OCHE
SELVATICHE (Anserinae) La
sottofamiglia degli Anserini è composta da uccelli generalmente di cospicue
dimensioni. Valgono i caratteri generali riportati per gli Anatini salvo il fatto
che maschio e femmina si somigliano moltissimo sia per livrea che per dimensioni.
Inoltre non è presente muta eclissale. Le oche che fanno parte di questo
gruppo hanno costumi meno spiccatamente acquatici e amano nutrirsi in aree anche
molto lontane dall'acqua; per tale motivo gli arti permettono a questi animali
di muoversi agevolmente sulla terra ferma come nell'acqua. I generi interessati
a domesticazione sono il genere Anser e Cygnopsis. Cenni storici fanno riferimento
ad un presunto tentativo di domesticazione nei confronti del genere Alopochen,
destinato poi a naufragare a causa del carattere litigioso e combattivo di queste
oche (A.A.V.V., 1972). OCHE SELVATICHE PROGENITRICI DELL'OCA
DOMESTICA Già da tempi remoti giungono
testimonianze archeologiche riguardanti l'allevamento dell'oca. Sembra fu praticato
inizialmente in Mesopotamia e da qui si estese presto all'Egitto, dove l'affluenza
di molte specie di Anseriformi di passo che si concentravano nel delta del Nilo,
rese facile e possibile la cattura e la domesticazione in particolar modo dell'oca
selvatica Anser anser. Nell'Asia orientale fu altresì addomesticata l'oca
cignoide Cygnopsis cygnoides che ha i suoi areali di distribuzione nella Siberia
settentrionale arrivando a svernare raramente nel Siam. L'oca selvatica si
differenzia rispettivamente nelle due sottospecie occidentale e orientale, mentre
l'oca cignoide sembra monospecifica (A.A.V.V., 1972). Anser anser
anser Linneo (Anser cinereus) L'oca
selvatica è una fra le più grandi, presenta un becco largo e robusto,
color arancio brillante, privo di segni neri con unghia terminale rosea. Il piumaggio
è grigio bruno uniforme con penne orlate di bianco, copritrici della coda
inferiori e superiori bianche, coda grigia con punta bordata di bianco. L'addome
è bianco, ventre a volte macchiato da lievi macchie brune su fondo castano,
zampe rosee. Diffusa in Europa occidentale, in particolare Inghilterra, Germania
e Olanda (A.A.V.V., 1972). 
Anser anser anser Linneo (Anser cinereus)
Anser anser rubrirostris
A differenza della sottospecie precedente presenta
un becco rosa e un'orlatura del piumaggio sul dorso e sulle ali più chiaro
e marcato. Inoltre la coda presenta una colorazione più bianca che non
si limita alla punta, ma la cinge completamente. E' diffusa nelle zone più
orientali dell'Europa (A.A.V.V., 1972). 
Anser anser rubrirostris
Cygnopsis cygnoides Linneo (Anser cygnoides)
Testa allungata con becco lungo e piatto interamente
nero cinto alla sua base da un anello di piume bianche molto stretto; partendo
da questo anello, passando attraverso la sommità del capo, comprendendo
gli occhi e scendendo nella parte posteriore del collo fino alle spalle, linea
bruno cupo detta "tratto d'anguilla". Le spalle, il dorso, i fianchi,
le copritrici delle ali e le remiganti secondarie sono bruno grigiastro con orlatura
bianco giallastra; mentre le remiganti primarie sono grigio bruno. Il resto del
piumaggio a partire da sotto gli occhi fino al petto è di colore caffè
latte per diventare grigio brunastro nella parte centrale del petto. Il ventre,
le parti posteriori e la parte inferiore della coda sono bianche; i tarsi rosso
arancio. Abita vaste zone della Siberia settentrionale; sverna in Cina. 
Cygnopsis cygnoides Linneo
DOMESTICAZIONE
DELL'OCA L'OCA NELL'ANTICHITA' La
domesticazione dell'oca è senza dubbio antichissima e risale perlomeno
all'epoca delle palafitte. Prime tracce sembra sino da datare intorno all'epoca
neolitica, dal VI al V millennio prima della nostra era. Si deve poi aspettare
fino al 2500 a. C. per ottenere dati dai giacimenti archeologici cinesi (oca
domestica derivata dalla Cignoide). Un addomesticamento separato dell'oca
sembra ebbe luogo anche in Egitto intorno al 1500 a. C.. Monumenti egizi portano
scolpite effigi di questi animali sacri a quanto pare, per la loro religione (Toschi
A., 1971; A.A.V.V., 1996). Dall'Iliade e dall'Odissea sappiamo che i greci
allevavano oche ai tempi di Omero. Plutarco ne fa un grande elogio e Plinio ci
tramanda la leggenda delle "oche del Campidoglio", quando lo schiamazzo
delle oche sacre a Giunone raccolte nel recinto del tempio di Giove con il loro
gridare avevano destato le sentinelle romane preannunciando l'assalto notturno
delle truppe galliche di Brenno (388 a. C.). In riferimento a questo avvenimento
parlò pure Virgilio e, riprendendo questi, Carducci. Alle penne d'oca,
poi, è legato un profondo significato culturale: furono infatti usate per
scrivere almeno mille anni prima d'essere sostituite da strumenti più moderni
(Savorelli G., 1927, 1928).
ALLEVAMENTO TRADIZIONALE L'allevamento
tradizionale dell'oca era molto diffuso nelle campagne della Pianura Padana. Generalmente
ogni famiglia colonica possedeva un cosiddetto "giuoco d'oche", gruppo
composto da un maschio e tre femmine in grado di fornire in modo regolare e tempestivo
uova secondo la volontà dell'allevatore. La scelta dei riproduttori avveniva
ad Agosto e, mentre le femmine venivano conservate quattro o cinque anni, il maschio
veniva sostituito ogni stagione. Una volta iniziata la deposizione, intorno ai
primi di Maggio l'oca veniva spiumata, ottenendo circa 100 g tra penne e piume.
La deposizione veniva poi ripresa ad Agosto e, con un'adeguata integrazione di
cereali nella dieta, si ottenevano medie di 12 uova al mese da Agosto ad Aprile.
Le uova venivano affidate alla cova di tacchine che si occupavano pure dell'allevamento
dei paperi. La richiesta maggiore di giovani animali di due mesi (anche per l'esportazione)
andava da Dicembre a Marzo. Prodotti di particolare pregio erano poi il "fegato
grasso", il salame d'oca ed altre preparazioni locali molto apprezzate (Fracanzani
C. L., 1981; Balasini D., 1995; Toschi A., 1971). INDUSTRIALIZZAZIONE
DELL'ALLEVAMENTO Una vera e propria industrializzazione
dell'allevamento dell'oca si può attribuire senza ombra di dubbio agli
allevatori francesi che si occuparono con passione del miglioramento della tecnica
di allevamento ed idearono il metodo di ingrassamento detto gavage (ingozzamento),
volto alla produzione del cosiddetto pâté de foie gras. L'allevamento
dell'oca subì poi una continua contrazione dovuta ai cambiamenti delle
abitudini alimentari ed alla sfiducia verso le carni ritenute troppo grasse. Solo
recentemente, grazie anche alla maggior conoscenza delle abitudini alimentari
dell'oca ed in particolare della sua propensione all'alimentazione con sola erba
integrata con pochi cereali, il consumatore si è nuovamente interessato
ai prodotti derivati dall'oca. Il tipo di allevamento compiuto in Italia è
tornato quindi ad essere quello in semi clausura e, mentre i paperi vengono alloggiati
fino alle quattro settimane in capannoni a lettiera permanente, risulta poi conveniente
agli allevatori terminare il ciclo completamente all'aperto, offrendo agli animali
solo ripari di fortuna. La produzione del piumino, che può rappresentare
un'interessante produzione dell'oca attualmente non viene compiuta in Italia,
ma non è da escludere che ritorni in un prossimo futuro (Fracanzani
C. L., 1985; Balasini D., 1995; Toschi A., 1971). MUTAZIONI
INSORTE NELL'OCA DOMESTICA FORMA E DIMENSIONI
L'oca in domesticità ha subito un notevole
incremento in peso. Le forme sono diventate arrotondate e rispetto all'oca selvatica
cenerina si è andato formando, nella regione ventrale, un grosso deposito
di grasso detto "fanone". Questo può presentarsi sotto forma
di una sacca semplice oppure diviso in due formazioni rotondeggianti che, nell'oca
ben ingrassata, quasi sfiorano terra. Il massimo sviluppo somatico dell'oca è
raggiunto dalla pregevole razza francese Tolosa, ma, con l'aumento esagerato della
taglia, la fertilità di questi animali è notevolmente diminuita.
CIUFFO
E BAVETTA La mutazione "ciuffo"
non è mai stata presa in considerazione nell'ambito della selezione di
razze ciuffate; compare solo saltuariamente nelle popolazioni di oche comuni ed
è una caratteristica apprezzata nella selezione statunitense della razza
Roman (oca di Roma). Più che di bavetta si dovrebbe parlare di "giogaia",
ma si riporta tale nome poiché i francesi chiamano quest'appendice presente
al di sotto della gola, "bavette" (la moderna avicoltura designa invece
come bavetta un tipo di maculatura bianca che, partendo dal sottogola, interessa
il petto in alcune razze di anatra). La giogaia è invece una duplicatura
cutanea che scende al di sotto del becco, lambendo il collo, ed è presente
solo in alcune pregiate razze di grossa taglia (Tolosa industriale, Africana).
LIVREA E CONFORMAZIONE DELLE PENNE Le
colorazioni presenti nell'oca non sono molte. Spesso si osservano oche grigie,
come l'oca selvatica, oppure totalmente bianche. Sono presenti inoltre oche pezzate
o più o meno screziate, blu ed un certo numero di razze di oche autosessate
(Pilgim, Normanna). Recentemente gli Stati Uniti hanno prodotto anche oche di
colore fulvo (Buff America). Esiste un'oca, originaria delle rive del Mar
Nero, caratterizzata da piumaggio arricciato (Sebastopoli, detta anche oca del
Danubio). COLORE OCCHI E TARSI La
colorazione degli occhi è per lo più bruna negli animali a colorazione
grigia; diventa invece azzurra negli animali a piumaggio bianco. Il colore dei
tarsi va dall'arancione carico al rosa carnicino a seconda delle razze e della
loro origine geografica. CONFORMAZIONE E COLORE DEL BECCO Il
colore del becco è generalmente rosso aranciato in tutte le razze. Fanno
eccezione quelle originatesi dal Cygnopsis cygnoides che lo presentano, nella
maggior parte dei casi, di colore nero intenso. Le razze di derivazione meticcia
fra Anser anser e Cygnopsis cygnoides presentano becco aranciato con unghia terminale
nera. Caratteristica peculiare delle forme domestiche della Cygnopsis cygnoides
è una grossa protuberanza alla base del becco che conferisce un aspetto
assai curioso agli animali. COMPORTAMENTO RIPRODUTTIVO E DEPOSIZIONE
L'oca in domesticità è diventata poligama.
Solitamente al maschio vengono affidate dalle 3 alle 5 femmine e, con questo rapporto
tra i sessi, vengono formati grossi gruppi di riproduttori al pascolo. L'istinto
alla cova è ancora presente in alcune razze leggere, mentre è andato
via via scomparendo nelle razze pesanti dove, in alcuni casi, esistono veri e
propri problemi di accoppiamento dovuti alle grosse dimensioni. La deposizione
è per lo più abbondante nelle razze leggere (Romagnola), mentre
lascia alquanto a desiderare nelle razze pesanti (Tolosa industriale). | |
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Oca nel nido  | |
Oca in cova
(durata 30 gg. circa) | |
Testi a cura del Dr.
Alessio Zanon - Università di Parma .Attenzione,
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