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Le Malattie
Testi tratti da Pollicoltura di Marino Cortese
1969 (nell'ottava edizione)
Molteplici
possono essere le cause delle malattie e cioè: da virus (diftero-vaiolo,
pseudopeste, malattia di Marek, leucosi, laringotracheite ecc.); da batteri
(colera, tifo, salmonellosi, stafìlococcosi ecc.) ; da miceti
(aspergillosi, mughetto, tigna); da zooparassiti : tracheali (singamosi)
; intestinali (verminosi); sottocutanei (acariosi); esterni (pidocchi, dermanissi)
; da carenza (avitaminosi, rachitismo); da fattori nervosi
(pica, epilessia) ; da fattori alimentari (gotta, pneumatosi) ;
da fattori traumatici (ferite, fratture) ; da fattori diversi
(avvelenamenti). 1 - Diftero-vaiolo Si
identifica forse con l'epitelioma contagioso che già nel passato
era solito comparire con una certa frequenza negli allevamenti di campagna, specialmente
nella stagione estivo-autunnale, mentre negli attuali allevamenti può presentarsi
in qualsiasi periodo dell'anno tanto più se favorito da avverse condizioni
di temperatura, umidità, aerazione, alimentazione e carenza della vitamina
A. Colpisce anche i tacchini, fagiani, colombi,
quaglie e canarini, raramente i palmipedi; nei pulcini solitamente non si verifica
prima che abbiano 4 settimane di vita.  Fig.
190 - Testa di gallo con noduli vaiolosi
E'
dovuto ad un virus filtrabile e si propaga sia direttamente a mezzo delle false
membrane o del pus, sia inderettamente col tramite della bevanda., del cibo, delle
feci e del terreno infetto. Veicoli importante della malattia sono pure le zanzare
che, con le punture, trasmettono l'infezione dai soggetti infetti a quelli sani.
Il decorso può essere
sub-acuto (3-5 giorni) oppure cronico (3-5 settimane). La mortalità, specialmente
nei giovani, per la minore resistenza organica, risulta sempre assai elevata (anche
del 70% e più) mentre negli adulti può scendere assai 5-15-20%):
vi sono razze, come la Livornese meno recettive rispetto ad altre, come la New
Hampshire. Si nota pure arresto di sviluppo e della ovodeposizione (per 3-4 mesi).
La
malattia si suole presentare nelle seguenti due forme: 1. Difterica
che a sua volta, a seconda delle manifestazioni, si distingue in: a) orale:
sulla mucosa della bocca e faringe compaiono delle placche (non crostose) che
a poco a poco confluendo finiscono col dare origine ad una pseudo membrana trasudante
un liquido bianco-grigiastro e causa di difficoltà nella prensione del
cibo e della respirazione; tutta la regione è infiammata e resa dolorosa,
il soggetto è triste, non mangia ed alle volte presenta diarrea. La
terapia è sintomatica: pennellare, con una piuma, la mucosa arrossata con
una miscela di tintura di iodio (p.1) e glicerina (p.3): il pollo vien fatto tenere
disteso su di un tavolo da un aiuto. Per i soggetti
apparentemente sani si ricorre al più presto alla vaccinazione, come si
dirà più innanzi; b) nasale: dalle narici cola un liquido
sieroso; giovano inalazione di antibiotici assai più efficaci delle instillazioni
di preparati a base di essenza di eucaliptolo. e) oculare: tutte le
parti dell'organo visivo sono arrossate e tumefatte, così che alle volte
si può arrivare alla cecità. Cura: con un batuffolo di cotone imbevuto
di acido borico al 3%, o con altro collirio (es. nitrato di argento all'1:400)
si asporta il secreto mucoso. 2. Vaiolosa: questa forma apparentemente
più impressionante della precedente è in realtà meno temibile,
tanto che spesso il malanno scompare senza conseguenze; è caratterizzata
dalla comparsa di noduletti, dapprima biancastri e poi nerastri, su tutta la faccia
ed altri organi, zampe comprese. Occorre prendere le consuete precauzioni di
isolamento e disinfezione. Nelle regioni caldo-umide,
ove la malattia può presentarsi più di frequente, è consigliabile
sottoporre le galline alla vaccinazione antivaiolosa, da eseguirsi possibilmente
da agosto ad ottobre quando le ovaiole sono in fase di diminuita deposizione perché
si osserva sempre una conseguente viva reazione. Per
i soggetti da carne alle volte si può anche tralasciarla dato il loro breve
ciclo vitale. Per gli allevamenti in batteria si interviene quando i pulcini hanno
circa 3 settimane. I polli che siano stati vaccinati acquistano la immunità
per 9-10 mesi: occorre assicurarsi che il vaccino sia di recente preparazione. Tra
i vaccini in commercio vi è pure quello della Behringwerke ottenuto su
colture cellulari e non su uova embrionale, così che viene eliminato ogni
timore di eventuali trasmissioni di malattie veicolabili con l'uovo embrionato.
Detto vaccino si inietta con agopuntura: la validità
di conservazione è di un anno e va tenuto in frigorifero a 4 0C. La stessa
Casa prepara pure il bi-vaccino che oltre a conferire la immunità per tutta
la vita nei riguardi del difterovaiolo, esplica pure un'azione preservativa contro
la pseudopeste immunizzando il soggetto per la durata di 3-4 mesi purchè
in precedenza abbia subito il trattamento base mediante l'idrovaccino o con quello
oculo-nasale. Da tenere presente che sintomi
affini a quelli sopraindicati possono riscontrarsi in conseguenza di grave carenza
della vitamina A (cheratomalacia), però il decorso è molto
lento. 2 - Peste e pseudopeste La
prima, detta classica, da parecchi anni non è stata da noi più osservata
e pertanto si tralascia dal descriverla: ben diverso è il caso della seconda
che ne è una varietà e che venne molte volte confusa con la laringotracheite
avente sintomatologia affine.
 Fig.
291 - Tipico aspetto di un pollo colpito da pseudopeste
L'agente
specifico lo si ritiene un virus filtrabile e come tale visibile solamente con
un microscopio elettronico. Le prime dolorose avvisaglie si ebbero nel 1925,
ma fu nel 1940 che il malanno assunse in molte località il carattere di
panzozia così da costituire un vero terrore per chi possedeva dei pollai
e gran parte di essi vennero purtroppo decimati: in seguito, pur continuando a
serpeggiare, subì un declino un po' dovunque. La sua comparsa si verifica specialmente
nel periodo estivo-autunnale e non risparmia nessun tipo di allevamento sia rustico
che industriale e quando è in atto non c'è nulla da fare tanto la
sua azione deleteria, è immediata ed impressionante: i soggetti giovani
risultano così sensibili da dare una mortalità anche del 100%! Sono
poi particolarmente ricettivi i tacchini, la qual cosa dovrebbe ammonire gli allevatori
a non permetterne la convivenza con i polli: molto meno lo sono le faraone, i
pappagalli ed i passeracei in genere. I primi
sintomi sono quelli consueti ad altre malattie infettive: piumaggio opaco ed arruffato,
mancanza di appetito, sete ardente per la notevole elevazione termica, grave prostrazione,
tremori, debolezza degli arti, cianosi delle parti carnose della testa, diarrea
a cui ben presto fanno seguito altre manifestazioni tipiche: fuoriuscita di catarro
grigiastro dalle narici, fatti paralitici, rantolo laringotracheale, dovuto ad
ingombro di muco e di pseudo membrane, becco tenuto quasi sempre aperto. A
differenza della corizza manca la infiammazione congiuntivale: l'animale si apparta
sonnolento assumendo alle volte una strana posizione assisa, da pinguino, finché
allunga il collo, reclina il capo e soccombe per fatti asfittici: mentre nel colera
la morte é improvvisa, nella pseudopeste la stessa non si verifica che
qualche giorno dopo l'aggravarsi del male. I pulcini vengono colpiti solamente
dopo 10-12 giorni dalla nascita allorché vien meno la naturale immunità:
dato l'affollamento che sempre si ha nelle batterie si comprende come quivi il
male possa diffondersi con maggiore facilità. Quei soggetti che riescono
a guarire possono tirare avanti per 6-12 mesi, é però utile precauzione
quella di scartarli in quanto non si può mai escludere che divengano pericolosi
propagatori del virus o che finiscano col soggiacere a gravi alterazioni nervose. Eseguendo
l'autopsia si riscontrano lesioni alle vie respiratorie, accentuata infiammazione
del proventriglio ed ulceri emorragiche sulla mucosa intestinale. La diffusione
del virus é veicolata dagli alimenti, dalla bevanda, dagli escreti, dalla
lettiera (tutti contaminati dal catarro), dagli uccelli che si portano dagli allevamenti
rustici, infetti, ad altri sani, dalle uova da cova provenienti da galline ammalate,
ed anche dallo stesso personale addetto alla pulizia, con le scarpe, le scope
e quanto altro venuto a contatto del materiale infetto, imballaggi per uova compresi. La
pseudopeste è malattia che deve essere denunciata all'autorità sanitaria. Per
limitare l'estendersi del male si seguano le norme consuete : si uccidano i soggetti
più gravi e si isolino gli altri per almeno 15 giorni: si disinfetti il
locale e si obblighino i polli a bere soltanto acqua medicata in uno dei modi
già esposti. L'alimento sia parco ma sostanzioso ed addizionato del complemento
minerale e vitaminico. Prima di acquistare dei soggetti accertarsi che non provengano
da zone infette e possibilmente si cerchi di avere l'assicurazione che sono stati
vaccinati. La terapia, come per tutte le malattie
virali, non è possibile: non rimane quindi che la preventiva profilassi
della vaccinazione, da estendersi a tutti i soggetti dell'allevamento, e resa
possibile in quanto esistono oggi diversi vaccini di sperimentata efficacia e
di vario impiego (1). (1)
Alcuni sono preparati col procedimento dell'embrione di pollo che,
in succinto, è il seguente : si prende un uovo di pollo fecondato e da
qualche giorno in cova, di guisa che l'embrione venga a trovarsi in piena fase
di evoluzione; su di esso si semina del virus pseudopestoso ricavato da un animale
ammalato; i microrganismi in esso contenuti rapidamente vi si moltiplicano così
da poterli poi utilizzare a scopo di studio o per prepararne i vaccini.
1)
Vaccino oculo-nasale: è il più pratico perché di facile
applicazione anche per pulcini appena nati, questi, infatti, anche se provenienti
da galline sane e vaccinate, non acquistano immunità ma soltanto un certo
grado di resistenza; la vaccinazione la si attua al decimo giorno di vita inoculando
nell'occhio due gocce del liquido, da ripetersi 60 giorni dopo e successivamente
al 135m0 giorno. Nel caso che la vaccinazione sia stata fatta il giorno dopo la
nascita, la si dovrà ripetere al 30- giorno : ne consegue che i soggetti
da carne riceveranno una sola vaccinazione, mentre le pollastrelle una ogni tre
mesi e sempre agendo in modo che l'intervallo coincida con la deposizione. 2)
Idrovaccino: 50 dosi vaccinali si aggiungono ad un litro d'acqua da bere
somministrata in un abbeveratoio a sifone e di vetro. Questo procedimento è
pratico e spiccio e quindi particolarmente indicato per i grandi allevamenti sia
in batteria che a terra per i quali quello a gocce risulta lungo ed oneroso; é
facile però comprendere che può però rendersi aleatorio in
quanto mancherà sempre la certezza che ogni soggetto beva la quantità
d'acqua richiesta entro le 5 ore, perché nelle successive il vaccino diminuisce
la sua attività: da aggiungere che parte di esso va disperso lungo il canale
intestinale: si consiglia comunque di togliere gli abbeveratoi 4-5 ore prima della
cura in modo da assetare i soggetti e del pari sospendere l'apprestamento del
mangime. La prima vaccinazione ai pulcini si eseguisce
a 5-7 giorni di vita, ripetendola al 250-300 giorno ed infine dopo due mesi. L'acqua
da bere dev'essere pura (meglio se piovana) ed assolutamente immune da precedenti
aggiunte di sostanze medicamentose. 3) Vaccino spento: è totalmente
innocuo e lo si può adoperare per polli di qualsiasi età, anche
in deposizione, mediante iniezione profonda nei muscoli della coscia; l'immunità
ha luogo dopo 12-15 giorni ed è di lunga durata cosicché non si
rendono necessari successivi interventi; esistono siringhe a riempimento automatico
e per iniezioni a ripetizione che agevolano assai la manualità. 3
- Laringotracheite
È
una malattia infettiva sostenuta da un virus. Segnalata già dal 1964 in
Italia, non ha mai recato molto danno per la bassa patogenicità dei ceppi
virali riscontrati. Nel 1980 però, in seguito probabilmente ad importazioni
di polli infetti con ceppi di virus più patogeni, la malattia si diffuse
rapidamente in tutto il nostro Paese causando notevoli perdite negli allevamenti
intensivi, soprattutto tra le galline ovaiole allevate in batteria. I
sintomi sono: respirazione a becco aperto e continui colpi di tosse; il becco
è spesso sporco di sangue, proveniente dalla trachea. Questa, all'esame
necroscopico, si presenta fortemente arrossata e contenente abbondante essudato
catarrale o emorragico. Grazie all'intervento presso il Ministero della Sanità
operato dalle Associazioni scientifiche e di categoria, già pochi mesi
dopo la comparsa di questi focolai venne autorizzato l'uso di un apposito vaccino. La
laringotracheite difficilmente colpisce i pollai rurali.
4
- Malattia di Marek È
una malattia di origine virale diffusa ormai in tutto il mondo. La diversa sintomatologia
con cui si presenta é tale da permettere la seguente distinzione 1)
forma viscerale (impropriamente detta del fegato grosso) caratterizzata
da iniziale debolezza generale seguita da dormiveglia, arresto di ogni movimento,
annerimento della cresta: sia il fegato che la milza ed i restanti visceri (reni,
polmoni, cuore, ovaio) si presentano di eccessivo sviluppo : il primo anche dieci
volte il normale ed in più cosparso alla superficie di striature biancastre
lardacee;
2) forma cutanea, nella quale la cute è cosparsa
da tumoretti biancastri in corrispondenza dei follicoli piliferi; 3) forma
paralitica in cui è particolarmente interessato il sistema nervoso
periferico, con una vaga assomiglianza ad una malattia " da carenza "
: il sintomo patognomonico è rappresentato dal fatto che il pollo, nello
stadio avanzato del male, cade al suolo con un arto contratto e l'altro disteso,
così che non potendo più muoversi è destinato a morire di
inedia; i giovani di 2-5 mesi sono i più ricettivi; 4) forma oculare
(o dell'occhio grigio) caratterizzata dalle palpebre semichiuse così da
dare al paziente il cosiddetto "aspetto da pesce "; Oltre
ai consueti sintomi generali si verifica sempre una progressiva e letale anemia.
Il pulcino si infetta nei primissimi giorni di vita. L'incubazione del male
ed il decorso sono assai lenti e le suddette tipiche manifestazioni differenziali
compaiono dopo 2-6 mesi; oggi disponiamo di un vaccino specifico, da praticarsi
a 1 giorno di vita per via intramuscolare; altri buoni mezzi di difesa sono: scartare
dalla incubazione le uova emesse da galline ammalate, tener separati i pulcini
dagli adulti, lottare contro gli insetti parassiti che si fanno spesso veicoli
della diffusione del virus, attenersi a ceppi di polli resistenti, somministrare
alimenti sostanziosi addizionati di condimenti minerali oligodinamici, disinfettare
accuratamente il pollaio con soluzioni di creolina o formalina. 5
- Colera aviario È una
grave setticemia sostenuta dal batterio Pasteurella multocida che può colpire
tutti i volatili domestici e diffusa da veicoli diversi : saliva, bevanda, cibo,
escrementi, insetti. L'agente infettivo può resistere a lungo nell'ambiente
risvegliandosi specialmente nel periodo estivo-autunnale. Negli allevamenti campagnoli
la malattia presenta spesso andamento acutissimo tanto da aversi la morte dei
soggetti dopo poche ore di malessere generale. Negli allevamenti industriali,
invece, il colera si presenta di rado e saltuariamente causando di quando in quando
qualche morte improvvisa. Soltanto qualche volta i colpiti soggiaciono ai soliti
sintomi in precedenza indicati, più spesso, data la rapidità del
decorso, l'animale muore senza apparente deperimento e persino col gozzo ripieno
di cibo. Una circostanza che permette di distinguere questa malattia da altre
(compresi certi casi di gravi avvelenamenti) è quella che i colpiti non
muoiono mai contemporaneamente ma si ha una specie di stillicidio per diversi
giorni e per gruppi diversi di animali. In pochissimi casi si può avere
la guarigione spontanea però sempre con residue alterazioni alle ali ed
alle zampe. Eseguendo la autopsia si riscontra il fegato e la milza ingrossati
ed il primo tutto cosparso di punticini giallastri. Tenuto presente che questo
male é spesso legato a particolari condizioni ambientali di determinate
zone ove suole comparire quasi ogni anno, non si tarderà a prendere le
solite precauzioni: isolare, o meglio uccidere subito i primi colpiti, interrare
profondamente le carogne, disinfettare il pollaio, i suoi annessi e terreno circostante,
medicare l'acqua da bere con sulfachinossalina. 6
- Micoplasmosi Le
malattie specifiche dell'apparato respiratorio sono parecchie e di solito conseguenza
di basse temperature, di scarsa aerazione o di eccesso di umidità ambientale,
in aggiunta a deficienze alimentari e vitaminiche (soprattutto al riguardo del
fattore A). Di alcune di esse, come la suddetta, più comunemente indicata
col nome di malattia cronica respiratoria (M.C.R.), sono spesso tipiche degli
allevamenti intensivi: i sintomi sono quelli consueti: difficoltà di respirazione,
rantoli, anoressia e generale prostrazione; narici e gola possono essere sempre
intasate da essudato catarroso, i bronchi ed i polmoni non manifestano alterazioni
di rilievo, mentre si presentano molto colpiti i sacchi aerei. L'intervento
presuppone la somministrazione di sulfamidici ed antibiotici completati da nebulizzazioni
dell'ambiente con formalina all'uno per cento.
7
- Bronchite infettiva È
una virosi che nel passato era così poco nota che molti manuali neppure
la citano, ma in questi ultimi anni ha fatto la sua comparsa preoccupando seriamente
i pollicoltori. La sintomatologia è quella tipica delle affezioni respiratorie:
tutti gli organi della testa si mostrano infiammati, inoltre si ha forte lacrimazione
e frequenti colpi di tosse e rantoli dovuti alla ostruzione catarrosa delle narici
e trachea: sempre nei pulcini si nota immobilità, collo torto, becco aperto. Il
periodo di incubazione è molto breve e rapidissimo il contaggio tra soggetti
conviventi; il decorso della malattia è di una-due settimane. Non si
tardi ad attuare le consuete disinfezioni ed inoltre si cerchi di evitare il freddo
e l'umido. Oggi esistono in commercio appositi vaccini preparati con virus
bronchitici vivi ed attenuati.
8 - Corizza È
una affezione delle vie respiratorie e di essa si distinguono due forme, una più
lieve detta semplice e l'altra più grave detta infettiva cagionata da batteri;
sono entrambe favorite dai bruschi abbassamenti di temperatura, da riscontri d'aria
e da ristagno di umidità: pur comparendo più di frequente nella
stagione autunno-invernale non è da escludersi anche nell'estate, però
in questo caso la guarigione è più sollecita. L'andamento della
prima forma è sempre benigno purché non si trascurino le consuete
norme igieniche per non incorrere nel pericolo che si trasformi in quella infettiva:
essendo tutte e due contagiose si provvederà alla disinfezione del ricovero
e suppellettili. La semplice viene considerata come un forte raffreddore accompagnato
da generale prostrazione, tosse, sternuti ed abbondante scolo oculo-nasale bianco
sporco che ostacola la respirazione e che costituisce il maggiore veicolo di contagio
per gli altri pennuti, cibo, bevanda e lettiera comprese. Le galline riducono
o cessano la deposizione delle uova. Il primo intervento è quello di
cercare di eliminare i suddetti mezzi coadiuvanti favorendo la aerazione e, se
possibile, il soleggiamento. Nella forma infettiva tutte le suddette manifestazioni
si accentuano in modo tale da potersi confondere a tutta prima col diftero-vaiolo
: la secrezione catarrosa diviene purulenta, la respirazione sempre più
difficile, il becco resta quasi sempre aperto e gli occhi semichiusi. Occorre
praticare delle iniezioni intramuscolari di 2 cc di terramicina o streptomicina.
Si laveranno gli occhi con una soluzione di acido borico al 3 % e si ungeranno
le narici con pomata alla penicillina.
9
- Tubercolosi È caratterizzata,
come quella umana, da un batterio che si insedia in vari organi producendovi i
caratteristici tubercoli e conseguente degenerazione dei tessuti. È
diffusa in tutto il mondo ed in alcuni paesi assai più che da noi: mentre
si può ritenerla ignota negli allevamenti industriali, compare sporadicamente
in quelli rurali: in-teressa comunque assai meno di altri morbi perché
essendosi notevolmente ridotto il ciclo economico dei polli essi vengono sacrificati
prima che il male abbia modo di manifestarsi. È
comune a tutti gli animali e tra i volatili, oltre ai tacchini, colombi, fagiani,
sono quanto mai ricettivi i pappagalli.
 Fig.
192 - Fegato di pollo con noduli tubercolari.
Il
contagio si verifica a mezzo degli organi della respirazione e digestione attraverso
a cui con l'aria o con i cibi e la bevanda inquinata, entrano i ben noti bacilli
specifici. È un male prevalentemente cronico e quindi le manifestazioni
si appalesano quando é assai avanzato : all'inizio esse sono comuni ad
altre malattie, si nota cioé prostrazione, accentuato dimagramento, tanto
che negli ultimi stadi i tapini si riducono a pelle ed ossa, nonostante non venga
meno l'appetito, la temperatura segna sempre un lieve aumento, la cresta ed i
bargigli si decolorano e spesso nelle articolazioni compaiono delle tumefazioni;
verso la fine, le feci si fanno diarroiche e sanguinolente: la morte avviene per
cachessia. Gran parte delle uova deposte risultano infette. La certezza della
diagnosi non si può quindi avere che dalla reazione positiva con una piccola
goccia di tubercolina aviare, che iniettata nella cresta od in un bargiglio,
dopo 24-48 ore, se il pollo é ammalato, li fa gonfiare; oppure dall'esame
necroscopico degli animali, specialmente del fegato, della milza e dell'intestino
che si presentano cosparsi di numerosissimi noduletti biancastri, grandi quanto
un grano di miglio o di un pisello, veri focolai di germi. Assai più degli
antibiotici giova la profilassi della soppressione degli ammalati e l'accurata
disinfezione. La tubercolosi aviare non é
pericolosa per l'uomo, ma sensibilizza bovini e maiali, che risultano positivi
ai tests tubercolinici.
10 - Gangrena
alare
Viene pure indicata col
nome di stafilococcosi in quanto causata da germi di detto genere che penetrano
nell'organismo attraverso ad abrasioni o lievi ferite della cute. È favorita
dalle cattive condizioni dell'allevamento, dall'alimentazione scarsa od irrazionale
nonché dall'angustia del locale e dell'eccesso di affollamento. Le
manifestazioni tipiche sono rappresentate da edemi emorragici alla base delle
ali, delle zampe e del collo : notevole è la prostrazione e di solito si
ha diarrea. Il male si mostra di preferenza in soggetti aventi circa due mesi. Per
la cura si consigliano specialità sulfamidiche ed antibiotiche, nonché
l'aggiunta alla dieta di vitamina E e selenio (contenuto in alte dosi nel lievito
di birra).
11 -
Diarrea bianca bacillare o pullorosi
Per
la sua grande diffusibilità e per l'alta mortalità che arreca (anche
dell'80 %), é considerata la più grave setticemia che possa colpire
i pulcini: questi, o furono contagiati dalla presenza di altri o nacquero da uova
provenienti da galline portatrici del nefasto Salmonella pullorum, donde anche
il nome di Salmonellosi con cui il morbo é indicato: compare di solito
nella prima settimana di vita e non oltre la quarta; il decesso si verifica al
secondo od al terzo giorno di malattia. È cosa poi ben nota che la maggior
percentuale della cosidetta mortalità in guscio, durante la incubazione,
va imputata all'uso di uova aventi il germe contagiato. I
primi sintomi sono offerti dal piumaggio opaco ed arruffato, dalle ali cadenti,
da apatia, sonnolenza, scarso o punto appetito, frequenti stimoli di bere, tremori,
gonfiezza del ventre e soprattutto da ripetute scariche diarroiche biancastre
cremose che, raggruppandosi attorno all'ano, spiegano il nome di calcinaccio con
cui il malanno è indicato nelle campagne. Anche se i pulcini riescono a
sopravvivere
 Fig.
193 - Come si trasmette la pullorosi.
rappresentano sempre dei sicuri
diffusori dei bacilli che albergano nel loro intestino resosi assuefatto alla
presenza di così sgraditi ospiti. Quei soggetti che in seguito diverranno
pollastrelle, continueranno ad emettere uova infette di guisa che il malanno si
perpetuerà: é per questo che si consiglia la completa eliminazione
dei soggetti colpiti.
 Fig.
194 - a) Ovaia sana; b) infetta da pullorosi.
Mentre
nei pulcini il decorso é acuto, negli adulti é invece cronico :
al male non si sottraggono i tacchini, le faraone, i fagiani. L'allevatore
per differenziare questa malattia dalla coccidiosi, terrà presente che
la prima compare nei primi giorni di vita mentre la seconda dopo circa quindici
giorni. Sottoponendo alla autopsia il corpo di un pulcino si riscontrano gravi
lesioni nei visceri nonché macchie biancastre sul miocardio : nelle galline
gli organi colpiti sono in particolare le ovaie i cui eventuali ovuli si presentano
raggrinziti e di tinta grigio-bruna. Per un sicuro giudizio si invierà
con sollecitudine uno o più pulcini deceduti ad un Istituto zooprofilattico. Altre
precauzioni consistono nell'assicurarsi che i pulcini comprati da incubatoi risultino
immuni dalla malattia: se la mortalità dovesse oltrepassare il 20% è
consigliabile di sopprimere tutti i soggetti e dopo una scrupolosa disinfezione,
iniziare l'allevamento da capo. Trattandosi di individui adulti si procederà
a ripetute analisi della siero agglutinazione del sangue (da eseguirsi da un veterinario)
in modo da evitare di impiegare le loro uova per la cova. Alla
comparsa delle prime manifestazioni del male non si perda tempo nell'asportare
ed incenerire così la lettiera che i pulcini morti; l'incubatrice (1) dovrà
essere smontata per poter giungere con la disinfezione in ogni sua parte od anfratto;
il terreno attorno al pollaio sarà cosparso di calce viva od irrorato con
una soluzione di creolina; nè si dimentichi che il Regolamento di Polizia
Sanitaria prescrive la denuncia, sia di questa che di altre precedenti setticemie,
al Sindaco nonchè il divieto di vendita di prodotti dell'allevamento infetto.
12
- Coccidiosi È
prodotta da un microrganismo protozoario del genere Eimeria, che s'insedia nelle
vie digerenti causando enteriti spesso letali: notevole è la contagiosità
e gli agenti veicolatori sono la bevanda, il cibo, gli escrementi : uccelli ed
insetti possono pure venir incolpati. Colpisce i polli ed altri gallinacei di
qualsiasi età.
(1) Le grandi incubatrici a schiusa separata si prestano
meglio di quelle che l'hanno incorporata in quanto non è possibile intervenire
senza pericolo di nuocere seriamente alle altre uova presenti. I sintomi, oltre
a quelli consueti delle precedenti malattie, sono costituiti dagli occhi lacrimosi,
dalla sete ardente e soprattutto dalla profusa diarrea che è dapprima biancastra
e successivamente rossastra per la presenza di strie sanguigne, il che spiega
come il malanno venga pure indicato col nome di "diarrea rossa ". Alla
osservazione microscopica dell'escreto si possono distinguere innumeri parassiti
specifici.  Fig.
195 - Pollastrelle colpite da coccidiosi.
Gli
adulti perdono l'appetito, i giovani invece, si mostrano spesso più voraci
del solito, però ben presto subentra un rapido dimagramento e paralisi
delle ali e degli arti, mentre non sempre è dato riscontrare ringonfiamento
dell'addome. L'andamento del male è ora acuto ed allora la morte sopravviene
dopo 4-6 giorni, ora subacuto, della durata di 15-18 giorni, ed ora cronico ;
in questo caso non va dimenti-cato che i parassiti possono rimanere a lungo, allo
stato latente, nell'intestino e quindi costituire una permanente minaccia di contagio:
con gli escrementi vengono, infatti, emesse dalle galline le spore del parassita
(od " oocisti ") che ingerite dai pulcini, trovano nel loro intestino
un ambiente particolarmente idoneo alla evoluzione e dopo alcuni giorni possono
essere così espulse nuove spore: é questo uno dei vari casi della
deprecata coabitazione di adulti e giovani, prova ne sia che negli allevamenti
in " batteria ", rispetto a quelli a " terra ", il pericolo
di contagio e molto minore anche perché le feci vengono subito eliminate
attraverso il pavimento grigliato. La prevenzione e la lotta si attua con la
somministrazione nella bevanda e nei pastoni, di vitamine e sulfamidici. Al
solito si prenderanno le consuete precauzioni di isolamento e disinfezione ed
in particolare si cercherà di mantenere l'ambiente molto asciutto, dato
che l'umidità é un mezzo più che favorevole alla vita dei
coccidi.
13 - Aspergillosi
È
una grave malattia degli organi respiratori provocata da un fungillo che penetra
nel corpo mediante gli alimenti infetti: granaglie, foraggi e soprattutto pastoni
caldo-umidi. È caratterizzata da escrescenze simili a noduli, di color
grigio, grosse quanto un seme di miglio, disseminate nei polmoni ed, infine, di
muffe grigie sulla trachea.
Leggi anche Aspergillosi
a cura del Dr Luca Modesto
14
- Onfalite
È una
malattia specifica dei pulcini appena nati e caratterizzata dalla infiammazione
dell'ombelico di guisa che l'assorbimento del sacco vitellinico rimane ostacolato.
I pulcini si infettano poggiando il corpicino sul pavimento della incubatrice
in precedenza contagiata e non a sufficienza disinfettata. I sintomi sono quelli
consueti, e la mortalità può presentarsi assai elevata; l'intervento
curativo richiede la somministrazione di antibiotici o sulfamidici nell'acqua
o nel mangime. Occorre cercare di prevenire il malanno con l'accurata pulizia
e disinfezione degli apparecchi dopo ogni schiusa ed inoltre evitare di porre
ad incubare uova aventi il guscio sporco da feci tra cui possono annidarsi i germi
specifici del male.
15 - Tigna
- Mughetto
Sono due malattie
causate da funghi microscopici ed entrambe assai contagiose di guisa che occorre
prendere subito le consuete precauzioni di isolamento e disinfezione. La tigna
é volgarmente detta " cresta bianca" dal colore che assume la
parte carnosa: se non si interviene subito, a poco a poco compaiono delle croste
che finiscono con l'estendersi su parte del corpo provocando deplumazione ed anche
morte per cachessia. La muffa causa del malanno appartiene al gen. Trycophiton. Per
la cura si attuano unzioni sulle parti colpite con glicerina iodata al 20%, oppure
con una soluzione di acido salicilico al 10%. Particolarmente ricettivi sono
i polli tenuti in ambienti umidi, sporchi e male esposti; non va dimenticato che
la tigna é non soltanto trasmissibile ad altri animali ma pure alle persone.
Il mughetto é pure dovuto ad un fungo del genere Candida olbicans che dà
origine, nell'ingluvie specialmente, a delle caratteristiche placche bianco-grigiastre
ed é anch'esso indizio di una generale trascuratezza. L'intervento consiste
nel medicare l'acqua di bevanda con solfato di rame allo 0,5 per mille.
16
- Verminosi
È anche detta
elmintiasi ed é tipica degli allevamenti rurali o di quelli industriali
col sistema " a terra " in quanto l'infezione si verifica in conseguenza
della abitudine di spargere le granaglie sul terreno o di lasciare razzolare i
polli nei campi ed orti; infatti la malattia é pressoché ignota
negli allevamenti in batteria : l'esito é più o meno favorevole
a seconda del numero dei parassiti ospiti del pennuto e quasi sempre delle vie
digerenti. Si dà il caso che allevamenti situati in ambienti umidi presentino
delle infestioni veramente impressionanti, tanto che alla autopsia é dato
scorgere il lume intestinale ostruito da fitti grovigli di vermi, tali da cagionare
enteriti e coliche mortali. Solitamente però
la sintomatologia passa quasi inosservata così che il pollicoltore non
si preoccupa gran che mentre purtroppo viene gradatamente rallentato lo sviluppo
e la deposizione. A seconda della specie di vermi le elmintiasi vengono denominate
ascaridiosi, capillariosi, teniasi ecc. Gli ascaridi
sono di gran lunga i più comuni: hanno corpo bianco-rossastro, di varia
lunghezza (circa 10 cm), cilindrico ed, a differenza di quanto si dirà
per i vermi piatti, il loro ciclo evolutivo si compie senza ospiti intermedi;
presentano sessi separati ed emettono continuamente delle uova che, per essere
rivestite da una membranella resistente, possono mantenersi attive, nel terreno,
per più mesi pervenutevi con gli escrementi sino a che, in determinate
condizioni di temperatura ed umidità, schiudono e si trasformano, dopo
2-3 settimane, in larve: questi ingeriti dai pennuti divengono adulti nelle loro
vie digerenti; se i parassiti sono in numero limitato i danni sono lievi, diversamente
si osserva nei soggetti svogliatezza, inappetenza, cresta floscia, ano infiammato,
dimagramento, anemia, cessazione di deposizione, vertigini, sussulti epilettiformi,
paralisi, feci diarroiche ed emorragiche e sempre disseminate di uova o di vermi
adulti. Le tenie sono esili come nastri, lunghe
da mezzo a 29 cm e formate dalla testa, detta scolice, tutt'attorno armata da
uncini atti a fissarla stabilmente alla mucosa intestinale, e seguita da una colonna
di anelli, o proglottidi, ciascuno dei quali é un individuo completo in
quanto fornito di entrambi i sessi; le loro dimensioni vanno regolarmente aumentando
verso la fine e gli ultimi anelli sono quelli più maturi atti ad emettere
uova e via via staccarsi ed uscire all'esterno con queste, mescolati alle feci. Le
tenie presentano metamorfosi e dalle uova nascono delle larve il cui sviluppo
si effettua sempre nel corpo di un ospite diverso (insetto, lombrico, lumachella)
che venendo ingerito dal pollo, nel suo intestino finirà con l'evolversi,
dopo circa 8-10 giorni, nello stadio di verme adulto: la infestione si riscontra
di preferenza nelle galline razzolanti in località prossime ad acque stagnanti
o correnti. Le capillarie, anch'esse assai temibili assomigliano a filamenti di
2-3 cm. sono meno facili a combattersi però, per fortuna assai meno frequenti.
L'intervento
curativo é relativamente facile nei soggetti allevati in batteria od in
pollai isolati mentre risulta evidentemente assai problematico per quelli viventi
in piena libertà nelle campagne in considerazione del fatto che, se anche
curati e guariti, saranno sempre in condizione di reinfestarsi: inutile poi aggiungere
che se per gli adulti interviene di solito la " resistenza dell'età
" ben diversa é la situazione per i giovani. Nel passato venivano
consigliati parecchi preparati, anche diversi a seconda della specie di vermi:
ma da vari anni sono stati tutti sostituiti dall'adipato di iperazina assai più
efficace, più rapido, innocuo e non richiedente preventivo digiuno : la
dose é di 100-120 g (per ogni kg di peso del pollo) oppure 3 g per ogni
kg di mangime sotto forma di pastone al quale il medicamento sarà mescolato:
detta polvere può anche versarsi nella bevanda (2 g per ogni litro), ma,
come già si é detto in altre circostanze, se la cosa si presenta
più spiccia é però meno sicura in quanto non si può
avere mai la certezza che i polli consumino gran parte del cibo o della bevanda.
I vermi vengono espulsi, semiparalizzati, dopo circa 6 ore dalla ingestione del
medicinale. L'intervento successivo consiste nella
consueta accurata disinfezione del pollaio, delle suppellettili e del terreno
annesso: la lettiera verrà spesso sostituita con altra asciutta mentre
la preesistente verrà interrata assieme a calce viva: il luogo prescelto
dai polli per la siesta sarà irrorato con una soluzione di creolina in
modo da impedire lo sviluppo delle uova o delle larve dei parassiti. Un'altra
avvertenza é quella di scegliere, per l'ubicazione del pollaio, un luogo
asciutto e di evitare sempre ogni ristagno d'acqua: usare abbeveratoi a sifone,
meno facili all'inquinamento e rovesciamento, lottare contro le mosche e gli insetti
in genere munendo le finestre di telai retinati. Il pavimento, e particolarmente
quello dei capannoni industriali, dovrebbe essere in gettata di cemento per agevolarne
la pulizia. Il suddetto adipato, che tra l'altro non ostacola affatto la deposizione,
sarebbe bene usarlo ogni mese, specialmente per gli allevamenti all'aperto e con
l'avvicinarsi dei calori estivi. Pure raccomandabili sono i periodici esami delle
feci per accertarsi della eventuale presenza dei sgraditi ospiti e poter così
intervenire subito. Per la terapia della capillariosi é necessario ricorrere
al tetramisole, mentre per la tenìasi a potenti tenifughi.
17
- Singamosi
È detta anche
verme rosso, tracheo-bronchite, ed é causata dalla presenza, nelle prime
vie respiratorie, di un vermetto nematode, in apparenza forcuto, in realtà
costituito dalla unione del maschio con la femmina (fig. 196); é di colore
rossastro e somigliante ad una minuscola sanguisuga, il maschio é lungo
3-4 mm e la femmina 1-2 cm. Osservando attentamente la gola dei pazienti, contro
una forte luce, é possibile scorgerlo: pure agevole la diagnosi esaminando
al microscopio le feci, o la bava che cola dal becco e che di solito contengono
le uova del parassita. Sono colpiti tutti i gallinacei, tacchini e fagiani specialmente,
nonché i palmipedi in caso di coabitazione.
 Fig.
196. - a, trachea di pollo aperta, invasa da singami; 1b, singami maschio e femmina
accoppiati.
La malattia é
nota da oltre sei secoli ma soltanto in questi ultimi anni venne presa in seria
considerazione: è pressoché sconosciuta nelle zone di alta montagna
od in quelle litoranee marine, mentre é frequente in quelle di piano o
collinose umide. Alle volte i due vermetti possono scendere ed allogarsi nei
bronchi e polmoni rendendo molto più difficile l'azione curativa. Avvenuto
l'accoppiamento e la fecondazione, dopo pochi giorni sono emesse le uova che,
se non rigettate dalla bocca, vengono deglutite ed espulse poi con le deiezioni;
giunte nel terreno vi subiscono per una, due settimane la incubazione al termine
della quale si liberano delle larvettine che, per essere capaci di vivere liberamente
nel terreno, costituiscono il mezzo più facile di infestione per altri
pennuti; questi, beccando semi, erbe od altro, finiscono con l'ingerire anche
dette larve; altre volte il contagio avviene per aver inghiottito lombrichi, lumachelle
ed insetti nel cui corpo possono albergarle per lungo tempo. La sintomatologia
é assai appariscente: i soggetti colpiti sono frequentemente scossi da
starnuti, tosse secca, allungamento del collo e scuotimento della testa come se
trovassero difficoltà di respirare e deglutire, continui sono gli sbadigli
di guisa che il becco rimane quasi sempre aperto all'inizio però il pennuto
mangia regolarmente ma a poco a poco i fatti suddetti si accentuano così
che finisce per morire asfittico. Nei pulcini bastano 3-4 di questi vermi perché
l'esito sia letale; negli individui adulti se ne sono contati anche più
di 30. La guarigione spontanea é pressochè impossibile. Alla
autopsia si riscontrano, oltre ai parassiti in numero vario, anche le mucose della
gola dei bronchi e polmoni, molto infiammate. Le necessarie misure preventive
sono: l'isolamento dei primi colpiti, la disinfestione del pollaio, delle mangiatoie
ed abbeveratoi, nonché l'allontanamento ed abbruciamento della lettiera,
ed infine lo spargimento di calce viva o di solfato di ferro sul terreno circostante
al ricovero, arandolo poi in modo da interrare le eventuali larve, uova o vermi;
tanto meglio se si potrà cambiare il posto del pollaio. Per precauzione
il suddetto trattamento con la impolverizzazione verrà ripetuto a tutti
i soggetti in primavera od in autunno. La terapia consiste in somministrazioni
per via orale di tetramisole.
18
- Rogna
È anche conosciuta
col nome di scabbia e come la verminosi é molto diffusa negli allevamenti
rurali trascurati. Si manifesta specialmente, sui tarsi e sulle dita sotto forma
di squamette farinose biancastre che in seguito si agglutinano col secreto sieroso
(fig. 197). Usando una lente é dato scorgere, sotto le croste, innumeri
animaletti, del gen. acari (di cui la femmina, che é di maggiori
dimensioni, misura da 0,2 a 0,8 mm) che scavano nel derma ramificati cuniculi
provocando distruzione di tessuto ed intenso prurito che si accentua con la esposizione
al sole.
 Fig.
197 - Gamba sana e gamba rognosa
 a
sinistra una zampa sana, sulla destra zampe colpite dalla rogna (acari) foto
V.Masconni
Può anche darsi che
il malanno si localizzi in altre regioni (collo, petto, dorso) con la formazione
di noduletti, vescichette, escoriazioni e relativa caduta delle piume che solitamente
si verifica in un periodo diverso da quello della muta. I soggetti colpiti
grattandosi finiscono con l'estendere il male e graduatamente, se non curati,
anemizzano sino a morire cachettici. Per la terapia si ricorre ai numerosi
preparati antiscabbia del commercio.
 Fig.
198 - Acaro della rogna (ingrandito cento volte) a, b, parte superiore ed inferiore
del corpo; e, testa; d, estremità d'una zampa.
Essendo
la malattia molto contagiosa si devono subito isolare i primi colpiti, disinfestare
accuratamente il pollaio nei modi già detti (specialmente con ripetute
irrorazioni di una soluzione al 5 % di zolfo colloidale o di esteri fosforici
al 2-3 per mille). Per quanto riguarda la rogna dermanissica, dovuta ad altre
specie di acari che di notte invadono tutto il corpo per succhiarne il sangue,
si rimanda al Cap. seguente.
19 - Pidocchi Oltre
ai parassiti interni i polli vengono in particolar modo infestati da quelli esterni,
od ectodermici, che annidandosi sotto il piumaggio non danno loro alcuna tregua
specialmente alla comparsa dei primi calori estivi; se l'ambiente é mal
tenuto si possono riscontrare delle forti invasioni cagione di viva irritazione,
dimagramento, anemie, arresto di sviluppo nei soggetti giovani e diminuzione di
fecondità e deposizione negli adulti.
 Fig.
199
a, Dermanisso (femmina, molto ingrandito); b, una
delle tante specie d pidocchio (maschio, molto ingrandito).
Questi
parassiti si suddividono in varie specie di cui le principali sono le due seguenti: 1)
mallo fagi, rappresentati soprattutto dal " pidocchio pollino " di colore
biancogrigiastro a digiuno e rosso dopo il succhiamento e così piccolo
che appena lo si scorge ad occhio nudo : sue sedi preferite sono le basi delle
piume della testa, del collo delle ali e della regione anale : se ne sta ammassato
con altri senza mai spostarsi: applicando il palmo di una mano sopra una delle
suddette zone e sollevandolo dopo breve tempo lo si vede tutto punteggiato di
parassiti; essi sono talmente prolifici che, in meno di un mese, da una coppia
possono derivare da 50 a 60 mila discendenti ! 2) gamasidi, comprendenti il
cosiddetto " pidocchio rosso " o " dermanisso ", ematofago
al massimo grado, ancora più piccolo dei precedenti ma assai più
pericoloso e differenziantesi anche dalle abitudini; infatti non si riesce mai
a trovarlo di giorno sulle vittime perché se ne sta nascosto tra gli interstizi
delle pareti del pollaio o dei posatori o nei nidi, mentre di notte assale i pennuti
senza requie. Ha corpo ovoidale, appena discernibile, di color grigio anche esso
a digiuno mentre quando é sazio di sangue é rosso scuro e naturalmente
di maggiori dimensioni; possiede sei zampe incurvate ed un robusto pungiglione;
dalle uova, entro pochi giorni, si originano gli individui adulti che, se trovano
un ambiente caldo e sudicio si moltiplicano tosto con tale rapidità da
divenire in un mese dei milioni. I sessi sono separati, le femmine misurano 0,75
mm e poco meno i maschi; hanno metamorfosi completa e sono capaci di resistere
parecchie settimane e più senza cibarsi, cosicché se qualche allevatore
pensasse di potersene sbarazzare, allogando per qualche giorno le sue galline
in altro sito, farebbe cosa vana. Anche le loro uova sono assai resistenti potendo
sopportare temperature elevate. Per accertarsi della loro presenza basta sollevare
le piume di un pollo ed osservare, di notte, la pelle, aiutandosi per maggior
sicurezza, con una lente. Le galline ovaiole quando si recano nel nido, e lo
trovano infestato, fuggono emettendo caratteristiche grida: durante la cova alcune
abbandonano ogni cosa, mentre altre si sacrificano sino a morire dissanguate. Come
la maggior parte dei parassiti cutanei, preferiscono ospiti giovani o deboli perché
riesce loro più agevole pungerne, ripetute volte, la tenera pelle. Di
notte sono capaci di compiere lunghi tragitti alla ricerca delle loro vittime
e se non possono avvicinarle si raccolgono sul soffitto e si lasciano cadere sul
loro corpo. Entrando in un ricovero fortemente invaso, una persona pratica
se ne accorge subito da uno speciale odore acre e dalle chiazze bianco-grigiastre
dei posatoi, dovute ad ammassi di uova o di rivestimenti cutanei di questi acari.
I polli molto infestati presentano le piume arruffate e continuamente sollevate
dal becco alla ricerca degli introvabili nemici: la cresta ed i bargigli sono
di tinta pallida e tutta la pelle é cosparsa di macchioline rosse prodotte
dalle punture. Il dimagramento è graduale e così sensibile da potersi
avere la morte per cachessia. Già si é
ricordato come questi ed altri consimili nefasti parassiti possano riuscire doppiamente
dannosi, albergando sovente microrganismi che inoculati saranno causa di gravi
malattie infettive (tifo, colera, spirochetosi ecc. ). L'intervento deve quindi
essere fatto senza indugio, ripetuto a distanza e radicalmente, rivolgendosi nel
tempo stesso ai ricoveri ed ai pennuti, e non dimenticando mai che, per prevenire
tutti questi guai, l'arma più efficace é rappresentata dalla pulizia,
aria, sole. Il ricovero verrà irrorato con latte di calce addizionato
del 5 % di petrolio od anche con una soluzione del 2 per mille di esteri fosforici,
curando che il liquido penetri in tutte le fessure; oppure si svilupperanno dei
fumi di anidride solforosa, che sono tra i più energici: dopo di aver fatto
uscire i polli, e chiuse tutte le aperture, si pone nel pollaio una scodella con
entro un pugno di zolfo misto ad un po' di salnitro o di alcole, e gli si dà
fuoco, chiudendo subito la porta e non aprendola che 48 ore dopo. I poggiatoi,
se vecchi, saranno dati alle fiamme e del pari i nidi, diversamente si laveranno
con una soluzione di soda bollente e mai con disinfettanti a forte odore perché
le galline diserterebbero poi certamente il giaciglio. Trattandosi di un pollaio
metallico si può anche lestamente avvamparlo con un piroforo. Quando
la popolazione pennuta é numerosa, giova insistere nella prevenzione sottoponendo
i ricoveri a periodiche ed abbondanti vaporizzazioni con una soluzione al 2 per
mille di esteri fosforici, e se i pollai fossero provvisti di parchetto lasciare
che i polli possano avvoltolarsi nel già citato " bagno secco ". Pure
utilissimo isolare i poggiatoi nel modo a suo tempo detto ed, infine, per i ricoveri
rustici può tornare efficace appendervi dentro e di sera, dei fastelli
di fronde di sambuco o di ontano che si troveranno la mattina successiva tutti
ricoperti di parassiti: non resterà allora che abbruciarli e sostituirli
con altri.
20 - Avitaminosi
L
una malattia comune a tutti i pennuti sia da cortile che da gabbia e tanto più
se compresi nell'età da 3 a 9 mesi e nella stagione primavera-estate; essa
é strettamente legata al regime alimentare carente di determinati fattori
(vitamine A, B, C, D, PP) che, come in precedenza indicato, risultano di essenziale
importanza nel regolare il normale funzionamento organico. Questi ne sono i
sintomi: anemia delle parti carnose della testa, apatia e debolezza generale,
irritazione della terza palpebra (o nittitante) nonché comparsa di essudato
biancastro nella cavità orbitale ed anche presenza di scolo nasale e pustolette. Per
prima cosa si deve provvedere all'eliminazione delle cause, scartare tutto ciò
che non é perfettamente sano, pulito, fresco, appropriato, attenendosi
a quanto esposto nel Cap. seguente.
21
- Rachitismo
È una forma
collaterale della precedente che colpisce di preferenza i pulcini sino dal primo
giorno di nascita e che può provocare elevata mortalità o per lo
meno un impossibile intervento economico. Tra i sintomi caratteristici si notano
: una cattiva conformazione dello scheletro e principalmente della colonna vertebrale
e degli arti che si presentano deviati e talora tanto deboli da non poter sorreggere
il corpo, in modo che il tapino é obbligato al permanente decubito. Le
ossa sono sovente così tenere da lasciarsi piegare. La causa del male va
ricercata nella scarsa robustezza dei genitori, nella alimentazione insufficiente
e inadatta e particolarmente deficiente di sali di calcio, fosforo e delle vitamine
A (o della crescenza) e D (od antirachitica perché calcio-fosfofissatrice),
ed infine nell'ambiente malsano. Bisogna quindi eliminare questi inconvenienti:
si dia cibo sostanzioso, ricco di albumine (residui carnei, farina di pesce, ecc.),
di verdure, apportatrici delle citate indispensabili vitamine, come cavoli, erba
medica, trifoglio, ortica, residui di pomodoro, lievito di birra, germi di grano,
ed infine non si dimentichi di non lasciar mancare nelle tramogge i granulati
di ossa o dei gusci d'ostrica, e nei pastoni destinati ai giovani un g a testa
di olio di fegato di merluzzo o di tonno. Il ricovero sia bene esposto e protetto
soprattutto dal freddo e dall'umido. Contro la debolezza delle zampine si possono
anche praticare delle pennellature di iodio 1 g, alcole 20 g e glicerina 10 g.
22
- Polineurite
Questa malattia
si allaccia alle due precedenti essendo dovuta soprattutto alla carenza della
vitamina B, e quindiil suo quadro assomiglia al ben noto " beri-beri "
che travaglia le popolazioni dell'Oriente per il prevalente uso del riso brillato.
Anche nei polli insorge per una alimentazione ir razionale, per essere tenuti
sempre al rinchiuso e lungi dai benefici effetti delle radiazioni solari. La
sintomatologia é data da movimenti disordinati, incapacità di deambulazione,
paralisi delle ali e piedi: non mangiano, dimagrano sinché soccombono.
L'intervento presuppone la eliminazione delle cause avverse e la som ministrazione
di specialità vitaminiche e minerali.
 Fig.
200 - Pulcini polineuritici.
23
- Pica
È nota anche con
i nomi di becchettamento, Merofagia, ed é una mania di origine nervosa
riscontrabile più di fre quente nei soggetti allevati in ricoveri molto
angusti che li spinge a beccarsi tra loro rabbiosamente la base delle penne, con
preferenza di quelle della regione circumanale, del dorso e del collo, sino a
ridursi alle volte in uno stato veramente pietoso: così conciati é
facile che soggiaccino a guai ben maggiori. Il
danno che all'allevatore ne deriva é assai notevole anche perché
questo pervertimento si propaga, quasi per contagio ed in breve tempo, a tutti
i componenti. Spesso é il gallo che viene preso di mira alla cresta
ed inutile risulta il tentativo di proteggerla con tintura di aloe o di assafetida. Si
ritengono circostanze coadiuvanti il pollaio male aerato l'eccesso di caldo o
di luminosità la carenza della bevanda e, per talune galline, anche il
rilassamento della cloaca. Più incline
al malanno risulterebbero le razze selezionate leggere, rispetto a quelle pesanti
od agli ibridi. Molti interventi sono stati consigliati e di essi se ne indicano
i principali: 1) possibilmente lasciare vagare il pollame all'aperto; 2)
spargere le granaglie tra la lettiera per obbligare i pennuti a distrarsi nella
ricerca; ridurre la dose del mais a beneficio di altri cibi più ricchi
di sostanze proteiche (farina di carne o di pesce, o di latte, avanzi di macelleria);
aggiungere ai pastoni una piccola quantità icco1a di un amaricaute (assenzio,
genziana ecc.); salare la pietanza per alcuni giorni od anche l'acqua da bere
(5 g di sale da cucina in un litro d'acqua); 3) mantenere l'ambiente nella
semioscurità oppure tingere le vetrate di blu, oppure usare lampade a raggi
infrarossi; 4) effettuare il cosiddetto " debeccaggio " consistente
nella amputazione, con una lametta ben tagliente, di poco meno di mezzo cm della
parte superiore del becco (che si rifà entro una ventina di giorni); negli
allevamenti industriali si ricorre ad apposite tenagliette o particolari strumenti
elettrici che permettono di operare rapidamente e con precisione prima recidendo
e poi cauterizzando l'estremità cornea, questo lavoro può attuarsi
al tavolo con l'aiuto di una pedaliera. L'intervento può farsi anche sui
pulcini quando abbiano compiuti dieci giorni ed indirettamente serve ad evitare
lo spreco del mangime fuori della mangiatoia;
 Fig.
201 - Tagliabecco "Dracula"
5) applicare il metodo
americano basato sull'impiego di speciali mascherine che lasciano uscire da una
fessura il becco, oppure quello olandese consistente in paraocchi di plastica
che, tramite un anello, si fissano con pinze al setto nasale (fig. 202) e che
limitano il campo visivo soltanto verso il basso in modo da non ostacolare la
prensione del cibo ; Quando la pica si manifesta sui pulcini, specialmente
se tenuti nelle batterie, può assumere un tale impressionante accanimento
da condurre ad una vera forma di cannibalismo: incomincia un pulcino a beccarsi
l'ano, a causa del prurito provocato da feci raggrumate: alla prima stilla di
sangue che compare é assalito da parte degli altri che si avventano con
una tale insistenza che alle volte viene forata, ed anche estratta, la cloaca
o parte dell'intestino e, cosa curiosa, il malcapitato non si ribella. Dopo di
lui, un altro pulcino che subisce la stessa sorte e così via.
Fig.
202 - Paraocchi di plastica
Eccessivo affollamento,
deficienza di vitamine, di proteina, di sali minerali (di sodio, calcio, magnesio
ecc.) concorrono a favorire detta manifestazione: é quindi necessario intervenire
a tempo per eliminarla: si consiglia la vitamina C nella dose di 1-2 gocce a testa
e per giorno mescolata ai pastoni, oppure l'olio di fegato di merluzzo (un cucchiaio
da tè per 15 soggetti).
24
- Artrite
Trattasi di malattia
dovuta precipuamente al freddo ed all'umido, e quindi indirettamente al pollaio
male ubicato od avente fori e crepe attraverso a cui si originano perniciose correnti
d'aria, e siccome vi concorre di solito anche la lettiera molto sporca, per residui
alimentari, il tutto fa pensare ad un insieme oltremodo trascurato. Il malanno
può colpire gli arti che vengono spesso trascinati rasente terra, oppure
le ali cascanti in basso per la mancata forza di sollevamento; stando così
le cose non è attuabile un trattamento economico. Non va dimenticato
che anche virus e batteri possono essere causa specifica del male.
25
- Apoplessia
È quasi
sempre la conseguenza di un colpo di sole, accidente che si verifica non di raro
quando i pennuti siano forzatamente obbligati a rimanere per più ore sotto
la sua implacabile sferza, circostanza che non succede quando abbiano la possibilità
di muoversi alla ricerca di un migliore refrigerio : casi analoghi si hanno allorché
si spediscono i polli in gabbie e queste siano lasciate sbadatamente sulle banchine
delle stazioni. Siccome la morte é fulminante alle volte qualcuno potrebbe
anche pensare ad una improvvisa malattia infettiva acutissima, tanto più
che le vittime presentano alcuni caratteri affini (cianosi della cresta e dei
bargigli, palpebre edematose, epidermide disseminata di petecchie e di tinta violacea
ecc.): il sicuro accertamento si può avere dall'esame necroscopico. Un
accidente simile, detto colpo di calore, può verificarsi per i pulcini
allorquando si stipino eccessivamente sotto le " cappe " allevatrici
con riscaldamento centralizzato in modo che al calore prodotto da tutti i loro
corpicini si somma quello notevole della lampada.
26
- Diarrea semplice
È
caratterizzata da frequenti scariche semiliquide, spesso mucose e di vario colore.
Ne é causa l'abuso di foraggi verdi, bagnati, guasti, l'acqua impura,
l'umido od il freddo. Per maggior sicurezza si isolino i colpiti allogandoli al
caldo ed all'asciutto, perché potrebbe essere anche un sintomo di qualche
grave malattia. Da bere si dia latte acido od acqua addizionata con 1'1 % di solfato
di ferro. Dopo un giorno di completo digiuno, si somministri riso molto cotto,
pane imbevuto di vino, granaglie diverse e pastoni quasi asciutti con l'aggiunta
di un cucchiaino di carbone di legna in polvere ed altro di fondi di caffé
od anche un po' di ghianda pestata, oppure 1-2 g di genziana. Qualora nelle deiezioni
si riscontrassero dei vermi si veda quanto esposto in precedenza e se il paziente
presentasse il gozzo enfiato quanto é detto al N. 28.
27
- Costipazione
Questo malanno dipende
dall'accumulo di cibo o di sterco nelle vie digerenti e sovente é la conseguenza
di una alimentazione troppo asciutta. Si somministri una purga sotto forma di
olio di ricino o di sale amaro (2-3 g) sciolto in acqua e mescolato ai pastoni,
oppure 1-2 g di foglie di sena polverizzate ed incorporate ai suddetti, oppure
si faccia inghiottire a viva forza una pallottolina di burro in cui si sarà
incorporato un po' di aloe (quanto un chicco di frumento). Per qualche giorno
si tenga l'animale a dieta a base di verdure e pastoni semifluidi e sempre addizionati
di semi di lino preparati in questo modo: in un recipiente si pongono ad ammollare
10 g di detti semi in 50 g di acqua fredda, lasciandoveli per 24 ore, dopo di
che si scolano e si adoperano, rinnovando però per più giorni la
preparazione. 28 - Ostruzione del gozzo
È
la conseguenza del ristagno del cibo nell'ingluvie, tanto più se si tratta
di pezzetti grossolani di patata, carota, barbabietola ecc. od altri costituiti
da cellulosa indigeribile come frammenti di baccelli, bucce ecc. La diagnosi
dell'accidente é facile in quanto il gozzo si presenta alla palpazione
ora assai consistente (cibostasi) ed ora molle perché in parte occupato
dal gas generatosi col processo fermentativo. L'animale non mangia e non beve,
mentre sbadiglia frequentemente e lascia colare dal becco un liquido vischioso
e puzzolente: cresta e bargigli divengono violacei. L'intervento
da attuarsi é il seguente: innanzitutto si tiene l'animale a completo digiuno
per una giornata e gli si somministra a viva forza un cucchiaino di olio di ricino
od un cucchiaio di olio comune e con ripetute palpazioni e massaggi, sulla zona
enfiata, si cerca prima di mescolare bene l'olio al cibo ristagnante e quindi
si tenta di fare defluire il tutto verso il ventriglio e, se non si riesce, si
massaggia in senso inverso in modo da favorire il vomito. Raggiunto che si
abbia lo scopo, si tiene ancora per qualche giorno il pennuto a dieta, dandogli
tre volte al giorno del succo di limone, o del caffé, o lasciandogli bere
a volontà acqua con un pizzico di bicarbonato. Di solito entro pochi giorni
l'animale si rimette. Ma alle volte non si riesce
nello scopo: non resta allora che di tentare la ingluviotomia, praticando, con
una lametta tagliente e disinfettata e dopo aver spiumata la zona, un taglio nel
collo sino all'interno del gozzo: con le dita se ne asporta allora il contenuto,
indi con una soluzione disinfettante si lava la parte ed infine si cuce con filo
bianco, prima il viscere e poi la pelle terminando con una pennellatina di tintura
di iodio sulla ferita. Ciò fatto si tiene l'animale in luogo tranquillo,
appartato dai compagni, alimentandolo, nei tre giorni successivi unicamente con
pastoni fluidi.
29 - Gotta
Questo
malanno insorge alle volte durante i mesi invernali allorché i polli vengono
tenuti per lungo tempo al rinchiuso ed alimentati copiosamente con razioni ricche
di proteina (farina di carne, di pesce, avanzi di macelleria, avena ecc.) e carenti
della vitamina A. Nelle articolazioni dei tarsi, delle dita ed alle volte anche
alla base delle penne, compaiono, sotto la pelle, piccoli noduletti duri, dolenti,
dovuti ad alterato ricambio in modo che l'acido urico ed i suoi sali, od urati,
precipitano depositandosi nelle suddette sedi e provocando indebolimento generale,
gonfiori ed ostacolo alla deambulazione od al volo; i soggetti camminano saltellando,
oppure strisciando al suolo con le dita private della naturale elasticità
: quando sono a riposo, tengono sollevata l'una o l'altra zampa. Dopo
qualche settimana le tumefazioni, le cui dimensioni possono andare da quelle di
un pisello ad una nocciola, si aprono lasciando uscire un liquido giallastro e
di consistenza cretacea : accentuandosi il male insorge la diarrea ed il dimagramento
sinché l'animale soccombe per cachessia. La
cura consiste nella tempestiva parziale sostituzione dei pastoni e dei suddetti
mangimi tanto più se salati, con molta verdura ed aggiungendo alla bevanda
del bicarbonato sodico (15 g in un litro d'acqua) o meglio di carbonato di litio
(10 g in un litro) o di acido salicilico (un g in un litro). Anche i pulcini,
specialmente se di importazione, o quelli assoggettati a bruschi cambiamenti di
vitto, possono soggiacere ad una forma di gotta viscerale cagione di elevata mortalità.
30
- Congiuntivite È l'infiammazione
della membranella che riveste internamente le palpebre : tutto l'occhio si presenta
arrossato e lacrimoso; ne é cagione l'ambiente antigienico, umido, sporco
e con la lettiera in fermentazione. Si lavino gli occhi con un batuffolo di bambagia
imbevuto di acqua salata o di infuso di camomilla o di soluzione borica tiepida
al 3%. Ma se il male persistesse e si aggravasse, si isolino subito i soggetti
colpiti, e si instillino negli occhi ogni giorno alcune gocce di solfato di zinco
in soluzione al 0,3% o si insuffli un po' di calomelano. Nel caso si osservassero
false membrane ed ulcerazioni corneali sarebbe un sintomo del diftero-vaiolo,
già descritto.
31 - Ragadi
- Sobbattitura
Sono delle screpolature
che si verificano alle volte sulle zampe a cagione della cattiva manutenzione
del pollaio, sia per le listerelle del pavimento legnose con spigoli scheggevoli,
sia per essere lo stesso formato da acciottolato sconnesso e consunto; la sporcizia,
l'umido ed il freddo ritardano la cicatrizzazione e favoriscono anche la comparsa
di pustolette ed ascessi: necessità di assicurarsi che sotto la pianta
dei piedi non siano conficcati corpi estranei: si detergano prima le parti offese
con lavacri tepidi di acqua disinfettante e poi si ungano con pomata all'ittiolo
od all'ossido di zinco o con glicerina iodata (3:1).
32
- Ferite e fratture
Le prime
possono essere dovute a beccate, a chiodi, pezzetti appuntiti di legno, a cocci
di vetro ecc. Si lavino con alcole o con una soluzione di creolina, o di acqua
ossigenata o di lisoformio, o si pennellino con tintura di iodio; qualora apparisse
del pus si usi l'olio fenicato. Se la ferita fosse di una certa ampiezza, dopo
di averla disinfettata se ne riuniscano i lembi con alcuni punti e si cosparga
poi di polvere cicatrizzante (in mancanza di " streptosil " od altra
può servire la cenere di legna stacciata e pulita). Le fratture delle
zampe e delle ali sono piuttosto rare e conseguenza di cadute, di zuffe o di sassate
da parte della ragazzaglia. Trattandosi di un
animale comune conviene sacrificarlo perché non sarebbe economico perdere
dietro ad esso troppo tempo, mentre se di valore si può tentare un intervento
chirurgico. Se la rottura riguarda un tarso si cerca, tirandola un po', di
rimettere a posto la parte, indi si fa una lieve fasciatura coprendola con cotone
e tre stecche di legno sottile, ma non pieghevole, lunghe poco più della
zampa, che si tengono a posto con una benda intrisa di gesso e bagnata all'istante.
Si colloca l'animale in un cesto basso ed in luogo appartato e tranquillo. Se
invece si tratta di un'ala rotta, dopo di averne bene avvicinate le parti lese
la si fa aderire al corpo, passandovi sopra una larga benda, alquanto tirata ma
che lasci libera l'ala sana. In entrambi i casi non si deve rimuovere la fasciatura
prima di 30-40 giorni.
33 - Perosi
Viene
così chiamata la deviazione dell'articolazione femoro-tibiale che può
comparire nei soggetti giovani od adulti e che, qualora non ne sia una causa specifica
il freddoumido, può imputarsi alla assenza di manganese negli alimenti
somministrati; trattasi, infatti, di un metallo che difficilmente entra a far
parte anche dei consueti condimenti, eccezion fatta per alcune specialità:
lo si usa nei suoi composti salini solubili (carbonato, solfato, cloruro di manganese)
nella dose di circa 0,5 g per ogni 10 kg di mangime. È dato spesso di
riscontrare perosi ai piedi in quei soggetti che vennero tenuti a lungo in batterie
con pavimento in rete metallica.
34
- Prolasso dell'ovidotto
Le
cause che possono provocare il suddetto inconveniente sono diverse: debolezza
organica, deficienza di proteine nella razione, abitudine di deporre uova di volume
superiore al normale, infiammazione delle vie sessuali (ovidottite), sia per una
prolungata ovulazione, sia per alterazioni conseguenti alla pessima abitudine
della esplorazione rettale da parte delle massaie per accertarsi della eventuale
deposizione delle uova. Alla fuoriuscita dell'ovidotto
si può accompagnare quella della cloaca che si presenta alla apertura anale
come un sacchetto gonfio ed arrossato. L'intervento consiste nel lavare la porzione
fuoriuscita, con una soluzione disinfettante, ungerla con olio di oliva e cercare
di sospingerla delicatamente in sede; successivamente si praticheranno delle irrorazioni
rettali, con una peretta di gomma, di una soluzione tiepida di allume all'uno
per cento. I pazienti si terranno a digiuno per
un giorno, isolandoli in luogo tranquillo, con poca luce e senza posatoi. Nei
pastoni si aggiungerà qualche seme di lino di azione lassativa. Non si
dimentichi, però, che il malanno è di solito recidivante così
che le suddette pratiche finiscono coll'essere superflue.
35
- Stentata deposizione delle uova
Si
dà alle volte il caso che galline vecchie o troppo giovani o molto grasse
non riescano, nonostante i ripetuti conati, ad emettere l'uovo tanto più
se di grosse dimensioni; ne sono segni caratteristici il correre di qoà
e di là con ansia e sgomento od il fermarsi tratto tratto per accovacciarsi. Si
può tentare di salvarle da sicura morte ungendo la cloaca con una piuma
flessibile intrisa di olio e cercando di penetrare anche tra il guscio e la
mucosa, ciò fatto si esporrà, per qualche minuto, la parte posteriore
del corpo, ed a più riprese, ai vapori di una pentola di acqua in ebollizione;
la dilatazione prodotta dal calore é spesso sufficiente a far sì
che l'uovo fuoriesca tanto più se si esercita una lieve pressione con la
mano. Ma se nonostante questi tentativi non si
riuscisse non rimane che cercare di rompere il guscio, servendosi di un cucchiaino
unto d'olio e sempre agendo con molta cautela per non provocare pericolose lesioni;
qualora l'inconveniente dovesse altre volte ripetersi, probabilmente a causa di
una alterazione dell'ovidotto, conviene sacrificare il soggetto.
36
- Emissione di uova senza guscio
Vengono
deposte con una certa frequenza da galline affette da infiammazione o da tare
dell'ultima porzione della cloaca (ovidottite), - ed in tal caso il male é
pressoché incurabile - così che l'uovo viene espulso prima di essersi
rivestito dell'involucro calcareo e così va perduto. Anche l'eccesso della
ovodeposizione può condurre a detto inconveniente. In via subordinata può
concorrervi una alimentazione irrazionale, scarsa della vitamina D (calciofissatrice),
o l'ambiente angusto, umido senza il beneficio dei raggi solari. Si lascino in
tal caso razzolare liberamente le galline nei campi onde possano cercarvi il necessario
complemento fisiologico o, non potendolo, si somministrino verdure, granaglie
diverse, pastoni di crusca e farine addizionati di ossa macinate o di gusci di
ostrica (nella dose di 3-4 g a testa per giorno), o, meglio ancora di olio di
fegato di merluzzo (1-2 g), condimento stimolante e vitaminico per eccellenza. Molte
altre possono comunque essere le cause: per es. le verminosi e soprattutto una
malattia virale specifica chiamata Egg Drop Syndrome (EDS) 76, per la quale esiste un
apposito vaccino, da praticarsi per via intramuscolare a 16-18 settimane di età. Infine,
va fatto presente che la emissione di uova con guscio molto sottile o mancante
può essere anche dovuto a ripetuti disturbi alle ovaiole da parte di forti
rumori o dalla presenza di cani o gatti che innervosendole sono causa di una repentina
diminuzione della secrezione delle ghiandole calcigene dell'ovidutto.
37
- Ovofagia
È il vizio
di molte galline di mangiare le uova appena deposte. Le massaie, spesso indispettite
nel trovare il nido vuoto, finiscono col tirare il collo e mettere nella pentola
le colpevoli ma non é affatto necessario ricorrere a mezzi così
estremi. Premesso che se le galline mangiano le uova se ne deve ricercare la causa
in un bisogno fisiologico insoddisfatto di sostanze proteiche e di sali calcarei
e pertanto si dovrà innanzitutto provvedere che le prime siano comprese
nei pastoni ed i secondi non manchino nelle tramogge. Non si devono mai gettare
in pasto alle galline i gusci delle uova usate in cucina perché in tal
modo non si fa che spingerle alla ovofagia; bisogna se mai frantumarli e farli
cuocere nei pastoni, od anche metterli in un forno a 1000, perché, così
sterilizzati, non divengano veicoli di malattie qualora fossero inquinati da batteri.
Si sono infatti verificati casi di pullorosi e di peste in conseguenza all'uso
di gusci di uova inquinate. Quanto sopra esposto
ha un'azione preventiva ed anche curativa del malanno, ma a lunga scadenza. Per
raggiungere subito lo scopo desiderato occorre invece ricorrere ai già
descritti nidi di sicurezza, che sono delle ceste o delle cassettine a doppio
fondo atte ad occultare l'uovo appena deposto (fig. 49). Questo metodo é
più pratico e sicuro di quello dell'impiego di uova marce, o di marmo,
o di gusci riempiti con cenere, vischio o con sostanze irritanti (pepe), puzzolenti
(assafetida) o lacrimogene (ammoniaca), che se obbligano l'animale ad allontanarsi
dopo le prime beccate non valgono però a correggerlo dal vizio; del pari
non riesce sempre la spuntatura del becco consigliata da taluni.
38
- Avvelenamenti
Possono essere
provocati dall'impiego di recipienti di piombo o di rame non stagnato o da medicamenti
inadatti od in dose superiore alla tolleranza, dall'ingestione di erbe velenose
(cicuta, acetosella, aconito, senape bastarda, fraina, digitale, cavolaccio, stramonio,
gigaro, loglio, mercuriale, anemone, ranuncolo, belladonna, edera, tasso, colchico,
giusquiamo, erba mora, elleboro ecc.) od imbrattate di soluzioni arsenicali (largamente
usati nelle campagne come inset ticidi) (1), o dalla somministrazione di alimenti
esageratamente salati, dall'aver beccato sostanze topicide o dei granelli di nitrato
del Cile o di altri concimi similari sparsi nei campi e nei prati. Ad evitare
questo ultimo accidente si dovrà ricordare di non tenere aperti sacchi
di fertilizzanti nei cortili o nei locali accessibili ai pennuti e di rinchiudere
questi, nei giorni in cui si fa lo spargimento, e per alcuni successivi. I
sintomi più salienti dell'avvelenamento sono: generale prostrazione ed
anche collasso, spasmi muscolari, abbassamento di temperatura, diarrea striata
di sangue. Alla (1) Nell'estate 1950 una famiglia di agricoltori del Veneto
ebbe a subire gravi manifestazioni di avvelenamento per aver mangiato carne di
un pollo che - come l'autopsia poté dimostrare - a sua volta aveva ingerito
delle larve di " dorifora", in precedenza combattute con arsenito di
calcio. autopsia si riscontra la mucosa gastrica ed intestinale spesso ulcerata,
estese emoragie. L'intervento é molto problematico richiedendosi per ogni
tossico un antidoto specifico: in linea generale può giovare la somministrazione
del bianco d'uovo sbattuto nel latte, oppure la metionina od i complessi vitaminici
tra cui il fattore K. Qualora l'avvelenamento fosse dovuto ad ortiche si cerchi
di far bere dell'acqua di calce, seguita da un purgante.
39
- Muta
Non é propriamente
una malattia ma uno stato transitorio di crisi al quale per natura soggiacciono
tutti i pennuti, in primavera ed in autunno, per liberarsi del vecchio piumaggio
e sostituirlo con altro novello : detto fenomeno non si verifica per gli uccelli
viventi nelle regioni calde. I pulcini nati in primavera mutano nell'autunno
dell'anno successivo e se le nascite avvenissero più tardi si può
andare incontro all'inconveniente di vedere comparire la muta in pieno inverno
allorché molto minori sono le difese dell'organismo. La
muta può essere precoce o tardiva: la prima (estiva) alle volte si prolunga
anche per parecchi mesi e, come é lenta la caduta del piumaggio del pari
lo é la ricrescita; l'allevatore ha quindi tutta la convenienza di sbarazzarsi
di questi animali non appena il fenomeno incomincia a manifestarsi; ben diverso
é il caso per quelli che mutano nel tardo autunno (ottobre, novembre),
in quanto il fatto é alle volte così rapido che di esso neppure
ci si può accorgere: sono questi i soggetti da tenere da conto e meritevoli
di essere selezionati perché se si tratta di galline sono quasi sempre
delle ottime ovaiole. Per sapere chi dei vari soggetti allevati muta prima,
si porrà attenzione alle eventuali piume che si trovassero nel pollaio,
cercando di individuare a chi siano appartenute. La
caduta si inizia, di solito, dalla testa per estendersi al collo, petto, dorso,
ali e coda. Inutile poi aggiungere che la muta avviene in modo più agevole
nei pennuti sani e vigorosi, mentre il contrario si verifica per quelli deboli
o malaticci che non sempre riescono superarla: per essi rappresenta una manifesta
minorazione fisiologica: si presentano, infatti, tristi e svogliati anche nel
mangiare, se ne stanno rincantucciati o si indugiano a lungo sui posatoi e col
passare dei giorni sia la cresta che i bargigli sbiadiscono ed il piumaggio non
aderisce più bene al corpo. In questa fase
critica si consiglia l'allevatore di circondare i suoi protetti di maggiori attenzioni,
scegliendo alimenti più sostanziosi ed aggiungendo nei pastoni la già
citata farina di piume per il suo cospicuo apporto di quegli elementi organici
e minerali che vanno perduti; infatti, una gallina con la deplumazione si spoglia,
in media, di 150 g di piume, il che richiede, per il loro rimpiazzo, tra l'altro,
circa 135 g di proteine (quante ne sono cioé contenute in 20 uova!); ed
ancora siccome é stato constatato che in questo periodo si verifica una
sensibile diminuzione del tasso del calcio nel sangue (che da 30 mg scende anche
a meno di 12 mg per ogni 100 cc) ne consegue che non si deve mai lasciar mancare
nelle tramogge il calcare od i granulati di ossa, e neppure si trascureranno le
preziose vitamine, ed in particolare la B12, ricorrendo a quei foraggi che ne
sono largamente forniti (erba medica, trifoglio, ortica, cavoli ecc.), infine
si concederà ai polli una maggior libertà anche per evitare che
insorgano manifestazioni di pica. Considerato
poi il particolare stato fisiologico in cui viene a trovarsi il soggetto non deve
destare meraviglia se lo stesso si mostra svogliato nell'avvicinarsi alla mangiatoia,
si dovrà quindi stimolarlo con dei pastoni che, se richiedono perdita di
tempo nel prepararli, sono però sempre molto accetti e tanto più
se offerti tiepidi durante le giornate piovose. Vi sono pure allevatori che
intervengono aggiungendo alla razione degli integrativi aminoacidi (che sono i
prodotti della scissione delle proteine nelle vie digerenti) quali la cistina
e la metionina nella dose media di 2 g per ogni kg di mangime.
 Fig.
203 - Deplumazione di una coscia
Nei grandi
allevamenti si suole anche tener separate le galline che hanno già subita
la muta per meglio poter ac cudire le rimanenti; né manca chi interviene
provocando forzatamente in anticipo la muta (nell'estate) mediante la,
riduzione ed anche la temporanea sospensione, per un paio di giorni, del cibo
e della bevanda. Infine, non sarà fuor
di luogo ricordare che, nella fase iniziale, é facile confondere la deplumazione
fisiologica con quella parassitica: all'uopo basterà osservare la base
delle piume che dovrà presentarsi intatta nel primo caso, mentre rotta
o corrosa nel secondo.
Ringraziamenti.(di
M.Cortese, da inserire) Testi tratti
da Marino Cortese 1969 |