Salvaguardia Genetica: Finalità, Obiettivi & Metodi

L'Italia presentava fino a pochi decenni fa un'ampia diversità di razze e popolazioni di animali domestici, formatasi nel corso dei secoli e favorita da una diversità ambientale che va dalle Alpi, agli Appennini, alle zone fertili di pianura, alla macchia mediterranea, alle aree più aride meridionali ed insulari e da una continua storia di migrazioni di popolazioni umane e animali. La progressiva diminuzione delle terre utilizzate a fini agricoli e delle forze umane impiegate in agricoltura, insieme ai processi di industrializzazione e omogeneizzazione dei sistemi produttivi sta provocando una forte erosione di questa biodiversità. Basti pensare che una buona parte delle razze che erano presenti fino alla metà del secolo scorso con elevati numeri di capi, oggi sono rappresentate da poche decine o qualche centinaio di animali e sono inequivocabilmente a rischio di estinzione.
Gli obiettivi generali della salvaguardia delle razze in via di estinzione possono sinteticamente essere riassunti come segue:
· Promuovere la zootecnia estensiva nelle regioni marginali. A tale riguardo ricordiamo come alcune razze siano componente di ecosistemi di interesse di salvaguardia e quindi il loro mantenimento abbia un preciso valore di gestione ambientale.
· Mantenere l'espressione del patrimonio culturale umano che le razze autoctone conservano in sé.
· Evitare la perdita di materiale genetico, non solo come geni, ma anche come combinazioni geniche prima che questo sia stato convenientemente ed esaurientemente valutato.
· Evitare la perdita di materiale genetico utile per soddisfare future esigenze produttive (esempio: cambiamenti nei fabbisogni dell'alimentazione umana, negli ambienti, nelle condizioni e negli obiettivi di allevamento).
· Mantenere materiale genetico potenzialmente resistente ad epidemie improvvise.

Due strategie di salvaguardia vengono generalmente proposte:
· Ex-situ: conservazione di materiale genetico sotto forma aploide (materiale seminale, ovuli), diploide (embrioni), di sequenze di DNA (tutte queste tecniche non possono però essere utilizzate in avicoltura). Conservazione di animali vivi presso giardini zoologici, parchi naturali, fattorie sperimentali o altri enti.
· In-situ: mantenimento della razza all'interno del sistema di produzione zootecnica, ossia nel suo contesto ambientale, attraverso la valorizzazione delle sue caratteristiche produttive.
Giova ricordare che la strategia In-situ presenta i seguenti vantaggi: consente di approfondire le conoscenze, spesso oggi scarse, sul significato di una determinata risorsa genetica, attraverso il suo continuo impiego zootecnico; favorisce interventi di sviluppo socio economico in aree svantaggiate, dove generalmente si osserva la maggior differenziazione in razze. Tutto ciò consente indirettamente la tutela della diversità vegetale ed animale, paesaggistica e culturale, associata all'allevamento di molte razze locali. In un'ottica generale l'obiettivo della metodologia In-situ è la salvaguardia della diversità nella sua dinamica evolutiva.
Primo problema da affrontare quando ci si occupa di una piccola popolazione è senz'altro il grado di consanguineità presente in essa. Si deve ricordare infatti che la consanguineità riduce la variabilità genetica e quindi la capacità di adattamento all'ambiente, la risposta alla selezione, inducendo un effetto depressivo su alcuni caratteri produttivi. A tutto ciò va ad aggiungersi l'inevitabile procedere della deriva genetica che, andando a fissare un allele, provoca di riflesso la perdita dell'altro. Generalmente per cercare di rallentare, per quanto possibile, gli effetti deleteri della consanguineità vengono proposti dei cosiddetti Modelli di gestione genetica. Tali modelli prevedono tre strategie, perfettamente applicabili anche in avicoltura:
· Massimizzazione del numero effettivo di popolazione.
· Minimizzazione della parentela fra i riproduttori.
· Pianificazione degli accoppiamenti.
La massimizzazione del numero effettivo di popolazione tende a portare il numero dei riproduttori maschi (generalmente più ridotto) al punto più elevato possibile, idealmente il più vicino al numero delle femmine. Inoltre, il numero della progenie deve essere portato idealmente ad un valore uguale per ciascun riproduttore.
La minimizzazione della parentela fra i riproduttori, come di recente dimostrato da simulazioni al computer, afferma che è possibile ridurre il coefficiente di consanguineità scegliendo ad ogni generazione riproduttori sulla base dei loro rapporti di parentela. Tutto ciò viene concretizzato nella pianificazione degli accoppiamenti, una strategia a breve termine che ritarda la consanguineità piuttosto che diminuirne il tasso di incremento, come dimostrato in alcune simulazioni dove la parentela tra accoppiamenti veniva minimizzata ad ogni generazione (Pagnacco G., 1997).

 

Conclusioni

L'intento di questa rassegna è stato quello di focalizzare l'attenzione su un comparto zootecnico nel quale gli esempi di tutela delle razze tradizionali sono purtroppo scarsi e, a volte, approssimativi nei metodi e nelle finalità. I Paesi sviluppati, avendo ormai soddisfatto con dovizia le necessità quantitative dei beni primari e della maggior parte di quelli dell'industria tradizionale, pongono da qualche anno grande attenzione alle tematiche della qualità ed alle produzioni alternative che la promuovono e garantiscono. La popolazione nel suo insieme, è diventata sempre più cosciente della propria salute e desidera essere informata sulle garanzie, sulla tipologia e sulle caratteristiche qualitative del prodotto alimentare. L'interesse si è così orientato verso un ritorno ai cibi naturali, considerati depositari di una genuina qualità, tipica dei tempi passati, cibi ottenuti utilizzando metodi antichi nel rispetto dell'ambiente. I recenti eventi, come il rilievo di diossina nelle carni suine ed avicole, di PCB nel latte, nonché il fenomeno della "mucca pazza", hanno sicuramente incrementato l'interesse della popolazione verso prodotti di nicchia, la cui sopravvivenza sarebbe stata messa in dubbio solo qualche anno fa.
Con quanto precede si ritiene di aver convenientemente chiarito gli innumerevoli dubbi e perplessità che persistevano ancora sull'argomento. Ben consci dell'enorme importanza dell'avicoltura industriale e delle sue potenzialità continuamente in crescita, si ritiene comunque possibile un utilizzo produttivo delle razze avicole tradizionali grazie allo sfruttamento delle caratteristiche di rusticità ancora presenti ed adattabili alle più recenti metodiche di avicoltura biologica.

Dr Alessio Zanon

 
 
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