso piano, anziché ricoprirle parzialmente
come avviene nei cervelli normali. Il cervello così allungato non entra
nel cranio normale, ma è costretto a spostarsi anteriormente verso l'alto,
cosicché gli emisferi vengono a trovarsi fuori del cranio nella sua parte
anteriore in direzione obliqua. Durante lo sviluppo embrionale, si forma sulla
parte esterna del cervello una superficie ossea che, con l'avanzare dell'età,
si estende a costituire quella protuberanza che ricopre gli emisferi. In correlazione
con questa particolare disposizione si notano altre due variazioni craniche poiché
i processi nasali dei premascellari non si saldano a formare una cresta ossea
lungo la linea mediana dorsale del becco e non si congiungono, lasciando uno spazio
libero. Di conseguenza, mentre di norma le narici sono sostenute da un processo
osseo mediano lateralmente al quale esse si dispongono in maniera obliqua, nei
polli Padovani, invece, le narici, prive di sostegno osseo, risultano piuttosto
elevate, elastiche, pianeggianti. Lo spazio esistente fra le narici e la protuberanza
ossea che sostiene il ciuffo risulta molto limitato ed impedisce lo sviluppo normale
della cresta, che appare corta, spesso bitorzoluta, biloba o addirittura assente.
Oltre al ciuffo formato da penne smisuratamente lunghe che conferiscono alla testa
l'aspetto di un fiore di crisantemo, è presente una folta barba e due favoriti.
Si ha quindi un complesso di caratteri anomali associati che possono dissociarsi
e dare luogo ad altrettanti fenotipi distinti quanti sono i caratteri che, per
effetto della mutazione, hanno deviato dalla norma." (Fracanzani C. L.,
1996). Con queste parole il Ghigi, sostenitore dell'ipotesi evoluzionistica
della Padovana dalla Polverara, cade però in contraddizione e non fa che
avvalorare l'ipotesi di un'origine incrociata delle tante razzette che popolavano
il Padovano (Boffa, Cappellona, Polverara), presentanti le varie mutazioni in
diversa gradazione e in modo disgiunto. Il Mazzon sostenne però in
una sua pubblicazione ripresa più tardi dal Pascal nel 1905, che le razza
Padovana e Polverara erano ben distinte l'una dall'altra, facendo notare che i
polli di razza Padovana gran ciuffo erano assai rari in patria, al contrario dei
Polverara, trovando molti estimatori all'estero, specialmente il Olanda dove la
si rinveniva più frequentemente (Mazzon I., 1934; Pochini L., 1905).
In effetti la razza Padovana gran ciuffo trovò estimatori un po' in tutto
il mondo; fu infatti importante nella formazione di molte razze europee (Crèvecur,
Houdan ed altre minori in Francia; Olandese con ciuffo e Brabanter in Olanda;
Sultano nell'Europa dell'Est), tanto che sembra che quasi tutte le razze dotate
di ciuffo e/o barba abbiano nei propri ascendenti sangue di razza Padovana gran
ciuffo.
 Padovana
G.C.
dorata (oggi) |  Padovana
G.C.
dorata (ieri) |  Padovana
G.C. camoscio |
 Padovana
G. C.
argento orlo nero 1950 |  padovana
camoscio 
1927 | L'attuale classificazione
delle razze avicole presenta notevoli discrepanze, meritevoli di essere analizzate.
Gli americani nel loro Standard inseriscono la Padovana con il nome di Polish
abbinando però con questa l'Olandese ciuffata e differenziandole nell'ambito
dello Standard semplicemente con l'appellativo di "bearded and no bearded"
(barbuta e non barbuta), così pure fanno gli inglesi. I francesi nei testi
più recenti, designano come Padoue la razza Padovana, ben differenziandola
dall'Olandese con ciuffo priva di barba e dotata di bargigli, nonché in
alcune varietà dotata di ciuffo di colorazione contrastante rispetto al
resto della livrea. Pure l'Italia è di questa idea e nel suo Standard presenta
le due razze in modo separato. La razza Padovana nello Standard Italiano delle
Razze Avicole è presente in nove colorazioni, di cui sei universalmente
note e riportate dai manuali più vecchi: nera, bianca, argento orlata nera,
oro orlata nera, camoscio orlata bianca e sparviero. Sembrano estinte solo la
varietà Ermellina e Fulva. La gallina Padovana, dotata di ciuffo e barba
non presenta cresta e bargigli, ha orecchioni molto piccoli, biancastri, completamente
coperti dai favoriti. Il peso del gallo si aggira intorno a 1,8-2,3 kg (anticamente
3-3,5 kg), quello della gallina tra 1,5-2 kg (2,5 kg nel passato). I tarsi sono
di media lunghezza, fini, senza piume, con quattro dita e di colorazione grigio
bluastra. Le uova hanno un peso minimo di 50 g e sono di colore bianco (Lion
G. F., 1893). Recenti iniziative svoltesi nel Padovano sotto la direzione
del Prof. Baldan si stanno orientando verso una riqualifica della razza in ambito
produttivo, mentre in generale sia in Italia che all'estero la razza viene allevata
quale mirabile esempio di razza ornamentale. Ulteriori notizie sulla conformazione
della razza Padovana possono essere tratte dallo Standard Italiano Razze Avicole
(A.A.V.V., 1996).
 P.
Camoscio
(oggi) |  P.
camoscio 
1944 (ieri) |  P.
sparviero  |
 Padovana
G.C. 
nera |  Padovana
G.C. dorata ( pulcino) | Altri
interessanti siti esteri www.komovdvor.spb.ru
e www.czubatkapolska.pl PADOVANA
A PENNA RICCIA
Detta anche Padovana del Chilì, a penna rovescia
o più semplicemente ricciuta, compare già nei primi cataloghi italiani
della fine del XIX sec. (Lion G. F., 1893). Si trattava di una razza del
tutto simile alla razza Padovana gran ciuffo se non per il carattere ricciuto
del piumaggio che gli conferiva un aspetto assai ornamentale. La razza scomparve
molto presto dall'Italia, continuando ad essere allevata all'estero ed in particolare
negli Stati Uniti, anche nella sua versione Bantam. Negli USA la razza Padovana
a penna riccia è nota con il nome di Polish Frizzle ed è presente
nelle stesse colorazioni della Polish (Ghigi A., 1968; Mazzon I., 1932, 1934).
A più riprese negli anni '80 e '90 dello scorso secolo la Padovana
a penna riccia è stata reimportata in Italia, ma attualmente non è
presente nello Standard Italiano neppure come varietà della Padovana. Rimane
comunque un animale assai curioso e forse meritevole di maggior considerazione,
se non altro per il suo aspetto ornamentale.
 Coppia
di Padovana a Penna Riccia f. A. Bacchella | PADOVANA
LIONATA Presentata alla 16° fiera
campionaria triveneta di Padova nel 1934, era una razza di polli a mantello lionato
(giallo a coda nera), con pelle e zampe gialli, cresta semplice e orecchione bianco.
La Padovana Lionata era ascrivibile al gruppo Megiarola e, nell'aspetto generale,
in ragione del suo mantello, ricorda molto la razza Bionda Piemontese (Arduin
M.,1991). PENTADATTILA Questa
razza, nota anche con l'appellativo di "cinque dita", sembra fosse diffusa
intorno alla metà dell'800 in gran parte del Veneto (Mazzon I., 1934).
A dire degli Autori, questo gruppo etnico era molto apprezzato ai tempi della
Roma antica e in particolare a Giulio Cesare che la chiamava "quinquedigitalis".
Si aprì tra gli studiosi dell'epoca un acceso confronto sull'eventuale
parentela di questa razza con quella inglese Dorking che rimane tuttora insoluta.
La razza "cinquedita", da come la descrive Mazzon, era una bella gallinella
dal mantello argentato, descrivendola alcuni simile alla Campine, altri più
simile alla Dorking. Molto vivace e rustica, era di taglia piuttosto minuta con
tarso sottile di tinta rosea, liscio, privo di penne, terminante in cinque dita.
Il quinto dito era nettamente staccato dal quarto e con la punta rivolta in alto.
Buona ovaiola, deponeva uova piccole , come produttrice di carne, assai fine e
delicata, era notevolmente apprezzata. Lo stesso Mazzon, nella sua monografia
sulle razze padovane, rilevava già nei primi trent'anni del 1900 che la
cinquedita era degenerata ed era difficile trovare esemplari di questa razza.
Si può ritenere che i soggetti osservati dal Mazzon non fossero in realtà
di razza pura, ma soggetti in cui la mutazione pentadattilo si fosse affermata
grazie alla sua dominanza genetica. Parlano di una razza comune pentadattila pure
i francesi e si può ritenere che questa mutazione fosse un tempo abbastanza
diffusa nel pollame locale (Périquet J. C., 1994). PEPOI
Si tratta di una razza di polli nani (Bantam) d'origine
veneta, molto diffusa specialmente nella zona nord orientale del Veneto e del
Friuli. E' l'unica razza nana rurale da reddito attualmente disponibile sul mercato.
I pulcini hanno una colorazione marrone chiaro con striature più scure
sul dorso e sul capo. La colorazione, che non è del tutto fissata, è
del tipo dorato (collo oro, fromentino). A quattro mesi maschi e femmine pesano
mediamente 600-700 g. i galli pesano all'incirca 1,3-1,5 kg, mentre le femmine
pesano all'incirca 1-1,1 kg. Vengono deposte annualmente 160-180 uova dal guscio
rosato e dal peso di 40-45 g. Le femmine hanno una spiccata attitudine alla cova
e all'allevamento naturale (Arduin M., 1991). La razza Pépoi,
pur richiamando nel nome la razza "Nana", non presenta similitudine
alcuna con essa; si tratta di un pollo nano privo, a mio avviso, di qualsiasi
valore genetico e non assimilabile ad alcuna razza locale. Sembra infatti derivare
dalla mescolanza di polli di svariata origine come anche ampiamente dimostrabile
dalla scarsa fissità delle caratteristiche somatiche. La colorazione
degli orecchioni, come del resto quella dei tarsi, e la forma della cresta sono
alquanto variabili e non fanno che avvalorare l'ipotesi di una sua origine incerta.
Il pollo Pépoi viene attualmente allevato a livello hobbistico o, per la
sua piccola mole, è consigliato per la commercializzazione del così
detto "pollo porzione". | |
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| | Pepoi  |
Gruppo di Pepoi | | | | |
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| | Pepoi pulcini di un giorno | | |
PADOVANA PESANTE
Si trattava di una razza che, a dire del Mazzon,
anche i profani potevano distinguere senza confonderlo con altri tipi. Era diffusa
nei mandamenti di Piove, Monselice, Este, Montagnana, nonché in quello
di Padova. La gallina adulta toccava e superava i 3 kg, 4 kg il gallo; a quattro
mesi raggiunge 1,5 kg. Molto apprezzati erano pure i capponi di questa razza che
rappresentavano il vanto delle massaie rurali del Veneto. La Padovana Pesante,
pur essendo un animale di tipo mediterraneo, deponeva in media 170 uova, piuttosto
grandi (70-80 g) (Mazzon I., 1932, 1934). Nell'aspetto aveva un portamento
maestoso con testa sormontata da una grande cresta semplice, dritta nel gallo,
piegata nella gallina, orecchione bianco, tarsi massicci gialli. I piumaggi più
diffusi erano quello bianco e quello camosciato. Il temperamento era mite e socievole
e non vagabondo come quello delle altre galline di tipo mediterraneo. Pare fosse
in uso tramandare questa razza da madre a figlia, facendo spesso parte della dote
(Trevisani G., 1934). Seppur propagandata in modo entusiastico dal Cavalier
I. Mazzon, la Padovana Pesante non trova riscontro in alcun altro autore e rimane
per lo più sconosciuta. Similitudini notevoli si possono ipotizzare con
altre razze maestose di tipo mediterraneo quali la Minorca e la Berbezieux.
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| | Gallo e galline
di Padovana Pesante 1932 | |
Padovana Pesante 1932 | |
PIZZOLANTE Ne
fa cenno Italo Mazzon in un suo articolo apparso sulla rivista "Padova",
affermando che questa razza trae la sua origine dall'omonimo allevatore pugliese.
Lo stesso Mazzon specifica che se ne ebbe solo notizia sommaria, non sufficiente
neppure a darne una descrizione approssimativa (Mazzon I., 1932). POLVERARA
Notizie relative alla razza Polverara secondo Attilio
Maggiolo risalgono al 1560; il primo scrittore che ne parlò fu Bernardino
Scardeone che, nella sua opera "De antiquate Urbis Patavii" notò
l'abbondanza di galline di straordinaria grandezza nei pressi della località
di Polverara, piccolo comune delle campagne padovane. Il Tassoni, nella sua "Secchia
rapita", descrive questo luogo come "il regno de' galli" e così
il Salomonio, l'Orsato ed il Dottori. Il Maggiolo precisò inoltre che la
Polverara, conosciuta anche con il termine schiata o sciata, era una delle più
belle e ricercate soprattutto per la carne squisitissima e per l'estrema fecondità
e rusticità. Infatti, il pollame di quella zona scorrazzava per i campi
e lungo i fossi alberati per procurarsi il cibo; di notte dormiva all'aperto,
anche d'inverno, ricordando che il freddo, che può ritardare la produzione
di uova, non è causa di malattia. Il Gloria notava che già nel 1862
i polli nerissimi di Polverara andavano imbastardendo e non superavano gli altri
"comuni" che di un terzo di grandezza, affermando che solo 3 o 4 famiglie
ne serbavano la razza (Fracanzani C. L., 1996; Périquet J. C., 1994,
1995; Houwink A., 1910). Parlò di questo generale decadimento della
razza pure il Mazzon nel 1888, biasimando la mania degli allevatori di incrociare
le proprie galline con razze straniere. Nei primi anni del '900 la razza Polverara
continuò a perdere terreno, e se anche qualcuno avesse pensato alla sua
ricostituzione, ben più gravi problemi bellici l'avrebbero distratto.
Monsignor Giacomello, forbito e diligente autore
di "Polverara, il suo Podestà, il comune, San Fidenzio e le sue chiese"
edito nel 1916, accenna come nel Maggio del 1913, con grande enfasi, il Senatore
Giacomo Miari de' Cumani, il Cavalier S. Zanon, sindaco di Polverara e il Cavalier
Remigio Paganini istituirono in Polverara una cooperativa con statuto proprio
allo scopo di ripristinare l'antica razza propria del paese. Questo primo tentativo
non ebbe però il seguito voluto e la scomparsa della Polverara fu generalizzata
ai comuni di Brugine, Sant'Angelo, Lendinara e Polverara, roccaforti della razza.
Fu solo in seguito, grazie all'impegno di tre illustri padovani, Cav. Uff. Luigi
Camillotti, Dott. Antonio Barettoni e in particolare l'Ing. Antonio Zanon, che,
con appena un gruppetto di un gallo e due galline racimolato nei loro pollai,
cominciarono il lavoro paziente e silenzioso della ricostituzione della razza.
La lunga e faticosa opera, condotta dall'Ing. Zanon, poté essere coronata
da un primo successo solo nel 1932. Ben sei gruppi di razza Polverara furono offerti
dal generoso allevatore al Podestà di quello stesso comune perché
fossero affidati ad altrettante famiglie oneste e capaci di migliorare e diffondere
i soggetti (Pochini L., 1894, 1905; Mazzon I., 1932, 1934). Un altro
bravo e forse più fortunato allevatore fu il Dott. G. Fortuny che riuscì
a presentare alcuni gruppi alla mostra Littoriale a Bologna nel 1933. L. Salmaso
espose soggetti alla Fiera di Verona e di Milano di colorazione nera e bianca,
ma già negli anni '40 la razza tornò nell'oblio. Sembra che il materiale
di partenza utilizzato nella ricostituzione della razza Polverara fosse appartenuto
ad esemplari di razza Padovana gran ciuffo, amorevolmente accuditi da Gian Antonio
Fracanzani di Este, laureando in Scienze agrarie e autore di una tesina dal titolo
"La gallina Padovana", sotto la supervisione del Prof. Ghigi. La
ricostituzione della razza in quell'occasione partì dall'incrocio di soggetti
: gallo "Italiana locale" x gallina Padovana gran ciuffo e sembra da
attribuire a questo felice connubio l'origine di questa pregiata razza. Non è
di questo avviso l'autore Ghigi che voleva la Padovana gran ciuffo originatasi
dalla Polverara ancestrale. 
Coppia di Polverara nera f. A. Trivellato
Le
attuali conoscenze ed esperienze di incrocio tendono a confutare questa ipotesi
e confermano la visione precedentemente esposta. Negli anni che andarono dal 1940
ai primi anni '80 tutto tacque sulla razza Polverara, data ormai irrimediabilmente
per estinta. Una copiosa documentazione storica venne raccolta da Antonio Bertin
che dedicò molti anni a catalogare materiale nell'intento di tracciare
la storia della razza. Fu però grazie ad alcuni allevatori volenterosi
proprio in quegli anni che si tornò a parlare della ricostituzione della
razza. Bruno Rossetto a Mortise raccolse i pochi esemplari dotati di caratteri
tipici, diffusi nella provincia ed iniziò la ricostituzione. Nel frattempo,
Antonio Fernando Trivellato contribuì con il suo prezioso lavoro di ricerca
ed allevamento a riportare la razza Polverara allo stato di razza pura. Si deve
infatti a lui la ricostituzione di gruppi superbi di Polverara bianca e nera e
sempre il Trivellato, consapevole dell'esigenza di riportare la razza Polverara
alla conoscenza delle istituzioni, intraprese un fitto dialogo con le autorità
comunali di Polverara che è sfociato il 28 Gennaio 2000 in un Convegno
dal titolo "La gallina di Polverara". Risultato di questo convegno è
stato l'inserimento della suddetta razza in un piano comunitario di aiuti, volti
a preservare le piccole realtà agrarie di un tempo. Attualmente la
razza Polverara, moltiplicata e distribuita nei territori della Saccisica (comuni
all'interno del mandamento di Piove di Sacco), viene tutelata da una particolare
commissione presieduta dall'esperto Prof. C. L. Fracanzani e tutto ciò
fa ben sperare per un recupero duraturo della razza. Esemplari di Polverara vengono
pure conservati e moltiplicati presso l'Istituto San Benedetto da Norcia di Padova
sotto la responsabilità del Prof. Gabriele Baldan. L'attuale Standard
Italiano delle Razze Avicole, che felicemente ha ritrovato la razza Polverara,
propone per essa le seguenti caratteristiche (A.A.V.V., 1996):
| CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE |
RAZZA POLVERARA | | Aspetto
generale | Pollo piuttosto elegante, dai tratti omeosomi |
| Cresta, bargigli e orecchioni | Cresta
a cornetti, piccola a forma di V; bargigli rudimentali piuttosto piccoli, rossi;
orecchioni di media grandezza, ovali, bianco candido | | Ciuffo,
barba e favoriti | Ciuffo relativamente piccolo, portato diritto
senza coprire gli occhi con assenza di ernia cerebrale; barba e favoriti accennati
e non troppo sviluppati | | Becco e tarsi | Becco
forte, leggermente ricurvo, bianco grigiastro nella varietà bianca, nero
bluastro in quella nera; tarsi verde salice, ma molto spesso verde ardesia |
| Peso | Gallo: 2,5-3 kgGallina: 1,8-2 kg |
| Pelle e carne | La pelle è biancastra;
la carne è di tinta scura "carni morate" | | Uova | Uovo
di colore biancastro, del peso minimo di 40 g, ma generalmente più pesante |
| Livree | Bianca e
nera; nel passato (1893) erano pure note la screziata (crayonnès), la tortora,
la fulva, la camoscio e l'argentata | La razza Polverara presenta
molte similitudini con razze quali la Brabante olandese e l'Appenzell con ciuffo.
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| | Polverara 
1944 | Polverara nera
f. A.Trivellato | Polverara foto
A.Trivellato | | | |
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| | Polverara Bianca
f. A. Trivellato | Gruppo di
Polverarara Bianche 1900 All.to Pochini Firenze |
Polverara Bianca  | |
www.lamasseriadipolverara.it
Sito di Antonio Fernando Trivellato, colui che ha dedicato molti anni a salvaguardare
e riselezionare la razza Polverara. www.gallinapolverara.it
La razza Polverara corredata di foto e ricca raccolta di documentazione
sulla sua origine.
ROBUSTA LIONATA
Razza sintetica a duplice attitudine selezionata
nel 1965 dalla Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo. La formazione
della razza si basa esclusivamente sull'incrocio tra Orpington Fulva e
White America e successivo meticciamento degli F1. La progenie fu stabilizzata
nei suoi caratteri morfologici dando la preferenza ai soggetti di colorazione
lionata (gialla a coda nera). Nell'insieme la Robusta Lionata è
un animale tipicamente a duplice attitudine presenta tarsi e pelle giallo
intenso cresta semplice di media dimensione orecchioni rossi. Risulta
meno massiccio dell'Orpington ma e molto più rustica e sobria nelle
esigenze alimentari (Arduin M., 1991). A 4 mesi di età le
pollastre e i galletti raggiungono il peso di 1.9-2 kg. I galli raggiungono
i 3.7-4.4 kg, mentre le galline pesano mediamente 2.8 3.3 kg. Annualmente
una femmina depone 160-170 uova con guscio roseo e dal peso di 55-60 g.
durante la selezione si e poi deciso di non eliminare l'istinto alla cova
che può risultare di una certa utilità in un allevamento
di tipo rurale (Arduin M., 1992). Pertanto la razza ha spiccata
attitudine materna e viene agevolmente utilizzata come balia di razze
meno propense alla cova. Il pulcino R. L. è molto tipico fin dalla
nascita presenta una colorazione giallo- fulva intensa fittamente punteggiata
di macchioline più scure sulla testa , questa similitudine cromatica
col cucciolo del leone deve averne ispirato il nome .Attualmente la razza
gode una certa diffusione in alcuni ambiti locali è comunque da
considerarsi poco allevata e potrebbe essere utilmente impiegata nella
produzione di pollame biologico su terreni marginali.
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| | Robusta Lionata
f.
M.Arduin | | pulcini
di Robusta Lionata | | | |
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| | Robusta Lionata
f.
M.Arduin | | Gruppo
di Robusta Lionata | | | |
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| | Coppia di Robusta
Lionata | | ROBUSTA
MACULATA Razza imparentata
con la Robusta Lionata Fu selezionata anch'essa intorno al 1965 e può ascriversi
a pieno titolo fra le razze sintetiche. Le razze utilizzate nell'incrocio furono
le stesse utilizzate per la Robusta Lionata ossia la Orpington fulva e la White
America (Arduin M., 1991). Pur condividendo le fonti di tali notizie sembra
da prove di incrocio effettuate assai improbabile la comparsa di animali del tipo
R M partendo dal sovramenzionato incrocio e non si esclude l'intervento successivo
di altre razze nella sua formazione. I pulcini hanno colore marrone scuro striato
di nocciola ventre chiaro e una macchia irregolare sul capo. Gli adulti sono caratterizzati
da piumaggio bianco argenteo presentante un orlatura nera irregolare e di estensione
variabile, dovuta alla scarsa selezione volta a stabilizzare questo carattere,
le piume della mantellina sono bianche a fiamme nere le timoniere per lo più
nere a riflessi cangianti verdi. La cresta è semplice di medio sviluppo
e perfettamente dritta a volte piegata nella femmina in deposizione, orecchioni
rossi pelle e tarsi gialli. A 4 mesi di vita i galletti e le pollastre raggiungono
il peso di 1.9-2.0 kg. il peso dei galli si aggira intorno ai 3.8-4.2 kg, mentre
le galline arrivano a pesare2.8-3.3 kg la deposizione media è di circa
140-160 uova del peso medio di55-60 g e dal guscio roseo (Arduin M., 1992).
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| | Robusta Maculata
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Robusta Maculata  | |
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| | pulcino di Robusta
Maculata | | | |
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| | Robusta Maculata
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Robusta Maculata
(pollastra) | |
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