Polli italiani

Gallus Gallus

 

galline al pascolo - dipinto
 

GALLI SELVATICI PROGENITORI DEL GALLO DOMESTICO

I Galli selvatici sono suddivisibili in quattro specie:
· Gallus gallus Linneo
· Gallus sonnerati Temminck
· Gallus lafayetti Lesson
· Gallus varius Shaw

Gallus gallus Linneo

La specie Gallus gallus comprende cinque sottospecie locali:
Gallus gallus gallus Linneo
Maschio: Capo e mantellina arancio scuro o rosso aranciato, che passa all'aranciato ed al giallo sulle punte delle più lunghe penne del collo; penne della parte del dorso inferiormente alla mantellina e copritrici inferiori delle ali nere sfumate in verde ed in bleu purpureo; scapolari, copritrici mediane e schiena rosso marrone scuro, che passa all'aranciato carico sulle lunghe penne aguzze che rappresentano le penne del groppone e le minori copritrici caudali; secondarie e copritrici cangianti in bleu e verde; remiganti nere coi margini esterni delle primarie marroni o colla metà esterna del vessillo esterno delle secondarie castano o bruno rosso; parti inferiori nere sfumate in verde; lunghe copritrici superiori caudali e coda nere cangianti in verde e bleu porporino. Becco bruno scuro; cresta e bargigli rossi, orecchioni bianchi, rimanenti parti nude nel capo e nel collo rosse; zampe color lavagna.
Nella muta estiva le penne focate e lanceolate del collo, vengono sostituite da penne di forma normale, come quelle della gallina, di color nerastro fuligginoso. In autunno risorgono le lancette.
Femmina: La testa della gallina è gialla e si prosegue nella mantellina anch'essa gialla, percorsa longitudinalmente da fiamme nere. Il dorso e le spalle sono di colore brunastro uniforme; ogni penna è lapissata di nero con una netta orlatura dorata brillante. La rachide della penna è bianco giallastra. Le remiganti primarie sono bruno ardesia con le barbe esterne provviste di un sottile orlo bruno. Le remiganti secondarie sono brune con barbe esterne bruno chiaro finemente disegnato. Il petto è di un tenue color salmone; le gambe e il ventre bruno cenere con fine orlatura delle piume. La coda è nera lapissata di bruno (Ghigi A., 1968; Giavarini I., 1983).
Questa sottospecie abita le foreste della Cocincina della Cambogia e del Annam. Sue caratteristiche principali rimangono l'orecchione bianco e le penne della mantellina e del groppone assai lunghe.

Gallus gallus murghi Robinson e Kloss
Questa sottospecie rimane nei caratteri esteriori assai simile alla sottospecie precedente presenta orecchioni bianchi un po' più piccoli, lancette molto appuntite giallo intenso, le più lunghe di queste tendono al dorato ed hanno una lunga striscia nera centrale abbastanza larga. La femmina non differisce significativamente dalla precedente se non per una minor dimensione degli orecchioni.
Questa sottospecie geografica è tipica dell'India nord-orientale e dell'Himalaia (Ghigi A., 1968; Giavarini I., 1983).

Gallus gallus spadiceus Bonnaterre
Questa sottospecie non presenta varianti di rilievo per quanto riguarda il piumaggio, possiede lancette mediamente più corte che in gallus e orecchioni piccoli e rossi, nel resto assomiglia perfettamente alla sottospecie nominale.
Abita la regione sud-ovest dello Yunnan sud occidentale, la Birmania, il Siam, ad eccezione però della regione nord orientale del Laos, la penisola della Malacca e la zona nord di Sumatra (Ghigi A., 1968; Giavarini I., 1983).

Gallus gallus jabouillei Delacour e Kinnear
Questa sottospecie presenta cresta e bargigli più piccoli rispetto alle altri sottospecie, pure gli orecchioni sono rossi e piccoli. Le parti rosse della livrea risultano di una tonalità più scura, le lancette del collo sono più brevi e meno puntute; il groppone è rosso mogano mentre le lancette dei fianchi sono piccole e rosso scure; la coda è un poco più corta ed il collo assai scuro è appena aranciato.
Presente nel Tonchino e nella parte sud orientale dello Yunnan (Cina) ed estremo nord dell'Annan (Ghigi A., 1968; Giavarini I., 1983).Gallus gallus bankiva Temminck (Gallus gallus ferrugineus Gmelin)
Somiglia alla sottospecie spadiceus e ne è appena distinto per le lancette del collo che sono larghe, piuttosto rotondeggianti alla punta, carattere questo distintamente differente dalle altre sottospecie. Gli orecchioni di questo sono rossi variegati di bianco e i tarsi blu lavagna. Nell'uso comune parlando di gallo selvatico, progenitore dei polli domestici, si è sempre parlato di bankiva, forse per l'abitudine che hanno gli indigeni di trasportarlo e naturalizzarlo nelle numerose isole degli arcipelaghi orientali.
Originariamente questa sottospecie nota come Gallo d'oro della jungla occupava la parte meridionale di Sumatra, le isole di Giava e di Bali. Risulta invece introdotto nelle Filippine, Tahiti e nelle lontane Hawaii, dove il Capitano Cook lo ricevette in dono dagli indigeni (Ghigi A., 1968; Giavarini I., 1983).

Gallus sonnerati Temminck
Il gallo di Sonnerat dal nome del suo scopritore è chiamato anche Gallo grigio della jungla, abita preferibilmente le regioni montane e lo si può trovare fino a 1500-2000 metri. A differenza di altri galli vola con grande facilità. Caratteristica principale di questa specie è la straordinaria dilatazione della porzione apicale della rachide nelle penne lanceolate della mantellina ,del groppone e nel sopracoda. Tale dilatazione conferisce a queste penne un aspetto squamoso ben diverso dalla norma. Durante l'estate le penne della mantellina mutano e vengono sostituite da piume brevi di struttura normale.
Maschio: Penne del capo, del collo e della parte anteriore del dorso nere, frangiate di grigio, con una sbarra bianca ed una macchia subterminale giallo paglierino; il resto della schiena e del groppone comprese le copritrici minori delle ali sono sfumate in purpureo, orlate di grigio e con una stretta stria bianca lungo il rachide; le maggiori penne del groppone sono frangiate in aranciato e rossastro con le estremità delle penne ornata da macchie gialle a forma di fiamma; le copritrici mediane delle ali e le scapolari sono nere, con strie bianco giallicce lungo il rachide dilatate all'apice in una grande macchia aranciata frangiata esternamente in rosso. Remiganti e loro copritrici bruno-nere. Parti inferiori grigie con le penne dei fianchi frangiate all'apice di rossastro. Coda nera sfumata in verde . La cresta è piccola con una lievissima dentellatura, orecchioni rossi, becco color corno, zampe giallo arancio intenso.
Femmina: Tutte le penne del collo e del dorso hanno strie bianco giallicce lungo il rachide, i vessilli esterni delle secondarie sono finemente macchiati di bruno sporco e di nero, le penne del petto risultano fortemente striate di bianco e di nero. La cresta è piccolissima e la porzione nuda del capo assai ridotta.
Abita l'India occidentale, centrale e meridionale (Ghigi A., 1968; Giavarini I., 1983).

Gallus lafayetti Lesson (Gallus stanley Gray)
Maschio: Capo aranciato rossastro, mantello giallo dorato, rigato di nero per lungo. Penne del mento e della gola formanti una specie di bavetta che si discosta dal rosso del petto. Dorso rosso rigato di nero, penne del groppone rosso porpora alla base, con tinta bluastra alla punta. Copritrici delle ali rosso aranciate con strie mediane nere. Primarie bruno nerastre, secondarie blu cangiante, coda nera anch'essa cangiante in blu. Parti inferiori rosso vivace finemente rigato in nero. Cresta seghettata romboidale più alta dietro con una grande stria obliqua e mediana gialla che spicca sul rosso delle porzioni rimanenti. Becco bruno, zampe giallo rosse; iride bianco paglierino. Non è soggetto come le precedenti specie al cambio periodico delle lancette del collo.
Femmina: Differisce dalla femmina del G. gallus nell'avere le frange delle penne del collo e del dorso più scure, più rossastre e meno larghe. Le secondarie sono nere striate trasversalmente di bruno gialliccio, le penne del torace e dei fianchi sono nere macchiate di rosso cuoio con strie longitudinali biancastre. Il petto ed il resto delle parti inferiori sono bianchi irregolarmente striati e marginati di nero. Le penne della coda sono nere riccamente macchiate di bruno rossiccio. Cresta piccolissima con bargigli rudimentali, guance impiumate con leggero margine oculare rossastro.

Questa specie si trova esclusivamente sull'isola di Ceylon ,dove vive sia in pianura sia nelle regioni ad altitudini maggiori portandosi fino ai 1700 metri. Questo gallo presenta inoltre nel maschio un abito giovanile intermedio a quello da adulto di un colore bruno fulviccio.

Gallus varius Shaw (Gallus furcatus Temminch)

Maschio: Capo, collo e parti superiori del dorso coperto di penne piuttosto corte e troncate, nere alla base, sfumate in blu nel mezzo ed in verde dorato nella parte rimanente. Parte inferiore del dorso verde dorata, con riflessi azzurri e degradante in bronzo violetto verso le estremità. Lancette del groppone e del sopracoda nere, strettamente bordate di giallo dorato. Copritrici inferiori e medie delle ali allungate colore rosso arancio con lunga stria mediana nera; remiganti e copritrici maggiori delle ali nere, leggermente sfumate in azzurro verdastro. Parti inferiori e coda nere sfumate anch'esse in blu verdastro. I lati del capo e le tempie sono nudi e di colore scarlatto , cresta abbastanza pronunciata con margine integro, verde nella parte centrale e basale, degradante in viola rossastro verso l'esterno, bargiglio impari nel mezzo della gola, scarlatto, verde e giallastro. Becco colore corno, zampe carnicine; iride rosso fuoco. Non soggetto al cambio stagionale delle penne del collo.
Femmina: Capo, collo e parti superiori del manto bruno sporco, con strie subterminali nerastre e con strie centrali scure; il resto delle parti superiori, secondarie e copritrici nere , leggermente sfumate di nerastro ed irregolarmente striate e marginate all'estremità di giallastro; primarie e copritrici bruno scuro, gote, strie sopracciliari e lati della faccia bruno pallido. Mento e gola bianchi, parti inferiori color cuoio, penne del torace con margini brunicci e fianchi con macchie nerastre; coda nera irregolarmente macchiata di bruno. La cresta e i bargigli della femmina sono assai poco sviluppati.
Questa specie originaria dell'isola di Giava si rinviene abbondantemente pure nelle isole vicine di Madoura, Kangean, Lombok e Flores (Ghigi A., 1968; Giavarini I., 1983).

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DOMESTICAZIONE DEL GALLO


IL GALLO NELL'ANTICHITA'

Potrebbe essere degno di attenzione analizzare quanto scritto dai Latini sull'avicoltura presso gli antichi Romani. Catone, vissuto tra la fine del II e la metà del III sec. a.C., propone limitate notizie riguardo l'ingrassamento di oche, colombi e galline, non soffermandosi sull'allevamento. Anche la trattazione del Palladio, che è l'ultimo degli scrittori romani di avicoltura, essendo egli vissuto probabilmente nel IV secolo dell'era volgare, non fornisce che cenni sull'allevamento delle galline da parte delle donne di casa. Il più antico trattatista dopo Catone, è Varrone che si ritiene sia vissuto dal 116 al 27 a.C. e dà importanti spunti a cui ricorre Columella, autore del primo vero trattato completo di avicoltura. Columella consiglia di scegliere polli ad orecchione bianco asserendo che questi sono sicuramente più fecondi degli altri; raccomanda inoltre di mantenere galline con cinque dita, avvalorando l'ipotesi, sostenuta da alcuni autori inglesi, che la razza Dorking fosse di origine romana ed importata in Inghilterra da Cesare. Vaghe notizie parlano poi dei polli di Media e di Rodi definiti più belli e più grossi dei nostrani, e si parla spesso di combattimenti di galli che si svolgevano presso le case dei ricchi romani.
E' un fatto certo che tutti i popoli antichi hanno descritto l'esistenza di un pollo selvatico che spesso costituiva una delle portate predilette delle mense romane. Se in tutti i paesi del mondo il pollo fa parte della mensa quotidiana è pur vero che fu oggetto di venerazione religiosa presso molti popoli. Darwin, nelle sue ricerche sull'origine delle specie domestiche, giunse alla conclusione non da tutti condivisa che il pollo domestico non poteva aver avuto origine da una forma primitiva spentasi con l'andar del tempo e, a dimostrazione di ciò, concorreva il fatto che in Asia, le specie selvatiche del genere Gallus, si erano conservate attraverso i secoli. Nell'opera "L'origine delle specie per selezione naturale", egli si esprime con queste precise parole: "il signor Blyth, le cui opinioni, basate su un ampio e multiforme patrimonio di conoscenze, a mio avviso sono più valide di quelle della maggior parte degli altri Autori, sostiene che tutte le razze di pollame sono derivate dal comune gallo selvatico indiano, Gallus bankiva (l'attuale classificazione designa come sottospecie bankiva il giavanese e la sottospecie indiana è rappresentata dal G. murghi). Il La Perre de Roo confuta il concetto darwiniano: "non vi è nessun esempio di galli dei nostri poderi che sia ritornato allo stato selvatico". Le ipotesi che fanno discendere l'uomo dalla scimmia, il cane dal lupo, il colombo domestico dal torraiolo e finalmente il pollo domestico dal gallo bankiva, sono tutte moderne. Gli antichi autori latini: Columella, Varrone, Palladio, che hanno scritto sugli animali da cortile duemila anni fa, essendo ancora più vicini di noi all'epoca della domesticazione del pollo, non si trovano meno di noi nella possibilità di delucidare la questione che ci occupa. Ora, questi autori, parlano dei galli selvatici come di uccelli rari che non si riproducevano in cattività e di cui si utilizzava solamente la carne, senza che in questi illustri Dotti fosse mai sorto il dubbio che quelle specie selvatiche fossero la sorgente primitiva dei nostri volatili domestici di cui possedevamo già diverse varietà. Il Darwin sostiene con argomentazioni convincenti l'origine monospecifica del gallo domestico da quello bankiva poiché afferma: "il canto del bankiva non è molto dissimile da quello del combattente". Nel 1967 studi degli spettrogrammi del canto del Gallus gallus, Gallus sonnerati, Gallus Lafayettei chiariranno che il canto del gallo domestico somiglia effettivamente solo a quello del Gallus gallus. Darwin ebbe però altri importanti oppositori alle sue affermazioni; possiamo citare Edward Brown, Lewis Wright e soprattutto Tegetmeier, che collaborò con Darwin in numerose ricerche. Nonostante ciò ebbe il coraggio di opporsi al maestro, esprimendosi così: "si potrebbe pensare che io sia molto presuntuoso quando voglio contestare le conclusioni cui è giunto l'onorevole Maestro Darwin, col quale e per il quale è stato per me un grande privilegio collaborare per alcuni anni, ma un'accurata ed approfondita considerazione dei fatti mi ha condotto a conclusioni differenti rispetto a quelle a cui lui è giunto….e, tenendo conto di tutte queste osservazioni, io sono indotto a credere che polli come la Cocincina (razza asiatica eterosoma) non discendono dalla stessa specie da cui deriva il nostro gallo combattente….". Non si capisce d'altra parte come Darwin abbia giustamente osservato una diversa morfologia del foro occipitale del bankiva e della Cocincina e non abbia mollato sul suo punto di vista monofiletico, solo per il fatto che non si trovavano più antenati selvatici dei polli diversi dai bankivoidi. Per un attimo, meditando sul comportamento terricolo della Cocincina, Darwin fu tentato di ammettere una diversa derivazione (presunta origine insulare delle grandi razze asiatiche), ma fece subito dietro front affidando al contrario sulla fertilità degli ibridi il compito finale di arbitro insindacabile. Qui si aprì un'ulteriore bagarre sulle reciproche possibilità di incrocio fra galli selvatici e galli domestici, appianati solo in parte dagli studi del Prof. Ghigi (1915), sostenitore convinto dell'origine plurispecifica del gallo domestico dalle numerose specie selvatiche diffuse in Asia.
Recentissime scoperte archeologiche in Cina, indicano che i polli vi erano stati introdotti intorno al 6000 a.C. e che tali polli derivavano da un addomesticamento anteriore del Gallus gallus, avvenuto nel sud-est asiatico (concetto espresso anche da Darwin). Dalla Cina giunsero in Giappone via Corea nel periodo Yayoi (300 a.C.-300 d.C.) i reperti più antichi secondo Barbara West e Ben-Xiong-Zhou provengono dal Cishan e Peligan in Cina e risalgono al 6000 a.C., data che precorre di quattromila anni i reperti di Mehenjo-Daro e ciò non basta, in quanto i resti di sedici delle diciotto località cinesi sono essi pure antecedenti a quelli indiani. Non si sa se questi soggetti allevati in Cina abbiano contribuito alla selezione dell'attuale pollo domestico. I polli della cultura Harrappa della valle dell'Indo (2500-2100 a.C.), potrebbero essere invece la sorgente principale della diffusione mondiale del gallo. Ricerche recenti confermano pure che il pollo era già stato introdotto nell'America del sud proveniente dalla Polinesia prima del XVI secolo (Ghigi A., 1968; A.A.V.V., 1996).

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ALLEVAMENTO TRADIZIONALE DEL POLLAME


Rispetto agli scritti dei Romani trascorsero molti secoli senza che nulla si aggiungesse in relazione all'allevamento degli uccelli domestici. Ne parla successivamente, in alcuni suoi scritti, Ulisse Aldovrandi, delle cui opere Darwin ebbe a scrivere: "l'ornitologia di lui è il più completo documento di cui possiamo disporre per determinare l'età delle nostre razze domestiche di polli e di piccioni". Non si deve credere che Aldovrandi non avesse commesso anche clamorosi errori come quello di attribuire origine indiana e provenienza turca al tacchino, seguendo forse quella tradizione geografica in omaggio alla quale Cristoforo Colombo, giungendo alle Antille, aveva creduto di essere in India. L'avicoltura andò intensificandosi nei secoli successivi al XVI come piccola attività rurale limitata in molte province all'opera del colono. Questa condizione declassò l'avicoltura che fu considerata appannaggio delle massaie e tenuta in dispregio dagli stessi contadini di sesso maschile. In regime di mezzadria, l'allevamento del pollame era competenza del colono, al quale il proprietario poneva una limitazione nel numero dei capi e delle specie da allevare. La limitazione del numero dei capi, imposta dai capitolati agrari, veniva di solito elusa con l'allevamento dei giovani e sorgevano dispute per tali trasgressioni. In generale i patti colonici contemplavano la corresponsione al proprietario di un certo numero di capi per ogni categoria di pollame e più precisamente galletti d'agosto, capponi a Natale, galline a carnevale e uova a Pasqua.
In Italia giunsero successivamente da Parigi le prime notizie di un'esposizione internazionale di avicoltura, cosicché l'interesse per questa cominciò ad accrescersi, in particolar modo verso le razze di polli considerate da prodotto. Nacque così una "consociazione modenese" per il miglioramento degli animali da cortile, la quale importò gruppi scelti dalla Francia, affidando l'allevamento ad agricoltori appassionati. Nel 1899 il Corriere della Sera, ritenendo negletto in Italia l'allevamento degli animali da cortile, bandì un'esposizione nazionale di avicoltura alla quale fece seguito, l'anno successivo, una internazionale sotto gli auspici dell'Associazione della Stampa Lombarda. Da allora si destò un movimento abbastanza intenso a favore dell'industria zootecnica su basi avicole e le esposizioni si seguirono numerose a Firenze, a Roma, in Piemonte, culminando con quella internazionale che ebbe luogo a Milano nel 1906 in occasione dell'inaugurazione del valico del Sempione. Nel frattempo era stata costituita una società italiana di avicoltura con sede a Genova, la cui presidenza fu affidata al marchese Gerolamo Trevisani autore di diversi trattati sull'argomento. Nel 1909 il Governo, su decisione espressa dal congresso degli agricoltori, decise l'istituzione di stazioni sperimentali di avicoltura atte a far progredire le conoscenze su questo ramo importantissimo della zootecnia. In seguito lo scoppio della prima guerra mondiale l'Italia subì non soltanto un arresto, ma addirittura un regresso delle sue produzioni agrarie e solo il 28 giugno del 1917, il Ministro dell'Agricoltura con decreto istituì la Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo (Ghigi A., 1930, 1968; Bonadonna T., 1950; Périquet J. C., 1995).

AVICOLTURA INDUSTRIALE


Già nel lontano 1892, assai prima che Shull proponesse il concetto di eterosi, Cushman aveva notato e sottolineato che gli ibridi di prima generazione fra due razze erano più robusti e facili da allevare. Dopo un lungo intervallo di tempo Warren riprese l'argomento, dimostrando che gli incroci tra Livorno bianca per Jersey nera erano superiori alle razze pure parentali nella maggioranza dei caratteri di valore economico. Nonostante ciò fino agli inizi del 1950 le ricerche si susseguirono avendo come protagoniste le razze pure, con risultati favorevoli al miglioramento dello sviluppo corporeo, ma contraddittori per altri caratteri, specie l'attitudine ovaiola. Si può quindi affermare che furono i genetisti avicoli i primi, nel settore animale, a violare il dogma infrangibile della razza pura. Con l'avvento dell'avicoltura intensiva le idee e le esperienze uscirono dai laboratori e cominciarono a moltiplicarsi le esperienze pratiche. Per le ovaiole si profilava di fatto una crescente difficoltà nel migliorare le prestazioni con i metodi tradizionali (selezione massale con progeny test e selezione famigliare); per i polli da carne si imponeva la ricerca di metodi adeguati con cui porsi in modo competitivo di fronte al mercato in espansione. In simile contesto prese terreno la pratica dell'incrocio quale unico sistema riproduttivo capace di sfruttare un'intera classe di azioni geniche prima trascurate come gli effetti di dominanza, di superdominanza ed epistatici. Una statistica del U. S. Agricoltural Research Service riporta che già nell'annata 1955-56 il 43% dei pulcini allevati negli Stati Uniti proveniva da incrocio. Oggi, tutti i polli commerciali in tutto il mondo sono meticci. Le razze pure sono uscite di scena come fornitrici di animali da sfruttamento. Nel settore delle ovaiole tutti gli incroci commerciali sono stati ottenuti con due metodi: ibridazione di linee consanguinee ed incrocio fra ceppi, spesso nella sua versione più sofisticata vale a dire la selezione ricorrente reciproca. Intorno al 1975 l'ibridazione di linee consanguinee e la selezione ricorrente reciproca furono messe da parte a vantaggio dell'incrocio fra ceppi, nella versione originale meno complessa e costosa e sicuramente più flessibile rispetto alle fluttuazioni del mercato.
Un fatto curioso, che si ripete sia per le linee ovaiole che per i polli da carne è che molti dei moderni ceppi a produzione elevata provengono da un numero modesto di selezionatori, non più di 6-7, e taluni ceppi potrebbero avere un'origine comune. Quindi, una base genetica sorprendentemente ristretta per una distribuzione mondiale. Tutto ciò fa riflettere sui pericoli implicati e sulla necessità, in una proiezione futura, di conservare e difendere il prezioso patrimonio genetico rappresentato dalle molte razze e varietà ancora esistenti in purezza. Parecchi rappresentanti della scienza ufficiale ritengono che, con produzioni annue oscillanti fra le 230 e le 260 uova si sia raggiunto o quasi un plateau difficile da superare con i metodi in possesso della genetica moderna; non tanto perché la varianza genetica additiva sia esaurita, quanto per l'instaurarsi di correlazioni geniche negative tra i caratteri economici più importanti e perseguiti (taglia piccola del corpo e dimensioni grandi delle uova da un lato e produzione di uova dall'altro). I classici broiler degli inizi degli anni '50 raggiungevano il peso di 1,2-1,3 kg a 12 settimane, con un'efficienza medie di trasformazione pari a 3-3,4. I broiler medi degli anni '70 arrivavano già a 1,8-2 kg in 8 settimane, con indici di conversione spesso inferiori a 2,2-2,4. L'incremento e il miglioramento, seppur rallentati, continuano e non ci sono prove che si sia raggiunto un plateau. Unico pericolo dell'esasperata corsa a favore dei tratti ponderali è quello che determini degli scompensi metabolici con effetti negativi diversi; è questa probabilmente la causa principale dei grossi inconvenienti di recente lamentati in ceppi di broiler superpesanti (Giordani G., 1975).

MUTAZIONI INSORTE NEL GALLO DOMESTICO


CRESTA
Rappresenta una delle caratteristiche anatomiche più variabili. Rappresenta inoltre un valido aiuto nell'identificazione delle varie razze e varietà. Per quanto riguarda le specie selvatiche la maggior parte di queste è dotata di una cresta semplice regolarmente dentellata, fanno eccezione il Gallus lafayetti e Gallus varius rispettivamente con cresta romboidale finemente dentellata e cresta semplice priva di denti (Ghigi A., 1968).
Cresta semplice: duplicatura cutanea con margine superiore dentellato il lobo posteriore può essere più o meno espanso e può seguire o meno la curvatura della nuca. Nel gallo indipendentemente dalle dimensioni, è sempre portata perfettamente diritta; nella gallina è portata, in talune razze diritta (Plymouth rock) , in altre piegata su uno dei due lati del capo (Livornese).
Cresta a coppa: due lamine carnose con margine superiore dentellato perfettamente serrato posteriormente a formare una struttura a coppa (Siciliana).
Cresta a farfalla: due lamine carnose portate molto divaricate tra loro con margine dentellato. E' caratteristica delle razze di polli dotate di ciuffo di penne sul capo (Houdan).
Cresta a Cornetti: cuscinetto carnoso prolungantesi a partire dalle narici in due appendici digitiformi carnose portate erette sul capo. Molto spesso presente nelle razze con ciuffo (La Flèche).
Cresta a Pisello: è formata da tre lobi longitudinali, cosparsi di piccoli tubercoli tanto da sembrare un bacello di pisello aperto (Brahama).
Cresta a Mora: piccola massa rotondeggiante finemente cosparsa da tubercoli (Moro a seta).
Cresta a Cuscinetto: massa carnosa, relativamente piccola portata ben aderente al capo e perfettamente liscia.
Cresta a Fragola o a Noce: piccola massa carnosa cosparsa di tubercoli più o meno piccoli, paragonabili alla metà di una fragola o di una noce.
Cresta a Rosa: massa carnosa compatta e larga; cosparsa da innumerevoli tubercoli rotondeggianti, larga frontalmente si restringe posteriormente in una appendice digitiforme che può a seconda dei casi sollevarsi in corrispondenza della nuca o seguirla nella sua rotondità (Amburgo, Wyandotte) (Giavarini I., 1983; Pozzi G., 1961; Brunoli A., 1971).
Cresta a Lamina: duplicatura cutanea con margine superiore liscio e lobo posteriore più o meno espanso (alcuni ceppi industriali di Leghorn).
Assenza di cresta: minuscola massa carnosa sopra le narici.

ORECCHIONI E BARGIGLI
Gli orecchioni risultano di valido ausilio nella differenziazione fra razze mediterranee ed asiatiche. Pure fra le specie selvatiche del Gallus Gallus esistono varietà con orecchioni di diversa pigmentazione. L'orecchione bianco è tipico delle razze mediterranee e trova il suo massimo sviluppo nella razza (Spagnola a faccia bianca) dove la pigmentazione dell'intera testa risulta bianca ad esclusione di cresta e bargigli. Nelle razze asiatiche eterosome l'orecchione è invariabilmente rosso come pure in molte razze americane derivate dalle asiatiche. Vi sono pure razze ad orecchioni bianco bluastro.
I bargigli sono generalmente assai sviluppati nel gallo. Fanno eccezione alcune razze combattenti che ne sono prive. Ed in ragione di questi presentano una plica golare assai sviluppata (Mazzon I., 1928).

CIUFFO, FAVORITI E BARBA
Il ciuffo può essere di forma rotondeggiante assai espansa o di forma ridotta piramidale e piuttosto eretta. Può avere come base anatomica una vistosa anomalia costituita da un'ernia cerebrale oppure esserne priva. Esistono inoltre ciuffi che originano dalla nuca a mo' di criniera. Questa mutazione può essere spesso accompagnata da un maggior sviluppo delle penne della gola (barba) e delle guance (favoriti). Questo carattere può presentarsi anche disgiunto dalla mutazione ciuffo; con l'espandersi della barba e dei favoriti si nota inoltre una riduzione della dimensione dei bargigli.

COLLO NUDO
Può esistere in stato di omozigosi o di eterozigosi. Gli individui omozigoti per tale carattere presentano il collo privo di penne con cute di colore rosso (Collo nudo di Transilvania). Gli eterozigoti, invece, mostrano la porzione antero-inferiore del collo ricoperta da un ciuffo di penne, mentre la restante parte è nuda (Collo nudo di Forez).

FORMA, CONSISTENZA E LUNGHEZZA PIUME
Esistono varie mutazioni a livello delle piume dei polli. Molte hanno caratterizzato la nascita di vere e proprie razze. Si trovano quindi razze a piumaggio arricciato in cui le singole piume anziché seguire la normale conformazione assumono direzione contraria facendo assumere all'animale un aspetto arricciato. Un'altra mutazione assai nota è quella del piumaggio setoso dove le barbule delle singole penne non collabiscono creando l'effetto di piume lanose. Esistono inoltre razze asiatiche in cui le penne di coda e mantellina sono soggette a crescita continua e non mutano mai (Phonix, Jokohama).
Stranamente la domesticità ha eliminato la muta eclissale del gallo che pur essendo geneticamente dominante non è presente in nessuna razza domestica e si conserva solo nei galli selvaggi della specie gallus.

MUTAZIONI A CARICO DEGLI ARTI
Mutazione di colore: questa mutazione risulta responsabile di numerose colorazioni, che furono influenzate pure notevolmente dalle richieste di mercato. Risultavano infatti preferiti dai consumatori in un recente passato i polli a tarsi nerastri mentre attualmente i polli commerciali devono presentare tarsi gialli. Si possono riscontrare inoltre polli con tarsi bianco-rosei, verdi, bluastri e maculati.
Mutazione pentadattila: alcune razze fra le più famose in Europa sono dotate di un dito sovranumerario (Dorking).
Mutazione tarsi calzati: molte razze eterosome asiatiche sono provviste di tarsi impiumati più o meno fittamente.
Mutazione tarsi corti: è tipica di alcune razze (Courtes Pattes, Nagasaki).
Mutazione garretti da avvoltoio: anomalia anatomica che fa assumere ai polli la postura dell'omonimo uccello accompagnata da uno sviluppo delle piume della coscia che per la forma vengono dette calzoni (Sabelpoot) (Pèriquet J. C., 1994; Giavarini I., 1983).

ASSENZA DI VERTEBRE COCCIGEE
Mutazione saltuariamente presente: Araucana in Sud America e Senza Coda in Europa.

MUTAZIONE DEL COLORE DELLA PELLE
La pelle può a seconda dei casi essere biancastra o giallastra. Questo anche in ragione del tipo di alimentazione. Esistono inoltre razze con pelle e carne molto scura (Moro a seta).
Sembra esistere anche una mutazione, detta "carne morata", che similmente a ciò che si verifica nella faraona, tinge il connettivo sottocutaneo di un colore nero-violaceo, ben evidente dopo la cottura.

PIGMENTAZIONE DELL'IRIDE
E' generalmente di colore rossastra, ma non mancano eccezioni pure fra le specie selvatiche (Gallus lafayetti) dove l'iride è bianco perlacea. Vi sono pure razze dove lo standard prevede occhi bruni molto scuri quasi nerastri (Bresse, Campine).

CONFORMAZIONE CORPOREA E DIMENSIONI
Riguardo alla forma risulta di notevole interesse una classificazione proposta dal Ghigi nel 1905 che suddivide le razze di polli in:
- razze omeosome, quelle che per forma e per correlazione tra le varie parti del corpo si avvicinano al genere Gallus; depongono uova a guscio bianco; sono precoci nello sviluppo e hanno spiccata attitudine alla produzione di uova (Livorno, Amburgo, Padovana, Bresse, ecc...).
- razze eterosome quelle la cui forma e le cui correlazioni fra le parti del corpo sono molto diverse da quelle delle tipiche specie selvatiche considerate progenitrici dei polli domestici; depongono uova a guscio rosso e si impennano e raggiungono maturità sessuale tardi (verso l'8° mese di vita); non sono buone ovaiole e hanno prevalente attitudine alla produzione di carne (Brahama e Cocincina).
- razze mesomorfe quelle che derivano da incroci tra le sopraddette razze e presentano caratteristiche morfologiche e funzionali proprie di entrambi i gruppi; sono buone ovaiole e producono ottima carne. Le più importanti sono state create in America ed oggi vengono largamente impiegate per l'ottenimento di "ibridi commerciali" (Plymouth Rock, Rhode Island, New Hampshire, Wyandotte).
Vale la pena ricordare che esistono poi, un certo numero di razze che non aderiscono pienamente a questa classificazione, quali le combattenti, le nane ed altre che per caratteristiche peculiari si annoverano fra le ornamentali.
Alla luce di questa classificazione in passato si fecero numerose ipotesi sull'origine delle razze eterosome compresa una loro presunta origine insulare che veniva addotta per giustificare la scarsa attitudine al volo di queste razze. Recenti scoperte archeologiche sono state però in grado di chiarire che i polli erano stati introdotti in Cina intorno al 6000 a. C.: tutto ciò fa supporre che da tale addomesticamento derivino i corpulenti polli eterosomi, mentre i polli omeosomi siano il frutto di un più recente tentativo di domesticazione svolto in epoca romana con ampia diffusione nel resto d'Europa.

LIVREA
Il numero di livree ottenute per selezione è veramente notevole e mentre alcune razze si identificano con una colorazione, ve ne sono certe che ne annoverano numerose.
Il tipo di livrea è stato condizionato da molti fattori tra cui esigenze commerciali che in un primo momento premiavano i polli totalmente neri per poi orientarsi definitivamente verso i polli a penna bianca che spennati si presentavano privi di antiestetici follicoli colorati. Tutto ciò è all'origine dell'attuale tendenza a scomparire dei ceppi a piumaggio colorato.

COLORE DELL'UOVO
Il colore del guscio dell'uovo può essere bianco, rosso mattone, rosato o verde. E' bianco nelle razze mediterranee, mentre in quelle asiatiche e americane è rosso mattone. La preferenza dei consumatori sud europei per il guscio pigmentato ha indotto gli allevatori ad allevare per lo più ovaiole produttrici di uova colorate (Cittadini A., 1929).

VELOCITA' DI IMPENNAMENTO
Le razze mediterranee sono per lo più ad impennamento rapido, caratteristica pregevole e ricercata in tutte le moderne razze avicole.

ISTINTO ALLA COVA
L'istinto alla cova, venuta meno la sua utilità pratica, è stato per lo più soppresso con opportuna selezione. Rimangono propense alla cova le razze asiatiche e un certo numero di razze nane, utilizzate nell'incubazione della selvaggina da penna.

 
chioccia
nascita...
prime ora di vita
 
 
chioccia in cova
dopo 21 gg. circa..schiusa uova
pulcino di poche ore
 

 

RAZZE ITALIANE DI POLLI DOMESTICI


ANCONA
Si trattava senza dubbio della razza a più larga diffusione dell'intera Italia centrale. Prende il nome della città omonima non tanto perché originaria della sola provincia marchigiana, ma perché da questa partì intorno al 1848 alla volta dell'Inghilterra, dove fu sottoposta ad un'attenta selezione morfologica volta ad ottenere animali dallo splendido piumaggio macchiettato. Fu nel 1880 che l'allevatore Mr. M. Cobb riuscì ad ottenere quanto ricercato, presentando in mostra un superbo gruppo di razza Ancona. Successivamente, nel 1910, in una mostra di Birmingham, fu presentato un nuovo ceppo di Ancona, dotato di cresta a rosa (A.A.V.V., 1999; Arduin M., 1992). L'America, dove questa razza fu oggetto di appassionato allevamento, ricevette invece i primi esemplari intorno al 1888. Permangono molti dubbi sulla vera origine della razza che, pur essendo della stessa taglia della Livornese, se ne differenzia per numerosi caratteri, tra cui il temperamento più calmo e la presenza di tarsi di colore giallo variegato di nero-verdastro (descrizioni della razza relative agli anni 1890-1900 non danno menzione della picchiettatura ai tarsi, addirittura considerandola difetto poiché ottenuta dall'incrocio con polli di razza Minorca volto ad ottenere soggetti più pesanti) (Giavarini I., 1983; Pozzi G., 1961; Ghigi A., 1968,1930; Taibel A., 1926; Vecchi A., 1944; Trevisani G., 1936).
L'Ancona primitiva era presumibilmente un pollo dal mantello nero-verdastro irregolarmente macchiettato di bianco e solo grazie all'accurata selezione fatta dagli allevatori stranieri si poté ottenere un mantello picchiettato così regolarmente: osservando infatti il piumaggio da vicino, si nota che sul fondo totalmente nero brillante a riflessi verde metallico, alcune penne, ma non tutte, terminano con una macchia bianca a forma di V. Le falciformi, le timoniere e le remiganti devono invece avere tutte la punta bianca.
La cresta è semplice, diritta, con cinque denti ben sviluppati e con il lobo posteriore che segue la nuca senza toccarla; nella gallina è invece portata piegata senza coprire l'occhio; nel ceppo a cresta a rosa, invece, assume la forma di rognone, ben impiantata piuttosto anteriormente sul cranio. Gli orecchioni sono bianchi, mediamente grandi, tollerati se di colorazione crema. La pelle è gialla. Il peso del gallo è di 2,0-2,5 kg, della gallina di 1,8-2,2 kg. Le uova hanno un peso minimo di 50 g con guscio perfettamente bianco (A.A.V.V., 1996).
Da quanto si rileva da alcuni autori, soggetti superbi di questa razza erano allevati dal prof. Ricci di Valmadrera e più recentemente dall'avvocato Garagnani nella sua tenuta di Zola Predosa (BO). La scomparsa di questi allevatori, intorno alla metà del 1900, fu all'origine di un generale abbandono della razza.
Attualmente un rinnovato interesse nei confronti delle razze autoctone ha permesso una ripresa generalizzata della razza che è ben rappresentata nelle mostre avicole italiane e straniere.
Permane purtroppo però la deplorevole abitudine da parte degli appassionati della razza di acquistare riproduttori per lo più stranieri piuttosto che orientarsi sulla selezione di un vero ceppo italiano.

ARGENTATA DI ROVIGO
Appartiene alle razze sintetiche, fu creata intorno al 1930 presso la stazione sperimentale di pollicoltura di Rovigo per volere dell'allora direttore prof.Ghigi allo scopo di migliorare le qualità produttive del pollame locale (Arduin M.,1991). le razze progenitrici furono la Dorking Silver, la Sussex Light e la Livornese Argentata. Si procedette inizialmente ad un primo incrocio fra le razze inglesi Sussex e Dorking allo scopo di fissare ed uniformare il tipo da carne, successivamente si intervenne con la Livornese Argentata per trasmettere le buone caratteristiche di deposizione e rusticità. Ben presto si giunse alla stabilizzazione della razza che presentava livrea argentata cresta semplice orecchioni rossi intensamente macchiati di bianco e tarsi dal giallo pallido al bianco roseo privi del carattere pentadattilo del Dorking. Interessante era l'uso che veniva fatto delle galline Argentate di Rovigo nell'incrocio con galli Rhode Island Red allo scopo di ottenere pulcini autosessati al momento della schiusa, grazie al diverso colore del piumino. Questa sua pregevole caratteristica fu largamente utilizzata prima che facessero la loro comparsa i più moderni "ibridi" a piumaggio bianco.
La razza subì in seguito un costante e continuo regresso numerico vuoi per la nascita di nuove razze industriali vuoi per un indebolimento dovuto alla sempre più stretta consanguineità. Ben presto ne fu interrotta la moltiplicazione anche presso il centro sperimentale avicolo di Bologna che ne curava la selezione e sembra si estinse intorno agli anni '50 (Ghigi A.,1968).

BIANCA DI SALUZZO O DI CAVUR
Sebbene non esista citazione bibliografica da riferire a questa razza sembra appurato, da ricercatori del luogo, che la razza Bianca di Saluzzo sia da sempre diffusa nelle campagne intorno a Cuneo. I primi soggetti recuperati da un gruppo di allevatori appassionati delle vecchie razze locali fu esposto nel 1996 ed attualmente è in corso uno studio sui soggetti esistenti volto a verificare la possibilità di standardizzare la razza. Dalla bozza di standard presentata dagli allevatori sembra che la Bianca di Saluzzo assomigli molto al classico pollo mediterraneo italiano, animale che andava popolando l'intera penisola e per il quale si soleva utilizzare, come appellativo, quello della località di provenienza.
La B.S., nei suoi tratti somatici, è un pollo di forma rettangolare, allevato per la produzione di uova e di carne, con cresta semplice, eretta nel gallo e piegata, senza coprire l'occhio, nella gallina; l'orecchione è bianco-giallastro, a volte riccamente variegato in rosso (difetto dovuto alla scarsa selezione volta ad uniformare i caratteri somatici). Le zampe e la cute sono gialle e la livrea è bianca a riflessi giallastri, pertanto appartenente a razza poco selezionata presumibilmente di tipo primitivo. Il peso si aggira intorno a 1,9-2,4 kg nel gallo, 1,7-2,2 kg nella gallina. La coda è portata piuttosto eretta e questo, a dire dei suoi sostenitori, è una caratteristica peculiare. Attualmente la B.S., la cui consistenza è stimata in alcune centinaia di capi, è obbiettivo di un progetto di recupero ed alcuni istituti agrari del luogo si sono attivati allestendo pollai per il mantenimento di gruppi riproduttori.

BIONDA PIEMONTESE (B. CUNEO, ROSSA DI CRIVELLE, B. DI VILLANOVA, NOSTRALINA )
Si tratta di una razza tuttora diffusa che, nonostante il continuo contatto con pollame ordinario di tipo commerciale, è riuscita a mantenere una certa purezza genetica grazie alla preferenza attribuitagli dalle popolazioni locali. I primi studi sulla razza locale Piemontese furono compiuti dal Centro Avicolo Sperimentale di Torino per cura del suo direttore Vittorino Vezzani che si occupò della selezione della razza. La popolazione Piemontese, a quanto rilevato dal Vezzani nel 1938, rappresentava il 69% della popolaziona avicola di Novara, il75% di quella di Aosta, l'85% di quella di Torino e la quasi totalità del patrimonio avicolo della provincia di Cuneo.
Attualmente, seppur molto ridotta numericamente, la razza Piemontese è ancora presente sul territorio e sembra infatti strano che solo recentemente alcuni allevatori si siano resi conto della necessità di tutelare questa razza locale. In particolare intorno al 1996 vi furono le prime apparizioni della razza presso alcune mostre avicole locali, ma tutt'oggi, forse anche a causa di alcuni campanilismi che vogliono attribuire la natalità della razza chi al comune di Cuneo chi a quello di Crivelle in ragione di una diversa colorazione dell'orecchione, permane l'assenza di uno standard preciso. Tutto ciò non può che ostacolare il recupero della razza che, pur non essendo fissata, presenta una discreta uniformità di caratteri degna di nota.
La Bionda Piemontese è caratterizzata da una conformazione di tipo mediterraneo piuttosto corpulenta, a becco robusto e giallo, a volte sfumato di scuro; la cresta è semplice, rossa ed alquanto sviluppata, eretta nel gallo, pendente da un lato nella gallina; orecchioni di media grandezza, bianchi, spesso con venature rosse; tarsi nudi gialli a venature rosse; pelle gialla; la livrea è piuttosto uniforme di tipo giallo a coda nera; il peso del gallo si aggira intorno ai 2,0-2,5 kg, mentre quello della gallina è di 1,6-2,0 kg. I soggetti di quattro mesi pesano da 1,2 kg al 1,4 kg. L'uovo è di colore bianco, leggermente tendente al grigio ed al giallo, con peso compreso tra i 53 ed i 60 g. L'istinto alla cova è tuttora presente e la gallina Piemontese è pure una discreta deponitrice invernale.
La razza Piemontese, come del resto l'altra razza regionale, è attualmente soggetto di un progetto volto a tutelare e ad incrementare la consistenza numerica della razza che vede coinvolti, oltre agli allevatori hobbisti, alcuni istituti agrari che si sono impegnati nella moltiplicazione e distribuzione di giovani esemplari (A.A.V.V.,1999).
Alcuni recenti chiarimenti riguardo questa razza vengono da uno studio morfologico da me condotto su un largo numero di esemplari osservati nella provincia di Alessandria, Cuneo e Torino e possono essere riassunti come segue.
Tipo Cuneo: ha orecchioni rossi, forma più pesante; a volte cresta eretta nella femmina. Sembra derivi da un incrocio e successivo meticciamento con la New Hampshire, come provato da alcuni documenti dello zootecnico Vezzani.
Le uova, spesso non del tutto bianche, sono da attribuire a questo insanguamento.
Tipo Alessandria: più spiccatamente di forma mediterranea, ha grandi orecchioni bianco giallastri, grossa cresta pendente nella femmina; a volte oltre alla coda nera sono presenti lancette con disegno nero al collo. Segnalati esemplari a collo nudo identici per colorazione e forma.
Tipo Torino: simile al tipo Alessandria, a volte cresta eretta nelle femmine (zona di Chieri).


BOFFA
Notizie di questa pregiata razza si hanno per la prima volta nel 1887 perché menzionata nella rivista "Guida del Pollicoltore", curata dall'esperto avicolo Italo Mazzon. A quei tempi, si legge, la Boffa era assai diffusa su tutto il territorio padovano, sebbene non se ne conoscesse con precisione l'origine. La razza era caratterizzata da una bella cresta semplice, eretta, ben dentellata nel gallo, mentre la barba, terminante in una gorgèra, nascondeva gli orecchioni bianchi ed i bargigli. I tarsi nudi variavano dal colore bianco al grigio, al nero, al verde ed al giallo, che era comunque quello preferito. La gallina aveva gli stessi caratteri, sebbene la cresta fosse pochissimo elevata e leggermente ripiegata quando iniziava la deposizione. Il corpo era compatto con piumaggio soffice e mantello che non presentava contatti con quello delle altre razze di galline locali (Mazzon I., 1934). Il pollaio provinciale di Padova ebbe modo di riunire alcuni soggetti di varietà Avana molto scura, che andarono a comporre gruppi che servirono anche all'importazione della razza in Inghilterra intorno al 1930. Era inoltre diffusa una varietà bianca, presentata con ottimi risultati all'esposizione nazionale della "Fiera del Levante". La Boffa era infatti apprezzata come ottima produttrice di uova bianche con medie che superavano le 160 uova del peso avvicinatesi ai 70 g. La gallina arrivava ai 2,5 kg di peso ed il gallo a 3 kg. Per il suo carattere mansueto si adattava anche a piccoli spazi, caratteristica vantaggiosa in alcuni ambiti. Gruppi di tale razza vennero conservati presso il pollaio provinciale. Con un provvedimento di legge del 1937, tali strutture furono trasformate in Osservatori avicoli: nacque così l'Osservatorio di Padova affidato alla direzione del reggente zootecnico Giuseppe Squadroni, che ebbe in consegna il materiale vivo del pollaio provinciale. Fu, a questo punto, che egli, persuaso dagli scarsi risultati raggiunti, prese la decisione di abbandonare l'allevamento della razza Boffa e delle altre razze locali moltiplicate dall'Osservatorio Avicolo, condannando inevitabilmente la razza all'estinzione (Fracanzani C. L., 1996). Una razza assai simile, per le sue caratteristiche morfologiche, sembra essere la Barbuta di Turingia. Volendo ipotizzare una parentela fra la Boffa e le altre razze padovane si può presumere che questa derivi dall'incrocio di polli ciuffati (Padovana Gran Ciuffo, Polverara) con polli comuni di tipo mediterraneo. Attualmente la Boffa è completamente scomparsa anche se è piuttosto comune osservare polli barbuti nelle campagne venete.


Boffa, bianca (con pulcini) 1948

BRIANZOLA
Di questa razza particolarmente pregevole parla l'esperto avicolo C. A. Gonin in una sua lettera presente all'interno del Trattato "Pagine sparse di Avicoltura" (Pascal T., 1925). Racconta infatti che in Lombardia e più precisamente nella zona della Brianza era presente una razza che godeva di un certo credito, tanto che sul mercato milanese i polli Brianzoli spuntavano un valore commerciale nettamente superiore. Descrivendola il Gonin parla di animali con caratteristiche assai simili a due pregiate razze belghe (Braekel, Campine) ossia di animali a cresta semplice, orecchione bianco, tarsi scuri e livrea fittamente barrata in tutto il corpo tranne che sulla testa e sul collo, che risulta di colore bianco argenteo. Inoltre afferma di aver avuto esperienza nell'allevamento di questa razza dal momento che, avendo un allevamento a Chiaravalle Milanese, presso il comune di Merate poteva acquistare tali polli. Il Gonin precisa inoltre che vi era un allevatore comasco che teneva in grande considerazione la razza Brianzola e la proponeva tramite annunci ad allevatori belgi, vantandosi dei lusinghieri risultati produttivi e della grande resistenza alle malattie di questi animali.
La razza Brianzola, seppur non supportata da ulteriori citazioni bibliografiche, si può supporre imparentata al ceppo di razza Romagnola e presenta punti di contatto a livello morfologico con la Bresse Grigia e con Herginies dei francesi (Périquet J. C., 1994).

CAPPELLONA
Razza originaria della provincia di Padova, sembra derivasse dall'insanguamento della razza Comune padovana con razze ciuffate locali (Padovana Gran Ciuffo, Polverara). L'appellativo di "cappellona" le derivava da un piccolo ciuffetto di piume alla base della cresta, spiovente sulla nuca: la cresta era a coppa, ma molti soggetti potevano presentarla semplice e assai ridotta. Questo gruppo etnico è interessante dal punto di vista genetico in quanto presenta similitudini notevoli con le razze francesi (Caumont e Pavilly). Tutto ciò avvalora l'ipotesi che la presenza di razze ciuffate andava determinando nelle regioni in cui erano presenti alcuni fenotipi dotati di mutazioni genetiche in modo disgiunto: razze barbute, con piccolo ciuffo, con grande ciuffo ma senza barba, ecc…che andavano via via fissandosi a seconda delle preferenze degli allevatori. Questo potrebbe spiegare la presenza di razze molto simili in zone geograficamente molto distanti. La Cappellona non fu mai oggetto di cure particolari volte a fissare uno standard preciso: sembra che avesse per lo più piumaggio nero, orecchione bianco e tarsi scuri, ma non riscosse mai grande credito fra gli allevatori italiani. Sembra che fosse ancora presente verso il 1940, ma negli anni successivi scomparve completamente.

CIUFFINE GHIGI
La creazione di questa razza e delle sue varietà si deve al talento e al rigore scientifico del prof.Ghigi che durante la sua direzione presso la Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo, tra il 1920 e il 1930 volle studiare quale fosse il comportamento ereditario di una serie di caratteri antagonisti quali l'ernia cerebrale presente nei polli Padovani, associata alla presenza di ciuffo e di una particolare forma della cresta e delle narici; In confronto ai caratteri dei comuni polli. Inoltre era interessato al comportamento ereditario del peso in tali soggetti (Arduin M.,1991).
La prima varietà cronologicamente creata fu quella nera ;il Ghigi si valse dell'incrocio fra polli Bantam di Giava neri e polli Padovani Ciuffati cercando di selezionare animali di taglia ridotta dotati di ciuffo abbondante. Risultarono dalla selezione due sottovarietà una barbuta e l'altra priva di barba e favoriti. Il colore di entrambi i sessi era nero intenso a riflessi verde metallico cresta rudimentale orecchioni bianchi ben visibili tarsi ardesia peso oscillante fra i 500 e i 550 g con spiccata propensione alla cova e all'allevamento della prole. Complessivamente questi animali ricordavano molto il Giava.
Passo successivo fu la creazione di altre varietà quali la C. Bianca usando Padovani bianchi, la C. Ancona per incrocio tra Bianca e Nera, la C. Dorata e quella Argento per incrocio di polli ciuffati con le corrispettive varietà di polli di razza Sebright (Brunoli A., 1972).
Attualmente la razza Ciuffina Ghigi è completamente scomparsa ,inoltre la presenza di varietà nane della Padovana rende improbabile una loro ricostituzione visto che i punti di contatto fra queste due razze sono effettivamente molti.
La Ciuffina Ghigi rimane comunque un pregevole esempio di razza ornamentale e valse al professor Ghigi numerosi apprezzamenti in ambito internazionale.

VARIETA'
ORIGINE
PESO
C. NERA
Bantam di Giava x Padovana
500-550 g
C. BIANCA
Padovana x Moro a Seta x Ciuffina (1922-1930)
700-950 g
C. ANCONA
Ciuffina nera x Ciuffina bianca (1940)
450 g
C. DORATA
Padovana x Sebright dorata
600-800 g
C.ARGENTATA
Ciuffina dorata x Sebrigth argentata
600-800 g

COLLO NUDO ITALIANA
È una razza non da tutti riconosciuta che, molto diffusa prima della II Guerra Mondiale, divenne poi assai rara in Italia. Sembra sia derivata dall'insanguamento della razza Collo nudo di Transilvania con la razza locale italiana. Parlando di questa razza il Mazzon la ascrive a quelle diffuse nella provincia di Padova, descrivendola come produttrice di numerose e grosse uova, nonché di carne assai tenera e saporita. La razza Collo nudo italiana era caratterizzata dal collo denudato ornato nella sua parte anteriore di una folta cravatta, cresta semplice, dentellata irregolarmente con piccola calotta di piume che scendevano alla nuca e la ricoprivano. Il Mazzon afferma che la Collo nudo italiana si distingueva dalle altre razze collo nudo per l'orecchione bianco, inequivocabile indice di appartenenza al tipo mediterraneo. Inoltre venivano fatti notare con particolare enfasi: la pelle estremamente sottile di questi animali, la relativa facilità di spiumatura e la grande resistenza al congelamento della cresta anche negli inverni più rigidi (1889-1890). A quanto dice il Mazzon, all'origine del diradamento della razza era l'abitudine di non mantenere il gallo di razza pura e nonostante questo (grazie alla dominanza genetica del carattere collo nudo) le galline si riproducevano mantenendo sempre nella progenie un certo numero di animali a collo nudo (Mazzon I., 1934).
Intorno agli anni '80 il Conservatorio Razze Avicole di Rovigo allevò con successo gruppi di razza Collo nudo di colorazione bianca, che morfologicamente si presentavano assai simili ai comuni polli Livornesi tranne per il carattere collo nudo. La popolazione in esame, sottoposta a riproduzione, confermò la sua capacità di trasmettere fedelmente il carattere collo nudo alla progenie, seppur fosse chiaro che all'interno della popolazione esistessero sia animali omozigoti che eterozigoti per il carattere in esame. Successive necessità di riduzione della consistenza degli animali indussero il Conservatorio ad abbandonare l'allevamento di questa razza (Arduin M., 1992).
Attualmente in alcune aziende agricole di tipo tradizionale, specialmente del Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, capita di imbattersi saltuariamente in soggetti di tipo Collo nudo per lo più di colorazione nera o dorata.
Sembra importante precisare che questi animali nulla hanno in comune con i Broiler a collo nudo destinati all'allevamento rurale, presenti in commercio da qualche anno anche in Italia. Allo scopo di chiarire le differenze sostanziali fra i due tipi di animali si propone un sintetico raffronto fra questi:

CARATTERI
COLLO NUDO ITALIANA
IBRIDO COMMERCIALE COLLO NUDO
Aspetto generale
Tipo mediterraneo
Tipo mesomorfo a grande sviluppo
Cresta
Semplice, espansa, eretta nel gallo, piegata su un lato nella gallina
Semplice di medio sviluppo
Orecchione
Bianco, leggermente venato di rosso
Rosso
Tarsi e pelle
Gialli
Gialli
Peso
Galli: 2,8-3,2 kgGalline: 1,9-2,1 kgA 4 mesi: 1,4-1,6 kg
Superiore ai 4 kg per entrambi i sessi
Piumaggio
Dorato, nero, bianco
Bruno dorato, rosso mogano, barrato, bianco, bianco columbia

CROTTONE
Razza scomparsa assai precocemente. Secondo il Gonin erano note una varietà Piacentina ed una Trevisana, caratterizzate da una muta improvvisa superata la quale offrivano animali di un eccezionale sviluppo e precocità fuori dall'ordinario. Il Mazzon che la cita brevemente affermando che già nel 1934 era completamente estinta, la assimila alla razza Grota e mostra perplessità riguardo all'effettiva genetica di questi animali (Mazzon I., 1934).
Sembra fosse diffusa una varietà nera ed una bianca.

CUCCOLA
Sembra da testimonianze raccolte facesse parte di un gruppo di pollame di razza primitiva di colorazione cucula diffuso nell'areale della provincia di Padova in particolar modo nella zona compresa fra i comuni Piove di Sacco, Monselice e Brugine.
A seconda della località poteva essere chiamata "Vara", "Capparola", "Cucca", "Cenere".
Si trattava di una gallina che raggiungeva 2-2.5 kg, piuttosto bassa sui tarsi a corporatura massiccia e petto ampio e rotondo. La cresta era semplice gli orecchioni bianchi e i tarsi gialli, l'unica varietà di colore era la cucula, (Mazzon I.,1932) attualmente denominata nello standard colorazione sparviero. Sembra che questa razza godesse una rilevante diffusione nel suo areale grazie alle spiccate attitudini di deposizione e all'ottima capacità di ingrassamento dei capponi che superavano il peso di 3 kg. Intorno al 1940 la razza si estinse dopo che l'osservatorio avicolo di Padova interruppe l'allevamento delle razze autoctone per dedicarsi a razze più produttive.

DORATA DI LONIGO
Presentata dalla Cattedra Ambulante di Agricoltura di Lonigo (PD) alla 16° fiera campionaria di Padova nel 1934, era caratterizzata da mantello dorato, orecchioni bianchi, pelle e tarsi gialli, uova a guscio bianco. Questo gruppo etnico è ascrivibile alla Megiarola, alla quale si rimanda per ulteriori informazioni.
Per alcuni autori sarebbe la così detta Vicentina, anche se vi sono numerose perplessità e dubbi???


ERMELLINATA DI LUCCA
Trae origine dal paziente lavoro di selezione del dottor Alfredo Bianchi, direttore della Sezione zootecnica del Pollaio Provinciale di Lucca. Il nucleo di partenza su cui si operò sembra a dire dello stesso selezionatore un gruppo eterogeneo di animali di tipo mediterraneo non estraneo però ad un certo insanguamento con il Brhama come dimostrerebbe la colorazione ermellinata delle galline e una saltuaria presenza di penne ai tarsi. Il vero e proprio riconoscimento della razza avvenne nell'annata 1934-35 durante un concorso di deposizione indetto dal ministero dell'Agricoltura e Foreste.
Nel periodo di nove mesi di controllo il gruppo di 9 soggetti di razza Lucchese depose 1119 uova per un peso complessivo di 62,294 kg con un peso medio uovo di 55,5 g (Trevisani G.,1936).Come risulta dalla relazione dello stesso Dottor Alfredo Bianchi la sua razza ermellinata era ben lungi dall'essere fissata, i soggetti presentavano una notevole difformità sia nel piumaggio che nella taglia inoltre anche il colore dei tarsi sebbene giallo in alcuni soggetti poteva presentarsi ardesia. Tutto ciò insieme alla visione di foto dell'epoca fa supporre che le pregevoli caratteristiche della Ermellinata di Lucca fossero da attribuire ad un vigore ibrido dovuto all'insanguamento del pollo locale col Brhama e non ad una vera e propria selezione

Livrea
Cresta
Orecchioni
Tarsi
Peso
Uovo

Argentata con petto picchiettato di bianco mas.

Ermellinata fem.

Semplice piegata nella femm.
Bianchi fortemente venati di rosso
Giallo a volte ardesia

1,8 2 kg masc.

1,5 1,8 kg femm.

Bianco opaco 55 g

ERMELLINATA DI ROVIGO
Questa razza si può ascrivere alle razze sintetiche di recente costituzione. L'opera di selezione iniziò presso la stazione sperimentale di pollicoltura di Rovigo e si prefiggeva la finalità di ottenere una nuova razza a duplice attitudine adatta per l'allevamento all'aperto rustica e buona produttrice di uova pigmentate con carcassa a pelle e tarsi gialli ben accetti dal consumatore. Si iniziò nel 1959 scegliendo come razze parentali la Sussex light e la Rhode island Red. Successivamente a questo primo incrocio si procedette con l'attenta opera di selezione degli F1 per precocità rapidità di inpennamento deposizione e resistenza alle più comuni malattie. Durante la selezione si diede la preferenza agli animali di colorazione ermellinata assai simili alla Sussex dotati di cresta semplice di grandezza media eretta in entrambi i sessi orecchioni rossi tarsi e pelle gialla.
A 120 giorni i galletti e le pollastrelle raggiungono il peso di 1.7-1.8 kg. I galli pesano circa 3.5-3.7 kg, mentre le galline arrivano a pesare 2.4-2.5 kg. Annualmente una gallina depone circa 170-190 uova a guscio roseo, dal peso di circa 55-60 g. I pulcini alla nascita hanno piumino giallo e ben presto impiumandosi evidenziano la colorazione ermellinata. La razza Ermellinata di Rovigo si presta inoltre alla produzione di pulcini autosessabili utilizzando come gallo incrociante il New Hampshire o il Rhode Island Red. Attualmente la Razza seppur non molto diffusa gode di una certa distribuzione in ambito locale e per le sue buone caratteristiche di rusticità si presta egregiamente alla produzione di pollame in modo estensivo.

 
 
 
 E. di Rovigo Pulcino
Ermellinata di Rovigo Gallo
 


FIDENTINA PERNICIATA
Si trattava di una razza primitiva comparabile alle altre mediterranee per forma e dimensione. Era un pollo a cresta semplice, orecchioni bianchi e tarsi giallastri, caratterizzato da una livrea perniciata. Se ne trova menzione su vari testi che sottolineano quale peculiare caratteristica la capacità di deporre uova assai pesanti (70 g e più). Dalla visione di materiale fotografico dell'epoca, la Fidentina non si discosta per alcun aspetto morfologico dalla Livornese (Bonadonna T., 1951; Cornoldi G., 1948). La razza Fidentina non lascia traccia di sé, soppiantata dalle più moderne razze a duplice attitudine.


gruppo di Fidentina Perniciata 1950

FOGGIANA CUCULA
Si ha menzione di questa razza dai dati rilevati durante i concorsi nazionali di deposizione che si tenevano periodicamente durante il secolo scorso. Era infatti abitudine, da parte dei vari pollai provinciali (istituzioni create per favorire l'allevamento avicolo ), presentare gruppi di ovaiole delle più pregiate razze locali allo scopo di promuoverne la diffusione grazie ai dati scaturiti dalle prove di deposizione. La Foggiana era una razza rustica di tipo mediterraneo che non presentava caratteri peculiari tali da distinguerla nettamente dalle altre sottorazze locali. Presentava livrea cucula (sparviero), tarsi gialli, orecchioni bianchi e una pronunciata cresta semplice. Sembra, a giudicare degli scritti di vari Autori (Ghigi A., 1968), che nell'ambito delle regioni meridionali la Puglia fosse quella a maggior vocazione avicola, tanto che, da parte della Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo, spesso furono spediti galletti selezionati (per lo più Livorno nera) allo scopo di migliorare la popolazione avicola locale.

FRIULANA
Si trattava di un animale assai simile all'odierna Livornese, ossia un pollo di tipo mediterraneo di media taglia, presumibilmente a tarsi gialli ed orecchioni bianchi, allevato principalmente per la produzione di uova (Cortese M.,1978). La Friulana, da testimonianze orali, poteva presentarsi in varie colorazioni, di cui la più diffusa era quella "dorata". I riferimenti bibliografici citano questa razza primitiva riferendo i risultati ottenuti durante i vari concorsi di deposizione che venivano indetti allo scopo di evidenziare le razze più produttive. La Friulana attualmente è da ritenersi completamente scomparsa.

GALLINA CON GRANATELLO
Non si tratta di una vera e propria razza bensì di una curiosa mutazione osservata dall'esperto avicolo Mazzon (Mazzon I., 1934). L'autore stesso accenna ad un curioso gruppo di pollastre che intorno ai primi del '900 alcune massaie venete gli mostrarono, affermando di averle ricevute da parenti che stavano "sui monti". Gli animali in esame possedevano un insolito pennello di setole sul petto, qualcosa di simile a quello che si osserva nei maschi di tacchino. E' fuori dubbio che questo esiguo gruppo di animali non potesse rappresentare né una razza, né tanto meno una popolazione a larga diffusione, visto che menzione di animali di questo tipo non viene rilevata in alcuna fonte bibliografica. E' però interessante citarla quale mutazione sconosciuta del genere Gallus, mai osservata a livello internazionale.

GIGANTE NERA D'ITALIA
Si trattava di una razza a duplice attitudine selezionata dal Pollaio Provinciale di Genova intorno al 1929 dall'esperto avicolo Frau Sanna, autore di molti scritti riguardanti l'avicoltura. Scopo della selezione era quello di ottenere animali di eccezionale sviluppo (massimo peso raggiunto da un gallo di due anni 6,5 kg). Dalla visione del materiale fotografico presente sulla rivista "Bassa Corte" si osservano animali di tipo eterosomo, dotati di cresta semplice, orecchioni rossi e tarsi nudi biancastri. La livrea era uniformemente nera a riflessi verdi. Si può presumere che le razze utilizzate nella formazione della Gigante Nera d'Italia fossero molto simili a questa e quindi, a giudicare anche dai listini presenti all'epoca, si può ragionevolmente pensare che presero parte alla formazione la Orpington nera, la Langshan Croad e la Australorp, assai apprezzate all'epoca sul nostro territorio nazionale.

GIGANTE PADOVANA
La razza comparve per la prima volta alla Mostra Avicola di Padova del 1880 e la sua selezione si deve al Dott. Luigi Mazzon medico di Villafranca e alla moglie Emilia Busetto, genitori del Cav. Italo Mazzon, esperto avicolo di grande fama e molto conosciuto nel secolo passato (Pascal T., 1905,1915). Il Dott. Mazzon, con l'aiuto della moglie cominciò nel 1850 l'opera di incrocio fra tre razze parentali, allo scopo di ottenere animali di eccezionale sviluppo. Le razze su cui si concentrò l'interesse del Mazzon furono la razza Padovana Comune (gallina assai simile all'odierna Livorno), la Polverara e la Cocincina. Mediante incrocio fra queste razze il Mazzon ottenne individui variabili nella forma, in quanto alcuni si avvicinavano di più al tipo asiatico eterosomo mentre altri si avvicinavano maggiormente al tipo mediterraneo omeosomo. Così la descrive il Mazzon: "il gallo ha becco nero, liscio e piuttosto robusto; la cresta è semplice, regolarmente dentellata con bargigli molto lunghi. Gli orecchioni bianchi striati di rosso, gli occhi fieri e vivaci palesano un carattere battagliero. I tarsi sono calzati e spesso anche totalmente nudi, di colore nero, ma più ordinariamente si preferiscono rosei. La gallina ha cresta semplice abbastanza sviluppata, ma a volte è provvista di un piccolo ciuffo e di una cresta semplice più piccola, se deriva dalla Polverara." La Gigante Padovana poteva presentare diverse livree di cui la più tipica era quella nera nella quale nel gallo spuntavano delle penne rosse al collo, al groppone e al dorso. Inoltre colori molto ricercati erano il bianco e il brizzolato (nero macchiettato di bianco irregolarmente)alcuni cataloghi risalenti al 1893 parlano pure di una varietà perniciata e di una con piccolo ciuffo e 5 dita.
La Gigante Padovana non possedeva istinto alla cova e deponeva uova piuttosto grosse. Il peso del gallo era di 4-4,5 kg, 3-3,5 kg nella gallina, ma non erano rari animali più pesanti. Questa razza subì alterne vicende, inizialmente suscitando forte entusiasmo per le sue grandi dimensioni; venne poi abbandonata per le difficoltà insorte nell'allevamento e come riscontrato nella bibliografia già nel primo trentennio del 1900 era difficilissimo trovare esemplari di questa razza. (Trevisani G., 1907, 1912, 1919, Mazzon I., 1932; Houwink A., 1910).

GROSSA DI BOLOGNA
Razza sintetica creata dalla collaborazione della Stazione Sperimentale di Pollicoltura di Rovigo e del Centro Sperimentale Avicolo di Bologna (Ghigi A., 1968).
Si procedette all'incrocio fra la razza Livorno con la Combattente indiana (Cornish) allo scopo di ottenere soggetti con alta deposizione dotati delle pregevoli caratteristiche costituzionali del Cornish. Risultarono soggetti effettivamente caratterizzati da carcasse di ottima qualità con indici di accrescimento assai favorevoli ma, nelle generazioni successive la produzione di uova andò scemando.
Erano note tre varietà Bianca, Cucula e Nera che però andarono completamente distrutte durante la seconda guerra mondiale (Bonadonna T.,1950-51).
Si suppone che l'aspetto di questo volatile dovesse essere quello di un Livorno di grossa taglia con tarsi più bassi e massicci giallo zafferano dotato di un petto ampio e carnoso ereditato dal Cornish; orecchioni bianco crema variegati di rosso cresta semplice di media dimensione.

GROTA
Si suppone dalle scarse notizie rilevate si trattasse di una popolazione avicola di tipo primitivo; unico carattere distintivo valido a distinguerla dal pollame ordinario era la cosi detta "crisi di penna" ossia una prima muta del piumaggio che lasciava i soggetti spiumati per qualche tempo. In seguito alla muta si presentava poi un periodo di sviluppo molto favorevole tanto da ingenerare le simpatie dei contadini dell'epoca. Questa razza era diffusa nella provincia di Padova e aveva similitudini con la Crottone Piacentina e Trevisana che presentavano anch'esse la caratteristica muta. Sembra ragionevole supporre che questa caratteristica genetica di impennamento tardivo fosse molto simile a quella presentata dalla razza Valdarnese Bianca è però da rilevare che questa caratteristica è da sempre presente nelle razze asiatiche eterosome pertanto un ipotesi plausibile potrebbe identificare la così detta razza Grota come il principio di una pratica di incrocio volta alla produzione di animali più precoci e pesanti, rispetto a quelli di razza pura (Mazzon I., 1934).

LAMOTTA
Si tratta di una vecchia razza che, seppur di origine italiana non trova riscontro in alcun testo italiano. Ne parla invece diffusamente la bibliografia estera dell'inizio del secolo (Houwink A., 1910). L'autore parla di due colorazioni una bianca e una nera, affermando che alcuni la ritengono derivata dalla Livorno Macchiettata (Mottled Leghorn). Sembra che a creare questa razza fosse stato un commerciante di pollame che, per suo interesse personale modificò la Mottled Leghorn e con un piccolo cambio di parole la battezzò Lamotta. Questa razza era in tutte le parti simile alla razza Leghorn, ma i tarsi anziché gialli erano grigi o bianchi. Se ne ebbe menzione su alcune riviste tedesche e olandesi di inizio secolo, ma ben presto scomparve dalla scena avicola. La bibliografia non dà menzione delle località di diffusione della razza e non accenna a caratteristiche peculiari inerenti gli aspetti produttivi.

LA NANA
Conosciuta nella provincia di Padova anche come "gallinetta pepola", se ne potevano trovare dei buoni soggetti in molte aziende agricole (Mazzon I., 1934). L'origine di questa razza dalle gambe corte è sconosciuta, ma la presenza di razze a tarsi corti è ben documentata in molti stati europei ed orientali (Kruper, Courtes Pattes, Scots Dumpy, Nagasaki ). La taglia della razza, da quanto rilevato dal Mazzon, era maggiore della comune "Megiaròla". Era una gallina dal temperamento docile, molto apprezzata come chioccia, in quanto, in ragione dei tarsi molto corti, si allontanava poco dalla casa colonica affaticando meno i giovani pulcini. L'aspetto era quello del tipico pollo italiano, con cresta semplice, bargigli di media lunghezza, orecchione bianco e livrea per lo più nera a riflessi metallici blu e verdi. Il portamento del corpo era alquanto allungato, tanto che alcuni, descrivendola, parlano di aspetto da palmipede. Il tarso era nudo di colore ardesia, ma col tempo l'abitudine di non mantenere il gallo di questa razza finì per inquinare geneticamente la progenie che perciò poteva presentare tarsi calzati e aspetto meno tipico. La gallina Nana sembra fosse assai propensa alla deposizione, tanto che, un motto tramandato dalle contadine venete, ed ancora oggi in uso, diceva: "la galineta pepola la fa tre ovi al dì; se non la fosse pepola la gh'in faria de pi".
L'allevamento della razza Nana presentava alcune difficoltà: soprattutto i pulcini, in ragione delle loro zampe piuttosto corte, toccavano quasi a terra con l'addome ed erano soggetti, nei climi umidi del Veneto, ad ammalarsi facilmente. Questa razza non lascia attualmente traccia nella popolazione avicola italiana e, del resto, tutte le razze europee a tarso corto sono andate incontro ad un grande regresso numerico. Attualmente è in uso la denominazione "pepoi" per descrivere alcuni polli nani a piumaggio dorato allevati nel Veneto, ma nulla si ha in comune con la razza Nana che, mantenendo la taglia di una comune gallina, presentava esclusivamente la riduzione della lunghezza del tarso.

LECCESE
Secondo il Jovino, la razza sarebbe derivata dalla schiusa di uova raccolte nel 1931 nelle campagne circostanti l'Istituto Tecnico Agrario di Lecce. La razza fu quindi purificata e selezionata presso il pollaio provinciale annesso a questo istituto.
Caratteristiche produttive della Leccese degne di nota erano la discreta precocità di sviluppo sino ai 5-6 mesi e la bontà delle carni. Le uova invece erano piuttosto piccole nonostante ogni tentativo di migliorarne il peso con la selezione (Bonadonna T., 1951; Pozzi G., 1961).
La razza Leccese era distinta in due sottorazze: una detta Moresca, di colorazione perniciata molto scura; l'altra detta Isabella dalle tinte più tenui, fromentine nella femmina e per lo più dorate nel maschio. La Leccese era una gallina di tipo mediterraneo con zampe gialle, orecchioni bianchi, cresta semplice assai sviluppata, ricadente su un lato della testa nella gallina in deposizione. La coda era piuttosto rialzata con falciformi poco sviluppate e, nell'insieme, l'aspetto era slanciato (Trevisani G., 1936).
Attualmente la Leccese è completamente scomparsa dal suo areale di distribuzione; inoltre la colorazione fromentina è abbastanza insolita da rilevare nei polli mediterranei.

Leccese foto del 1946
Leccese foto del 1936
Leccese foto del 1936

LIVORNESE
Allo scopo di meglio chiarire le complesse vicissitudini all'origine di questa particolare razza che presenta ceppi diversamente indicati in tutto il mondo, sembra importante partire dalla popolazione primitiva presente in tutta Italia denominata appunto "Italiana" e universalmente nota come "Poulette d'Italie". Questi animali a cresta semplice, orecchioni bianchi, pelle e zampe gialle, dotati di una grande prolificità e rapidità di accrescimento, furono inizialmente assai apprezzati in Francia e in Belgio. Scrisse di questi il Beyer: "Ovunque volgiamo lo sguardo la incontriamo. Nelle mostre avicole grandi, medie e piccole, i polli Italiani sono sempre presenti. Questo pollo domina per la sua eccellente produttività, per la rapidità di accrescimento, per la sua adattabilità alle più diverse condizioni ambientali". In origine come ricorda il Blanchon, erano note sei varietà: perniciata, argentata, cucula, fulva, nera e bianca. Nonostante la variabilità suddetta il pollo Italiano era abbastanza uniforme nelle caratteristiche morfologiche e faceva parte a pieno titolo delle cosiddette razze mediterranee ossia di quelle che popolavano la Spagna, il Sud della Francia e l'Italia (Giavarini I.,1983, 1986; Pozzi G., 1961; Ghigi A., 1930, 1968).
Nella prima metà del 1800 il pollo Italiano salpò dal porto di Livorno per raggiungere gli Stati Uniti; in quell'epoca infatti l'America aveva scelto il porto di Livorno come base per il suo commercio con il nostro Paese. Come era allora consuetudine, le navi mercantili solevano imbarcare nei porti pollame per rifornire di uova e carne fresca il personale viaggiante. Giunti a destinazione, i polli rimasti in vita venivano o venduti o ceduti ai marinai che li portavano alle loro case. È indubbiamente questo uno dei tanti mezzi che consentì l'introduzione dei polli domestici dal Vecchio al Nuovo Continente. Secondo John Oldbird, citato da Brown, la prima importazione di polli Italiani negli Stati Uniti risalirebbe al 1828-1829, seguita due anni dopo da una seconda importazione. Tali animali, tutti a piumaggio bianco, vennero inizialmente denominati "Spagnola bianca" o "Italiana bianca". Intorno al 1835, N.F. Ward di New York ricevette dall'Italia un gruppo di polli dal piumaggio dorato che apprezzò moltissimo per la loro elevata produzione di uova e limitatissima tendenza a covare. Ward, entusiasta, regalò alcune uova a J.C. Thompson, appassionato allevatore che importò dall'Italia ulteriori animali dalla livrea dorata. Nell'autunno del 1871 Reed Watson di East Windsor Hill nel Connecticut importò l'Italiana a livrea nera che, però, per quanto ottima ovaiola, non incontrò, per il suo carattere piuttosto selvatico, l'entusiasmo degli allevatori d'oltreoceano (A.A.V.V., 1989, 1999).
Nel 1868 la Leghorn bianca (appellativo con cui agli americani piacque denominare il pollo Italiano partito da Livorno) lasciò l'America per l'Inghilterra e nel 1870 Lewis Wright importò in Inghilterra il primo ceppo di Leghorn dorate, che nel 1875 vinse la coppa all'Esposizione di Londra tenutasi nel Crystal Palace. Nel 1876 si costituiva in Inghilterra il "Leghorn Club", primo gruppo avicolo speciale. Nell'anno successivo la Leghorn bianca partecipò al Concorso Generale svoltosi a Parigi. Nel 1871 veniva importata in Inghilterra il primo gruppo di Leghorn nera. Tra il 1871 e il 1872 gruppi di Leghorn bianche e dorate furono esposte da Sir Warten in Svizzera e successivamente in Germania (Périquet J. C., 1995; Voitellier C., 1915).
Per migliorare la razza si ricorse inoltre a una serie di incroci con razze intermedie quali la Wyandotte in America, la Minorca bianca e il Combattente malese in Inghilterra. Soprattutto in Canada si assistette ad un'intensa opera di incrocio con la razza Wyandotte bianca allo scopo di ridurre le dimensioni della cresta esposta al rischio di congelamento a quelle latitudini. Dagli incroci con le razze sopra menzionate ebbe origine altresì la Leghorn cresta a rosa, riconosciuta in America nel 1886. Nel 1912 il Prof. James Dryden dell'Oregon State University selezionò soggetti dalla deposizione eccezionale (300 e più uova l'anno). Frattanto alla Experimental Farm di Ottawa si ottennero importanti risultati nella selezione. Già intorno al 1950 si potevano contare alcuni ceppi ben definiti e precisamente la Leghorn americana, la Leghorn canadese, la Leghorn inglese tipo esportazione e la Leghorn inglese tipo utilitaria. Nel volgere degli anni per questa razza sono poi nati specifici standard nazionali; si parla quindi di Leghorn olandese, Livornese tedesca (Italiana), Leghorn inglese, Leghorn americana, e solo recentemente gli allevatori italiani hanno come riferimento per la loro selezione lo Standard Italiano della Livorno tipologia autoctona. Si deve infatti considerare che la generale trascuratezza in cui venivano tenute le razze italiane obbligava gli allevatori italiani ad approvvigionarsi di riproduttori presso la vicina Germania, potendo così ottenere solo animali di razza "Italiana selezione tedesca", corpulento animale dai tratti simili alla Livorno, ma più tranquilla e linfatica rispetto ad essa (Ghigi A., 1968; Marley A., 1956).
La Livorno (autoctona) è una razza più snella e più alta sui tarsi rispetto all'Italiana (selezione tedesca), con il collo portato eretto e leggermente arcuato che gli conferisce un'aria vivace e sempre all'erta; la coda è portata con un angolo di 40-45° nel gallo, 30-35° nella gallina. Il tronco è cilindrico, mediamente lungo, leggermente inclinato verso la groppa; tarsi di ossatura fine e di un bel giallo intenso, ventre ben sviluppato specialmente nella gallina. La cresta è semplice, a cinque denti, di media grandezza, portata eretta nel gallo, piegata dopo il secondo dente nella gallina; il lobo segue la linea della nuca senza appoggiarvisi. Bargigli ovali di lunghezza media, orecchione bianco, disteso e liscio, senza alcuna traccia di rosso. Il peso del gallo va dai 2-2,5 kg, quello della gallina da 1,7 kg a 2 kg. La capacità di deposizione della Livornese è eccellente; si possono ottenere medie annuali intorno alle 280 uova, con punte massime di 300-320 uova. Il peso minimo delle uova è di 55 g, ma esistono ceppi produttori di uova assai voluminose, dal guscio invariabilmente bianco candido. La razza Livorno (autoctona) conta attualmente parecchie varietà che si distinguono esclusivamente per il colore del piumaggio. Per la maggior parte vengono allevate a scopo sportivo e sono rari i casi in cui vengono sfruttate le capacità produttive della razza. La preferenza dei consumatori per uova a guscio pigmentato sembra essere il maggior ostacolo per una ripresa consistente dell'allevamento in Italia e solo il rinnovato interesse riguardo i prodotti tipici in un'ottica di recupero delle produzioni nazionali sembra poter essere il fattore scatenante (A.A.V.V., 1996).
Essendo il numero di varietà notevole, si rimanda allo Standard delle Razze Avicole Italiane per qualsiasi ulteriore approfondimento.

 

 
durante una mostra americana
 
 
gruppo di Livornesi Dorate 
Livornese Dorato Gallo
 

 

MAESTA' 57
Si tratta di una razza che può essere inserita a pieno titolo nel gruppo delle razze sintetiche. E' stata creata nell'allevamento "Maestà" di Pavia per opera del proprietario dr. M. Meriggi e del genetista dr. R. Scossiroli professore dell'Università di Pavia.
Deriva dall'incrocio e successivo meticciamento di tre razze: Leghorn white, New Hampshire Red e Rhode Island Red.
L'inizio della formazione della nuova razza risale al 1948. In primo luogo si volle ottenere una immunità ereditaria nei confronti della Pullorosi nonché una sufficiente resistenza ereditaria alla Malattia Cronica Respiratoria ed alla Leucosi. Secondo scopo fu l'aumento della produttività, per raggiungere una media di produzione pro capite superiore alle 180 uova all'anno. Terzo scopo da raggiungere fu quello di elevare la fecondità ed il tasso di schiusa ad un valore medio o superiore all'85%.
Il procedimento seguito nella formazione della Maestà fu il seguente:
Nel 1953 si iniziò con un primo incrocio fra ? New Hampshire, notoriamente assai precoci e produttive, con ? Rhode Island Red allo scopo di associare le caratteristiche di rusticità di queste due razze. Nel seguente anno 1954 le ? meticce furono reincrociate con ? New Hampshire per recuperare maggiormente il tipo (selezione per caratteristiche di conformazione, di produttività e di rapidità di impennamento).Durante il terzo anno 1955 le ? meticce furono infine incrociate con ? Leghorn White, per introdurre nel tipo New Hampshire il carattere Bianco Dominante e le caratteristiche di produttività e di rapidità di sviluppo e impennamento della Leghorn. Nel 1956 si procedette all'incrocio fra F1 con schema di riproduzione per famiglia e pedigree, allo scopo di recuperare gli omozigoti per colore bianco, attuando una selezione severa per forma, rusticità, produttività e rapidità di impiumamento e sviluppo. Fu quindi nel 1957 che la razza poté dirsi sommariamente fissata nei suoi caratteri.(Pozzi G.,1961).
La Maestà 57 è una razza che può definirsi semipesante, con pelle e tarsi gialli, livrea bianca "dominante" al 100% negli incroci, con la New Hampshire e la Rhode Island Red. Presenta una cresta semplice alquanto espansa nel gallo, più piccola e a volte ricadente da un lato nella gallina. Gli orecchioni sono per lo più rossi con tracce di bianco ereditate dal Leghorn. La produttività media era di 230 uova all'anno con una produzione invernale di circa 52.
La deposizione inizia intorno ai 183 giorni dalla nascita. Il peso medio delle uova era di gr. 59 (primo uovo 56), con una fecondità media del 96% e con il 92% di schiusa. La mortalità dei pulcini, sino a 45 giorni, si manteneva dello 0,20%, quella delle ovaiole dai 6 ai18 mesi d'età, dello 0,40% (Pozzi G.,1961).
Furono rilevate le seguenti caratteristiche di peso determinate su un minimo di 200 soggetti per sesso, nati nella prima settimana di aprile.

Femmine
a 36 giorni
437,7 g
Femmine
a 5 mesi
1980,2 g
Maschi
a 36 giorni
525,4 g
Maschi
a 85 giorni
1732,4 g
Maschi
a 6 mesi
3295,4 g

Attualmente questa razza sintetica è da ritenersi scomparsa poiché superata negli anni da Razze ibride più precoci e produttive. Se ne dà menzione visto che può ritenersi cronologicamente una delle ultime razze di creazione italiana.

MAGGI
Questa razza prende il nome dall'illustre Cavalier Ubaldo Maggi, figura universalmente nota nella passata storia avicola italiana. Egli si fece notare per il grande impegno volto a migliorare e nobilitare l'avicoltura italiana in un momento storico in cui questo tipo di allevamento muoveva i primi passi per trasformarsi da empirico a scientifico (Pascal T.,1905, 1925).
Il Maggi fu un vero e proprio pioniere nella formazione di razze sintetiche; infatti, intorno al 1848 iniziò l'opera di incrocio della gallina Valdarno con un gallo di origine francese, somigliante all'odierna razza La Flèche. L'opera di incrocio proseguì sugli F1 che furono in seguito incrociati rispettivamente con la razza Brahma scura, Crèvecoeur, Cocincina nera e si suppone forse anche con la Dorking. Nella progenie si dimostrò dominante la conformazione del pollo asiatico Brahma e ne risultò un animale di sviluppo piuttosto lento, ma di gran lunga molto più precoce delle grandi razze asiatiche. Le dimensioni raggiunte dalla Maggi erano davvero colossali, tanto da superare a volte la taglia dei più grossi Brahma. Il gallo aveva una cresta semplice, sebbene testi olandesi parlino a volte di cresta a pisello riferendosi a questa razza. I bargigli erano abbastanza lunghi, gli orecchioni piccoli e bianchi (per alcuni autori rossi); le zampe rosee nei campioni più pregiati, ma si riscontravano spesso di colore nero piombo. Ordinariamente si osservavano tarsi regolarmente calzati, ma gli stessi testi olandesi illustrano tarsi nudi (Houwink A., 1910). La gallina presentava una cresta molto piccola, a volte accompagnata da un piccolo ciuffetto nella zona occipitale, carattere questo ereditato dall'incrocio con la razza ciuffata Crèvecoeur. Il piumaggio del gallo era nero a riflessi verdi e violacei, mentre la testa, il collo e il dorso si presentavano "brizzolati", ovvero irregolarmente macchiettati di una tinta giallastra. La gallina si presentava spesso di livrea nera uniforme, ma poteva presentare anche una colorazione bruna listata di bruno molto scuro, che era preferita dagli allevatori. La razza Maggi era ottima produttrice e assai propensa alla cova. Il peso normale era tra 4 kg e 4,5 kg per il maschio, 3,5-4 kg per la femmina (Pascal T., 1915). Non deve stupire la scarsa uniformità di questi soggetti, visto il numero ingente di razze utilizzate nell'incrocio e le limitate conoscenze sulla genetica e la trasmissione dei caratteri.
Questa razza rappresentava una vera e propria innovazione nel panorama avicolo italiano, abituato al pollo mediterraneo di piccola mole e godette di una certa notorietà anche in ambito internazionale. Con la scomparsa degli allevatori più esperti e affezionati, la razza finì per essere abbandonata e scomparì completamente.

MEGIAROLA
Si trattava della popolazione primitiva di tipo mediterraneo diffusa in gran parte della provincia di Padova e del resto del Veneto. Doveva il suo nome alle sue piccole dimensioni con riferimento al termine dialettale "mégio", seme minuto come quello del miglio, non potendo permettere un largo sfruttamento per la produzione della carne: raggiungeva infatti appena il mezzo chilo a quattro mesi, ed una volta adulta non superava 1,5 kg; era invece buona deponitrice di uova piuttosto piccole (50-57 g). La razza Megiarola ricordava in ogni suo particolare il pollo tipico mediterraneo, dotato di cresta semplice, orecchioni bianchi, tarsi giallastri e livree variabili, tra cui prevalevano la nera, la bianca e la dorata (Trevisani G., 1936; Bonadonna T., 1951; Ghigi A., 1968). Successivamente la popolazione locale cominciò un'opera di sostituzione utilizzando galli miglioratori di razze pregiate quali la Livornese, andando a costituire la così detta Megiarola Migliorata (Mazzon I., 1934).

MEGIAROLA MIGLIORATA
Lavorando sulla popolazione locale di tipo Megiarola, il Pollaio Provinciale di Padova con opportuni insanguamenti, fin dal 1927, ottenne animali a maggior sviluppo (si parla di un aumento del 50% in peso rispetto ai soggetti Megiarola). La deposizione delle uova fu notevolmente incrementata (medie di 150-160 uova annue) ed inoltre il loro peso, superiore a quello della Megiarola, era compreso tra 62 g e 69 g. A giudicare dai documenti dell'Osservatorio di Padova, sembra che responsabile di tutto ciò fosse l'opportuna scelta del direttore Giuseppe Squadroni che, persuaso dagli scarsi risultati ottenuti dal Pollaio Provinciale, iniziò l'insanguamento della popolazione locale con galli Livornesi dorati acquistati in Val d'Adige e Val di Non, dove la razza era conosciuta ed allevata con successo (Fracanzani C.L., 1996; Mazzon I., 1932; Squadroni G., 1932).
La razza Megiarola Migliorata venne poi conosciuta più genericamente come Medio Pesante, Padovana Comune, Padovana Collo di Pernice, ma si trattava comunque della medesima razza. Le livree più diffuse erano quella bianca, la camoscio, la dorata, la lionata (gialla a coda nera) e la sparviero; i pesi erano solitamente 2,7 kg per il gallo e 2,0 kg per la gallina. Per le restanti caratteristiche la Megiarola Migliorata ricordava i comuni polli mediterranei: cresta semplice, orecchioni bianchi, tarsi e pelle gialla. La Megiarola Migliorata, pur vantando ottime qualità, venne successivamente abbandonata ed attualmente è raro incontrare qualche soggetto di tipo mediterraneo nelle corti venete.

 
razza Megiarola Migliorata
Megiarola Migliorata bianca
   
 
Megiarola Migliorata dorata
Megiarola Migliorata bianca
   

MERICANEL DELLA BRIANZA
Si tratta di una razza nana diffusa nella zona collinare a nord di Milano. Sembra sia comparsa intorno all'inizio del secolo scorso, partendo da polli rurali nani allevati allo stato brado ed utilizzati per la loro spiccata propensione alla cova nell'allevamento di selvaggina da penna. Il recente interesse di un gruppo di allevatori locali ha voluto poi imprimere maggior tipicità ai soggetti volendoli così nettamente identificare per alcune caratteristiche peculiari. Si deve infatti tener conto che l'Italia, pur vantando un certo numero di appassionati avicoltori, non presenta attualmente neppure una razza Bantam propria. Il Mericanel della Brianza è caratterizzato da tronco cilindrico, cresta semplice diritta e rossa con lobo posteriore che si stacca nettamente dalla nuca, nella gallina può essere piegata su un lato senza coprire l'occhio, ma spesso è dritta. Zampe gialle, orecchioni a mandorla rossi. Questa razza si rapporta alla francese Pictave, al piccolo Combattente Inglese e alla Nana Tedesca, differenziandosene nettamente per i suoi tarsi nudi gialli (carattere somatico tipico dei polli italiani). Il peso del gallo va dai 700 agli