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ALLEVAMENTO TRADIZIONALE DEL POLLAME
Rispetto agli scritti dei Romani trascorsero
molti secoli senza che nulla si aggiungesse in relazione all'allevamento
degli uccelli domestici. Ne parla successivamente, in alcuni suoi scritti,
Ulisse Aldovrandi, delle cui opere Darwin ebbe a scrivere: "l'ornitologia
di lui è il più completo documento di cui possiamo disporre
per determinare l'età delle nostre razze domestiche di polli
e di piccioni". Non si deve credere che Aldovrandi non avesse commesso
anche clamorosi errori come quello di attribuire origine indiana e provenienza
turca al tacchino, seguendo forse quella tradizione geografica in omaggio
alla quale Cristoforo Colombo, giungendo alle Antille, aveva creduto
di essere in India. L'avicoltura andò intensificandosi nei secoli
successivi al XVI come piccola attività rurale limitata in molte
province all'opera del colono. Questa condizione declassò l'avicoltura
che fu considerata appannaggio delle massaie e tenuta in dispregio dagli
stessi contadini di sesso maschile. In regime di mezzadria, l'allevamento
del pollame era competenza del colono, al quale il proprietario poneva
una limitazione nel numero dei capi e delle specie da allevare. La limitazione
del numero dei capi, imposta dai capitolati agrari, veniva di solito
elusa con l'allevamento dei giovani e sorgevano dispute per tali trasgressioni.
In generale i patti colonici contemplavano la corresponsione al proprietario
di un certo numero di capi per ogni categoria di pollame e più
precisamente galletti d'agosto, capponi a Natale, galline a carnevale
e uova a Pasqua.
In Italia giunsero successivamente da Parigi le prime notizie di un'esposizione
internazionale di avicoltura, cosicché l'interesse per questa
cominciò ad accrescersi, in particolar modo verso le razze di
polli considerate da prodotto. Nacque così una "consociazione
modenese" per il miglioramento degli animali da cortile, la quale
importò gruppi scelti dalla Francia, affidando l'allevamento
ad agricoltori appassionati. Nel 1899 il Corriere della Sera, ritenendo
negletto in Italia l'allevamento degli animali da cortile, bandì
un'esposizione nazionale di avicoltura alla quale fece seguito, l'anno
successivo, una internazionale sotto gli auspici dell'Associazione della
Stampa Lombarda. Da allora si destò un movimento abbastanza intenso
a favore dell'industria zootecnica su basi avicole e le esposizioni
si seguirono numerose a Firenze, a Roma, in Piemonte, culminando con
quella internazionale che ebbe luogo a Milano nel 1906 in occasione
dell'inaugurazione del valico del Sempione. Nel frattempo era stata
costituita una società italiana di avicoltura con sede a Genova,
la cui presidenza fu affidata al marchese Gerolamo Trevisani autore
di diversi trattati sull'argomento. Nel 1909 il Governo, su decisione
espressa dal congresso degli agricoltori, decise l'istituzione di stazioni
sperimentali di avicoltura atte a far progredire le conoscenze su questo
ramo importantissimo della zootecnia. In seguito lo scoppio della prima
guerra mondiale l'Italia subì non soltanto un arresto, ma addirittura
un regresso delle sue produzioni agrarie e solo il 28 giugno del 1917,
il Ministro dell'Agricoltura con decreto istituì la Stazione
Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo (Ghigi A., 1930, 1968; Bonadonna
T., 1950; Périquet J. C., 1995).
AVICOLTURA INDUSTRIALE
Già nel lontano 1892, assai prima
che Shull proponesse il concetto di eterosi, Cushman aveva notato e
sottolineato che gli ibridi di prima generazione fra due razze erano
più robusti e facili da allevare. Dopo un lungo intervallo di
tempo Warren riprese l'argomento, dimostrando che gli incroci tra Livorno
bianca per Jersey nera erano superiori alle razze pure parentali nella
maggioranza dei caratteri di valore economico. Nonostante ciò
fino agli inizi del 1950 le ricerche si susseguirono avendo come protagoniste
le razze pure, con risultati favorevoli al miglioramento dello sviluppo
corporeo, ma contraddittori per altri caratteri, specie l'attitudine
ovaiola. Si può quindi affermare che furono i genetisti avicoli
i primi, nel settore animale, a violare il dogma infrangibile della
razza pura. Con l'avvento dell'avicoltura intensiva le idee e le esperienze
uscirono dai laboratori e cominciarono a moltiplicarsi le esperienze
pratiche. Per le ovaiole si profilava di fatto una crescente difficoltà
nel migliorare le prestazioni con i metodi tradizionali (selezione massale
con progeny test e selezione famigliare); per i polli da carne si imponeva
la ricerca di metodi adeguati con cui porsi in modo competitivo di fronte
al mercato in espansione. In simile contesto prese terreno la pratica
dell'incrocio quale unico sistema riproduttivo capace di sfruttare un'intera
classe di azioni geniche prima trascurate come gli effetti di dominanza,
di superdominanza ed epistatici. Una statistica del U. S. Agricoltural
Research Service riporta che già nell'annata 1955-56 il 43% dei
pulcini allevati negli Stati Uniti proveniva da incrocio. Oggi, tutti
i polli commerciali in tutto il mondo sono meticci. Le razze pure sono
uscite di scena come fornitrici di animali da sfruttamento. Nel settore
delle ovaiole tutti gli incroci commerciali sono stati ottenuti con
due metodi: ibridazione di linee consanguinee ed incrocio fra ceppi,
spesso nella sua versione più sofisticata vale a dire la selezione
ricorrente reciproca. Intorno al 1975 l'ibridazione di linee consanguinee
e la selezione ricorrente reciproca furono messe da parte a vantaggio
dell'incrocio fra ceppi, nella versione originale meno complessa e costosa
e sicuramente più flessibile rispetto alle fluttuazioni del mercato.
Un fatto curioso, che si ripete sia per le linee ovaiole che per i polli
da carne è che molti dei moderni ceppi a produzione elevata provengono
da un numero modesto di selezionatori, non più di 6-7, e taluni
ceppi potrebbero avere un'origine comune. Quindi, una base genetica
sorprendentemente ristretta per una distribuzione mondiale. Tutto ciò
fa riflettere sui pericoli implicati e sulla necessità, in una
proiezione futura, di conservare e difendere il prezioso patrimonio
genetico rappresentato dalle molte razze e varietà ancora esistenti
in purezza. Parecchi rappresentanti della scienza ufficiale ritengono
che, con produzioni annue oscillanti fra le 230 e le 260 uova si sia
raggiunto o quasi un plateau difficile da superare con i metodi in possesso
della genetica moderna; non tanto perché la varianza genetica
additiva sia esaurita, quanto per l'instaurarsi di correlazioni geniche
negative tra i caratteri economici più importanti e perseguiti
(taglia piccola del corpo e dimensioni grandi delle uova da un lato
e produzione di uova dall'altro). I classici broiler degli inizi degli
anni '50 raggiungevano il peso di 1,2-1,3 kg a 12 settimane, con un'efficienza
medie di trasformazione pari a 3-3,4. I broiler medi degli anni '70
arrivavano già a 1,8-2 kg in 8 settimane, con indici di conversione
spesso inferiori a 2,2-2,4. L'incremento e il miglioramento, seppur
rallentati, continuano e non ci sono prove che si sia raggiunto un plateau.
Unico pericolo dell'esasperata corsa a favore dei tratti ponderali è
quello che determini degli scompensi metabolici con effetti negativi
diversi; è questa probabilmente la causa principale dei grossi
inconvenienti di recente lamentati in ceppi di broiler superpesanti
(Giordani G., 1975).
MUTAZIONI INSORTE NEL GALLO DOMESTICO
CRESTA
Rappresenta una delle caratteristiche anatomiche
più variabili. Rappresenta inoltre un valido aiuto nell'identificazione
delle varie razze e varietà. Per quanto riguarda le specie selvatiche
la maggior parte di queste è dotata di una cresta semplice regolarmente
dentellata, fanno eccezione il Gallus lafayetti e Gallus varius rispettivamente
con cresta romboidale finemente dentellata e cresta semplice priva di
denti (Ghigi A., 1968).
Cresta semplice: duplicatura cutanea con margine superiore dentellato
il lobo posteriore può essere più o meno espanso e può
seguire o meno la curvatura della nuca. Nel gallo indipendentemente
dalle dimensioni, è sempre portata perfettamente diritta; nella
gallina è portata, in talune razze diritta (Plymouth rock) ,
in altre piegata su uno dei due lati del capo (Livornese).
Cresta a coppa: due lamine carnose con margine superiore dentellato
perfettamente serrato posteriormente a formare una struttura a coppa
(Siciliana).
Cresta a farfalla: due lamine carnose portate molto divaricate tra loro
con margine dentellato. E' caratteristica delle razze di polli dotate
di ciuffo di penne sul capo (Houdan).
Cresta a Cornetti: cuscinetto carnoso prolungantesi a partire dalle
narici in due appendici digitiformi carnose portate erette sul capo.
Molto spesso presente nelle razze con ciuffo (La Flèche).
Cresta a Pisello: è formata da tre lobi longitudinali, cosparsi
di piccoli tubercoli tanto da sembrare un bacello di pisello aperto
(Brahama).
Cresta a Mora: piccola massa rotondeggiante finemente cosparsa da tubercoli
(Moro a seta).
Cresta a Cuscinetto: massa carnosa, relativamente piccola portata ben
aderente al capo e perfettamente liscia.
Cresta a Fragola o a Noce: piccola massa carnosa cosparsa di tubercoli
più o meno piccoli, paragonabili alla metà di una fragola
o di una noce.
Cresta a Rosa: massa carnosa compatta e larga; cosparsa da innumerevoli
tubercoli rotondeggianti, larga frontalmente si restringe posteriormente
in una appendice digitiforme che può a seconda dei casi sollevarsi
in corrispondenza della nuca o seguirla nella sua rotondità (Amburgo,
Wyandotte) (Giavarini I., 1983; Pozzi G., 1961; Brunoli A., 1971).
Cresta a Lamina: duplicatura cutanea con margine superiore liscio e
lobo posteriore più o meno espanso (alcuni ceppi industriali
di Leghorn).
Assenza di cresta: minuscola massa carnosa sopra le narici.
ORECCHIONI E BARGIGLI
Gli orecchioni risultano di valido ausilio
nella differenziazione fra razze mediterranee ed asiatiche. Pure fra
le specie selvatiche del Gallus Gallus esistono varietà con orecchioni
di diversa pigmentazione. L'orecchione bianco è tipico delle
razze mediterranee e trova il suo massimo sviluppo nella razza (Spagnola
a faccia bianca) dove la pigmentazione dell'intera testa risulta bianca
ad esclusione di cresta e bargigli. Nelle razze asiatiche eterosome
l'orecchione è invariabilmente rosso come pure in molte razze
americane derivate dalle asiatiche. Vi sono pure razze ad orecchioni
bianco bluastro.
I bargigli sono generalmente assai sviluppati nel gallo. Fanno eccezione
alcune razze combattenti che ne sono prive. Ed in ragione di questi
presentano una plica golare assai sviluppata (Mazzon I., 1928).
CIUFFO, FAVORITI E BARBA
Il ciuffo può essere di forma rotondeggiante assai espansa o
di forma ridotta piramidale e piuttosto eretta. Può avere come
base anatomica una vistosa anomalia costituita da un'ernia cerebrale
oppure esserne priva. Esistono inoltre ciuffi che originano dalla nuca
a mo' di criniera. Questa mutazione può essere spesso accompagnata
da un maggior sviluppo delle penne della gola (barba) e delle guance
(favoriti). Questo carattere può presentarsi anche disgiunto
dalla mutazione ciuffo; con l'espandersi della barba e dei favoriti
si nota inoltre una riduzione della dimensione dei bargigli.
COLLO NUDO
Può esistere in stato di omozigosi
o di eterozigosi. Gli individui omozigoti per tale carattere presentano
il collo privo di penne con cute di colore rosso (Collo nudo di Transilvania).
Gli eterozigoti, invece, mostrano la porzione antero-inferiore del collo
ricoperta da un ciuffo di penne, mentre la restante parte è nuda
(Collo nudo di Forez).
FORMA, CONSISTENZA E LUNGHEZZA PIUME
Esistono varie mutazioni a livello delle
piume dei polli. Molte hanno caratterizzato la nascita di vere e proprie
razze. Si trovano quindi razze a piumaggio arricciato in cui le singole
piume anziché seguire la normale conformazione assumono direzione
contraria facendo assumere all'animale un aspetto arricciato. Un'altra
mutazione assai nota è quella del piumaggio setoso dove le barbule
delle singole penne non collabiscono creando l'effetto di piume lanose.
Esistono inoltre razze asiatiche in cui le penne di coda e mantellina
sono soggette a crescita continua e non mutano mai (Phonix, Jokohama).
Stranamente la domesticità ha eliminato la muta eclissale del
gallo che pur essendo geneticamente dominante non è presente
in nessuna razza domestica e si conserva solo nei galli selvaggi della
specie gallus.
MUTAZIONI A CARICO DEGLI ARTI
Mutazione di colore: questa mutazione risulta
responsabile di numerose colorazioni, che furono influenzate pure notevolmente
dalle richieste di mercato. Risultavano infatti preferiti dai consumatori
in un recente passato i polli a tarsi nerastri mentre attualmente i
polli commerciali devono presentare tarsi gialli. Si possono riscontrare
inoltre polli con tarsi bianco-rosei, verdi, bluastri e maculati.
Mutazione pentadattila: alcune razze fra le più famose in Europa
sono dotate di un dito sovranumerario (Dorking).
Mutazione tarsi calzati: molte razze eterosome asiatiche sono provviste
di tarsi impiumati più o meno fittamente.
Mutazione tarsi corti: è tipica di alcune razze (Courtes Pattes,
Nagasaki).
Mutazione garretti da avvoltoio: anomalia anatomica che fa assumere
ai polli la postura dell'omonimo uccello accompagnata da uno sviluppo
delle piume della coscia che per la forma vengono dette calzoni (Sabelpoot)
(Pèriquet J. C., 1994; Giavarini I., 1983).
ASSENZA DI VERTEBRE COCCIGEE
Mutazione saltuariamente presente: Araucana
in Sud America e Senza Coda in Europa.
MUTAZIONE DEL COLORE DELLA PELLE
La pelle può a seconda dei casi
essere biancastra o giallastra. Questo anche in ragione del tipo di
alimentazione. Esistono inoltre razze con pelle e carne molto scura
(Moro a seta).
Sembra esistere anche una mutazione, detta "carne morata",
che similmente a ciò che si verifica nella faraona, tinge il
connettivo sottocutaneo di un colore nero-violaceo, ben evidente dopo
la cottura.
PIGMENTAZIONE DELL'IRIDE
E' generalmente di colore rossastra, ma
non mancano eccezioni pure fra le specie selvatiche (Gallus lafayetti)
dove l'iride è bianco perlacea. Vi sono pure razze dove lo standard
prevede occhi bruni molto scuri quasi nerastri (Bresse, Campine).
CONFORMAZIONE CORPOREA E DIMENSIONI
Riguardo alla forma risulta di notevole
interesse una classificazione proposta dal Ghigi nel 1905 che suddivide
le razze di polli in:
- razze omeosome, quelle che per forma e per correlazione tra le varie
parti del corpo si avvicinano al genere Gallus; depongono uova a guscio
bianco; sono precoci nello sviluppo e hanno spiccata attitudine alla
produzione di uova (Livorno, Amburgo, Padovana, Bresse, ecc...).
- razze eterosome quelle la cui forma e le cui correlazioni fra le parti
del corpo sono molto diverse da quelle delle tipiche specie selvatiche
considerate progenitrici dei polli domestici; depongono uova a guscio
rosso e si impennano e raggiungono maturità sessuale tardi (verso
l'8° mese di vita); non sono buone ovaiole e hanno prevalente attitudine
alla produzione di carne (Brahama e Cocincina).
- razze mesomorfe quelle che derivano da incroci tra le sopraddette
razze e presentano caratteristiche morfologiche e funzionali proprie
di entrambi i gruppi; sono buone ovaiole e producono ottima carne. Le
più importanti sono state create in America ed oggi vengono largamente
impiegate per l'ottenimento di "ibridi commerciali" (Plymouth
Rock, Rhode Island, New Hampshire, Wyandotte).
Vale la pena ricordare che esistono poi, un certo numero di razze che
non aderiscono pienamente a questa classificazione, quali le combattenti,
le nane ed altre che per caratteristiche peculiari si annoverano fra
le ornamentali.
Alla luce di questa classificazione in passato si fecero numerose ipotesi
sull'origine delle razze eterosome compresa una loro presunta origine
insulare che veniva addotta per giustificare la scarsa attitudine al
volo di queste razze. Recenti scoperte archeologiche sono state però
in grado di chiarire che i polli erano stati introdotti in Cina intorno
al 6000 a. C.: tutto ciò fa supporre che da tale addomesticamento
derivino i corpulenti polli eterosomi, mentre i polli omeosomi siano
il frutto di un più recente tentativo di domesticazione svolto
in epoca romana con ampia diffusione nel resto d'Europa.
LIVREA
Il numero di livree ottenute per selezione
è veramente notevole e mentre alcune razze si identificano con
una colorazione, ve ne sono certe che ne annoverano numerose.
Il tipo di livrea è stato condizionato da molti fattori tra cui
esigenze commerciali che in un primo momento premiavano i polli totalmente
neri per poi orientarsi definitivamente verso i polli a penna bianca
che spennati si presentavano privi di antiestetici follicoli colorati.
Tutto ciò è all'origine dell'attuale tendenza a scomparire
dei ceppi a piumaggio colorato.
COLORE DELL'UOVO
Il colore del guscio dell'uovo può
essere bianco, rosso mattone, rosato o verde. E' bianco nelle razze
mediterranee, mentre in quelle asiatiche e americane è rosso
mattone. La preferenza dei consumatori sud europei per il guscio pigmentato
ha indotto gli allevatori ad allevare per lo più ovaiole produttrici
di uova colorate (Cittadini A., 1929).

VELOCITA' DI IMPENNAMENTO
Le razze mediterranee sono per lo più
ad impennamento rapido, caratteristica pregevole e ricercata in tutte
le moderne razze avicole.
ISTINTO ALLA COVA
L'istinto alla cova, venuta meno la sua
utilità pratica, è stato per lo più soppresso con
opportuna selezione. Rimangono propense alla cova le razze asiatiche
e un certo numero di razze nane, utilizzate nell'incubazione della selvaggina
da penna.
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chioccia in cova
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dopo 21 gg. circa..schiusa uova
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pulcino di poche ore
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RAZZE
ITALIANE DI POLLI DOMESTICI
ANCONA
Si trattava senza dubbio della razza a
più larga diffusione dell'intera Italia centrale. Prende il nome
della città omonima non tanto perché originaria della
sola provincia marchigiana, ma perché da questa partì
intorno al 1848 alla volta dell'Inghilterra, dove fu sottoposta ad un'attenta
selezione morfologica volta ad ottenere animali dallo splendido piumaggio
macchiettato. Fu nel 1880 che l'allevatore Mr. M. Cobb riuscì
ad ottenere quanto ricercato, presentando in mostra un superbo gruppo
di razza Ancona. Successivamente, nel 1910, in una mostra di Birmingham,
fu presentato un nuovo ceppo di Ancona, dotato di cresta a rosa (A.A.V.V.,
1999; Arduin M., 1992). L'America, dove questa razza fu oggetto
di appassionato allevamento, ricevette invece i primi esemplari intorno
al 1888. Permangono molti dubbi sulla vera origine della razza che,
pur essendo della stessa taglia della Livornese, se ne differenzia per
numerosi caratteri, tra cui il temperamento più calmo e la presenza
di tarsi di colore giallo variegato di nero-verdastro (descrizioni della
razza relative agli anni 1890-1900 non danno menzione della picchiettatura
ai tarsi, addirittura considerandola difetto poiché ottenuta
dall'incrocio con polli di razza Minorca volto ad ottenere soggetti
più pesanti) (Giavarini I., 1983; Pozzi G., 1961; Ghigi A.,
1968,1930; Taibel A., 1926; Vecchi A., 1944; Trevisani G., 1936).
L'Ancona primitiva era presumibilmente un pollo dal mantello nero-verdastro
irregolarmente macchiettato di bianco e solo grazie all'accurata selezione
fatta dagli allevatori stranieri si poté ottenere un mantello
picchiettato così regolarmente: osservando infatti il piumaggio
da vicino, si nota che sul fondo totalmente nero brillante a riflessi
verde metallico, alcune penne, ma non tutte, terminano con una macchia
bianca a forma di V. Le falciformi, le timoniere e le remiganti devono
invece avere tutte la punta bianca.
La cresta è semplice, diritta, con cinque denti ben sviluppati
e con il lobo posteriore che segue la nuca senza toccarla; nella gallina
è invece portata piegata senza coprire l'occhio; nel ceppo a
cresta a rosa, invece, assume la forma di rognone, ben impiantata piuttosto
anteriormente sul cranio. Gli orecchioni sono bianchi, mediamente grandi,
tollerati se di colorazione crema. La pelle è gialla. Il peso
del gallo è di 2,0-2,5 kg, della gallina di 1,8-2,2 kg. Le uova
hanno un peso minimo di 50 g con guscio perfettamente bianco (A.A.V.V.,
1996).
Da quanto si rileva da alcuni autori, soggetti superbi di questa razza
erano allevati dal prof. Ricci di Valmadrera e più recentemente
dall'avvocato Garagnani nella sua tenuta di Zola Predosa (BO). La scomparsa
di questi allevatori, intorno alla metà del 1900, fu all'origine
di un generale abbandono della razza.
Attualmente un rinnovato interesse nei confronti delle razze autoctone
ha permesso una ripresa generalizzata della razza che è ben rappresentata
nelle mostre avicole italiane e straniere.
Permane purtroppo però la deplorevole abitudine da parte degli
appassionati della razza di acquistare riproduttori per lo più
stranieri piuttosto che orientarsi sulla selezione di un vero ceppo
italiano.
ARGENTATA DI ROVIGO
Appartiene alle razze sintetiche, fu creata
intorno al 1930 presso la stazione sperimentale di pollicoltura di Rovigo
per volere dell'allora direttore prof.Ghigi allo scopo di migliorare
le qualità produttive del pollame locale (Arduin M.,1991).
le razze progenitrici furono la Dorking Silver, la Sussex Light e la
Livornese Argentata. Si procedette inizialmente ad un primo incrocio
fra le razze inglesi Sussex e Dorking allo scopo di fissare ed uniformare
il tipo da carne, successivamente si intervenne con la Livornese Argentata
per trasmettere le buone caratteristiche di deposizione e rusticità.
Ben presto si giunse alla stabilizzazione della razza che presentava
livrea argentata cresta semplice orecchioni rossi intensamente macchiati
di bianco e tarsi dal giallo pallido al bianco roseo privi del carattere
pentadattilo del Dorking. Interessante era l'uso che veniva fatto delle
galline Argentate di Rovigo nell'incrocio con galli Rhode Island Red
allo scopo di ottenere pulcini autosessati al momento della schiusa,
grazie al diverso colore del piumino. Questa sua pregevole caratteristica
fu largamente utilizzata prima che facessero la loro comparsa i più
moderni "ibridi" a piumaggio bianco.
La razza subì in seguito un costante e continuo regresso numerico
vuoi per la nascita di nuove razze industriali vuoi per un indebolimento
dovuto alla sempre più stretta consanguineità. Ben presto
ne fu interrotta la moltiplicazione anche presso il centro sperimentale
avicolo di Bologna che ne curava la selezione e sembra si estinse intorno
agli anni '50 (Ghigi A.,1968).
BIANCA DI SALUZZO
O DI CAVUR
Sebbene non esista citazione bibliografica
da riferire a questa razza sembra appurato, da ricercatori del luogo,
che la razza Bianca di Saluzzo sia da sempre diffusa nelle campagne
intorno a Cuneo. I primi soggetti recuperati da un gruppo di allevatori
appassionati delle vecchie razze locali fu esposto nel 1996 ed attualmente
è in corso uno studio sui soggetti esistenti volto a verificare
la possibilità di standardizzare la razza. Dalla bozza di standard
presentata dagli allevatori sembra che la Bianca di Saluzzo assomigli
molto al classico pollo mediterraneo italiano, animale che andava popolando
l'intera penisola e per il quale si soleva utilizzare, come appellativo,
quello della località di provenienza.
La B.S., nei suoi tratti somatici, è un pollo di forma rettangolare,
allevato per la produzione di uova e di carne, con cresta semplice,
eretta nel gallo e piegata, senza coprire l'occhio, nella gallina; l'orecchione
è bianco-giallastro, a volte riccamente variegato in rosso (difetto
dovuto alla scarsa selezione volta ad uniformare i caratteri somatici).
Le zampe e la cute sono gialle e la livrea è bianca a riflessi
giallastri, pertanto appartenente a razza poco selezionata presumibilmente
di tipo primitivo. Il peso si aggira intorno a 1,9-2,4 kg nel gallo,
1,7-2,2 kg nella gallina. La coda è portata piuttosto eretta
e questo, a dire dei suoi sostenitori, è una caratteristica peculiare.
Attualmente la B.S., la cui consistenza è stimata in alcune centinaia
di capi, è obbiettivo di un progetto di recupero ed alcuni istituti
agrari del luogo si sono attivati allestendo pollai per il mantenimento
di gruppi riproduttori.
BIONDA PIEMONTESE (B.
CUNEO, ROSSA DI CRIVELLE, B. DI VILLANOVA, NOSTRALINA )
Si tratta di una razza tuttora diffusa
che, nonostante il continuo contatto con pollame ordinario di tipo commerciale,
è riuscita a mantenere una certa purezza genetica grazie alla
preferenza attribuitagli dalle popolazioni locali. I primi studi sulla
razza locale Piemontese furono compiuti dal Centro Avicolo Sperimentale
di Torino per cura del suo direttore Vittorino Vezzani che si occupò
della selezione della razza. La popolazione Piemontese, a quanto rilevato
dal Vezzani nel 1938, rappresentava il 69% della popolaziona avicola
di Novara, il75% di quella di Aosta, l'85% di quella di Torino e la
quasi totalità del patrimonio avicolo della provincia di Cuneo.
Attualmente, seppur molto ridotta numericamente, la razza Piemontese
è ancora presente sul territorio e sembra infatti strano che
solo recentemente alcuni allevatori si siano resi conto della necessità
di tutelare questa razza locale. In particolare intorno al 1996 vi furono
le prime apparizioni della razza presso alcune mostre avicole locali,
ma tutt'oggi, forse anche a causa di alcuni campanilismi che vogliono
attribuire la natalità della razza chi al comune di Cuneo chi
a quello di Crivelle in ragione di una diversa colorazione dell'orecchione,
permane l'assenza di uno standard preciso. Tutto ciò non può
che ostacolare il recupero della razza che, pur non essendo fissata,
presenta una discreta uniformità di caratteri degna di nota.
La Bionda Piemontese è caratterizzata da una conformazione di
tipo mediterraneo piuttosto corpulenta, a becco robusto e giallo, a
volte sfumato di scuro; la cresta è semplice, rossa ed alquanto
sviluppata, eretta nel gallo, pendente da un lato nella gallina; orecchioni
di media grandezza, bianchi, spesso con venature rosse; tarsi nudi gialli
a venature rosse; pelle gialla; la livrea è piuttosto uniforme
di tipo giallo a coda nera; il peso del gallo si aggira intorno ai 2,0-2,5
kg, mentre quello della gallina è di 1,6-2,0 kg. I soggetti di
quattro mesi pesano da 1,2 kg al 1,4 kg. L'uovo è di colore bianco,
leggermente tendente al grigio ed al giallo, con peso compreso tra i
53 ed i 60 g. L'istinto alla cova è tuttora presente e la gallina
Piemontese è pure una discreta deponitrice invernale.
La razza Piemontese, come del resto l'altra razza regionale, è
attualmente soggetto di un progetto volto a tutelare e ad incrementare
la consistenza numerica della razza che vede coinvolti, oltre agli allevatori
hobbisti, alcuni istituti agrari che si sono impegnati nella moltiplicazione
e distribuzione di giovani esemplari (A.A.V.V.,1999).
Alcuni recenti chiarimenti riguardo questa razza vengono da uno studio
morfologico da me condotto su un largo numero di esemplari osservati
nella provincia di Alessandria, Cuneo e Torino e possono essere riassunti
come segue.
Tipo Cuneo: ha orecchioni rossi, forma più pesante; a volte cresta
eretta nella femmina. Sembra derivi da un incrocio e successivo meticciamento
con la New Hampshire, come provato da alcuni documenti dello zootecnico
Vezzani.
Le uova, spesso non del tutto bianche, sono da attribuire a questo insanguamento.
Tipo Alessandria: più spiccatamente di forma mediterranea, ha
grandi orecchioni bianco giallastri, grossa cresta pendente nella femmina;
a volte oltre alla coda nera sono presenti lancette con disegno nero
al collo. Segnalati esemplari a collo nudo identici per colorazione
e forma.
Tipo Torino: simile al tipo Alessandria, a volte cresta eretta nelle
femmine (zona di Chieri).
BOFFA
Notizie di questa pregiata razza si hanno
per la prima volta nel 1887 perché menzionata nella rivista "Guida
del Pollicoltore", curata dall'esperto avicolo Italo Mazzon. A
quei tempi, si legge, la Boffa era assai diffusa su tutto il territorio
padovano, sebbene non se ne conoscesse con precisione l'origine. La
razza era caratterizzata da una bella cresta semplice, eretta, ben dentellata
nel gallo, mentre la barba, terminante in una gorgèra, nascondeva
gli orecchioni bianchi ed i bargigli. I tarsi nudi variavano dal colore
bianco al grigio, al nero, al verde ed al giallo, che era comunque quello
preferito. La gallina aveva gli stessi caratteri, sebbene la cresta
fosse pochissimo elevata e leggermente ripiegata quando iniziava la
deposizione. Il corpo era compatto con piumaggio soffice e mantello
che non presentava contatti con quello delle altre razze di galline
locali (Mazzon I., 1934). Il pollaio provinciale di Padova ebbe
modo di riunire alcuni soggetti di varietà Avana molto scura,
che andarono a comporre gruppi che servirono anche all'importazione
della razza in Inghilterra intorno al 1930. Era inoltre diffusa una
varietà bianca, presentata con ottimi risultati all'esposizione
nazionale della "Fiera del Levante". La Boffa era infatti
apprezzata come ottima produttrice di uova bianche con medie che superavano
le 160 uova del peso avvicinatesi ai 70 g. La gallina arrivava ai 2,5
kg di peso ed il gallo a 3 kg. Per il suo carattere mansueto si adattava
anche a piccoli spazi, caratteristica vantaggiosa in alcuni ambiti.
Gruppi di tale razza vennero conservati presso il pollaio provinciale.
Con un provvedimento di legge del 1937, tali strutture furono trasformate
in Osservatori avicoli: nacque così l'Osservatorio di Padova
affidato alla direzione del reggente zootecnico Giuseppe Squadroni,
che ebbe in consegna il materiale vivo del pollaio provinciale. Fu,
a questo punto, che egli, persuaso dagli scarsi risultati raggiunti,
prese la decisione di abbandonare l'allevamento della razza Boffa e
delle altre razze locali moltiplicate dall'Osservatorio Avicolo, condannando
inevitabilmente la razza all'estinzione (Fracanzani C. L., 1996).
Una razza assai simile, per le sue caratteristiche morfologiche, sembra
essere la Barbuta di Turingia. Volendo ipotizzare una parentela fra
la Boffa e le altre razze padovane si può presumere che questa
derivi dall'incrocio di polli ciuffati (Padovana Gran Ciuffo, Polverara)
con polli comuni di tipo mediterraneo. Attualmente la Boffa è
completamente scomparsa anche se è piuttosto comune osservare
polli barbuti nelle campagne venete.

Boffa, bianca (con pulcini) 1948
BRIANZOLA
Di questa razza particolarmente pregevole
parla l'esperto avicolo C. A. Gonin in una sua lettera presente all'interno
del Trattato "Pagine sparse di Avicoltura" (Pascal T.,
1925). Racconta infatti che in Lombardia e più precisamente
nella zona della Brianza era presente una razza che godeva di un certo
credito, tanto che sul mercato milanese i polli Brianzoli spuntavano
un valore commerciale nettamente superiore. Descrivendola il Gonin parla
di animali con caratteristiche assai simili a due pregiate razze belghe
(Braekel, Campine) ossia di animali a cresta semplice, orecchione bianco,
tarsi scuri e livrea fittamente barrata in tutto il corpo tranne che
sulla testa e sul collo, che risulta di colore bianco argenteo. Inoltre
afferma di aver avuto esperienza nell'allevamento di questa razza dal
momento che, avendo un allevamento a Chiaravalle Milanese, presso il
comune di Merate poteva acquistare tali polli. Il Gonin precisa inoltre
che vi era un allevatore comasco che teneva in grande considerazione
la razza Brianzola e la proponeva tramite annunci ad allevatori belgi,
vantandosi dei lusinghieri risultati produttivi e della grande resistenza
alle malattie di questi animali.
La razza Brianzola, seppur non supportata da ulteriori citazioni bibliografiche,
si può supporre imparentata al ceppo di razza Romagnola e presenta
punti di contatto a livello morfologico con la Bresse Grigia e con Herginies
dei francesi (Périquet J. C., 1994).
CAPPELLONA
Razza originaria della provincia di Padova,
sembra derivasse dall'insanguamento della razza Comune padovana con
razze ciuffate locali (Padovana Gran Ciuffo, Polverara). L'appellativo
di "cappellona" le derivava da un piccolo ciuffetto di piume
alla base della cresta, spiovente sulla nuca: la cresta era a coppa,
ma molti soggetti potevano presentarla semplice e assai ridotta. Questo
gruppo etnico è interessante dal punto di vista genetico in quanto
presenta similitudini notevoli con le razze francesi (Caumont e Pavilly).
Tutto ciò avvalora l'ipotesi che la presenza di razze ciuffate
andava determinando nelle regioni in cui erano presenti alcuni fenotipi
dotati di mutazioni genetiche in modo disgiunto: razze barbute, con
piccolo ciuffo, con grande ciuffo ma senza barba, ecc
che andavano
via via fissandosi a seconda delle preferenze degli allevatori. Questo
potrebbe spiegare la presenza di razze molto simili in zone geograficamente
molto distanti. La Cappellona non fu mai oggetto di cure particolari
volte a fissare uno standard preciso: sembra che avesse per lo più
piumaggio nero, orecchione bianco e tarsi scuri, ma non riscosse mai
grande credito fra gli allevatori italiani. Sembra che fosse ancora
presente verso il 1940, ma negli anni successivi scomparve completamente.
CIUFFINE GHIGI
La creazione di questa razza e delle sue
varietà si deve al talento e al rigore scientifico del prof.Ghigi
che durante la sua direzione presso la Stazione Sperimentale di Pollicoltura
di Rovigo, tra il 1920 e il 1930 volle studiare quale fosse il comportamento
ereditario di una serie di caratteri antagonisti quali l'ernia cerebrale
presente nei polli Padovani, associata alla presenza di ciuffo e di
una particolare forma della cresta e delle narici; In confronto ai caratteri
dei comuni polli. Inoltre era interessato al comportamento ereditario
del peso in tali soggetti (Arduin M.,1991).
La prima varietà cronologicamente creata fu quella nera ;il Ghigi
si valse dell'incrocio fra polli Bantam di Giava neri e polli Padovani
Ciuffati cercando di selezionare animali di taglia ridotta dotati di
ciuffo abbondante. Risultarono dalla selezione due sottovarietà
una barbuta e l'altra priva di barba e favoriti. Il colore di entrambi
i sessi era nero intenso a riflessi verde metallico cresta rudimentale
orecchioni bianchi ben visibili tarsi ardesia peso oscillante fra i
500 e i 550 g con spiccata propensione alla cova e all'allevamento della
prole. Complessivamente questi animali ricordavano molto il Giava.
Passo successivo fu la creazione di altre varietà quali la C.
Bianca usando Padovani bianchi, la C. Ancona per incrocio tra Bianca
e Nera, la C. Dorata e quella Argento per incrocio di polli ciuffati
con le corrispettive varietà di polli di razza Sebright (Brunoli
A., 1972).
Attualmente la razza Ciuffina Ghigi è completamente scomparsa
,inoltre la presenza di varietà nane della Padovana rende improbabile
una loro ricostituzione visto che i punti di contatto fra queste due
razze sono effettivamente molti.
La Ciuffina Ghigi rimane comunque un pregevole esempio di razza ornamentale
e valse al professor Ghigi numerosi apprezzamenti in ambito internazionale.
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VARIETA'
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ORIGINE
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PESO
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C. NERA
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Bantam di Giava x Padovana
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500-550 g
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C. BIANCA
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Padovana x Moro a Seta x Ciuffina (1922-1930)
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700-950 g
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C. ANCONA
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Ciuffina nera x Ciuffina bianca (1940)
|
450 g
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C. DORATA
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Padovana x Sebright dorata
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600-800 g
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C.ARGENTATA
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Ciuffina dorata x Sebrigth argentata
|
600-800 g
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COLLO NUDO
ITALIANA
È una razza non da tutti riconosciuta
che, molto diffusa prima della II Guerra Mondiale, divenne poi assai
rara in Italia. Sembra sia derivata dall'insanguamento della razza Collo
nudo di Transilvania con la razza locale italiana. Parlando di questa
razza il Mazzon la ascrive a quelle diffuse nella provincia di Padova,
descrivendola come produttrice di numerose e grosse uova, nonché
di carne assai tenera e saporita. La razza Collo nudo italiana era caratterizzata
dal collo denudato ornato nella sua parte anteriore di una folta cravatta,
cresta semplice, dentellata irregolarmente con piccola calotta di piume
che scendevano alla nuca e la ricoprivano. Il Mazzon afferma che la
Collo nudo italiana si distingueva dalle altre razze collo nudo per
l'orecchione bianco, inequivocabile indice di appartenenza al tipo mediterraneo.
Inoltre venivano fatti notare con particolare enfasi: la pelle estremamente
sottile di questi animali, la relativa facilità di spiumatura
e la grande resistenza al congelamento della cresta anche negli inverni
più rigidi (1889-1890). A quanto dice il Mazzon, all'origine
del diradamento della razza era l'abitudine di non mantenere il gallo
di razza pura e nonostante questo (grazie alla dominanza genetica del
carattere collo nudo) le galline si riproducevano mantenendo sempre
nella progenie un certo numero di animali a collo nudo (Mazzon I.,
1934).
Intorno agli anni '80 il Conservatorio Razze Avicole di Rovigo allevò
con successo gruppi di razza Collo nudo di colorazione bianca, che morfologicamente
si presentavano assai simili ai comuni polli Livornesi tranne per il
carattere collo nudo. La popolazione in esame, sottoposta a riproduzione,
confermò la sua capacità di trasmettere fedelmente il
carattere collo nudo alla progenie, seppur fosse chiaro che all'interno
della popolazione esistessero sia animali omozigoti che eterozigoti
per il carattere in esame. Successive necessità di riduzione
della consistenza degli animali indussero il Conservatorio ad abbandonare
l'allevamento di questa razza (Arduin M., 1992).
Attualmente in alcune aziende agricole di tipo tradizionale, specialmente
del Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, capita di imbattersi
saltuariamente in soggetti di tipo Collo nudo per lo più di colorazione
nera o dorata.
Sembra importante precisare che questi animali nulla hanno in comune
con i Broiler a collo nudo destinati all'allevamento rurale, presenti
in commercio da qualche anno anche in Italia. Allo scopo di chiarire
le differenze sostanziali fra i due tipi di animali si propone un sintetico
raffronto fra questi:
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CARATTERI
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COLLO NUDO ITALIANA
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IBRIDO COMMERCIALE COLLO NUDO
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Aspetto generale
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Tipo mediterraneo
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Tipo mesomorfo a grande sviluppo
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Cresta
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Semplice, espansa, eretta nel gallo, piegata
su un lato nella gallina
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Semplice di medio sviluppo
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Orecchione
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Bianco, leggermente venato di rosso
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Rosso
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Tarsi e pelle
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Gialli
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Gialli
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Peso
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Galli: 2,8-3,2 kgGalline: 1,9-2,1 kgA 4 mesi:
1,4-1,6 kg
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Superiore ai 4 kg per entrambi i sessi
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Piumaggio
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Dorato, nero, bianco
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Bruno dorato, rosso mogano, barrato, bianco,
bianco columbia
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CROTTONE
Razza scomparsa assai precocemente. Secondo
il Gonin erano note una varietà Piacentina ed una Trevisana,
caratterizzate da una muta improvvisa superata la quale offrivano animali
di un eccezionale sviluppo e precocità fuori dall'ordinario.
Il Mazzon che la cita brevemente affermando che già nel 1934
era completamente estinta, la assimila alla razza Grota e mostra perplessità
riguardo all'effettiva genetica di questi animali (Mazzon I., 1934).
Sembra fosse diffusa una varietà nera ed una bianca.
CUCCOLA
Sembra da testimonianze raccolte facesse
parte di un gruppo di pollame di razza primitiva di colorazione cucula
diffuso nell'areale della provincia di Padova in particolar modo nella
zona compresa fra i comuni Piove di Sacco, Monselice e Brugine.
A seconda della località poteva essere chiamata "Vara",
"Capparola", "Cucca", "Cenere".
Si trattava di una gallina che raggiungeva 2-2.5 kg, piuttosto bassa
sui tarsi a corporatura massiccia e petto ampio e rotondo. La cresta
era semplice gli orecchioni bianchi e i tarsi gialli, l'unica varietà
di colore era la cucula, (Mazzon I.,1932) attualmente denominata
nello standard colorazione sparviero. Sembra che questa razza godesse
una rilevante diffusione nel suo areale grazie alle spiccate attitudini
di deposizione e all'ottima capacità di ingrassamento dei capponi
che superavano il peso di 3 kg. Intorno al 1940 la razza si estinse
dopo che l'osservatorio avicolo di Padova interruppe l'allevamento delle
razze autoctone per dedicarsi a razze più produttive.
DORATA DI LONIGO
Presentata dalla Cattedra Ambulante di
Agricoltura di Lonigo (PD) alla 16° fiera campionaria di Padova
nel 1934, era caratterizzata da mantello dorato, orecchioni bianchi,
pelle e tarsi gialli, uova a guscio bianco. Questo gruppo etnico è
ascrivibile alla Megiarola, alla quale si rimanda per ulteriori informazioni.
Per alcuni autori sarebbe la così detta Vicentina, anche se vi
sono numerose perplessità e dubbi???
ERMELLINATA DI LUCCA
Trae origine dal paziente lavoro di selezione
del dottor Alfredo Bianchi, direttore della Sezione zootecnica del Pollaio
Provinciale di Lucca. Il nucleo di partenza su cui si operò sembra
a dire dello stesso selezionatore un gruppo eterogeneo di animali di
tipo mediterraneo non estraneo però ad un certo insanguamento
con il Brhama come dimostrerebbe la colorazione ermellinata delle galline
e una saltuaria presenza di penne ai tarsi. Il vero e proprio riconoscimento
della razza avvenne nell'annata 1934-35 durante un concorso di deposizione
indetto dal ministero dell'Agricoltura e Foreste.
Nel periodo di nove mesi di controllo il gruppo di 9 soggetti di razza
Lucchese depose 1119 uova per un peso complessivo di 62,294 kg con un
peso medio uovo di 55,5 g (Trevisani G.,1936).Come risulta dalla
relazione dello stesso Dottor Alfredo Bianchi la sua razza ermellinata
era ben lungi dall'essere fissata, i soggetti presentavano una notevole
difformità sia nel piumaggio che nella taglia inoltre anche il
colore dei tarsi sebbene giallo in alcuni soggetti poteva presentarsi
ardesia. Tutto ciò insieme alla visione di foto dell'epoca fa
supporre che le pregevoli caratteristiche della Ermellinata di Lucca
fossero da attribuire ad un vigore ibrido dovuto all'insanguamento del
pollo locale col Brhama e non ad una vera e propria selezione
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Livrea
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Cresta
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Orecchioni
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Tarsi
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Peso
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Uovo
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Argentata con petto picchiettato di bianco mas.
Ermellinata fem.
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Semplice piegata nella femm.
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Bianchi fortemente venati di rosso
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Giallo a volte ardesia
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1,8 2 kg masc.
1,5 1,8 kg femm.
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Bianco opaco 55 g
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ERMELLINATA DI ROVIGO
Questa razza si può ascrivere alle
razze sintetiche di recente costituzione. L'opera di selezione iniziò
presso la stazione sperimentale di pollicoltura di Rovigo e si prefiggeva
la finalità di ottenere una nuova razza a duplice attitudine
adatta per l'allevamento all'aperto rustica e buona produttrice di uova
pigmentate con carcassa a pelle e tarsi gialli ben accetti dal consumatore.
Si iniziò nel 1959 scegliendo come razze parentali la Sussex
light e la Rhode island Red. Successivamente a questo primo incrocio
si procedette con l'attenta opera di selezione degli F1 per precocità
rapidità di inpennamento deposizione e resistenza alle più
comuni malattie. Durante la selezione si diede la preferenza agli animali
di colorazione ermellinata assai simili alla Sussex dotati di cresta
semplice di grandezza media eretta in entrambi i sessi orecchioni rossi
tarsi e pelle gialla.
A 120 giorni i galletti e le pollastrelle raggiungono il peso di 1.7-1.8
kg. I galli pesano circa 3.5-3.7 kg, mentre le galline arrivano a pesare
2.4-2.5 kg. Annualmente una gallina depone circa 170-190 uova a guscio
roseo, dal peso di circa 55-60 g. I pulcini alla nascita hanno piumino
giallo e ben presto impiumandosi evidenziano la colorazione ermellinata.
La razza Ermellinata di Rovigo si presta inoltre alla produzione di
pulcini autosessabili utilizzando come gallo incrociante il New Hampshire
o il Rhode Island Red. Attualmente la Razza seppur non molto diffusa
gode di una certa distribuzione in ambito locale e per le sue buone
caratteristiche di rusticità si presta egregiamente alla produzione
di pollame in modo estensivo.
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E. di Rovigo Pulcino
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Ermellinata di Rovigo Gallo
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FIDENTINA PERNICIATA
Si trattava di una razza primitiva comparabile
alle altre mediterranee per forma e dimensione. Era un pollo a cresta
semplice, orecchioni bianchi e tarsi giallastri, caratterizzato da una
livrea perniciata. Se ne trova menzione su vari testi che sottolineano
quale peculiare caratteristica la capacità di deporre uova assai
pesanti (70 g e più). Dalla visione di materiale fotografico
dell'epoca, la Fidentina non si discosta per alcun aspetto morfologico
dalla Livornese (Bonadonna T., 1951; Cornoldi G., 1948). La razza
Fidentina non lascia traccia di sé, soppiantata dalle più
moderne razze a duplice attitudine.

gruppo di Fidentina Perniciata 1950
FOGGIANA CUCULA
Si ha menzione di questa razza dai dati
rilevati durante i concorsi nazionali di deposizione che si tenevano
periodicamente durante il secolo scorso. Era infatti abitudine, da parte
dei vari pollai provinciali (istituzioni create per favorire l'allevamento
avicolo ), presentare gruppi di ovaiole delle più pregiate razze
locali allo scopo di promuoverne la diffusione grazie ai dati scaturiti
dalle prove di deposizione. La Foggiana era una razza rustica di tipo
mediterraneo che non presentava caratteri peculiari tali da distinguerla
nettamente dalle altre sottorazze locali. Presentava livrea cucula (sparviero),
tarsi gialli, orecchioni bianchi e una pronunciata cresta semplice.
Sembra, a giudicare degli scritti di vari Autori (Ghigi A., 1968),
che nell'ambito delle regioni meridionali la Puglia fosse quella a maggior
vocazione avicola, tanto che, da parte della Stazione Sperimentale di
Pollicoltura di Rovigo, spesso furono spediti galletti selezionati (per
lo più Livorno nera) allo scopo di migliorare la popolazione
avicola locale.
FRIULANA
Si trattava di un animale assai simile
all'odierna Livornese, ossia un pollo di tipo mediterraneo di media
taglia, presumibilmente a tarsi gialli ed orecchioni bianchi, allevato
principalmente per la produzione di uova (Cortese M.,1978). La
Friulana, da testimonianze orali, poteva presentarsi in varie colorazioni,
di cui la più diffusa era quella "dorata". I riferimenti
bibliografici citano questa razza primitiva riferendo i risultati ottenuti
durante i vari concorsi di deposizione che venivano indetti allo scopo
di evidenziare le razze più produttive. La Friulana attualmente
è da ritenersi completamente scomparsa.
GALLINA CON GRANATELLO
Non si tratta di una vera e propria razza
bensì di una curiosa mutazione osservata dall'esperto avicolo
Mazzon (Mazzon I., 1934). L'autore stesso accenna ad un curioso
gruppo di pollastre che intorno ai primi del '900 alcune massaie venete
gli mostrarono, affermando di averle ricevute da parenti che stavano
"sui monti". Gli animali in esame possedevano un insolito
pennello di setole sul petto, qualcosa di simile a quello che si osserva
nei maschi di tacchino. E' fuori dubbio che questo esiguo gruppo di
animali non potesse rappresentare né una razza, né tanto
meno una popolazione a larga diffusione, visto che menzione di animali
di questo tipo non viene rilevata in alcuna fonte bibliografica. E'
però interessante citarla quale mutazione sconosciuta del genere
Gallus, mai osservata a livello internazionale.
GIGANTE NERA D'ITALIA
Si trattava di una razza a duplice attitudine
selezionata dal Pollaio Provinciale di Genova intorno al 1929 dall'esperto
avicolo Frau Sanna, autore di molti scritti riguardanti l'avicoltura.
Scopo della selezione era quello di ottenere animali di eccezionale
sviluppo (massimo peso raggiunto da un gallo di due anni 6,5 kg). Dalla
visione del materiale fotografico presente sulla rivista "Bassa
Corte" si osservano animali di tipo eterosomo, dotati di cresta
semplice, orecchioni rossi e tarsi nudi biancastri. La livrea era uniformemente
nera a riflessi verdi. Si può presumere che le razze utilizzate
nella formazione della Gigante Nera d'Italia fossero molto simili a
questa e quindi, a giudicare anche dai listini presenti all'epoca, si
può ragionevolmente pensare che presero parte alla formazione
la Orpington nera, la Langshan Croad e la Australorp, assai apprezzate
all'epoca sul nostro territorio nazionale.
GIGANTE PADOVANA
La razza comparve per la prima volta alla
Mostra Avicola di Padova del 1880 e la sua selezione si deve al Dott.
Luigi Mazzon medico di Villafranca e alla moglie Emilia Busetto, genitori
del Cav. Italo Mazzon, esperto avicolo di grande fama e molto conosciuto
nel secolo passato (Pascal T., 1905,1915). Il Dott. Mazzon, con
l'aiuto della moglie cominciò nel 1850 l'opera di incrocio fra
tre razze parentali, allo scopo di ottenere animali di eccezionale sviluppo.
Le razze su cui si concentrò l'interesse del Mazzon furono la
razza Padovana Comune (gallina assai simile all'odierna Livorno), la
Polverara e la Cocincina. Mediante incrocio fra queste razze il Mazzon
ottenne individui variabili nella forma, in quanto alcuni si avvicinavano
di più al tipo asiatico eterosomo mentre altri si avvicinavano
maggiormente al tipo mediterraneo omeosomo. Così la descrive
il Mazzon: "il gallo ha becco nero, liscio e piuttosto robusto;
la cresta è semplice, regolarmente dentellata con bargigli molto
lunghi. Gli orecchioni bianchi striati di rosso, gli occhi fieri e vivaci
palesano un carattere battagliero. I tarsi sono calzati e spesso anche
totalmente nudi, di colore nero, ma più ordinariamente si preferiscono
rosei. La gallina ha cresta semplice abbastanza sviluppata, ma a volte
è provvista di un piccolo ciuffo e di una cresta semplice più
piccola, se deriva dalla Polverara." La Gigante Padovana poteva
presentare diverse livree di cui la più tipica era quella nera
nella quale nel gallo spuntavano delle penne rosse al collo, al groppone
e al dorso. Inoltre colori molto ricercati erano il bianco e il brizzolato
(nero macchiettato di bianco irregolarmente)alcuni cataloghi risalenti
al 1893 parlano pure di una varietà perniciata e di una con piccolo
ciuffo e 5 dita.
La Gigante Padovana non possedeva istinto alla cova e deponeva uova
piuttosto grosse. Il peso del gallo era di 4-4,5 kg, 3-3,5 kg nella
gallina, ma non erano rari animali più pesanti. Questa razza
subì alterne vicende, inizialmente suscitando forte entusiasmo
per le sue grandi dimensioni; venne poi abbandonata per le difficoltà
insorte nell'allevamento e come riscontrato nella bibliografia già
nel primo trentennio del 1900 era difficilissimo trovare esemplari di
questa razza. (Trevisani G., 1907, 1912, 1919, Mazzon I., 1932; Houwink
A., 1910).
GROSSA DI BOLOGNA
Razza sintetica creata dalla collaborazione
della Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo e del Centro Sperimentale
Avicolo di Bologna (Ghigi A., 1968).
Si procedette all'incrocio fra la razza Livorno con la Combattente indiana
(Cornish) allo scopo di ottenere soggetti con alta deposizione dotati
delle pregevoli caratteristiche costituzionali del Cornish. Risultarono
soggetti effettivamente caratterizzati da carcasse di ottima qualità
con indici di accrescimento assai favorevoli ma, nelle generazioni successive
la produzione di uova andò scemando.
Erano note tre varietà Bianca, Cucula e Nera che però
andarono completamente distrutte durante la seconda guerra mondiale
(Bonadonna T.,1950-51).
Si suppone che l'aspetto di questo volatile dovesse essere quello di
un Livorno di grossa taglia con tarsi più bassi e massicci giallo
zafferano dotato di un petto ampio e carnoso ereditato dal Cornish;
orecchioni bianco crema variegati di rosso cresta semplice di media
dimensione.
GROTA
Si suppone dalle scarse notizie rilevate
si trattasse di una popolazione avicola di tipo primitivo; unico carattere
distintivo valido a distinguerla dal pollame ordinario era la cosi detta
"crisi di penna" ossia una prima muta del piumaggio che lasciava
i soggetti spiumati per qualche tempo. In seguito alla muta si presentava
poi un periodo di sviluppo molto favorevole tanto da ingenerare le simpatie
dei contadini dell'epoca. Questa razza era diffusa nella provincia di
Padova e aveva similitudini con la Crottone Piacentina e Trevisana che
presentavano anch'esse la caratteristica muta. Sembra ragionevole supporre
che questa caratteristica genetica di impennamento tardivo fosse molto
simile a quella presentata dalla razza Valdarnese Bianca è però
da rilevare che questa caratteristica è da sempre presente nelle
razze asiatiche eterosome pertanto un ipotesi plausibile potrebbe identificare
la così detta razza Grota come il principio di una pratica di
incrocio volta alla produzione di animali più precoci e pesanti,
rispetto a quelli di razza pura (Mazzon I., 1934).
LAMOTTA
Si tratta di una vecchia razza che, seppur
di origine italiana non trova riscontro in alcun testo italiano. Ne
parla invece diffusamente la bibliografia estera dell'inizio del secolo
(Houwink A., 1910). L'autore parla di due colorazioni una bianca
e una nera, affermando che alcuni la ritengono derivata dalla Livorno
Macchiettata (Mottled Leghorn). Sembra che a creare questa razza fosse
stato un commerciante di pollame che, per suo interesse personale modificò
la Mottled Leghorn e con un piccolo cambio di parole la battezzò
Lamotta. Questa razza era in tutte le parti simile alla razza Leghorn,
ma i tarsi anziché gialli erano grigi o bianchi. Se ne ebbe menzione
su alcune riviste tedesche e olandesi di inizio secolo, ma ben presto
scomparve dalla scena avicola. La bibliografia non dà menzione
delle località di diffusione della razza e non accenna a caratteristiche
peculiari inerenti gli aspetti produttivi.
LA NANA
Conosciuta nella provincia di Padova anche
come "gallinetta pepola", se ne potevano trovare dei buoni
soggetti in molte aziende agricole (Mazzon I., 1934). L'origine
di questa razza dalle gambe corte è sconosciuta, ma la presenza
di razze a tarsi corti è ben documentata in molti stati europei
ed orientali (Kruper, Courtes Pattes, Scots Dumpy, Nagasaki ). La taglia
della razza, da quanto rilevato dal Mazzon, era maggiore della comune
"Megiaròla". Era una gallina dal temperamento docile,
molto apprezzata come chioccia, in quanto, in ragione dei tarsi molto
corti, si allontanava poco dalla casa colonica affaticando meno i giovani
pulcini. L'aspetto era quello del tipico pollo italiano, con cresta
semplice, bargigli di media lunghezza, orecchione bianco e livrea per
lo più nera a riflessi metallici blu e verdi. Il portamento del
corpo era alquanto allungato, tanto che alcuni, descrivendola, parlano
di aspetto da palmipede. Il tarso era nudo di colore ardesia, ma col
tempo l'abitudine di non mantenere il gallo di questa razza finì
per inquinare geneticamente la progenie che perciò poteva presentare
tarsi calzati e aspetto meno tipico. La gallina Nana sembra fosse assai
propensa alla deposizione, tanto che, un motto tramandato dalle contadine
venete, ed ancora oggi in uso, diceva: "la galineta pepola la fa
tre ovi al dì; se non la fosse pepola la gh'in faria de pi".
L'allevamento della razza Nana presentava alcune difficoltà:
soprattutto i pulcini, in ragione delle loro zampe piuttosto corte,
toccavano quasi a terra con l'addome ed erano soggetti, nei climi umidi
del Veneto, ad ammalarsi facilmente. Questa razza non lascia attualmente
traccia nella popolazione avicola italiana e, del resto, tutte le razze
europee a tarso corto sono andate incontro ad un grande regresso numerico.
Attualmente è in uso la denominazione "pepoi" per descrivere
alcuni polli nani a piumaggio dorato allevati nel Veneto, ma nulla si
ha in comune con la razza Nana che, mantenendo la taglia di una comune
gallina, presentava esclusivamente la riduzione della lunghezza del
tarso.
LECCESE
Secondo il Jovino, la razza sarebbe derivata
dalla schiusa di uova raccolte nel 1931 nelle campagne circostanti l'Istituto
Tecnico Agrario di Lecce. La razza fu quindi purificata e selezionata
presso il pollaio provinciale annesso a questo istituto.
Caratteristiche produttive della Leccese degne di nota erano la discreta
precocità di sviluppo sino ai 5-6 mesi e la bontà delle
carni. Le uova invece erano piuttosto piccole nonostante ogni tentativo
di migliorarne il peso con la selezione (Bonadonna T., 1951; Pozzi
G., 1961).
La razza Leccese era distinta in due sottorazze: una detta Moresca,
di colorazione perniciata molto scura; l'altra detta Isabella dalle
tinte più tenui, fromentine nella femmina e per lo più
dorate nel maschio. La Leccese era una gallina di tipo mediterraneo
con zampe gialle, orecchioni bianchi, cresta semplice assai sviluppata,
ricadente su un lato della testa nella gallina in deposizione. La coda
era piuttosto rialzata con falciformi poco sviluppate e, nell'insieme,
l'aspetto era slanciato (Trevisani G., 1936).
Attualmente la Leccese è completamente scomparsa dal suo areale
di distribuzione; inoltre la colorazione fromentina è abbastanza
insolita da rilevare nei polli mediterranei.
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Leccese foto del 1946
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Leccese foto del 1936
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Leccese foto del 1936
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LIVORNESE
Allo scopo di meglio chiarire le complesse
vicissitudini all'origine di questa particolare razza che presenta ceppi
diversamente indicati in tutto il mondo, sembra importante partire dalla
popolazione primitiva presente in tutta Italia denominata appunto "Italiana"
e universalmente nota come "Poulette d'Italie". Questi animali
a cresta semplice, orecchioni bianchi, pelle e zampe gialle, dotati
di una grande prolificità e rapidità di accrescimento,
furono inizialmente assai apprezzati in Francia e in Belgio. Scrisse
di questi il Beyer: "Ovunque volgiamo lo sguardo la incontriamo.
Nelle mostre avicole grandi, medie e piccole, i polli Italiani sono
sempre presenti. Questo pollo domina per la sua eccellente produttività,
per la rapidità di accrescimento, per la sua adattabilità
alle più diverse condizioni ambientali". In origine come
ricorda il Blanchon, erano note sei varietà: perniciata, argentata,
cucula, fulva, nera e bianca. Nonostante la variabilità suddetta
il pollo Italiano era abbastanza uniforme nelle caratteristiche morfologiche
e faceva parte a pieno titolo delle cosiddette razze mediterranee ossia
di quelle che popolavano la Spagna, il Sud della Francia e l'Italia
(Giavarini I.,1983, 1986; Pozzi G., 1961; Ghigi A., 1930, 1968).
Nella prima metà del 1800 il pollo Italiano salpò dal
porto di Livorno per raggiungere gli Stati Uniti; in quell'epoca infatti
l'America aveva scelto il porto di Livorno come base per il suo commercio
con il nostro Paese. Come era allora consuetudine, le navi mercantili
solevano imbarcare nei porti pollame per rifornire di uova e carne fresca
il personale viaggiante. Giunti a destinazione, i polli rimasti in vita
venivano o venduti o ceduti ai marinai che li portavano alle loro case.
È indubbiamente questo uno dei tanti mezzi che consentì
l'introduzione dei polli domestici dal Vecchio al Nuovo Continente.
Secondo John Oldbird, citato da Brown, la prima importazione di polli
Italiani negli Stati Uniti risalirebbe al 1828-1829, seguita due anni
dopo da una seconda importazione. Tali animali, tutti a piumaggio bianco,
vennero inizialmente denominati "Spagnola bianca" o "Italiana
bianca". Intorno al 1835, N.F. Ward di New York ricevette dall'Italia
un gruppo di polli dal piumaggio dorato che apprezzò moltissimo
per la loro elevata produzione di uova e limitatissima tendenza a covare.
Ward, entusiasta, regalò alcune uova a J.C. Thompson, appassionato
allevatore che importò dall'Italia ulteriori animali dalla livrea
dorata. Nell'autunno del 1871 Reed Watson di East Windsor Hill nel Connecticut
importò l'Italiana a livrea nera che, però, per quanto
ottima ovaiola, non incontrò, per il suo carattere piuttosto
selvatico, l'entusiasmo degli allevatori d'oltreoceano (A.A.V.V.,
1989, 1999).
Nel 1868 la Leghorn bianca (appellativo con cui agli americani piacque
denominare il pollo Italiano partito da Livorno) lasciò l'America
per l'Inghilterra e nel 1870 Lewis Wright importò in Inghilterra
il primo ceppo di Leghorn dorate, che nel 1875 vinse la coppa all'Esposizione
di Londra tenutasi nel Crystal Palace. Nel 1876 si costituiva in Inghilterra
il "Leghorn Club", primo gruppo avicolo speciale. Nell'anno
successivo la Leghorn bianca partecipò al Concorso Generale svoltosi
a Parigi. Nel 1871 veniva importata in Inghilterra il primo gruppo di
Leghorn nera. Tra il 1871 e il 1872 gruppi di Leghorn bianche e dorate
furono esposte da Sir Warten in Svizzera e successivamente in Germania
(Périquet J. C., 1995; Voitellier C., 1915).
Per migliorare la razza si ricorse inoltre a una serie di incroci con
razze intermedie quali la Wyandotte in America, la Minorca bianca e
il Combattente malese in Inghilterra. Soprattutto in Canada si assistette
ad un'intensa opera di incrocio con la razza Wyandotte bianca allo scopo
di ridurre le dimensioni della cresta esposta al rischio di congelamento
a quelle latitudini. Dagli incroci con le razze sopra menzionate ebbe
origine altresì la Leghorn cresta a rosa, riconosciuta in America
nel 1886. Nel 1912 il Prof. James Dryden dell'Oregon State University
selezionò soggetti dalla deposizione eccezionale (300 e più
uova l'anno). Frattanto alla Experimental Farm di Ottawa si ottennero
importanti risultati nella selezione. Già intorno al 1950 si
potevano contare alcuni ceppi ben definiti e precisamente la Leghorn
americana, la Leghorn canadese, la Leghorn inglese tipo esportazione
e la Leghorn inglese tipo utilitaria. Nel volgere degli anni per questa
razza sono poi nati specifici standard nazionali; si parla quindi di
Leghorn olandese, Livornese tedesca (Italiana), Leghorn inglese, Leghorn
americana, e solo recentemente gli allevatori italiani hanno come riferimento
per la loro selezione lo Standard Italiano della Livorno tipologia autoctona.
Si deve infatti considerare che la generale trascuratezza in cui venivano
tenute le razze italiane obbligava gli allevatori italiani ad approvvigionarsi
di riproduttori presso la vicina Germania, potendo così ottenere
solo animali di razza "Italiana selezione tedesca", corpulento
animale dai tratti simili alla Livorno, ma più tranquilla e linfatica
rispetto ad essa (Ghigi A., 1968; Marley A., 1956).
La Livorno (autoctona) è una razza più snella e più
alta sui tarsi rispetto all'Italiana (selezione tedesca), con il collo
portato eretto e leggermente arcuato che gli conferisce un'aria vivace
e sempre all'erta; la coda è portata con un angolo di 40-45°
nel gallo, 30-35° nella gallina. Il tronco è cilindrico,
mediamente lungo, leggermente inclinato verso la groppa; tarsi di ossatura
fine e di un bel giallo intenso, ventre ben sviluppato specialmente
nella gallina. La cresta è semplice, a cinque denti, di media
grandezza, portata eretta nel gallo, piegata dopo il secondo dente nella
gallina; il lobo segue la linea della nuca senza appoggiarvisi. Bargigli
ovali di lunghezza media, orecchione bianco, disteso e liscio, senza
alcuna traccia di rosso. Il peso del gallo va dai 2-2,5 kg, quello della
gallina da 1,7 kg a 2 kg. La capacità di deposizione della Livornese
è eccellente; si possono ottenere medie annuali intorno alle
280 uova, con punte massime di 300-320 uova. Il peso minimo delle uova
è di 55 g, ma esistono ceppi produttori di uova assai voluminose,
dal guscio invariabilmente bianco candido. La razza Livorno (autoctona)
conta attualmente parecchie varietà che si distinguono esclusivamente
per il colore del piumaggio. Per la maggior parte vengono allevate a
scopo sportivo e sono rari i casi in cui vengono sfruttate le capacità
produttive della razza. La preferenza dei consumatori per uova a guscio
pigmentato sembra essere il maggior ostacolo per una ripresa consistente
dell'allevamento in Italia e solo il rinnovato interesse riguardo i
prodotti tipici in un'ottica di recupero delle produzioni nazionali
sembra poter essere il fattore scatenante (A.A.V.V., 1996).
Essendo il numero di varietà notevole, si rimanda allo Standard
delle Razze Avicole Italiane per qualsiasi ulteriore approfondimento.
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gruppo di Livornesi Dorate
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Livornese Dorato Gallo
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MAESTA' 57
Si tratta di una razza che può essere
inserita a pieno titolo nel gruppo delle razze sintetiche. E' stata
creata nell'allevamento "Maestà" di Pavia per opera
del proprietario dr. M. Meriggi e del genetista dr. R. Scossiroli professore
dell'Università di Pavia.
Deriva dall'incrocio e successivo meticciamento di tre razze: Leghorn
white, New Hampshire Red e Rhode Island Red.
L'inizio della formazione della nuova razza risale al 1948. In primo
luogo si volle ottenere una immunità ereditaria nei confronti
della Pullorosi nonché una sufficiente resistenza ereditaria
alla Malattia Cronica Respiratoria ed alla Leucosi. Secondo scopo fu
l'aumento della produttività, per raggiungere una media di produzione
pro capite superiore alle 180 uova all'anno. Terzo scopo da raggiungere
fu quello di elevare la fecondità ed il tasso di schiusa ad un
valore medio o superiore all'85%.
Il procedimento seguito nella formazione della Maestà fu il seguente:
Nel 1953 si iniziò con un primo incrocio fra ? New Hampshire,
notoriamente assai precoci e produttive, con ? Rhode Island Red allo
scopo di associare le caratteristiche di rusticità di queste
due razze. Nel seguente anno 1954 le ? meticce furono reincrociate con
? New Hampshire per recuperare maggiormente il tipo (selezione per caratteristiche
di conformazione, di produttività e di rapidità di impennamento).Durante
il terzo anno 1955 le ? meticce furono infine incrociate con ? Leghorn
White, per introdurre nel tipo New Hampshire il carattere Bianco Dominante
e le caratteristiche di produttività e di rapidità di
sviluppo e impennamento della Leghorn. Nel 1956 si procedette all'incrocio
fra F1 con schema di riproduzione per famiglia e pedigree, allo scopo
di recuperare gli omozigoti per colore bianco, attuando una selezione
severa per forma, rusticità, produttività e rapidità
di impiumamento e sviluppo. Fu quindi nel 1957 che la razza poté
dirsi sommariamente fissata nei suoi caratteri.(Pozzi G.,1961).
La Maestà 57 è una razza che può definirsi
semipesante, con pelle e tarsi gialli, livrea bianca "dominante"
al 100% negli incroci, con la New Hampshire e la Rhode Island Red. Presenta
una cresta semplice alquanto espansa nel gallo, più piccola e
a volte ricadente da un lato nella gallina. Gli orecchioni sono per
lo più rossi con tracce di bianco ereditate dal Leghorn. La produttività
media era di 230 uova all'anno con una produzione invernale di circa
52.
La deposizione inizia intorno ai 183 giorni dalla nascita. Il peso medio
delle uova era di gr. 59 (primo uovo 56), con una fecondità media
del 96% e con il 92% di schiusa. La mortalità dei pulcini, sino
a 45 giorni, si manteneva dello 0,20%, quella delle ovaiole dai 6 ai18
mesi d'età, dello 0,40% (Pozzi G.,1961).
Furono rilevate le seguenti caratteristiche di peso determinate su un
minimo di 200 soggetti per sesso, nati nella prima settimana di aprile.
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Femmine
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a 36 giorni
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437,7 g
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Femmine
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a 5 mesi
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1980,2 g
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Maschi
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a 36 giorni
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525,4 g
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Maschi
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a 85 giorni
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1732,4 g
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Maschi
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a 6 mesi
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3295,4 g
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Attualmente questa razza sintetica è da ritenersi scomparsa
poiché superata negli anni da Razze ibride più precoci
e produttive. Se ne dà menzione visto che può ritenersi
cronologicamente una delle ultime razze di creazione italiana.
MAGGI
Questa razza prende il nome dall'illustre
Cavalier Ubaldo Maggi, figura universalmente nota nella passata storia
avicola italiana. Egli si fece notare per il grande impegno volto a
migliorare e nobilitare l'avicoltura italiana in un momento storico
in cui questo tipo di allevamento muoveva i primi passi per trasformarsi
da empirico a scientifico (Pascal T.,1905, 1925).
Il Maggi fu un vero e proprio pioniere nella formazione di razze sintetiche;
infatti, intorno al 1848 iniziò l'opera di incrocio della gallina
Valdarno con un gallo di origine francese, somigliante all'odierna razza
La Flèche. L'opera di incrocio proseguì sugli F1 che furono
in seguito incrociati rispettivamente con la razza Brahma scura, Crèvecoeur,
Cocincina nera e si suppone forse anche con la Dorking. Nella progenie
si dimostrò dominante la conformazione del pollo asiatico Brahma
e ne risultò un animale di sviluppo piuttosto lento, ma di gran
lunga molto più precoce delle grandi razze asiatiche. Le dimensioni
raggiunte dalla Maggi erano davvero colossali, tanto da superare a volte
la taglia dei più grossi Brahma. Il gallo aveva una cresta semplice,
sebbene testi olandesi parlino a volte di cresta a pisello riferendosi
a questa razza. I bargigli erano abbastanza lunghi, gli orecchioni piccoli
e bianchi (per alcuni autori rossi); le zampe rosee nei campioni più
pregiati, ma si riscontravano spesso di colore nero piombo. Ordinariamente
si osservavano tarsi regolarmente calzati, ma gli stessi testi olandesi
illustrano tarsi nudi (Houwink A., 1910). La gallina presentava una
cresta molto piccola, a volte accompagnata da un piccolo ciuffetto nella
zona occipitale, carattere questo ereditato dall'incrocio con la razza
ciuffata Crèvecoeur. Il piumaggio del gallo era nero a riflessi
verdi e violacei, mentre la testa, il collo e il dorso si presentavano
"brizzolati", ovvero irregolarmente macchiettati di una tinta
giallastra. La gallina si presentava spesso di livrea nera uniforme,
ma poteva presentare anche una colorazione bruna listata di bruno molto
scuro, che era preferita dagli allevatori. La razza Maggi era ottima
produttrice e assai propensa alla cova. Il peso normale era tra 4 kg
e 4,5 kg per il maschio, 3,5-4 kg per la femmina (Pascal T., 1915).
Non deve stupire la scarsa uniformità di questi soggetti, visto
il numero ingente di razze utilizzate nell'incrocio e le limitate conoscenze
sulla genetica e la trasmissione dei caratteri.
Questa razza rappresentava una vera e propria innovazione nel panorama
avicolo italiano, abituato al pollo mediterraneo di piccola mole e godette
di una certa notorietà anche in ambito internazionale. Con la
scomparsa degli allevatori più esperti e affezionati, la razza
finì per essere abbandonata e scomparì completamente.
MEGIAROLA
Si trattava della popolazione primitiva
di tipo mediterraneo diffusa in gran parte della provincia di Padova
e del resto del Veneto. Doveva il suo nome alle sue piccole dimensioni
con riferimento al termine dialettale "mégio", seme
minuto come quello del miglio, non potendo permettere un largo sfruttamento
per la produzione della carne: raggiungeva infatti appena il mezzo chilo
a quattro mesi, ed una volta adulta non superava 1,5 kg; era invece
buona deponitrice di uova piuttosto piccole (50-57 g). La razza Megiarola
ricordava in ogni suo particolare il pollo tipico mediterraneo, dotato
di cresta semplice, orecchioni bianchi, tarsi giallastri e livree variabili,
tra cui prevalevano la nera, la bianca e la dorata (Trevisani G.,
1936; Bonadonna T., 1951; Ghigi A., 1968). Successivamente la popolazione
locale cominciò un'opera di sostituzione utilizzando galli miglioratori
di razze pregiate quali la Livornese, andando a costituire la così
detta Megiarola Migliorata (Mazzon I., 1934).
MEGIAROLA MIGLIORATA
Lavorando sulla popolazione locale di tipo
Megiarola, il Pollaio Provinciale di Padova con opportuni insanguamenti,
fin dal 1927, ottenne animali a maggior sviluppo (si parla di un aumento
del 50% in peso rispetto ai soggetti Megiarola). La deposizione delle
uova fu notevolmente incrementata (medie di 150-160 uova annue) ed inoltre
il loro peso, superiore a quello della Megiarola, era compreso tra 62
g e 69 g. A giudicare dai documenti dell'Osservatorio di Padova, sembra
che responsabile di tutto ciò fosse l'opportuna scelta del direttore
Giuseppe Squadroni che, persuaso dagli scarsi risultati ottenuti dal
Pollaio Provinciale, iniziò l'insanguamento della popolazione
locale con galli Livornesi dorati acquistati in Val d'Adige e Val di
Non, dove la razza era conosciuta ed allevata con successo (Fracanzani
C.L., 1996; Mazzon I., 1932; Squadroni G., 1932).
La razza Megiarola Migliorata venne poi conosciuta più genericamente
come Medio Pesante, Padovana Comune, Padovana Collo di Pernice, ma si
trattava comunque della medesima razza. Le livree più diffuse
erano quella bianca, la camoscio, la dorata, la lionata (gialla a coda
nera) e la sparviero; i pesi erano solitamente 2,7 kg per il gallo e
2,0 kg per la gallina. Per le restanti caratteristiche la Megiarola
Migliorata ricordava i comuni polli mediterranei: cresta semplice, orecchioni
bianchi, tarsi e pelle gialla. La Megiarola Migliorata, pur vantando
ottime qualità, venne successivamente abbandonata ed attualmente
è raro incontrare qualche soggetto di tipo mediterraneo nelle
corti venete.
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Megiarola Migliorata dorata
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Megiarola Migliorata bianca
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MERICANEL DELLA BRIANZA
Si tratta di una razza nana diffusa nella
zona collinare a nord di Milano. Sembra sia comparsa intorno all'inizio
del secolo scorso, partendo da polli rurali nani allevati allo stato
brado ed utilizzati per la loro spiccata propensione alla cova nell'allevamento
di selvaggina da penna. Il recente interesse di un gruppo di allevatori
locali ha voluto poi imprimere maggior tipicità ai soggetti volendoli
così nettamente identificare per alcune caratteristiche peculiari.
Si deve infatti tener conto che l'Italia, pur vantando un certo numero
di appassionati avicoltori, non presenta attualmente neppure una razza
Bantam propria. Il Mericanel della Brianza è caratterizzato da
tronco cilindrico, cresta semplice diritta e rossa con lobo posteriore
che si stacca nettamente dalla nuca, nella gallina può essere
piegata su un lato senza coprire l'occhio, ma spesso è dritta.
Zampe gialle, orecchioni a mandorla rossi. Questa razza si rapporta
alla francese Pictave, al piccolo Combattente Inglese e alla Nana Tedesca,
differenziandosene nettamente per i suoi tarsi nudi gialli (carattere
somatico tipico dei polli italiani). Il peso del gallo va dai 700 agli
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