Anseriformi

Gaetano Chierici  1838 - 1920 - Oche

OCA BIANCA DI COTIGNOLA E BAGNACAVALLO
Varietà di oca assimilabile alla razza Romana o Romagnola (A.A.V.V. Riv. Italia Agricola 1927).

OCA DI LOMELLINA
La ricerca bibliografica riguardo questa razza non ha dato alcun esito positivo. Sembra però, a dire degli allevatori della zona, che questo ceppo fosse conosciuto da molti anni. Ritengo che l'oca di Lomellina non sia una una vera razza ma piuttosto un incrocio con razze dalla colorazione grigia come la Tolosa agricola o la Grigia comune italiana. Di simile colorazione taglia sono nate anche qui al IPDR da casuali incroci tra la Grigia e la Bianca Toscana.
In effetti gli allevamenti presenti sul territorio, anche di notevoli dimensioni, si riforniscono di ochette presso incubatoi commerciali che producono indistintamente animali degli incroci più svariati. Il fenotipo O. di Lomellina è quindi da attribuirsi ad una normale variante fenotipica e non ad un vero e proprio genotipo.
L'oca di Lomellina pare essere un oca di taglia media. Il piumaggio è bianco con sfumature grige. Zampe e tarsi sono giallo-arancio.

L'oca di Lomellina
Oca di Lomellina  foto A. Zanon

GRIGIA DI PADOVA
Si tratta di una razza molto antica (Mazzon I., 1932; Vecchi A., 1944; Toschi A. 1971), da sempre diffusa nelle campagne padovane ed attualmente in notevole regresso. Sembra che uno sparuto gruppo di questa razza sia allevato in purezza presso l'Istituto agrario San Benedetto da Norcia di Padova. Gli animali di razza G. Padovana erano assai rinomati per le grandi dimensioni raggiunte, arrivando a dire di alcuni autori agli 8-10 kg nel maschio, 6-8 kg nella femmina se ben ingrassati. L'attuale oca padovana è notevolmente più leggera, raggiungendo un peso di 6-7 kg dopo circa 16-18 settimane di allevamento, con un consumo medio di 5 kg di alimento per kg di peso vivo (Arduin M., 1998). La livrea dell'oca Grigia Padovana ricorda in ogni sua parte quella dell'oca selvatica; è quindi perlopiù grigio-brunastra nella zona dorsale, da bianco a crema nel ventre e nel petto; becco e tarsi giallo arancio, a volte i tarsi possono essere rosei. Nella regione ventrale è presente un doppio fanone che, ad ingrasso ultimato, quasi sfiora il terreno. L'oca Grigia Padovana è assai simile ad una pregevole razza francese (Tolosa tipo agricolo) e come tale andrebbe adeguatamente tutelata anche mediante la promozione dei prodotti da essa derivati.

 
Coppia di Oca Grigia di Padova al momento della nascita dei piccoli.

 
 
  
Oche Padovane 1932
 
  
 
  
Gruppo di Oche Padovane
coppia di Oca Padovana f. M.Arduin
 

OCA PEZZATA VENETA
Sebbene sono presenti sul nostro paese molti tipi di oche pezzate questa pare si tratti di una vecchia razza originaria della pianura veneta, selezionata partendo da oche comuni presenti su tutto il territorio italico. Caratteristica distintiva della razza è la livrea pezzata: dalla testa fino a metà del collo la colorazione è grigia; è inoltre grigia una macchia a forma di cuore posta sulle spalle il cui piumaggio brunastro non oltrepassa le ali. Colorazione molto simile a quella dell'Oca di Pomerania. Sono presenti poi sulle cosce due macchie grigie ed è pure grigia la coda, che è ampiamente orlata di bianco. Tutte le restanti parti sono di colore bianco puro; il becco è da rosa ad arancio intenso, occhi bruni con caruncole oculari rosse, tarsi e membrana interdigitale rosso arancio intenso, fanone semplice (Arduin M., 1991, 1998).
La Pezzata Veneta è poco diffusa negli allevamenti rurali, sia del Veneto che della Lombardia a causa dell'abbandono delle campagne nel dopoguerra. Nello Standard Italiano, forse per meglio rappresentare l'areale di distribuzione, è detta Oca Padana. Intorno alle 16-18 settimane il maschio raggiunge il peso di 6-7 kg, 5-6 kg per la femmina. La produzione è intorno alle 70 uova del peso minimo di 120 g (A.A.V.V., 1996).
Seppur attualmente non a rischio di estinzione, anche l'oca Pezzata Veneta necessita cure particolari volte possibilmente ad allevarla in purezza, essendo per questa specie molto facile l'inquinamento genetico da ceppi commerciali.

Oche Pezzate Venete in passato
O. Pezzate Venete 1940
Oca Pezzata Veneta  foto M. Arduin

OCA PIACENTINA
Si trattava di una piccola oca diffusa nelle aziende poste, in provincia di Piacenza, nelle zone in prossimità del fiume Po. La livrea era completamente bianca, con becco robusto rosso-aranciato, terminante in un'unghia rosea; gli occhi erano a pupilla scura circondata da un disco grigio intenso, mentre tutto attorno alle palpebre era presente un sottile filetto rosso. Le zampe, piuttosto lunghe, erano forti e di colore rosso-aranciato con unghie rosee. Nella zona ventrale era presente un ampio fanone singolo di deposito che conferiva all'animale un aspetto grassoccio. Il peso medio del maschio raggiungeva appena i 5,0 kg, quello della femmina lo superava leggermente. La produzione era piuttosto limitata e comprendeva una cinquantina di uova di 90 g di peso. L'Oca Piacentina, molto meno pregiata e produttiva rispetto alla originaria oca Romana, fu soppiantata da razze più pregiate incrociate in seguito con razze provenienti dal nord Europa. (Cortese M., 1978; Vecchi A., 1944;).

 
 
 
Oca Piacentina in un'illustrazione del 1920
 

OCA ROMANA DETTA ANCHE ROMAGNOLA
"Le Oche Romane esposte a Le Haye da parte degli avicoltori inglesi furono acquistate in Italia. Esse corrispondevano all'oca Piacentina e alle Romagnole bianche, che esposte nella sezione italiana furono acquistate dagli inglesi. A mio avviso, tutte le oche italiane bianche sono dello stesso tipo (venete, romagnole e piacentina comprese). Esse sono delle ottime produttrici di uova. Volendo io acquistare da un contadino del Veneto una coppia di esse per la Stazione sperimentale di pollicoltura di Rovigo, per presentarle alla Mostra mondiale, ne ebbi un rifiuto, perché il contadino desiderava capitalizzare l'imminente prodotto delle uova.
È perfettamente esatto che queste oche producono un centinaio di uova all'anno, anche senza selezione. Ed in omaggio alle oche del Campidoglio che salvarono Roma, io ritengo che si dovrebbero chiamare oche Romane tutte le oche bianche a rapido sviluppo e a grande produzione di uova" Prof. Alessandro Ghigi

"Quando l'oca di Romagna fu presentata dall'Italia alla seconda esposizione mondiale di avicoltura di Barcellona (Spagna), nel maggio1924, piacque agli allevatori chiamarla "oca di Roma" e i visitatori delle diverse nazionalità, si domandarono con interesse e meraviglia, se quei campioni appartenessero alla razza che salvò il Campidoglio." Giovanni Savorelli
A
nimale piuttosto voluminoso, l'oca Romana ha origini antichissime, note in passato come le famose "Oche del Campidoglio" si allevavano in particolar modo nel territorio etrusco romano ovviamente poi si diffusero un po ovunque nel nostro paese. Fu presentata ufficialmente dall'Italia come razza pura alla II Esposizione Mondiale di Avicoltura di Barcellona nel Maggio del 1924 e sembra fu in questa occasione che piacque per patriottismo chiamarla oca di Roma (Toschi A., 1971; Balasini D., 1995; A.A.V.V., 1996). L'oca Romana, proprio a causa di questa nuova denominazione fu molto apprezzata e tutt'oggi negli Stati Uniti viene chiamata Roman (che spesso presenta un ciuffo poco abbondante) durante questa manifestazione, tanto che i vari visitatori domandavano con interesse se osse della razza che salvò il Campidoglio. Gli scrittori dell'epoca romana quali Lucrezio parlano di questa oca descrivendola bianca, mentre Virgilio parla di oche dalle piume argentate, probabilmente quelle che hanno dato origine in seguito anche alla Grigia di Padova (Cipriani G., 1987; Savorelli G., 1927,1928; Zanoni G., 1950; Pozzi G., 1959).
L'oca di Roma, superò le frontiere italiane per essere soggetta ad una attenta selezione, soprattutto da parte degli inglesi che parlano però di una sua introduzione in Gran Bretagna precedente alla presentazione come razza (1903). L'oca di Roma è attualmente presente nello Standard Inglese come fu importata all'epoca ed è quindi una piccola oca a livrea bianca piuttosto compatta nelle forme, del peso di 5-6 kg nel maschio, 4-5 kg nella femmina. L'oca di Roma viene pure allevata con un suo standard negli Stati Uniti, dove, intensificando la selezione sulla caratteristica ciuffo si sono ottenuti soggetti esteticamente molto belli; negli Stati Uniti si sono inoltre selezionate altre colorazioni oltre quella bianca. Purtroppo in Italia la selezione di questa pregiata razza , che aveva come sua caratteristica principale una fecondità fuori dal comune è andata via via affievolendosi, tanto che attualmente è estremamente difficile imbattersi in animali di razza pura. Gli allevatori italiani hanno infatti preferito insanguare questa razza con oche tedesche di maggior mole (Emden), andando a rovinare le caratteristiche peculiari della razza.
L'attuale Standard Italiano Razze Avicole propone come nuova denominazione il termine di oca Italiana; sembra quindi interessante un raffronto fra lo standard dell'oca Romagnola presentato nel 1925 e quello dell'oca Italiana:

Oca Romana varietà bianca 1950 (giovani soggetti)
Oca Romana detta anche Oca Italiana

CARATTERI
OCA ROMAGNOLA (1925)
OCA ITALIANA (1996)
PESO MASCHIO
4-5 kg
6-8 kg
PESO FEMMINA
5-5,5 kg
5-7 kg
TESTA
Robusta, regolare, piuttosto rotonda
Larga a fronte appiattita con guance poco sviluppate
OCCHI
A pupilla scura circondata da disco grigio; intorno alla palpebra gira un sottile filetto rosso
Grandi, azzurri con caruncola oculare rossa
BECCO
Robusto, aranciato rosso terminante con unghia rosea
Largo, forte, attaccato alto, arancione con unghia carne
ZAMPE
Lunghe, forti, color rosso aranciato
Mediamente lunghe, arancio intenso
VENTRE
Lungo, largo, discendente appena appena
Pieno, largo con fanone semplice
UOVA
Medie superiori alle 100 uova del peso di circa 250 g; guscio bianco
60-80 uova del peso minimo di 150 g; guscio bianco
PULCINO
Autosessabile di color giallo canarino, maschio uniforme, femmine con sommità della testa più scura (carattere che scompare durante la crescita)
Color giallo canarino

OCA FRIULANA
Di livrea grigia cenerina era prossima alla Padovana seppur più leggera. Ghigi A.(1939)

oche Friulane in passato
Oche Friulane foto del 1940

OCA ROMAGNOLA GRIGIA
Sporadicamente citata nel libro di Anita Vecchi non trova riscontro in nessun altro autore. Probabile ritorno atavico di soggetti Romagnola bianca. Livrea cenerina
Vecchi A., (1944)

RAZZE DI OCHE DERIVATE DALL'OCA CIGNOIDE
L'Italia non possiede una razza di derivazione cignoide propria; inoltre nella nomenclatura standard italiana si utilizza il nome cignoide per indicare la forma domestica di questo palmipede nota universalmente come "razza Cinese". La forma più comunemente allevata è l'oca Cinese bruna; molto più rara ma comunque presente sul territorio è la varietà bianca. Sono inoltre presenti sporadicamente soggetti di razza Africana, seppur non rappresentati nello standard italiano.
L'Italia non possiede neppure razze proprie di derivazione ibrida fra l'oca Cinese e l'oca Comune.

maschio di Cinese nella varietà bianca
gruppo di oche Cinesi  brune
oche Cinesi  in acqua
coppia di oche cinesi nella varietà bianca
piccola oca Cinese bruna
O. Cinese
O. Cinese bruna (o cinerina)
O. Cinesi brune
O. C. bianche
juv. O.C.


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