| FIDENTINA
PERNICIATA Si trattava di una razza
primitiva comparabile alle altre mediterranee per forma e dimensione. Era un pollo
a cresta semplice, orecchioni bianchi e tarsi giallastri, caratterizzato da una
livrea perniciata. Se ne trova menzione su vari testi che sottolineano quale peculiare
caratteristica la capacità di deporre uova assai pesanti (70 g e più).
Dalla visione di materiale fotografico dell'epoca, la Fidentina non si discosta
per alcun aspetto morfologico dalla Livornese (Bonadonna T., 1951; Cornoldi
G., 1948). La razza Fidentina non lascia traccia di sé, soppiantata
dalle più moderne razze a duplice attitudine.
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| | Gruppo di Fidentina Perniciata 1950 | | | |
FOGGIANA CUCULA
Si ha menzione di questa razza dai dati rilevati
durante i concorsi nazionali di deposizione che si tenevano periodicamente durante
il secolo scorso. Era infatti abitudine, da parte dei vari pollai provinciali
(istituzioni create per favorire l'allevamento avicolo ), presentare gruppi di
ovaiole delle più pregiate razze locali allo scopo di promuoverne la diffusione
grazie ai dati scaturiti dalle prove di deposizione. La Foggiana era una razza
rustica di tipo mediterraneo che non presentava caratteri peculiari tali da distinguerla
nettamente dalle altre sottorazze locali. Presentava livrea cucula (sparviero),
tarsi gialli, orecchioni bianchi e una pronunciata cresta semplice. Sembra, a
giudicare degli scritti di vari Autori (Ghigi A., 1968), che nell'ambito
delle regioni meridionali la Puglia fosse quella a maggior vocazione avicola,
tanto che, da parte della Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo, spesso
furono spediti galletti selezionati (per lo più Livorno nera) allo scopo
di migliorare la popolazione avicola locale. FOGGESE
NERA Clementi F. (1950) FRIULANA
Si trattava di un animale assai simile all'odierna
Livornese, ossia un pollo di tipo mediterraneo di media taglia, presumibilmente
a tarsi gialli ed orecchioni bianchi, allevato principalmente per la produzione
di uova (Cortese M.,1978). La Friulana, da testimonianze orali, poteva
presentarsi in varie colorazioni, di cui la più diffusa era quella "dorata".
I riferimenti bibliografici citano questa razza primitiva riferendo i risultati
ottenuti durante i vari concorsi di deposizione che venivano indetti allo scopo
di evidenziare le razze più produttive. La Friulana attualmente è
da ritenersi completamente scomparsa. GALLINA CON
GRANATELLO Non si tratta
di una vera e propria razza bensì di una curiosa mutazione osservata dall'esperto
avicolo Mazzon (Mazzon I., 1934). L'autore stesso accenna ad un curioso
gruppo di pollastre che intorno ai primi del '900 alcune massaie venete gli mostrarono,
affermando di averle ricevute da parenti che stavano "sui monti". Gli
animali in esame possedevano un insolito pennello di setole sul petto, qualcosa
di simile a quello che si osserva nei maschi di tacchino. E' fuori dubbio che
questo esiguo gruppo di animali non potesse rappresentare né una razza,
né tanto meno una popolazione a larga diffusione, visto che menzione di
animali di questo tipo non viene rilevata in alcuna fonte bibliografica. E' però
interessante citarla quale mutazione sconosciuta del genere Gallus, mai osservata
a livello internazionale. GIGANTE NERA
D'ITALIA Si
trattava di una razza a duplice attitudine selezionata dal Pollaio Provinciale
di Genova intorno al 1929 dall'esperto avicolo Frau Sanna, autore di molti scritti
riguardanti l'avicoltura. Scopo della selezione era quello di ottenere animali
di eccezionale sviluppo (massimo peso raggiunto da un gallo di due anni 6,5 kg).
Dalla visione del materiale fotografico presente sulla rivista "Bassa Corte"
si osservano animali di tipo eterosomo, dotati di cresta semplice, orecchioni
rossi e tarsi nudi biancastri. La livrea era uniformemente nera a riflessi verdi.
Si può presumere che le razze utilizzate nella formazione della Gigante
Nera d'Italia fossero molto simili a questa e quindi, a giudicare anche dai listini
presenti all'epoca, si può ragionevolmente pensare che presero parte alla
formazione la Orpington nera, la Langshan Croad e la Australorp, assai apprezzate
all'epoca sul nostro territorio nazionale.
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| | gruppo di Gigante nera d'Italia 1927 | | | |
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| | gruppo di Gigante
nera d'Italia 1927 | | | |
GIGANTE PADOVANA
La razza comparve per la prima volta alla Mostra
Avicola di Padova del 1880 e la sua selezione si deve al Dott. Luigi Mazzon medico
di Villafranca e alla moglie Emilia Busetto, genitori del Cav. Italo Mazzon, esperto
avicolo di grande fama e molto conosciuto nel secolo passato (Pascal T., 1905,1915).
Il Dott. Mazzon, con l'aiuto della moglie cominciò nel 1850 l'opera di
incrocio fra tre razze parentali, allo scopo di ottenere animali di eccezionale
sviluppo. Le razze su cui si concentrò l'interesse del Mazzon furono la
razza Padovana Comune (gallina assai simile all'odierna Livorno), la Polverara
e la Cocincina. Mediante incrocio fra queste razze il Mazzon ottenne individui
variabili nella forma, in quanto alcuni si avvicinavano di più al tipo
asiatico eterosomo mentre altri si avvicinavano maggiormente al tipo mediterraneo
omeosomo. Così la descrive il Mazzon: "il gallo ha becco nero, liscio
e piuttosto robusto; la cresta è semplice, regolarmente dentellata con
bargigli molto lunghi. Gli orecchioni bianchi striati di rosso, gli occhi fieri
e vivaci palesano un carattere battagliero. I tarsi sono calzati e spesso anche
totalmente nudi, di colore nero, ma più ordinariamente si preferiscono
rosei. La gallina ha cresta semplice abbastanza sviluppata, ma a volte è
provvista di un piccolo ciuffo e di una cresta semplice più piccola, se
deriva dalla Polverara." La Gigante Padovana poteva presentare diverse livree
di cui la più tipica era quella nera nella quale nel gallo spuntavano delle
penne rosse al collo, al groppone e al dorso. Inoltre colori molto ricercati erano
il bianco e il brizzolato (nero macchiettato di bianco irregolarmente)alcuni cataloghi
risalenti al 1893 parlano pure di una varietà perniciata e di una con piccolo
ciuffo e 5 dita. La Gigante Padovana non possedeva istinto alla cova e deponeva
uova piuttosto grosse. Il peso del gallo era di 4-4,5 kg, 3-3,5 kg nella gallina,
ma non erano rari animali più pesanti. Questa razza subì alterne
vicende, inizialmente suscitando forte entusiasmo per le sue grandi dimensioni;
venne poi abbandonata per le difficoltà insorte nell'allevamento e come
riscontrato nella bibliografia già nel primo trentennio del 1900 era difficilissimo
trovare esemplari di questa razza. (Trevisani G., 1907, 1912, 1919, Mazzon
I., 1932; Houwink A., 1910). | |
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| | Gigante Padovana 
1932 varietà nera | | coppia
Gigante Padovana 1910 varietà nera | |
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| | gruppo
di Gigante Padovana 1932 varietà Brizzolata | |
GROSSA DI BOLOGNA
Razza sintetica creata dalla collaborazione della
Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo e del Centro Sperimentale Avicolo
di Bologna (Ghigi A., 1968). Si procedette all'incrocio fra la razza
Livorno con la Combattente indiana (Cornish) allo scopo di ottenere soggetti con
alta deposizione dotati delle pregevoli caratteristiche costituzionali del Cornish.
Risultarono soggetti effettivamente caratterizzati da carcasse di ottima qualità
con indici di accrescimento assai favorevoli ma, nelle generazioni successive
la produzione di uova andò scemando. Erano note tre varietà
Bianca, Cucula e Nera che però andarono completamente distrutte durante
la seconda guerra mondiale (Bonadonna T.,1950-51). Si suppone che l'aspetto
di questo volatile dovesse essere quello di un Livorno di grossa taglia con tarsi
più bassi e massicci giallo zafferano dotato di un petto ampio e carnoso
ereditato dal Cornish; orecchioni bianco crema variegati di rosso cresta semplice
di media dimensione. Vedi anche Frodi e Novità.  Grossa
di Bologna
foto del 1952
GROTA Si
suppone dalle scarse notizie rilevate si trattasse di una popolazione avicola
di tipo primitivo; unico carattere distintivo valido a distinguerla dal pollame
ordinario era la cosi detta "crisi di penna" ossia una prima muta del
piumaggio che lasciava i soggetti spiumati per qualche tempo. In seguito alla
muta si presentava poi un periodo di sviluppo molto favorevole tanto da ingenerare
le simpatie dei contadini dell'epoca. Questa razza era diffusa nella provincia
di Padova e aveva similitudini con la Crottone Piacentina e Trevisana che presentavano
anch'esse la caratteristica muta. Sembra ragionevole supporre che questa caratteristica
genetica di impennamento tardivo fosse molto simile a quella presentata dalla
razza Valdarnese Bianca è però da rilevare che questa caratteristica
è da sempre presente nelle razze asiatiche eterosome pertanto un ipotesi
plausibile potrebbe identificare la così detta razza Grota come il principio
di una pratica di incrocio volta alla produzione di animali più precoci
e pesanti, rispetto a quelli di razza pura (Mazzon I., 1934). LAMOTTA
Si tratta di una vecchia razza che, seppur di origine
italiana non trova riscontro in alcun testo italiano. Ne parla invece diffusamente
la bibliografia estera dell'inizio del secolo (Houwink A., 1910). L'autore
parla di due colorazioni una bianca e una nera, affermando che alcuni la ritengono
derivata dalla Livorno Macchiettata (Mottled Leghorn). Sembra che a creare questa
razza fosse stato un commerciante di pollame che, per suo interesse personale
modificò la Mottled Leghorn e con un piccolo cambio di parole la battezzò
Lamotta. Questa razza era in tutte le parti simile alla razza Leghorn, ma i tarsi
anziché gialli erano grigi o bianchi. Se ne ebbe menzione su alcune riviste
tedesche e olandesi di inizio secolo, ma ben presto scomparve dalla scena avicola.
La bibliografia non dà menzione delle località di diffusione della
razza e non accenna a caratteristiche peculiari inerenti gli aspetti produttivi. 
Coppia di razza Lamotta, immagine del 1910
LA
NANA Conosciuta nella provincia di
Padova anche come "gallinetta pepola", se ne potevano trovare dei buoni
soggetti in molte aziende agricole (Mazzon I., 1934). L'origine di questa
razza dalle gambe corte è sconosciuta, ma la presenza di razze a tarsi
corti è ben documentata in molti stati europei ed orientali (Kruper, Courtes
Pattes, Scots Dumpy, Nagasaki ). La taglia della razza, da quanto rilevato dal
Mazzon, era maggiore della comune "Megiaròla". Era una gallina
dal temperamento docile, molto apprezzata come chioccia, in quanto, in ragione
dei tarsi molto corti, si allontanava poco dalla casa colonica affaticando meno
i giovani pulcini. L'aspetto era quello del tipico pollo italiano, con cresta
semplice, bargigli di media lunghezza, orecchione bianco e livrea per lo più
nera a riflessi metallici blu e verdi. Il portamento del corpo era alquanto allungato,
tanto che alcuni, descrivendola, parlano di aspetto da palmipede. Il tarso era
nudo di colore ardesia, ma col tempo l'abitudine di non mantenere il gallo di
questa razza finì per inquinare geneticamente la progenie che perciò
poteva presentare tarsi calzati e aspetto meno tipico. La gallina Nana sembra
fosse assai propensa alla deposizione, tanto che, un motto tramandato dalle contadine
venete, ed ancora oggi in uso, diceva: "la galineta pepola la fa tre ovi
al dì; se non la fosse pepola la gh'in faria de pi". L'allevamento
della razza Nana presentava alcune difficoltà: soprattutto i pulcini, in
ragione delle loro zampe piuttosto corte, toccavano quasi a terra con l'addome
ed erano soggetti, nei climi umidi del Veneto, ad ammalarsi facilmente. Questa
razza non lascia attualmente traccia nella popolazione avicola italiana e, del
resto, tutte le razze europee a tarso corto sono andate incontro ad un grande
regresso numerico. Attualmente è in uso la denominazione "pepoi"
per descrivere alcuni polli nani a piumaggio dorato allevati nel Veneto, ma nulla
si ha in comune con la razza Nana che, mantenendo la taglia di una comune gallina,
presentava esclusivamente la riduzione della lunghezza del tarso.
LECCESE
Secondo il Jovino, la razza sarebbe derivata
dalla schiusa di uova raccolte nel 1931 nelle campagne circostanti l'Istituto
Tecnico Agrario di Lecce. La razza fu quindi purificata e selezionata
presso il pollaio provinciale annesso a questo istituto.
Caratteristiche produttive della Leccese degne di nota erano la discreta
precocità di sviluppo sino ai 5-6 mesi e la bontà delle
carni. Le uova invece erano piuttosto piccole nonostante ogni tentativo
di migliorarne il peso con la selezione (Bonadonna T., 1951; Pozzi
G., 1961).
La razza Leccese era distinta in due sottorazze: una detta Moresca, di
colorazione perniciata molto scura; l'altra detta Isabella dalle tinte
più tenui, fromentine nella femmina e per lo più dorate
nel maschio. La Leccese era una gallina di tipo mediterraneo con zampe
gialle, orecchioni bianchi, cresta semplice assai sviluppata, ricadente
su un lato della testa nella gallina in deposizione. La coda era piuttosto
rialzata con falciformi poco sviluppate e, nell'insieme, l'aspetto era
slanciato (Trevisani G., 1936).
Attualmente la Leccese è completamente scomparsa dal suo areale
di distribuzione; inoltre la colorazione fromentina è abbastanza
insolita da rilevare nei polli mediterranei.
Articolo tratto da "Bassa
Corte" - maggio 1934 - La razza Leccese a cura del Dr Raffaello Garzia
LIVORNESE
Allo scopo di meglio chiarire le complesse vicissitudini
all'origine di questa particolare razza che presenta ceppi diversamente indicati
in tutto il mondo, sembra importante partire dalla popolazione primitiva presente
in tutta Italia denominata appunto "Italiana" e universalmente nota
come "Poulette d'Italie". Questi animali a cresta semplice, orecchioni
bianchi, pelle e zampe gialle, dotati di una grande prolificità e rapidità
di accrescimento, furono inizialmente assai apprezzati in Francia e in Belgio.
Scrisse di questi il Beyer: "Ovunque volgiamo lo sguardo la incontriamo.
Nelle mostre avicole grandi, medie e piccole, i polli Italiani sono sempre presenti.
Questo pollo domina per la sua eccellente produttività, per la rapidità
di accrescimento, per la sua adattabilità alle più diverse condizioni
ambientali". In origine come ricorda il Blanchon, erano note sei varietà:
perniciata, argentata, cucula, fulva, nera e bianca. Nonostante la variabilità
suddetta il pollo Italiano era abbastanza uniforme nelle caratteristiche morfologiche
e faceva parte a pieno titolo delle cosiddette razze mediterranee ossia di quelle
che popolavano la Spagna, il Sud della Francia e l'Italia (Giavarini I.,1983,
1986; Pozzi G., 1961; Ghigi A., 1930, 1968). Nella
prima metà del 1800 il pollo Italiano salpò dal porto di Livorno
per raggiungere gli Stati Uniti; in quell'epoca infatti l'America aveva scelto
il porto di Livorno come base per il suo commercio con il nostro Paese. Come era
allora consuetudine, le navi mercantili solevano imbarcare nei porti pollame per
rifornire di uova e carne fresca il personale viaggiante. Giunti a destinazione,
i polli rimasti in vita venivano o venduti o ceduti ai marinai che li portavano
alle loro case. È indubbiamente questo uno dei tanti mezzi che consentì
l'introduzione dei polli domestici dal Vecchio al Nuovo Continente. Secondo John
Oldbird, citato da Brown, la prima importazione di polli Italiani negli Stati
Uniti risalirebbe al 1828-1829, seguita due anni dopo da una seconda importazione.
Tali animali, tutti a piumaggio bianco, vennero inizialmente denominati "Spagnola
bianca" o "Italiana bianca". Intorno al 1835, N.F. Ward di New
York ricevette dall'Italia un gruppo di polli dal piumaggio dorato che apprezzò
moltissimo per la loro elevata produzione di uova e limitatissima tendenza a covare.
Ward, entusiasta, regalò alcune uova a J.C. Thompson, appassionato allevatore
che importò dall'Italia ulteriori animali dalla livrea dorata. Nell'autunno
del 1871 Reed Watson di East Windsor Hill nel Connecticut importò l'Italiana
a livrea nera che, però, per quanto ottima ovaiola, non incontrò,
per il suo carattere piuttosto selvatico, l'entusiasmo degli allevatori d'oltreoceano
(A.A.V.V., 1989, 1999). Nel 1868 la Leghorn bianca (appellativo con
cui agli americani piacque denominare il pollo Italiano partito da Livorno) lasciò
l'America per l'Inghilterra e nel 1870 Lewis Wright importò in Inghilterra
il primo ceppo di Leghorn dorate, che nel 1875 vinse la coppa all'Esposizione
di Londra tenutasi nel Crystal Palace. Nel 1876 si costituiva in Inghilterra il
"Leghorn Club", primo gruppo avicolo speciale. Nell'anno successivo
la Leghorn bianca partecipò al Concorso Generale svoltosi a Parigi. Nel
1871 veniva importata in Inghilterra il primo gruppo di Leghorn nera. Tra il 1871
e il 1872 gruppi di Leghorn bianche e dorate furono esposte da Sir Warten in Svizzera
e successivamente in Germania (Périquet J. C., 1995; Voitellier C.,
1915). Per migliorare la razza si ricorse
inoltre a una serie di incroci con razze intermedie quali la Wyandotte in America,
la Minorca bianca e il Combattente malese in Inghilterra. Soprattutto in Canada
si assistette ad un'intensa opera di incrocio con la razza Wyandotte bianca allo
scopo di ridurre le dimensioni della cresta esposta al rischio di congelamento
a quelle latitudini. Dagli incroci con le razze sopra menzionate ebbe origine
altresì la Leghorn cresta a rosa, riconosciuta in America nel 1886. Nel
1912 il Prof. James Dryden dell'Oregon State University selezionò soggetti
dalla deposizione eccezionale (300 e più uova l'anno). Frattanto alla Experimental
Farm di Ottawa si ottennero importanti risultati nella selezione. Già intorno
al 1950 si potevano contare alcuni ceppi ben definiti e precisamente la Leghorn
americana, la Leghorn canadese, la Leghorn inglese tipo esportazione e la Leghorn
inglese tipo utilitaria. Nel volgere degli anni per questa razza sono poi nati
specifici standard nazionali; si parla quindi di Leghorn olandese, Livornese tedesca
(Italiana), Leghorn inglese, Leghorn americana, e solo recentemente gli allevatori
italiani hanno come riferimento per la loro selezione lo Standard Italiano della
Livorno tipologia autoctona. Si deve infatti considerare che la generale trascuratezza
in cui venivano tenute le razze italiane obbligava gli allevatori italiani ad
approvvigionarsi di riproduttori presso la vicina Germania, potendo così
ottenere solo animali di razza "Italiana selezione tedesca", corpulento
animale dai tratti simili alla Livorno, ma più tranquilla e linfatica rispetto
ad essa (Ghigi A., 1968; Marley A., 1956). La
Livorno (autoctona) è una razza più snella e più alta sui
tarsi rispetto all'Italiana (selezione tedesca), con il collo portato eretto e
leggermente arcuato che gli conferisce un'aria vivace e sempre all'erta; la coda
è portata con un angolo di 40-45° nel gallo, 30-35° nella gallina.
Il tronco è cilindrico, mediamente lungo, leggermente inclinato verso la
groppa; tarsi di ossatura fine e di un bel giallo intenso, ventre ben sviluppato
specialmente nella gallina. La cresta è semplice, a cinque denti, di media
grandezza, portata eretta nel gallo, piegata dopo il secondo dente nella gallina;
il lobo segue la linea della nuca senza appoggiarvisi. Bargigli ovali di lunghezza
media, orecchione bianco, disteso e liscio, senza alcuna traccia di rosso. Il
peso del gallo va dai 2-2,5 kg, quello della gallina da 1,7 kg a 2 kg. La capacità
di deposizione della Livornese è eccellente; si possono ottenere medie
annuali intorno alle 280 uova, con punte massime di 300-320 uova. Il peso minimo
delle uova è di 55 g, ma esistono ceppi produttori di uova assai voluminose,
dal guscio invariabilmente bianco candido. La razza Livorno (autoctona) conta
attualmente parecchie varietà che si distinguono esclusivamente per il
colore del piumaggio. Per la maggior parte vengono allevate a scopo sportivo e
sono rari i casi in cui vengono sfruttate le capacità produttive della
razza. La preferenza dei consumatori per uova a guscio pigmentato sembra essere
il maggior ostacolo per una ripresa consistente dell'allevamento in Italia e solo
il rinnovato interesse riguardo i prodotti tipici in un'ottica di recupero delle
produzioni nazionali sembra poter essere il fattore scatenante (A.A.V.V., 1996).
Essendo il numero di varietà notevole, si rimanda allo Standard delle Razze
Avicole Italiane per qualsiasi ulteriore approfondimento.
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| | Livornese bianco
1927
| Livornesi bianche f. M.Arduin | |
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| | Livornesi dorate
f. M.Arduin | gruppo di Livornesi
fulve f. M.Arduin | | | |
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| | gruppo
di Livornesi barrate f. M.Arduin | |
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| | gruppo di Livornesi
nere f. M.Morosini | gruppo
di Livornesi nere f. M.Morosini | |
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| | coppia
di Livornesi argentate f. M.Arduin | |
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| | gruppo di Leghorn
dorate (di selezione inglese) | Leghorn
dorato
(selezione U.S.A.) | | MAESTA'
57 Si tratta di una razza che può
essere inserita a pieno titolo nel gruppo delle razze sintetiche. E' stata creata
nell'allevamento "Maestà" di Pavia per opera del proprietario
dr. M. Meriggi e del genetista dr. R. Scossiroli professore dell'Università
di Pavia. Deriva dall'incrocio e successivo meticciamento di tre razze: Leghorn
white, New Hampshire Red e Rhode Island Red. L'inizio della formazione della
nuova razza risale al 1948. In primo luogo si volle ottenere una immunità
ereditaria nei confronti della Pullorosi nonché una sufficiente resistenza
ereditaria alla Malattia Cronica Respiratoria ed alla Leucosi. Secondo scopo fu
l'aumento della produttività, per raggiungere una media di produzione pro
capite superiore alle 180 uova all'anno. Terzo scopo da raggiungere fu quello
di elevare la fecondità ed il tasso di schiusa ad un valore medio o superiore
all'85%. Il procedimento seguito nella formazione della Maestà fu il
seguente: Nel 1953 si iniziò con un primo incrocio fra ? New Hampshire,
notoriamente assai precoci e produttive, con ? Rhode Island Red allo scopo di
associare le caratteristiche di rusticità di queste due razze. Nel seguente
anno 1954 le ? meticce furono reincrociate con ? New Hampshire per recuperare
maggiormente il tipo (selezione per caratteristiche di conformazione, di produttività
e di rapidità di impennamento).Durante il terzo anno 1955 le ? meticce
furono infine incrociate con ? Leghorn White, per introdurre nel tipo New Hampshire
il carattere Bianco Dominante e le caratteristiche di produttività e di
rapidità di sviluppo e impennamento della Leghorn. Nel 1956 si procedette
all'incrocio fra F1 con schema di riproduzione per famiglia e pedigree, allo scopo
di recuperare gli omozigoti per colore bianco, attuando una selezione severa per
forma, rusticità, produttività e rapidità di impiumamento
e sviluppo. Fu quindi nel 1957 che la razza poté dirsi sommariamente fissata
nei suoi caratteri.(Pozzi G.,1961). La Maestà 57 è
una razza che può definirsi semipesante, con pelle e tarsi gialli, livrea
bianca "dominante" al 100% negli incroci, con la New Hampshire e la
Rhode Island Red. Presenta una cresta semplice alquanto espansa nel gallo, più
piccola e a volte ricadente da un lato nella gallina. Gli orecchioni sono per
lo più rossi con tracce di bianco ereditate dal Leghorn. La produttività
media era di 230 uova all'anno con una produzione invernale di circa 52. La
deposizione inizia intorno ai 183 giorni dalla nascita. Il peso medio delle uova
era di gr. 59 (primo uovo 56), con una fecondità media del 96% e con il
92% di schiusa. La mortalità dei pulcini, sino a 45 giorni, si manteneva
dello 0,20%, quella delle ovaiole dai 6 ai18 mesi d'età, dello 0,40% (Pozzi
G.,1961). Furono rilevate le seguenti caratteristiche di peso determinate
su un minimo di 200 soggetti per sesso, nati nella prima settimana di aprile.
| Femmine | a 36
giorni | 437,7 g | | Femmine |
a 5 mesi | 1980,2 g |
| Maschi | a 36 giorni |
525,4 g | | Maschi |
a 85 giorni | 1732,4 g |
| Maschi | a 6 mesi
| 3295,4 g | Attualmente
questa razza sintetica è da ritenersi scomparsa poiché superata
negli anni da Razze ibride più precoci e produttive. Se ne dà menzione
visto che può ritenersi cronologicamente una delle ultime razze di creazione
italiana. MAGGI Questa
razza prende il nome dall'illustre Cavalier Ubaldo Maggi, figura universalmente
nota nella passata storia avicola italiana. Egli si fece notare per il grande
impegno volto a migliorare e nobilitare l'avicoltura italiana in un momento storico
in cui questo tipo di allevamento muoveva i primi passi per trasformarsi da empirico
a scientifico (Pascal T.,1905, 1925). Il Maggi fu un vero e proprio
pioniere nella formazione di razze sintetiche; infatti, intorno al 1848 iniziò
l'opera di incrocio della gallina Valdarno con un gallo di origine francese, somigliante
all'odierna razza La Flèche. L'opera di incrocio proseguì sugli
F1 che furono in seguito incrociati rispettivamente con la razza Brahma scura,
Crèvecoeur, Cocincina nera e si suppone forse anche con la Dorking. Nella
progenie si dimostrò dominante la conformazione del pollo asiatico Brahma
e ne risultò un animale di sviluppo piuttosto lento, ma di gran lunga molto
più precoce delle grandi razze asiatiche. Le dimensioni raggiunte dalla
Maggi erano davvero colossali, tanto da superare a volte la taglia dei più
grossi Brahma. Il gallo aveva una cresta semplice, sebbene testi olandesi parlino
a volte di cresta a pisello riferendosi a questa razza. I bargigli erano abbastanza
lunghi, gli orecchioni piccoli e bianchi (per alcuni autori rossi); le zampe rosee
nei campioni più pregiati, ma si riscontravano spesso di colore nero piombo.
Ordinariamente si osservavano tarsi regolarmente calzati, ma gli stessi testi
olandesi illustrano tarsi nudi (Houwink A., 1910). La gallina presentava una cresta
molto piccola, a volte accompagnata da un piccolo ciuffetto nella zona occipitale,
carattere questo ereditato dall'incrocio con la razza ciuffata Crèvecoeur.
Il piumaggio del gallo era nero a riflessi verdi e violacei, mentre la testa,
il collo e il dorso si presentavano "brizzolati", ovvero irregolarmente
macchiettati di una tinta giallastra. La gallina si presentava spesso di livrea
nera uniforme, ma poteva presentare anche una colorazione bruna listata di bruno
molto scuro, che era preferita dagli allevatori. La razza Maggi era ottima produttrice
e assai propensa alla cova. Il peso normale era tra 4 kg e 4,5 kg per il maschio,
3,5-4 kg per la femmina (Pascal T., 1915). Non deve stupire la scarsa uniformità
di questi soggetti, visto il numero ingente di razze utilizzate nell'incrocio
e le limitate conoscenze sulla genetica e la trasmissione dei caratteri. Questa
razza rappresentava una vera e propria innovazione nel panorama avicolo italiano,
abituato al pollo mediterraneo di piccola mole e godette di una certa notorietà
anche in ambito internazionale. Con la scomparsa degli allevatori più esperti
e affezionati, la razza finì per essere abbandonata e scomparì completamente.
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Razza Maggi 
1929 | Razza Maggi 
1929 | Coppia della Razza Maggi 1910 |
MARSALESE Nota
pure come razza Nera Marsalese. A Trapani segnalata una sua varietà dorata.
Clementi F. (1950) MEDITERRANEA
Razza calabrese di tipo omeosomo nota nella varietà
a piumaggio giallo e rosso. Clementi F. (1950) MEGIAROLA
Si trattava della popolazione primitiva di tipo mediterraneo
diffusa in gran parte della provincia di Padova e del resto del Veneto. Doveva
il suo nome alle sue piccole dimensioni con riferimento al termine dialettale
"mégio", seme minuto come quello del miglio, non potendo permettere
un largo sfruttamento per la produzione della carne: raggiungeva infatti appena
il mezzo chilo a quattro mesi, ed una volta adulta non superava 1,5 kg; era invece
buona deponitrice di uova piuttosto piccole (50-57 g). La razza Megiarola ricordava
in ogni suo particolare il pollo tipico mediterraneo, dotato di cresta semplice,
orecchioni bianchi, tarsi giallastri e livree variabili, tra cui prevalevano la
nera, la bianca e la dorata (Trevisani G., 1936; Bonadonna T., 1951; Ghigi
A., 1968). Successivamente la popolazione locale cominciò un'opera
di sostituzione utilizzando galli miglioratori di razze pregiate quali la Livornese,
andando a costituire la così detta Megiarola Migliorata (Mazzon I.,
1934). MEGIAROLA MIGLIORATA
Lavorando sulla popolazione locale di tipo Megiarola,
il Pollaio Provinciale di Padova con opportuni insanguamenti, fin dal 1927, ottenne
animali a maggior sviluppo (si parla di un aumento del 50% in peso rispetto ai
soggetti Megiarola). La deposizione delle uova fu notevolmente incrementata (medie
di 150-160 uova annue) ed inoltre il loro peso, superiore a quello della Megiarola,
era compreso tra 62 g e 69 g. A giudicare dai documenti dell'Osservatorio di Padova,
sembra che responsabile di tutto ciò fosse l'opportuna scelta del direttore
Giuseppe Squadroni che, persuaso dagli scarsi risultati ottenuti dal Pollaio Provinciale,
iniziò l'insanguamento della popolazione locale con galli Livornesi dorati
acquistati in Val d'Adige e Val di Non, dove la razza era conosciuta ed allevata
con successo (Fracanzani C.L., 1996; Mazzon I., 1932; Squadroni G., 1932).
La razza Megiarola Migliorata venne poi conosciuta più genericamente come
Medio Pesante, Padovana Comune, Padovana Collo di Pernice, ma si trattava comunque
della medesima razza. Le livree più diffuse erano quella bianca, la camoscio,
la dorata, la lionata (gialla a coda nera) e la sparviero; i pesi erano solitamente
2,7 kg per il gallo e 2,0 kg per la gallina. Per le restanti caratteristiche la
Megiarola Migliorata ricordava i comuni polli mediterranei: cresta semplice, orecchioni
bianchi, tarsi e pelle gialla. La Megiarola Migliorata, pur vantando ottime qualità,
venne successivamente abbandonata ed attualmente è raro incontrare qualche
soggetto di tipo mediterraneo nelle corti venete.
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| | Megiarola
Migliorata dorata nel 1946 | Megiarola
Migliorata bianca nel 1937 | | |
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| | Gruppo
di Megiarola Migliorata nera 1937 | | |
MERICANEL DELLA
BRIANZA Si tratta di
una razza nana diffusa nella zona collinare a nord di Milano. Sembra sia comparsa
intorno all'inizio del secolo scorso, partendo da polli rurali nani allevati allo
stato brado ed utilizzati per la loro spiccata propensione alla cova nell'allevamento
di selvaggina da penna. Il recente interesse di un gruppo di allevatori locali
ha voluto poi imprimere maggior tipicità ai soggetti volendoli così
nettamente identificare per alcune caratteristiche peculiari. Si deve infatti
tener conto che l'Italia, pur vantando un certo numero di appassionati avicoltori,
non presenta attualmente neppure una razza Bantam propria. Il Mericanel della
Brianza è caratterizzato da tronco cilindrico, cresta semplice diritta
e rossa con lobo posteriore che si stacca nettamente dalla nuca, nella gallina
può essere piegata su un lato senza coprire l'occhio, ma spesso è
dritta. Zampe gialle, orecchioni a mandorla rossi. Questa razza si rapporta alla
francese Pictave, al piccolo Combattente Inglese e alla Nana Tedesca, differenziandosene
nettamente per i suoi tarsi nudi gialli (carattere somatico tipico dei polli italiani).
Il peso del gallo va dai 700 agli 800 g, quello della gallina tra i 600 e i 700g.
Le livree del M.B. sono varie e sembra che le più diffuse siano quelle
dorata e gialla a coda nera. Il M.B. è una razza da esposizione tuttora
poco diffusa, ma meritevole di considerazione.
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Mericanel
Della Brianza
foto M. Salvaterra | Mericanel
Della Brianza
foto M. Salvaterra | MILANINO
Trattasi di una razza sintetica frutto di un primo
incrocio fra la razza Orpington bianca e un singolo soggetto Valdarno bianco a
tarsi verdi considerato dal selezionatore assai pregiato. Il rag. Bianchi, che
si può considerare il creatore della razza, nell'intento di ottenere ottimi
soggetti da carne e da uova, partì appunto da questo incrocio, inconsapevole
che il soggetto Valdarno da lui tanto stimato presentava caratteristiche somatiche
non proprie di tale razza. Comunque andarono le cose, aiutato forse da alcune
caratteristiche genetiche proprie della razza Orpington, quali il colore del tarso
bianco-roseo dominante ed una solida base scheletrica e muscolare, il Bianchi
poté in breve tempo ottenere, verso la metà degli anni '20, soggetti
abbastanza uniformi. L'area di diffusione di codesta razza comprendeva tutta l'area
periferica di Milano e vaste zone della Lombardia. Tanto nel gallo che nella gallina
il piumaggio era abbondante, soffice e perfettamente candido. Ad un anno il gallo
pesava kg 3,5, mentre la gallina della stessa età raggiungeva un peso di
kg 2,5-3. Le forme erano armoniche, caratterizzate da un'imponente ampiezza toracica;
la cresta era semplice, sviluppatissima nel gallo, come del resto i bargigli,
ripiegata su un lato del capo nella gallina in deposizione. Gli orecchioni bianco
crema (a volte lievemente macchiati di rosso) e i tarsi perfettamente lisci e
bianco rosei. La coda era formata da ampie falciformi ed era portata piuttosto
eretta. La gallina presentava una straordinaria fecondità, oltre ad avere
ben sviluppato l'istinto alla cova. Questi animali erano assai meno esigenti per
lo spazio delle razze mediterranee propriamente dette e si adattavano agevolmente
alla vita in clausura, durante il periodo in cui gli avicoli venivano considerati
nocivi alle coltivazioni. La razza presentava una spiccata rusticità ed
una discreta resistenza ai climi freddi ed umidi della Pianura Padana, al contrario
della Orpington pura che mal si adattava a questi climi. Si suppone che la caratteristica
"deposizione invernale" fosse presente. Come del resto molte altre
razze di comprensori densamente abitati, la Milanino subì suo malgrado
un intensa opera di incrocio con altre razze, che nel breve volgere di alcuni
anni fu in grado di annientarla.  coppia
di razza Milanino foto del 1930
MILLEFIORI
DI LONIGO Presentata
alla 16° fiera campionaria triveneta di Padova nel 1934 dalla Cattedra Ambulante
di Agricoltura di Lonigo. Era caratterizzata da un mantello millefiori, cresta
semplice, orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli (Arduin M., 1991).
La Millefiori di Lonigo sembra ascrivibile al gruppo Megiarola al quale si può
fare riferimento per ulteriori notizie. Esiste una segnalazione di sopravvivenza
della razza | |
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| | Millefiori di Lonigo 
foto L.Rizzini | | MILLEFIORI
PIEMONTESE Si tratta
di una razza attualmente estinta che, a dire di alcuni studiosi del posto, era
ancora presente, seppur inquinata geneticamente, intorno ai primi anni '90. Dalla
descrizione sommaria ricevutane, sembra fosse assai simile ad un'Ancona dal manto
poco regolare con forma tarchiata ed orecchioni rossi ma comunque assai simile
al pollo mediterraneo omeosomo. | |
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| | Millefiori Piemontese
foto A.Manassero | | Attenzione,
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